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Abolizione delle Province: c’è chi dice no

LA PROPOSTA ALTERNATIVA- Il firmatario è l’onorevole Mario Valducci, deputato dal ’94, uno dei fondatori di Forza Italia insieme al Cavaliere. E’ stato lui il primo ad intervenire in materia di snellimento della macchina burocratica Italia e di riduzione degli sprechi balzati qualche tempo fa agli onori della cronaca grazie al libro La Casta di Rizzo e Stella. Il disegno di legge prevede la soppressione di tutte le comunità montane (ben 356 in tutta la penisola), le circoscrizioni comunali (344), i consorzi dei BIM – Bacini Imbriferi Montani (63) -, gli enti parco regionali (138), i consorzi di bonifica (191), gli enti strumentali regionali e le agenzie regionali (in tutto 600) e le ATO, Autorità d’ambito Territoriale Ottimale in materia di servizi idrici (91). Uno sforzo rilevante, comunque. E a chi passano le competenze? Ovviamente ad altri enti, quali Regioni, Comuni e, soprattutto, Province! Si legge nei 7 articoli di cui è composta la proposta che nel caso delle circoscrizioni le competenze saranno trasferite, o meglio riconsegnate, ai Comuni, che letteralmente “succedono in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto“, mentre agli enti strumentali e alle agenzie regionali succederanno le regioni. Le Province saranno coinvolte in tutti gli altri trasferimenti: “le funzioni già svolte dalle comunità montane che non possono essere esercitate dai comuni sono conferite alle relative province“, “le funzioni svolte dai consorzi dei BIM sono attribuite alle province“, mentre per quanto riguarda enti parco e consorzi di bonifica si legge che “le province, o le regioni, succedono agli enti parco in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto, anche processuale, ed in relazione alle obbligazioni si applicano i princìpi della solidarietà attiva e passiva“.

NULLA DI PIU’ – Come recitano gli articoli, saranno le Regioni per ogni “soppressione“, ad eccezione per le Circoscrizioni, dove saranno i Comuni a farlo, a disciplinare gli effetti conseguenti all’abolizione degli enti “con riguardo alla ripartizione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, facendo salvi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti alla data di entrata in vigore della legge“. Sempre tra le fila della maggioranza prova con un’ulteriore proposta a spingersi oltre il deputato Pietro Laffranco del Pdl, che fa parte della Commissione Affari Costituzionali e che presenta un disegno di abolizione delle Province. Si legge sul blog di Laffranco: “Non voglio entrare nel merito su quale sia la migliore delle due proposte, anche se io ritengo che l’abolizione delle Province sia maggiormente idonea a rispondere alle istanze dei nostri elettori, credo però che l’obbligo, in questo momento, è quello di fare una scelta in tempi rapidi affinché il Pdl possa mantenere l’impegno assunto con gli elettori di tagliare i costi della politica, razionalizzare gli enti intermedi e far funzionare meglio la macchina pubblica“. Leggendo le parole di Laffranco, l’impressione è che oltre il disegno di Valducci non si possa andare. Quelle minori spese, che potrebbero essere ricavate dall’abolizione delle Province e che qualcuno quantifica in 12 miliardi di euro, di questi tempi potrebbero far davvero comodo. Ammortizzatori sociali, infrastrutture e riduzione del debito sarebbero le inevitabili destinazioni di quelle risorse. Sarebbero.

 

11 commenti a Abolizione delle Province: c’è chi dice no

  1. maurizio

    Con i soldi delle mie tasse, nutro:
    1) Consiglio comunale
    2) Consiglio provinciale
    3) consiglio regionale
    4) 2 (DUE) camere parlamentari
    5) Politici Italiani del Parlamento Europeo

    La domanda sorge spontanea: Non è che per caso qualcuno di tutti questi solerti politici amministratori, in considerazione di come siamo bene amministrati,è di troppo? Non è che per caso questi signori, avendo la testa dentro al piatto in cui mangiano e si abbuffano a scapito nostro, non sono daccordo perchè, altrimenti, sarebbero costretti ad andare a lavorare? Ai posteri l’ardua sentenza.

