Piccoli uomini bevono
16/02/2009 - Non più solo un allarme da quotidiani: l’alcolismo giovanile è una realtà documentata. Dai nostri occhi e anche da quelli di chi decide che bere a scuola è non solo normale, ma “cool” “Quello che mi sono bevuta è meglio
Non più solo un allarme da quotidiani: l’alcolismo giovanile è una realtà documentata. Dai nostri occhi e anche da quelli di chi decide che bere a scuola è non solo normale, ma “cool”
“Quello che mi sono bevuta è meglio che non te lo dico“. Avrà sì e no 14 anni, come tutti gli amici che con lei sagono sul bus evidentemente ubriachi già alle tre di pomeriggio. Quanto L‘espresso denunciava mesi fa sull’alcolismo giovanile non è più solo un’inchiesta allarmistica da settimanale, ma una realtà che si può verificare ogni giorno, pressocché ovunque. Ad esempio vicino le stazioni o i supermercati, dove i ragazzi vanno a comprare superalcolici a qualsiasi ora per poi sbronzarsi buttati per terra lì accanto. O nelle scuole, dove la presenza delle bottiglie è ormai talmente frequente da essere quasi “normale”. Tanto che, secondo gli ultimi dati, in Italia l’età media di chi comincia a bere è la più bassa d’Europa e va dagli undici ai quindici anni.
FRA UNA LEZIONE E L’ALTRA – Lo specchio che restituisce queste realtà è ovviamente Youtube. Sono decine e decine i video che documentano sbronze più o meno colossali fra i banchi. In questo, ad esempio, durante l’ultimo giorno di scuola qualcuno è così sbronzo da vomitare tra le risate degli amici, rigorosamente dotati di birra. Qui si definisce “troppo forte” un ragazzo che si è appena scolato 30 birre nel bagno. Scorrendo tutti i video la musica non cambia: io ubriaco in classe, l’ubriaco che non può fare a meno della sua bottiglia e beve addirittura nel bel mezzo di una lezione, ragazze che cadono nei corridoi ridendo. Le bottiglie entrano a scuola senza alcun problema e sembra che nemmeno i professori si accorgano di quanto accade realmente davanti a loro. Tanto
che ormai tra i ragazzi si osa anche di più: ecco quelli che si “sniffano” piste di tabacco a fiuto, o di gesso, persino di creatina. Impressionante la manualità certosina, anche se non del tutto stupisce considerato che è sempre più frequente, di pomeriggio, assistere a lunghe file nei bagni dei bar di ragazzini che escono stralunati, passandosi le dita sotto il naso. Sarà solo raffreddore, probabilmente.
NON SOLO VIDEO – Anche su Facebook la musica non cambia affatto: fra le pagine dedicate agli alcolici più o meno pesanti (rhum, vodka, birra) ci sono migliaia di “fan” giovanissimi. Iniziano persino a nascere gruppi dedicati al bere durante le lezioni, come “A scuola sbronzi”, che conta pochi iscritti ma è certamente una valida cartina al tornasole per comprendere quanto in effetti sia ormai “normale” bere addirittura di prima mattina, al suono della campanella. D’altra parte basta semplicemente farsi un giro nel primo pomeriggio per rendersi conto di questa realtà, che non viene neanche nascosta e anzi è ostentata quasi con orgoglio. “No, raga, lasciate stare la Giorgia che non sa nemmeno lei cosa ha fumato oggi“;”L’impossibile!” e giù risate. Sono solamente le due di pomeriggio, siamo sul bus scolastico stipato di gente, e queste frasi vengono urlate con noncuranza.
BERE PER…? – I motivi, ormai, non sono importanti: non più. C’è chi beve
perché ha troppo o troppo poco, chi per divertirsi, chi per darsi un tono. Non c’è, o almeno sembra, un oscuro motivo che getti quasi tutta una generazione nella spirale dell’alcolismo. Quello che impressiona oggi è che l’essere “ubriachi” è diventato una condizione normale agli occhi di ragazzi che hanno addirittura undici anni in alcuni casi. Aldilà della facile retorica moral-allarmistica, la realtà dei fatti dipinge comunque dei ragazzi under18 sempre più vicini all’uso (e abuso) di alcool e droghe. E senza un motivo apparente, nella maggior parte dei casi. Anzi, una spiegazione c’è, ed è forse quello che fotografa bene i perché di questi comportamenti. “Cosa c’è di meglio che andare ubriachi a scuola?” “Ubricarsi a scuola”.













“C’è chi beve perché ha troppo o troppo poco, chi per divertirsi, chi per darsi un tono.”
Povera gioventù bruciata!
LA COLPA E\’ DEL VATICANO, 2000 ANNI DI BIGIE E FALSIT LA SCUOLA DEI GESUITI HA CREATO QUESTI POLITICI CORROTTI LE LOBBI DEI MERCANTI BANCHIERI USURAI MAFIOSI CAMORRISTI ,,,COSA IMPARANO DALLE TELEVISIONI,,DAI GIOCHI SCELLERATI DELLE MACCHINETTE ELETRONICHE,,,,ECC
ma siete sicuri di quello che dite..a me pare coca cola e la bottiglia si vede benissimo e non mi sembrano ubriachi
beh, mi sembra unottimo (e, secondo il mio punto di vista, giusto) controcanto rispetto al tenore del pezzo di quelche tempo fa della dellerio (piccoli sbronzi crescono:l’allarmismo è inutile, in link). Aldilà di ogni moralismo retorico, ovvio.
secondo me soprattutto per darsi un certo tono
Andrea,
ma…………..
“Aldilà della facile retorica moral-allarmistica”
Che poi sarebbe la sostanza di questo articolo…
Vivi complimenti Loska, hai tutte le carte in regola per lavorare a Studio Aperto!
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Oh come il dubbio che la cosa non ti faccia piacere, pero’…