I funerali di Casamonica si potevano evitare?

I funerali di Vittorio Casamonica si potevano evitare? Alla domanda fanno spallucce i sacerdoti coinvolti, quelli della chiesa di San Giovanni Bosco dove è stato celebrato il funerale, e quello di San Girolamo Emiliano, parrocchia di appartenenza del boss della famiglia che, nel patto di Mafia Capitale, aveva libertà di movimento a Roma Sud. “Si condanna il peccato, non il peccatore”, ha ripetuto oggi a Sky Tg 24 il sacerdote della piccola parrocchia di via Bellico Calpurnio: “Bisogna avere la misericordia di Gesù sulla croce”; “non faccio parte delle forze dell’ordine, non devo certo arrestare i Casamonica”, aveva detto, in precedenza, il sacerdote del quartiere Don Bosco, nella basilica del quale si sono tenute le sontuose esequie: “Lo rifarei”.

I FUNERALI DEI CASAMONICA SI POTEVANO EVITARE?

Il sacerdote della basilica al Tuscolano, riportavano le cronache all’indomani dell’evento, si era premurato di chiedere, genericamente, una cerimonia poco vistosa, e non si era preso alcuna responsabilità per quanto accaduto sulla piazza antistante la basilica. D’altronde, si sente dire, il funerale è un sacramento per la religione cattolica, e non può essere negato ad un fedele cattolico che lo chieda; ma in realtà, nei giorni scorsi, sacerdoti ed esperti hanno precisato quanto questa ricostruzione sia lontana dalla realtà e sopratutto dal Diritto Canonico. Uno dei primi a porre il problema è stato don Dino Pirri, uno dei volti della Tv della Cei Sat 2000.

In effetti, come spiega lo stesso Pirri in una successiva intervista alla Stampa, i motivi per evitare il funerale pubblico e regolare erano moltissimi. Il principale è quello riportato dal vaticanista del Fatto Quotidiano online, Francesco Grana.

Dunque il diritto canonico vieta, pone un’esplicita proibizione sul funerale cattolico ai “peccatori manifesti”, quali chiaramente sono i mafiosi che, ha ricordato Giacomo Galeazzi sulla Stampa, sono stati recentemente scomunicati in maniera ufficiale da Papa Francesco in persona.

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COSA DICE IL DIRITTO CANONICO –

Ribadisce il concetto il sacerdote antimafia Don Pino de Masi, che collabora con Libera nella piana di Gioia Tauro: “Noi dobbiamo iniziare a seguire il codice del diritto canonico che vieta le esequie ai peccatori che non diedero alcun segno di pentimento”.

E rincara ulteriormente oggi l’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, ricordando che le modalità di celebrazione del funerale dei Casamonica siano state molto simili a quelle di tante altre famiglie mafiose nel sud italia.

Attraverso un’impresa di pompe funebri, il clan aveva prenotato il funerale con il viceparroco alla Chiesa Madre. Ho fatto in tempo a saperlo e a a proibirlo. Ho autorizzato le esequie solo per gli stretti familiari nella cappella del cimitero. La famiglia protestò e mi minacciò. Le forze dell’ordine hanno sorvegliato la situazione. È inammissibile celebrare un mafioso come fosse un eroe

Quindi il sacerdote poteva, e in un certo senso doveva, negare la celebrazione sacramentale del rito. Come ha scelto di fare per Piergiorgio Welby, che in quella stessa chiesa aveva chiesto la cerimonia funebre, vedendosela negata.

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LA VIA DI MEZZO –

C’era una via di mezzo fra il negare il funerale e il celebrarlo in maniera regolare? Sì, c’era, e si può prendere ad esempio il caso – che fece altrettanto scalpore – del funerale di Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, sospeso per motivi di ordine pubblico dopo i tafferugli fra gli esponenti dei centri sociali e quelli di estrema destra. In quel caso, la congregazione dei preti lefevbriani che aveva accettato di officiare le esequie del “capitano” aveva organizzato, su richiesta del procuratore del defunto e della famiglia, una cerimonia molto privata in una cappella a disposizione della congregazione: forse il parroco o il vescovo potevano almeno provare a consigliare una soluzione del genere? Le parole del vescovo siciliano suggeriscono ulteriormente che l’autorità episcopale poteva autorizzare soltanto una cerimonia in minore, se fosse stata debitamente informata; ma non è chiaro nemmeno se e quanto in Vicariato fossero informati di quanto stava avvenendo a Roma Sud.

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