La primavera araba non cambia il Medio Oriente
09/01/2012 - La denuncia di Amnesty International: la repressione continua Nonostante il dilagare della primavera araba, che ha portato una ventata di libertà e diritti alle popolazioni del nordafrica, in Medio Oriente le brutalità dei regimi continuano. A denunciarlo è Amnesty International,
La denuncia di Amnesty International: la repressione continua
Nonostante il dilagare della primavera araba, che ha portato una ventata di libertà e diritti alle popolazioni del nordafrica, in Medio Oriente le brutalità dei regimi continuano. A denunciarlo è Amnesty International, che in una relazione sullo stato dei diritti umani, sottolinea come “con poche eccezioni i governi non sono riusciti a riconoscere che tutto è cambiato”.
I CAMBIAMENTI DI FACCIATA – “I movimenti di protesta in tutta l’area, nell’ambito dei quali spesso giovani e donne hanno ricoperto un ruolo centrale, si sono dimostrati – spiega nel rapporto l’organizzazione per i diritti umani – straordinariamente resistenti di fronte alla forte repressione”. Le manifestazioni hanno manifestato la volontà di raggiungere “cambiamenti concreti nel governo”, ma – dice Amnesty – “i continui tentativi da parte degli Stati di offrire cambiamenti superficiali dimostrano che per molti governi l’obiettivo principale è la sopravvivenza del regime”.
LA REPRESSIONE CONTINUA - A fine 2011 in Siria sono stati segnalati circa 200 casi di morte in carcere, un dato 40 volte più alto della media. Nello Yemen 200 persone sono state uccise nel corso delle proteste, mentre altre centinaia sono rimaste vittima degli scontri armati. In Bahrain non è chiaro come si intenda rispondere alla necessità di un cambio nella gestione del potere. In Egitto, spiega ancora Amnesty, la giunta militare che ha conquistato il potere dopo la caduta e la fuga di Hosni Mubarak è stata responsabile di abusi “per certi aspetti peggiori di quelli compiuti da Mubarak”. Sono circa 84 le persone morte negli scontri avvenuti tra ottobre e dicembre, mentre un numero maggiore di cittadini venivano processati davanti alle corti militari.
DALLE POTENZE SOSTEGNO ‘A CHIAZZE’ - Buone notizie arrivano, invece, dalla Tunisia, dove è stata redatta una nuova costituzione che garantisce il rispetto dei diritti umani e l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini, dice Amnesty. L’organizzazione mondiale critica gli organismi internazionali e regionali per le “incongruenze” nella risposta alla situazione in Libia, Siria e Bahrain, per non aver capito cioè l’”importanza della sfida alla repressione”. “Il sostegno delle potenze mondiali alla gente comune era ‘a chiazze’”, ha scritto Philip Luther, direttore per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.












