Sei Nazioni, secondo turno di passione

17 febbraio 2009

Seconda giornata del Torneo delle Sei Nazioni di rugby tra le maggiori Nazionali europee nel weekend di San Valentino; con esiti in alcuni casi sorprendenti, magari in negativo ma non per tutte. Andiamo con ordine

Primo pomeriggio di sabato: a Parigi i Galletti transalpini affrontano la Scozia. Analogo lo stato dell’arte con cui le due squadre si presentano alla sfida – zero punti in carniere – uguali anche gli stati d’animo:parzialmente delusi, vogliosi di riscatto. I padroni di casa, autori di una prestazione maiuscola in attacco in Irlanda la settimana precedente, sono chiamati a mostrare maggior concentrazione e “cattiveria” in difesa; gli scozzesi invece, fisicamente brutalizzati la settimana prima dal Galles (dieci infortunati), debbono far capire se finalmente sono arrivati al livello di competitività giusto dopo molti anni di pena a disputarsi il cucchiaio di legno con l’Italia, come stanno mostrando i loro club nei tornei europei. Quello che si vede è una sorta di svolta difensivista quasi “trapattoniana” della Francia, esemplificata dal misero 6-3 con cui si chiude lo score del primo tempo. Un dato: la scorsa settimana i francesi avevano prodotto la bellezza di oltre 170 passaggi, stavolta in casa ne han fatti solo 127 contro i 168 degli scozzesi. Ai padroni di casa va anche bene: nei primi dieci minuti e in parti del secondo tempo non riescono a mettere il naso nella metà campo scozzese. Questi dal canto loro fan rivedere l’ordine difensivo già mostrato nei primi minuti contro il Galles e aggiungono folate di gioco offensivo bello ma inconcludente, infarcito di errori e palle perse. Alla fine la Francia vince per 22 A 13 tra qualche fischio del suo pubblico, con una decente prova della giovane talentuosa ala Medard e di tutta la terza linea (i due coloured Ouedraogo, Dusatoir e il basco Harinordoquy), ma uno a uno è il misero conto delle mete. Coach Lievremont è sicuramente riuscito a sistemare la disciplina in campo (pochi falli) e a chiudere la difesa, ma si riapre un problema che sembrava risolto, la brillantezza in attacco. La Scozia ha messo in mostra le solite individualità medio buone (Blair e Barklay, i fratelli Evans ) ma manca della completezza in tutti i ranghi e della confidenza nei suoi mezzi per staccarsi dai fondali. 

NIENTE MASSACRO INGLESE A SAN VALENTINO – Sia come sia, sabato finita a Parigi decolla la sfida al Millennium di Cardiff tra le due rivali storiche Galles e Inghilterra. Quello che doveva essere nelle previsioni della vigilia una sorta di “massacro di San Valentino” a favore dei padroni di casa detentori del titolo 2008 s’è rivelata battaglia apertissima d’altri tempi, appannaggio dei bianchi con la Rosa dei Lancaster sul petto nel conto dei “knock out” di gioco (due mete per gli inglesi a una) ma risolta a favore dei padroni di casa “ai punti” – diciotto i punti segnati su punizione dai gallesi. La partita inizia secondo le previsioni: i Rossi Gallesi scatenati aggressivi e velocissimi, gli inglesi a rifugiarsi e nel gioco al piede per tenerli lontani dalla loro meta ma anche nelle loro tipiche attività “borderline” in fase di ruck (le fasi di mischia “spontanee” di gioco) per rallentare e sporcare le ripartenze avversarie. Dopo pochi minuti l’arbitro ne ha visto abbastanza e caccia fuori per dieci minuti l’inglese Tindall, campione del mondo nel 2003. Paradossalmente il fatto sembra suonare la carica per gli inglesi: la loro difesa in inferiorità numerica diviene monumentale con l’anziano Worsley a dar l’esempio, i rossi non passano e si rassegnano a sfruttare le indiscipline inglesi che li portano sul 9-0. Chi passa sono invece i bianchi che sfruttano la velocità della loro ala Sackey per andare in meta. Purtroppo per i rinfrancati inglesi i loro problemi di disciplina in campo non cessano: a inizio secondo tempo anche l’apertura Andy Goode viene espulsa temporaneamente e stavolta i gallesi capitalizzano con Leigh Halfpenny che mostra di non essere secondo a Sackey in fatto di sprint. Il bulldog inglese non si arrende mai e difatti arriva al seconda meta di Armitage con uno slalom da lontano quando manca ancora un quarto di partita. Ne sortisce una sfida apertissima e a tratti entusiasmante. Di fronte al pubblico ammutolito del Millennium sono i padroni di casa a contare i minuti che mancano e gli inglesi a provarci con grinta. Un ulteriore penalty incassato da Stephen Jones fa tirare il respiro di sollievo ai padroni di casa, mentre quello fallito da Toby Flood a cinque minuti dal termine toglie speranze non energie all’orgoglio inglese. Gran bella e inaspettata partita, con l’Inghilterra penalizzata da un problema che l’intelligente coach Johnson definisce di “perception“: con quattro espulsi nelle ultime due gare e 11 negli ultime otto test, gli arbitri paiono convinti (a ragione) che gli inglesi giochino “sporco” e finalmente han deciso di intervenire. Ciononostante gli è mancato poco per vincere lo stesso. Sull’altro versante grande la prova di maturità e sangue freddo dei gallesi che han saputo reggere soffrendo ma lasciando emergere qualche dubbio sul fatto che non siano più la corazzata inaffondabile dell’anno scorso.

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