In Italia non si riescono a realizzare nemmeno le cose sulle quali erano tutti d’accordo. Il governo presenta due proposte di legge parallele per la riduzione degli sprechi. Per l’opposizione di Province e Lega Nord si va verso la soppressione solo degli enti intermedi
Durante la campagna elettorale per le politiche di un anno fa tra le proposte condivise sia da Partito Democratico che dal Popolo della Libertà l’abolizione delle Province era quella che balzava maggiormente agli occhi. Finalmente una cosa si farà, pensavamo. Ma oggi sembra essere semplicemente un progetto irrealizzabile:
difficilmente, infatti, scompariranno dal nostro territorio quegli enti pubblici spuntati spesso come funghi negli ultimi anni, fino ad arrivare a 110, di cui alcuni non ancora operativi ed altri che rappresentano solamente una decina di comuni. Continueranno la loro regolare attività a tempo indeterminato. Gli oppositori sono sia nella maggioranza che fuori. Mentre il Ministro La Russa annuncia che queste saranno le ultime elezioni provinciali, la Lega non è disponibile ad arretrare nemmeno di un centimetro: “Finchè ci sarà la Lega al governo le Province non si toccano” aveva già ammonito Bossi pochi giorni prima. I padani hanno continuato a ribadire la loro posizione anche dopo l’avvertimento di La Russa. Inequivocabile la risposta alle parole del Ministro da parte di Fabio Meroni, capogruppo della Lega Nord alla Provincia di Milano: “Chi ritiene che le province vanno abolite nei prossimi cinque anni, allora non rivendichi nessuna presidenza nella tornata amministrativa del prossimo giugno“. E aveva spiegato: “La Lega non vuole province a tempo. Le vuole perché ritiene che servano. Per questo, dagli scranni della Provincia di Milano, ci siamo battuti per la nuova Provincia di Monza e della Brianza. Oggi questa provincia c’è e noi la difenderemo sempre. Ma è chiaro che il nostro ragionamento vale per tutte le province. Ripeto: se qualcuno le vuole abolire, questo qualcuno potrebbe almeno evitare di chiedere, per esponenti del suo partito, la presidenza di enti che ritiene inutili“.
SI ABBASSA IL TIRO – E in più non hanno dubbi i Presidenti delle Province e i Consiglieri Provinciali dell’Upi, Unione Province Italiane, che
riunitisi a fine gennaio hanno espresso guardacaso anch’essi un netto parere negativo. Tutte le assemblee provinciali esprimono parere unanime. Qualche parere positivo lo si sente, come quello della Confesercenti, ma è poca roba. I leader del Popolo della Libertà, dopo il lancio del sasso di La Russa, preferiscono non entrare nel merito della questione. Già prima della crisi economica, dunque, vista la difficile situazione della finanza pubblica italiana accompagnata dall’ultradecennale e mortificante declino economico, si era convenuto da più parti che per dare ossigeno alle casse dello Stato e ridurre la nostra rigidissima spesa pubblica sarebbe stato opportuno eliminare quanto più possibile tutti quegli enti pubblici poco efficienti ai fini dell’erogazione di servizi ai cittadini e molto efficienti, invece, in termini di scarsa produttività. La scelta, dunque, cadde sulle Province, le cui competenze sarebbero state di conseguenza trasferite a Comuni o Regioni. Come sopperire però all’intransigenza padana e di tutte le Province del Paese? E’ di questi giorni la presentazione di una proposta di legge che prova a razionalizzare gli sprechi senza sopprimere nessuna provincia, ma solo gli enti intermedi. Il governo abbassa il tiro.























Con i soldi delle mie tasse, nutro:
1) Consiglio comunale
2) Consiglio provinciale
3) consiglio regionale
4) 2 (DUE) camere parlamentari
5) Politici Italiani del Parlamento Europeo
La domanda sorge spontanea: Non è che per caso qualcuno di tutti questi solerti politici amministratori, in considerazione di come siamo bene amministrati,è di troppo? Non è che per caso questi signori, avendo la testa dentro al piatto in cui mangiano e si abbuffano a scapito nostro, non sono daccordo perchè, altrimenti, sarebbero costretti ad andare a lavorare? Ai posteri l’ardua sentenza.
