SPETTACOLO NELLO SPETTACOLO – Sabato, al fianco di altri eventi capaci di annoiare anche i fan più appassionati – come ad esempio l’All-Star Game del campionato minore D-League o lo “Haier Shooting Stars”, competizione di tiro tra squadre miste, altra occasione per riproporre vecchie glorie e cestiste della WNBA – sono arrivati, come di consueto, alcuni degli antipasti più succosi, posizionati in scaletta in ordine di importanza. Prima il “PlayStation Skills Challenge“, una gara di abilità che farebbe la felicità di ogni insegnante di educazione fisica, con giocatori impegnati in palleggi, slalom, lanci di precisione e, ovviamente, canestri: a vincere, la guardia dei Chicago Bulls Derrick Rose, il quale, con un tempo di 35.3 secondi, ha sconfitto in finale il rivale Devin Harris. A seguire, un classico del weekend delle stelle, il “Three-Point Shootout”, gara del tiro da tre punti cui partecipano i migliori tiratori del campionato. Dopo due anni di dominio di Jason Kapono, infallibile cecchino dei disastrati Toronto Raptors, stavolta la corona di miglior tiratore da tre punti è andata all’esordiente Daequan Cook dei Miami Heat, che ha dovuto superare in una prova di resistenza ai supplementari Rashard Lewis degli Orlando Magic, dopo un risultato di parità nei tempi regolamentari.
SCHIACCIALO! - A concludere lo spettacolo del sabato, la più attesa delle competizioni, All Star Game permettendo, ovvero la “Slam Dunk Championship“, meglio nota come gara delle schiacciate. Eredità della ABA (American Basketball Association, lega rivale poi inglobata), essa è il piacevole incontro tra creatività ed esplosività: il giocatore, solo davanti al canestro, ha carta bianca, potendosi esibire come meglio crede. Negli anni, la gara ha potuto contare su partecipanti di eccezione quali Michael Jordan e Dominique Wilkins, il non plus ultra della disciplina negli 80s, ma anche su protagonisti insoliti come Spud Webb, capace di trionfare nel 1986 nonostante l’altezza ridotta (non più di un metro e sessanta). Caduta in disgrazia negli anni ’90, sparita per un paio di stagioni sul finire del decennio, è tornata a grande richiesta con il nuovo millennio, giusto in tempo per regalare quella che forse è stata la più grande performance di sempre, ovvero la vittoria di Vince Carter nel 2000, funambolo capace di sfidare ripetutamente i dettami di Sir Isaac Newton. Quest’anno, i contendenti erano quattro: JR Smith dei Denver Nuggets, lo spagnolo Rudy Fernandez dei Portland Trail Blazers, Nate Robinson dei New York Knicks (vincitore nel 2006) e Dwight Howard degli Orlando Magic (vincitore dell’ultima edizione). Dimenticabile il primo, trascurato dai giudici il secondo nonostante capacità da non sottovalutare, la partita era tra Robinson e Howard, veri e propri showmen, oltre che sportivi. Il primo, capace di volare nonostante alla voce “altezza” la statistica dica 1 metro e 75 centimetri. Il secondo, tra i più grandi talenti in circolazione, in grado di schiacciare – come dimostrato – con un canestro di 3 metri e mezzo. A vincere, al termine di una delle sfide più appassionanti degli ultimi anni, il piccolo grande uomo dei Knicks, che ha saltato (letteralmente!) l’avversario per andare a canestro.
E FINALMENTE IL PIATTO FORTE – Infine, nella giornata di domenica, la partita vera e propria, la partita delle stelle tra Ovest ed Est, con quest’ultimo in vantaggio nel conto totale degli incontri, 35-22. Allenatore dei primi, Phil Jackson, coach zen dei Los Angeles Lakers, già sei volte campione NBA. Sulla panchina dei secondi, Mike Brown dei Cleveland Cavaliers, due anni fa finalisti. Il meglio del basket mondiale, a calcare lo stesso parquet: Paul, Bryant, Stoudemire, Duncan, Yao contro Iverson, Wade, James, Garnett, Howard al fischio di inizio. In panchina, nomi illustri quali Shaquille O’Neal, Dirk Nowitzki, Pau Gasol a ovest, Chris Bosh, Paul Pierce, Ray Allen a est. Il leit-motiv dell’inconto, la storia da vendere sui media, il ritorno – per la prima volta dal discusso divorzio – della coppia composta da Kobe Bryant e Shaquille O’Neal, vincitori di tre titoli con i Los Angeles Lakers nel triennio dal 2000 al 2002, poi lasciatisi tra le polemiche nel 2005 – anno in cui O’Neal si trasferì a Miami, dove vinse un anello – e mai più visti indossare la stessa casacca. E proprio Bryant e O’Neal si sono dimostrati attori principali della partita di domenica. 27 per la guardia gialloviola, 17 in soli 11 minuti per il centro dei Suns, due prestazioni che hanno contribuito a portare l’Ovest a una netta vittoria, con un risultato finale di 146-119. L’allenatore della squadra sconfitta ha parlato di “combinazione letale”, riferendosi all’accoppiata Shaq-Kobe e alla loro ritrovata intesa. A dispetto di un inizio positivo da parte della Eastern Conference, guidato da LeBron James (che poi ha concluso con 20 punti), Paul Pierce e Dwyane Wade (18 a testa), l’Ovest ha realizzato una poderosa rimonta nel terzo periodo di gioco, dilagando nel finale, quando la difesa avversaria aveva ormai alzato bandiera bianca (per non parlare dell’attacco: 47 percento al tiro). Amare Stoudemire, in rappresentanza della squadra di casa, ha aggiunto 19 punti per la Western Conference. Ma tutti i riflettori erano puntati su O’Neal e Bryant. Ai quali, per un lieto fine tipicamente a stelle e strisce, si sono aggiudicati – a pari merito – il premio di Most Valuable Player della gara. Shaq fa il nostalgico , affermando che “è stato proprio come i vecchi tempi“, Phil Jackson si spinge a dichiarare che la loro prestazione deve servire come “grande lezione di vita per tutti“, ancora una volta non nascondendo la propria filosofia di vita (“è la dimostrazione che se le persone lavorano insieme, trovano un modo per superare le difficoltà, trovano armonia nella propria vita, trovano il modo di coesistere”), mentre Kobe taglia corto: “ci siamo divertiti, tutto qui”. Archiviato il weekend delle stelle del 2009, nella NBA si torna a giocare sul serio. A cominciare dalla stessa squadra dei Phoenix, la quale, proprio oggi, annuncerà il licenziamento del proprio allenatore. Che ha almeno avuto modo di godersi lo spettacolo.



