Il paese dove la benzina è importante come il pane
13/01/2012 - Il motivo dei cinque giorni continuati di sciopero generale che hanno messo in ginocchio la Nigeria Si fermano per due giorni le proteste in Nigeria. Sindacati e organizzazioni concedono tregua al governo che si è detto disponibile al dialogo sulla questione
IL WELFARE DELLA BENZINA – Non così i redditi dei nigeriani, la gran parte dei quale può contare su un reddito di appena due dollari al giorno, essendo la Nigeria un paese in teoria ricco quanto nella pratica saldamente in testa alla classifica dei paesi corrotti. E di quelli nei quali il reddito nazionale viene distribuito meno equamente. Non si è capito bene per quale motivo il presidente Johnatan Goodluck abbia deciso di tagliare il sussidio sulla benzina, che rappresenta la fondamentale forma di welfare indiretto per una popolazione vitale quanto costretta ad affidarsi esclusivamente ai mezzi a motore per i trasporti e ancora ai motori dei generatori per l’energia elettrica. Invece di costruire infrastrutture e reti per energia e trasporti a uso civile, i governi nigeriani hanno preferito sovvenzionare il consumo dei carburanti raffinati. Così la Nigeria vende il suo petrolio e compra carburanti raffinati, principalmente da compagnie straniere, che poi distribuisce sottocosto alla popolazione.
LA CORRUZIONE - Il fallimento delle imprese di raffinazione locale racconta ancora una volta di come la corruzione riesca a divorare qualsiasi impresa nel paese, anche quelle che potrebbero prosperare al riparo da crisi e recessioni. La corruzione in Nigeria è il principale cancro che corrode il paese e che tutto pervade. Con tali premesse era abbastanza prevedibile che la popolazione prendesse male il provvedimento e nessuno è ancora riuscito a spiegare razionalmente quale necessità abbia spinto il presidente e il suo governo a scatenare un confronto del genere. La rivolta contro il provvedimento ha avuto accenti diversi, ma si è fatta sentire in tutte le zone del paese, dove è stata accolta in maniera diversa da ogni amministrazione della grande federazione nigeriana. Alcuni governatori si sono schierati accanto alla protesta, altri hanno provato la tradizionale soluzione della repressione violenta, con scarsi risultati.
LA HOLLYWOOD AFRICANA - La Nigeria è una grande paese africano, il più popoloso e forse anche il più aperto e vivace culturalmente. Ospita la Hollywood africana e produce la maggior parte degli audiovisivi consumati nell’Africa Sub-sahariana, ha vissuto la dittatura e una democrazia immatura senza che i nigeriani perdessero la loro voglia di lottare e progredire individualmente. Anche per questo, nonostante la religione sia una questione seria e quello nigeriano uno dei popoli più religiosi al mondo (nel 2004 un sondaggio mondiale di BBC vi rintracciò un 90% di credenti in qualche divinità, che pregavano regolarmente), i nigeriani stanno affrontando la crisi con spirito d’unità, emarginando di fatto quell’esplosione di violenza “islamica” che ha fatto tanto notizia nei paesi sviluppati. Gli islamici del gruppo dei Boko Haram hanno scarso seguito, valutato in qualche migliaio di fedeli alla linea dell’estremismo islamico.
LA RELIGIONE – Il resto dei musulmani nigeriani non condivide la loro piattaforma e i loro metodi e pochi sono anche i cristiani che si sono mobilitati per organizzare rappresaglie contro le moschee dopo gli attacchi alle chiese, anche se qualche moschea è finita arrosto lo stesso. Prevale fortunatamente un sentimento di solidarietà nazionale tra i centosessanta milioni di nigeriani, in questi giorni ribadito nell’unità d’intenti di quanti si sono impegnati nelle proteste contro il governo, che hanno visto musulmani, animisti e cristiani difendersi reciprocamente durante le rispettive preghiere e ribadire il carattere laico e unitario dell’opposizione al governo. Due giorni di tregua e poi si vedrà dove vuole arrivare il governo, perché per lunedì hanno annunciato lo sciopero anche i lavoratori del settore petrolifero, che con la loro attività fermerebbero anche l’estrazione del 3% del petrolio che ogni giorno fluisce attraverso i mercati internazionali, con conseguenze che rimbalzerebbero disordinatamente ben oltre i confini della Nigeria o dell’Africa.
IL CEDIMENTO – Per parte loro sindacati e organizzazioni impegnate nella mobilitazione hanno annunciato per lunedì “la madre di tutte le folle”, cosa che per il governo è abbastanza inquietante, visto come già nei giorni scorsi i sindacati e i promotori della protesta più in vista avevano dovuto trattenere alcuni cortei dall’aggredire sedi della polizia o del governo. I cinque giorni di sciopero non sono comunque passati senza conseguenze, la scarsità di cibo e di denaro ha allarmato un po’ tutti e hanno cominciato a manifestarsi i primi segni di cedimento del tessuto sociale. Nella megalopoli di Lagos sono spuntati dei posti di blocco autogestiti dagli affamati, che rapinano o estorcono quello che possono alle auto di passaggio e la situazione dell’ordine pubblico va rapidamente deteriorandosi, essendo le forze dell’ordine mobilitate nella difesa delle sedi istituzionale. Un weekend con il fiato sospeso e un lunedì da tregenda all’orizzonte, con tutto che dipende dalla decisione di un governo ormai in caduta verticale di consenso, combattuto tra il piegarsi o l’andare allo scontro.













Il comandante: siete proprio sicuri che il Giglio sia nel Tirreno?