  2. abr

    “E a chi passano le competenze (degli enti soppressi)? Ovviamente ad altri enti, quali Regioni, Comuni e, soprattutto, Province.”

    E se venissero soppresse le Province cosa si crede, le competenza (le strade) non dovrebbero passare ad altri Enti?
    Ok si farebbe efficienza; ma il punto vero e’, il Personale e relativi stipendi verrebbero cosa, saponificati?

    Essendo i costi del personale oltre 2/3 della spesa pubblica, ad eliminare le targhe ma tenersi la gente, aldila’ di presidenti e assessori (che rispunterebbero comunque da altre parti, garantito), e’ chiaro non si risparmierebbe granche’ …
    ciao, Abr

  3. Uno snellimento dell’apparato burocratico richiederebbe sicuramente un progetto organico. Già da adesso si dovrebbe tener conto di non sovraccaricare il lavoro delle Province. Il fatto che gli enti intermedi vengano scaricati sulle Province significa che non si vogliono abolirle. O almeno che un progetto chiaro non c’è, nonostante l’unanimità italiana al riguardo durante la campagna elettorale.

  4. Intervengo sul tema, rispondendo ad abr, che fa un’osservazione giusta ma forse sottovaluta un aspetto non secondario:

    L’abolizione di molti enti intermedi sarebbe cosa buona perchè i risparmi sarebbero nell’evitare la frammentazione e la farraginosità del potere decisionale, che ora è in capo a troppi soggetti, che anche solo per giustificare la loro esistenza fanno troppo (provvedimenti amministrativi, pareri, “tavoli e tavolini”, ecc…)

    Un progetto organico che riduca i livelli amministrativi e che stabilisca bene Chi fa cosa, inserito all’interno della riforma federale, sarebbe un toccasana anche in assenza di un solo licenziamento.

    Chiunque ha a che fare con le conferenze di servizi, gli ambiti territoriali, le assemblee delle Comunità montane, i rimpalli Regione-Provincia_Comunità Montana-Comune-Circoscrizione-APT-Arpa ecc.ecc.ecc. credo mi possa capire

  5. John Christian Falkenberg

    Esiste un lungo elenco di enti inutili da abolire prima delle province. Ricordimaoci che ce ne sono alcune più grandi di certe Regioni, anche escludendo quelle che diverranno Città Metropolitane.
    Ad esempio, Bergamo, Brescia e Salerno hanno più di un milione di abitanti, pur avendo un capoluogo che ne conta meno di 200mila. Sono simili o più popolate delle Regioni Abruzzo,Friuli, Umbria, Basilicata, Molise, Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige. La provincia di Monza e Brianza avrà 800mila abitanti, quasi quanti la provincia di Venezia e più di quelle di Reggio Calabria e Cagliari. Bergamo ha 244 comuni, Brescia 206, Salerno 158. il Friuli ne ha 218, la Liguria 235.

  6. @John Christian Falkenberg:
    Starei attento a confondere i due piani.
    L’abolizione dele province non è legata alla dimensione minima od ottima, quanto all’eccessiva frammentazione e stratificazione dei livelli istituzionali, molti dei quali si limitano ad occupare “spazio vitale” per creare ulteriori procedure, regole e regolette che servono solo a frammentare e destrutturare i livelli decisionali senza dare nulla al sistema economico, anzi.

    Si possono fare entrambe le cose: accorpare alcune delle regioni più piccole (una regione con meno di un milione di abitanti è effettivamente poco comprensibile) e abolire le province (e anche le Comunità Montane, e forse pure qualcos’altro). Ma la seconda cosa è più importante della prima, perchè il problema – ripeto – è Chi fa cosa.

    A parità di personale (ovviamente, nessuno vuole licenziare nessuno) sarebbe un gran bel progresso.

    Tra le regioni che hai citato ce ne sono 3 a statuto speciale. Io sarei d’accordissimo, ma in quel caso si aprirebbe un discorso molto più complicato che “eliminare” la provincia di Bergamo o di Monza.

    Un sorriso e basta.

    C.

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