Ammortizzatori sociali, ma qualcuno l’ha detto all’Europa?

18/02/2009 - L’accordo Governo Regioni per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga con l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo  nasconde molti punti irrisolti. E soprattutto potrebbe non essere accettato da Bruxelles, aprendo un “buco” di oltre 2 miliardi di euro E così,

     
 

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L’accordo Governo Regioni per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga con l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo  nasconde molti punti irrisolti. E soprattutto potrebbe non essere accettato da Bruxelles, aprendo un “buco” di oltre 2 miliardi di euro

E così, alla fine, il governo e le Regioni hanno, dopo estenuanti trattative, raggiunto l’accordo sugli [[ammortizzatori sociali]], che prevede 8 miliardi di finanziamento complessivo destinati ad azioni di sostegno del reddito e di politica attiva del lavoro nel biennio 2009-2010, di cui 5,35 a carico dello Stato (1, 4 miliardi dalla Legge Finanziaria 2009 e dall’art. 19 D.L. 185/2008 e 3,95 miliardi dal Fondo per le aree Sottoutilizzate – quota nazionale ) mentre i restanti 2,65 miliardi di euro peseranno sulle dotazioni del Fondo Sociale Europeo (FSE) delle Regioni. A breve ci sarà la ratifica dell’accordo in Conferenza Stato – Regioni.

ALLORA, SONO D’ACCORDO – Tutto è bene quel che finisce bene. Ma siamo sicuri? Perché fino a l’altro ieri gli ostacoli sembravano insormontabili. E se si leggono le dichiarazioni di [[Berlusconi]] e di Fitto in conferenza stampa, i dubbi trovano qualche conferma. Si è detto, infatti “con l’accordo si è predisposto uno strumentario. Se servirà lo useremo“.  Che significa se servirà? E il ministro Fitto rilancia: “l’accordo stabilisce il quadro complessivo, mentre le risorse effettive verranno determinate sulla base di singole intese bilaterali tra governo e singole regioni“. Che significano queste intese bilaterali? Prosegue Fitto “l’accordo sarà monitorato e terrà conto di una domanda diversificata per ogni regione, con un’intesa con ogni singola regione” e ancora: Ora l’accordo andrà al vaglio dell’Ue come elemento conclusivo. Quindi la Ue non è stata interpellata? Dalle dichiarazioni emergono tutti i punti controversi, che fanno sospettare  che tra il dire (dell’accordo stipulato) e il fare (dell’attuazione dello stesso) c’è di mezzo il mare. Leggiamo le 4 pagine scritte fitte fitte, i 14 punti più 2 aggiuntivi, dell’accordo.

I PUNTI CONTROVERSI - Le Regioni subordinano il contributo solo se si manterrà l’attuale riparto di risorse FSE tra Regioni. Il contributo di ciascuna regione sarà stabilito, in sede di approfondimento tecnico, tenendo conto del riparto fra [[Regioni]] in “Obiettivo Convergenza” (il sud) e quelle in  ”Obiettivo Competitività” (il centro nord). Non si spostano soldi da una regione all’altra: se ci fosse l’esigenza di maggiori risorse in Lombardia, i fondi non verranno pescati dalla Puglia, ma dovrà trovarli “a suo tempo” lo Stato. Il governo voleva originariamente un’altra cosa. Ma c’è un’altra cosa su cui riflettere, una spada di Damocle che penzola sopra la testa del governo: le regioni pretendono garanzie sull’ammissibilità delle spese, e quindi “l’ effettiva operatività dell’accordo tra Stato e Regioni sarà comunque subordinata ad una condivisione formale da parte della Commissione Europea dell’Accordo stesso.

SE L’EUROPA DICE DI NO – Vediamo bene questo punto. Secondo il Reg.Cee n.1081 del 2006 relativo al FSE esso può finanziare le politiche attive del lavoro, ovvero corsi di formazione e riqualificazione, percorsi individuali per giovani, per donne, per [[disoccupati]] finalizzati al miglioramento di adattabilità ed occupabilità dei lavoratori. Ma non può finanziare le politiche passive, come l’assegno di disoccupazione e gli ammortizzatori sociali. Non lo dice Giornalettismo, lo dicono le lettere ufficiali della [[Commissione europea]] e lo ha ribadito di recente il commissario Ue all’occupazione, Vladimir Spidla, nel corso di un incontro con una folta delegazione di rappresentanti delle regioni. L’ ammissibilità delle spese sarà vagliata dagli uffici europei in base alle regole del FSE. Il governo obietta che la Commissione sta per varare delle modifiche ai regolamenti, che “aprono degli spiragli“. Vediamo questi spiragli: se si legge la proposta di modifica si vede che si tratta solo di timide aperture. E che in ogni caso, più che un mero sostegno al reddito, qual è la CIG, si tratterà – come si pensa di fare in altri paesi - di usare il Fondo Sociale per lavoratori in [[cassa integrazione]] (magari che lavorano 4 giorni su 5) ma solo ed esclusivamente come contributo a corsi di formazione con adeguata documentazione di frequenza.