“E a chi passano le competenze (degli enti soppressi)? Ovviamente ad altri enti, quali Regioni, Comuni e, soprattutto, Province.”
E se venissero soppresse le Province cosa si crede, le competenza (le strade) non dovrebbero passare ad altri Enti?
Ok si farebbe efficienza; ma il punto vero e’, il Personale e relativi stipendi verrebbero cosa, saponificati?
Essendo i costi del personale oltre 2/3 della spesa pubblica, ad eliminare le targhe ma tenersi la gente, aldila’ di presidenti e assessori (che rispunterebbero comunque da altre parti, garantito), e’ chiaro non si risparmierebbe granche’ …
ciao, Abr
Uno snellimento dell’apparato burocratico richiederebbe sicuramente un progetto organico. Già da adesso si dovrebbe tener conto di non sovraccaricare il lavoro delle Province. Il fatto che gli enti intermedi vengano scaricati sulle Province significa che non si vogliono abolirle. O almeno che un progetto chiaro non c’è, nonostante l’unanimità italiana al riguardo durante la campagna elettorale.
Intervengo sul tema, rispondendo ad abr, che fa un’osservazione giusta ma forse sottovaluta un aspetto non secondario:
L’abolizione di molti enti intermedi sarebbe cosa buona perchè i risparmi sarebbero nell’evitare la frammentazione e la farraginosità del potere decisionale, che ora è in capo a troppi soggetti, che anche solo per giustificare la loro esistenza fanno troppo (provvedimenti amministrativi, pareri, “tavoli e tavolini”, ecc…)
Un progetto organico che riduca i livelli amministrativi e che stabilisca bene Chi fa cosa, inserito all’interno della riforma federale, sarebbe un toccasana anche in assenza di un solo licenziamento.
Chiunque ha a che fare con le conferenze di servizi, gli ambiti territoriali, le assemblee delle Comunità montane, i rimpalli Regione-Provincia_Comunità Montana-Comune-Circoscrizione-APT-Arpa ecc.ecc.ecc. credo mi possa capire
Esiste un lungo elenco di enti inutili da abolire prima delle province. Ricordimaoci che ce ne sono alcune più grandi di certe Regioni, anche escludendo quelle che diverranno Città Metropolitane.
Ad esempio, Bergamo, Brescia e Salerno hanno più di un milione di abitanti, pur avendo un capoluogo che ne conta meno di 200mila. Sono simili o più popolate delle Regioni Abruzzo,Friuli, Umbria, Basilicata, Molise, Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige. La provincia di Monza e Brianza avrà 800mila abitanti, quasi quanti la provincia di Venezia e più di quelle di Reggio Calabria e Cagliari. Bergamo ha 244 comuni, Brescia 206, Salerno 158. il Friuli ne ha 218, la Liguria 235.
@John Christian Falkenberg:
Starei attento a confondere i due piani.
L’abolizione dele province non è legata alla dimensione minima od ottima, quanto all’eccessiva frammentazione e stratificazione dei livelli istituzionali, molti dei quali si limitano ad occupare “spazio vitale” per creare ulteriori procedure, regole e regolette che servono solo a frammentare e destrutturare i livelli decisionali senza dare nulla al sistema economico, anzi.
Si possono fare entrambe le cose: accorpare alcune delle regioni più piccole (una regione con meno di un milione di abitanti è effettivamente poco comprensibile) e abolire le province (e anche le Comunità Montane, e forse pure qualcos’altro). Ma la seconda cosa è più importante della prima, perchè il problema – ripeto – è Chi fa cosa.
A parità di personale (ovviamente, nessuno vuole licenziare nessuno) sarebbe un gran bel progresso.
Tra le regioni che hai citato ce ne sono 3 a statuto speciale. Io sarei d’accordissimo, ma in quel caso si aprirebbe un discorso molto più complicato che “eliminare” la provincia di Bergamo o di Monza.
Un sorriso e basta.
C.
[...] vigilia del voto proposta condivisa anche dal Pd di Veltroni) erano stati proprio i leghisti ad opporsi dodici mesi [...]