Ecco le modifiche all’articolo 18

12/01/2012 - Il governo interviene per decreto: via nelle aziende sotto i 50 dipendenti L’articolo è presente nella bozza del decreto sulle liberalizzazioni. A sorpresa, visto quanto dichiarato nei giorni scorsi dai ministri e da Monti. La notizia, presente su tutti i

     
 

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Il governo interviene per decreto: via nelle aziende sotto i 50 dipendenti

L’articolo è presente nella bozza del decreto sulle liberalizzazioni. A sorpresa, visto quanto dichiarato nei giorni scorsi dai ministri e da Monti. La notizia, presente su tutti i giornali, è però illustrata solo dal Fatto Quotidiano:

A sorpresa il governo si prepara a intervenire per decreto sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. La novità è nella bozza del pacchetto liberalizzazioni, il decreto legge che il governo ha promesso di varare entro il 20 gennaio affidato al sottosegretario Antonio Catricalà. L’articolo 3 della bozza di decreto, che il Fatto Quotidiano ha potuto consultare si intitola: “Sviluppo delle imprese e flessibilità del lavoro” e interviente esplicitamente sul “art. 18 della legge 20 maggio del 1970 n. 300”. IL DECRETO del governo Monti aggiunge un comma: “1 bis. In caso di incorporazione o di fusione di due o più imprese che occupano alle proprie dipendenze alla data del 31 gennaio 2012 un numero di prestatori d’opera pari o inferiore a quindici, il numero di prestatori di cui al comma precedente è elevato a cinquanta”.

Ecco il punto:

E il primo comma dell’articolo 18 versione 1970 è quello che impone al datore di lavoro che ha licenziato senza giusta causa (stabilita da un tribunale) di reintegrare il dipendente se la sua azienda ha fino a 15 dipendenti. Da decenni l’articolo 18 è indicato da molti economisti e politici come una delle cause del nanismo delle imprese italiane: visto che fino a 15 dipendenti ci sono meno ostacoli a licenziare i dipendenti e soprattutto non si rischia di vederseli reintegrare in azienda da un giudice, meglio rimanere piccoli. Il governo Monti agisce quindi con questa premessa: se imprese piccole si aggregano e il numero di dipendenti sale, per la fusione, non scatta comunque l’obbligo di reintegro fino a 50 dipendenti.

Un approccio pragmatico che non tiene però conto della delicatezza politica del tema:

Proprio in questi giorni il ministro del Welfare Elsa Fornero sta conducendo incontri con tutte le parti sociali per discutere come riformare il mercato del lavoro. Ma di articolo 18 non si è mai parlato esplicitamente, anzi, tutti i protagonisti, inclusa la Confindustria, si sono premurati di ribadire come non fosse il tabù dell’articolo 18 al centro dei negoziati. Secondo quanto risulta al Fatto , le parti sociali non sono state informate del contenuto del decreto, con la parziale eccezione di Confindustria. Il testo è stato preparato a palazzo Chigi, affidato al sottosegretario alla presidenza Catricalà, e non sarebbe ancora neppure arrivato sulla scrivania del ministro Fornero. Che non sarà felicissima di vedersi scavalcata.

Ora bisognerà vedere la reazione del PD:

Che avrà un doppio problema: l’articolo 18, che costringerà il Pd all’ennesima conta proprio sul tema più delicato, e i servizi pubblici locali. L’articolo 19 del decreto causerà qualche sincope nella parte sinistra della maggioranza di governo: “Privatizzazione dei servizi pubblici locali”. L’articolo attribuisce ai Comuni la “fa c o l t à ” di cedere le proprie quote nelle società ex-municipalizzate che gestiscono i servizi pubblici locali, previa gara e procedura trasparente. Potevano farlo già adesso, per la verità, e infatti la novità è nelle condizioni in cui possono (sottinteso: devono) privatizzare. “Quando sussistono esigenze di promozione e ampliamento dei mercati e di ripianamento delle proprie posizioni debitorie”.

Gli enti locali potranno cosi’ tappare i buchi nei bilanci. Ma a che prezzo?

Una norma che, se applicata, risulterebbe molto più efficace della lege Ronchi, quella che aumentava il ruolo dei privati nella gestione o nella proprietà dei gestori di servizi pubblici locali. Inclusa l’acqua, cosa che ha innescato il referendum di maggio sostenuto con una giravolta anche dal Pd, che prima aveva un’altra linea. Poi proprio i democratici hanno proposto di legare il ruolo dei privati all’equilibrio finanziario. E ora Bersani avrà qualche problema a spiegarlo agli elettori. E qualcuno potrebbe malignare che uno dei Comuni più indebitati d’Italia è Roma, e che Francesco Gaetano Caltagirone è pronto a comprare ogni fetta di Acea che il sindaco di Roma metterà in vendita.

     
 

4 Commenti

  1. pio scrive:

    E gli ammortizzatori?

  2. davide scrive:

    è una follia…ma siamo impazziti?il 95 per cento delle imprese è sotto i quindici dipendenti..ma di che parlano?sull’art.18 vedo che non mollano…e non molleranno mai!e noi che facciamo ?stiamo a guardare mentre ci massacrano?mentre ci tolgono il lavoro e ci mandano in pensione più tardi?(ammeso che ci riusciremo ad andare?)continuo a non comprendere le assurde ragioni di questa passività sociale.

  3. Francesco Silvestri scrive:

    concordo con Davide:
    una quasi totale passività!
    Dopo berlusconi, che già tanto ha fatto per distruggere la coesione sociale, pare che nulla conti se non credere, o voler credere ai salvatori dai modi garbati.

    Bisogna metterci in testa che nessuno ci salverà!
    Solo il nostro saper ritessere i rapporti sociali, il ricostruire una solidarietà, il farci popolo, il costruire come negli states un’ampia e nuova forma di lotta e conflitto, ci potrà restituire un futuro da persone libere.

  4. giovanni scrive:

    Ma a cosa serve modificare o eliminare l’articolo 18? a niente si farebbe solo un gran piacere alle grandi aziende alle multinazionali, e poi per cosa solamente per avere maggiori profitti semmai sarebbe più giusto estenderlo anche alle imprese che hanno ,meno di 15 operai, non sono queste le manovre che possono cambiare e/o risolvere la disoccupazione io mi ricordo che qualche anno fa esisteva il contratto formazione lavoro che venivi assunto dalle aziende con un contratto di 19 mesi rinnovabile a tempo indeterminato ora ci sono solo contratti da fame

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