La benzina “libera” costerà di meno?

12/01/2012 - L’ipotesi di uno sconto di dieci centesimi L’ipotesi di un addio alle pompe di benzina monomarca è stata, a quanto pare, smentita dal governo. Eppure l’intervento sui carburanti è assolutamente necessario, e, scrive il Corriere, l’idea dell’esecutivo è muoversi già

     
 

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L’ipotesi di uno sconto di dieci centesimi

L’ipotesi di un addio alle pompe di benzina monomarca è stata, a quanto pare, smentita dal governo. Eppure l’intervento sui carburanti è assolutamente necessario, e, scrive il Corriere, l’idea dell’esecutivo è muoversi già nel decreto annunciato per il 20 gennaio:

Una prima considerazione, al limite del paradosso: dopo il decreto «salva Italia» e gli interventi delle Regioni, il peso del Fisco su un litro di benzina o di gasolio è salito rispettivamente al 59 e al 53% del prezzo totale. Ora, dopo essersi appropriata in un anno di 21 e 24 centesimi per litro, lamano pubblica cerca di restituire qualcosa agendo sul lato «industriale » del carburante. Quanto? Se dovessero prevalere i modelli di riferimento delle «pompe bianche» e della grande distribuzione (Gdo) si potrebbe ipotizzare una decina di centesimi al litro. Tanto? Poco? Solo un punto di partenza?

Ancora presto per dirlo, anche se proprio su questimargini i gestori e le compagnie petrolifere si stanno accapigliando da anni:

I primi, con le misure che si profilano, vengono spinti un po’ a forza a trasformarsi in piccoli imprenditori e a tagliare i vincoli spesso rassicuranti della dipendenza dai grandi marchi «colorati». Se la liberalizzazione andasse troppo in là e arrivasse a imporre la chiusura di impianti inefficienti (in Italia sono 24 mila e in Germania 15 mila) o soprattutto a modificare la contrattazione e gli accordi di categoria, il loro timore è quello di sparire. O di dover recitare la parte di vaso di coccio tra vasi di ferro. Le compagnie, d’altronde, difficilmente potranno mandare giù quanto il governo vorrebbe fare con i provvedimenti circolati ieri.

Per loro eliminare l’«esclusiva» sarebbe né più né meno un esproprio:

Soprattutto se non dovesse essere abolito il cosiddetto contratto di «comodato» dei gestori, obbligatorio per legge addirittura dal 1970. Ma come, — dicono i big quali Eni, Shell, Esso, TotalErg, Api, Tamoil—mi metto un inquilino in casa (il gestore) al quale riconosco obbligatoriamente 5 centesimi per ogni litro venduto e poi questo va ad acquistare il 50% del carburante da un’altra parte? Per le compagnie petrolifere il mondo ideale è quello del Nord Europa: libertà di contratto e pochi e grandi punti vendita più efficienti. In questo modo, sostengono, si potrebbero recuperare anche 4 centesimi per ogni litro. Sarà così? E i margini di risparmio per gli automobilisti-consumatori si esauriscono all’interno di questi contrasti? In effetti la possibilità per i gestori di acquistare metà del carburante al di fuori del vincolo di esclusiva con la compagnia va nella direzione della concorrenza. Ma ancora di più si potrebbe fare se la separazione compagnie-distributori fosse più accentuata. Se cioè le compagnie petrolifere dovessero farsi concorrenza di prezzo per vendere i loro carburanti al sistema distributivo.

E se i prezzi della benzina e del gasolio che esce dalle raffinerie europee fossero pienamente trasparenti:

Non è un caso se lo scorso anno, all’atto della riforma Saglia, nessuna delle parti in causa ha voluto accettare l’idea di un mercato all’ingrosso «vero» dei carburanti, dove le compagnie avrebbero fatto le loro offerte di prezzo sotto il controllo di un’autorità pubblica e indipendente. Un po’ come avviene con il mercato elettrico con il Gme, tanto per intendersi. «Un’inutile sovrastruttura burocratica», hanno risposto bocciando l’iniziativa. Soprattutto scomoda, perché avrebbe potuto costituire il primo tentativo europeo di superare il sistema di rilevazione dei prodotti raffinati che ha il suo perno nel Platts, l’agenzia internazionale che determina i prezzi di benzina e gasolio e che, fra l’altro, fa capo alla McGraw Hill come l’agenzia di rating Standard & Poor’s.

Il punto è l’ipotesi di cartello:

I dubbi sul fatto che le compagnie petrolifere internazionali riescano a influenzare le quotazioni rilevate da Platts, mantenendole artificialmente alte, circolano da tempo. E che qualche margine di manovra comunque ci sia è testimoniato da quanto riescono a strappare dalle raffinerie le pompe «bianche ». Quei dieci centesimi al litro ai quali, quindi, si ritorna. Ma che con un mercato all’ingrosso potrebbero essere questa volta un punto di partenza.

     
 

1 Commento

  1. livio scrive:

    Non calerà mai il prezzo in questo modo…cominciamo a togliere i “balzelli”per Il Vajont, la guerra in Kosovo, l’alluvione di Firenze ecc ecc….

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