L’ENNESIMO BLUFF - Ora, non è per essere degli inguaribili rompiscatole, ma oltre che sbandierare “l’epocale” accordo andrebbe ricordato che esso va calato all’interno delle singole realtà regionali, tenendo conto che il Fondo Sociale è distribuito in base alle criticità strutturali del mercato del lavoro (più forti al sud) e non in base alla crisi congiunturale (che morde più al nord). Andrebbe ricordato che i 2,65 miliardi delle Regioni potrebbero alla fine non essere utilizzabili per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, perché le regole di Bruxelles non lo permettono. Non ci si può prendere in giro su una cosa così delicata: ci sono purtroppo milioni di persone in Italia (tutti i dipendenti delle piccole imprese, ad esempio) a rischio, perché non tutelate dalla cassa integrazione. E andrebbe anche ricordato che comunque, per colpa dell’assenza di risorse “fresche”, se alla fine Bruxelles desse l’Ok, i fondi per gli ammortizzatori sociali non verrebbero trovati tagliando sprechi nella PA, ma – tanto per citare qualche progetto concreto – riducendo le risorse per i voucher per gli asili nido che i Comuni erogano alle famiglie in lista di attesa nelle strutture pubbliche, la costruzione di centri per l’infanzia, voucher per le studentesse che si iscrivono alle facoltà scientifiche, voucher per la cura di anziani e portatori di handicap, si formano lavoratori stranieri, si aiutano atipici e ricercatori, si organizzano corsi per chi ha perso il posto di lavoro. Ma nel paese delle emergenze, forse riflettere su queste cose fa solo, davvero, sorridere.

     
 

3 Commenti

  1. Tess scrive:

    Praticamente prendiamo 5000 mld ( in lire ) e li spostiamo dallo sviluppo al mantenimento. Con le regioni meridionali che finanzieranno tutta la menata.
    E ditemi voi se non è follia pura, questa

  2. Comicomix scrive:

    @Tess:
    Purtroppo, nel paese delle emergenze non è follia. Lo è in un paese “normale”, ma noi non lo siamo. Che sia indispensabile “tappare il buco” delle tantissime persona che non hanno una copertura “sociale” contro la crisi può avere un senso ma:
    1. Si vara anche una riforma complessiva per la tutela di tutti, e non solo di chi lavora nelle grandi aziende con un contratto a tempo indeterminato
    2. Il buco lo si tappa trovando le risorse “dentro” le sacche di spreco . Non togliendo risorse allo sviluppo di medio lungo periodo, in un’assurda guerra tra poveri

    :-D

  3. biondino scrive:

    purtroppo non si uscira dalla crisi in questo modo la si aggravera\\\’ ancora di piu\\\’, tappando ora un buco per trovarsi dopo una falla.bisogna tornare agli anni settanta per capire cosa fu fatto allora dall\\\’inghilterra e altri paesi.bisogna fare un passo indietro tutti, ritornare ai giusti valori delle cose, case , lavori , oggetti di piu\\\’ o meno largo consumo per la vita quotidiana, gli stipendi folli in molti casi, ridistribuzione reale della ricchezza in modo meritorio, per far tornare a girare il denaro,questa e\\\’ vera ricchezza, cose al giusto prezzo, stipendi giusti e ben distribuiti, tassazione inflessibile e bassa, apparato pubblico efficente e produttivo.la pubblica amministrazione deve essere la base forte del sistema produttivo, deve essere veloce e flessibile, tutti devono lavorare e produrre al 110%, deve costare poco, meno carte,meno impiegati,l\’uso capace e produttivo dell\’informatica e non come macchina da scrivere………e via via dicendo.
    continuando a comprare oggetti fatti in cina perche costano enormemente meno dei nostri non facciamo altro che arrichire i cinesi e i nostri negozianti che hanno un bel ricarico comunque, tra l’altro pagheranno tutte le tasse? bah!!
    in questo modo ci sara solo un trasferimeno di denaro in cina e dalla cina a noi arrivano solo le bricciole per dei macchinari che fra 6/7 anni loro si faranno da soli, perche e’ solo lavorando che si puo’ intuire le modifiche e le migliorie… il futuro e’ ……….
    BISOGNA CAMBIARE SUBITO E DOBBIAMO TUTTI FARE GRANDI SACRIFICI PER CAMBIARE E DARE UN BARLUME DI FUTURO AI BAMBINI DI OGGI .

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