Sei Nazioni, secondo turno di passione

17/02/2009 - UNA CAPORETTO IN TRINCEA – Domenica infine, amarus in fundo, l’Italia si presenta al Flaminio, coi fumini in testa per riscattare la pessima prova di Twickenham di una settimana prima. Di fronte ha l’Irlanda, la squadra che più ha impressionato

     
 

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UNA CAPORETTO IN TRINCEA – Domenica infine, amarus in fundo, l’Italia si presenta al Flaminio, coi fumini in testa per riscattare la pessima prova di Twickenham di una settimana prima. Di fronte ha l’Irlanda, la squadra che più ha impressionato nella prima giornata:il solito pack potente ed esperto sostenuto da mediani centri e ali di livello assoluto, solo un pizzico di convinzione in più rispetto al passato recente. Gli Azzurri entrano a muso duro: a mo’ di segnale Masi stende l’estremo Kearney con una bracciata ad altezza collo al 46′ secondo (non minuto) di gioco, dieci minuti in panca puniti ma il tono del match è settato: Verdi, se volete i vostri punti veniteveli a prendere.  L’atteggiamento intimidatorio della solida difesa azzurra provoca 5 errori in 15 minuti agli irlandesi (saranno ben 10 le loro palle perse a fine partita); oltre che imprecisi divengono fallosi e nella prima mezzora ci subiscono il nostro 6-0. Purtroppo gli arriva un immeritato regalo da parte nostra: al 20′ perdiamo palla nel corso di un promettente attacco, l’ovale finisce in mano alla potente ala Bowe che s’invola per settanta metri e cala in meta. I nostri non si perdono d’animo, ricominciano a macinare gioco guidati da una mediana finalmente presente e ordinata e ritornano a guidare il punteggio per 9-7. Il momento topico della partita è tra il 35′ e la fine del primo tempo: un autentico braccio di ferro, i nostri in trincea reggono e respingono per ben diciotto volte gli assalti all’arma bianca irlandesi; dopo cinque minuti abbiamo riguadagnato venti metri ma mai il possesso dell’ovale, sembra che ne siano usciti ma veniamo puniti da un guizzo di Fitzgerald in meta. Peggio di un autogol al 90′, andiamo al riposo sul 9-14 e l’inerzia della gara passa definitivamente in mano agli ospiti.

FINALE PESSIMO – Nel secondo tempo c’è l’inevitabile crollo degli Azzurri. Non è questione di schemi o di personalità, l’Irlanda è più forte e più fisica dei nostri precari e contati avanti e in ogni caso più abituata dei nostri al gioco d’impatto ad alto livello. I nostri sono alla frutta e non vedono più un possesso palla. Dimentichiamo pure la prima meta regalata a Bowe e le ultime due, subite in pieno “garbage time”: rimangono le mete unanswered di Fitzgerald sopraddetta e quella analoga di Wallace tra 39′ e 45′ a condannarci. D’altro canto abbiamo portato la sfida sull’unico terreno che potevamo, quello fisico; abbiamo retto fin che è bastata l’irruenza, l’orgoglio e in certa misura la sorpresa. Poi come la Folgore ad El Alamein, finite munizioni e benzina l’Ottava Armata ci è passata sopra senza pietà. L’Italia Mallettiana come al solito fissa un problema ma la cosa scoperchia il vaso di Pandora: stavolta la linea mediana fa in modo soddisfacente il suo mestiere, ma emerge la coperta corta di un pack contato, in condizioni fisiche precarie e in ogni caso non più capace di fare la differenza come l’anno scorso. Quanto all’Irlanda non è stata una passeggiata di salute nemmeno per loro: messi sotto per mezzora buona, han dovuto finirla coi frilli e riaffidarsi ai collaudati bulldozer del Munster rinforzati da Heaslip, man of the match a Dublino la settimana scorsa e a mio avviso anche al Flaminio, nuovo leader tra i nr.8 europei, posizione che l’anno scorso era del nostro Parisse. Se davvero gli irlandesi vogliono andare a sfidare il Galles al Millennium, mezz’ore di errori e falli come la prima al Flaminio non se le possono permettere mai più.

     
 

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