L’uragano della crisi e il sonno di Silvio

16/02/2009 - Crolla il Pil del 2008. Nel 2009 si assisterà per la prima volta dal 1930 ad un calo del prodotto interno lordo nominale. Con effetti devastanti sul rapporto con il debito pubblico. La cassa integrazione aumenta a dismisura, le fabbriche

     
 

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Crolla il Pil del 2008. Nel 2009 si assisterà per la prima volta dal 1930 ad un calo del prodotto interno lordo nominale. Con effetti devastanti sul rapporto con il debito pubblico. La cassa integrazione aumenta a dismisura, le fabbriche chiudono, e finalmente anche Berlusconi è “preoccupato”. Quando ci svegliamo?

Il Pil  è crollato dell’1,8% nell’ultimo trimestre del 2008. In seguito a questo tonfo, su base annua il [[pil 2008]] si è quindi ridotto dello 0,9% , il dato più basso dal 1993. Un colpo così duro che per la prima volta anche il presidente Berlusconi si dice “preoccupato“. Meglio tardi che mai.

IL DISASTRO DEL 2008 - Non ci piace il catastrofismo, ma forse non è ancora chiara la dimensione di quanto sta accadendo. Secondo una nostra stima basata sull’andamento dei primi 9 mesi del 2008 rivisti e integrati in base a questa ultima comunicazione dell’Istat, il Pil nominale italiano nel 2008 è stato di 1.565,859 miliardi di euro, al di sotto del dato indicato nel programma di stabilità e di crescita presentato solo pochi giorni fa da Tremonti a Bruxelles (1.572,235 miliardi di euro) ma soprattutto del dato su cui il governo ha fatto la manovra finanziaria (1.594,560 miliardi di euro). Non è banale: perché è sul Pil nominale che si calcolano le presumibili entrate tributarie, ed è sul Pil nominale che si conteggiano i parametri di Maastricht su deficit e debito. Quest’ultimo, tra l’altro, secondo l’ultimo bollettino statistico di Banca d’Italia ha battuto (purtroppo) un nuovo record a novembre, assestandosi a quota 1.686,558 miliardi di euro. Siamo già al 107,7% del Pil, e manca ancora il dato di dicembre. Sempre secondo il programma di stabilità presentato da Tremonti, nel 2008 questo rapporto sarà “solo” pari al 105,9% (si veda qui). Noi speriamo sinceramente che abbia ragione lui, ma avere qualche dubbio è a questo punto lecito.

DOPO 80 ANNI, CROLLA IL PIL NOMINALE! - Le ombre che si addensano sul 2009 si fanno davvero nere. Il solo “effetto trascinamento” del dato del 2008 ci consegnerà un calo del Pil reale a -1,8% nel 2009. Il governo ha già stimato un -2%, ma le previsioni degli economisti sono peggiori. Unicredit, Mps, Intesa Sanpaolo concordano nel prevedere per l’anno in corso un calo del Pil reale addirittura del 3%.  Ma c’è pure di peggio: l’effetto combinato di una crescita reale negativa e di forte riduzione dell’inflazione (che molto difficilmente andrà oltre il 2%) porterà ad un evento mai visto nella storia dell’economia italiana dagli anni ’30: il calo del Pil nominale. Non è il catastrofismo di un Giornalettista: è la stima del Governo contenuta sempre nel Piano di stabilità consegnato a Bruxelles, a pag.8, come si può vedere qui. Non è solo un’anomalia statistica ma un grave problema economico, come sanno bene in Giappone, dove negli ultimi 10 anni questo fenomeno è già successo.

LA CRISI E‘ DRAMMATICA - Un mix di recessione reale e di disinflazione che in alcuni settori genera pure una discesa dei prezzi innesca un circolo vizioso tra il calo dei redditi ([[effetto recessione]]) e il rinvio degli acquisti di beni durevoli (effetto della disinflazione). Ecco, comincia a succedere anche da noi: come in tutti i paesi “ricchi” i nostri acquisti sono per lo più acquisti di sostituzione: si cambia l’auto, i mobili, le lavatrici, il Pc, il telefonino. In tempi del genere, con la gente che si impoverisce (o comunque si sente più povera) e con i prezzi che non aumentano e a volte scendono,  il rinvio delle sostituzioni può diventare frequente. Ma se la gente non compra, cala la produzione e le imprese mandano i dipendenti in cassa integrazione. I dati di questi giorni della [[Cig]] sono terribili, con aumenti delle ore richieste del 30, 50, 100% e anche più. E anche in assenza di dati “organici” sugli effetti occupazionali della crisi (che l’Istat renderà noti tra qualche tempo) basta guardarsi intorno per vederli.

GLI EFFETTI SULL’OCCUPAZIONE - L’agenzia di stampa americana Bloomberg ha elencato qualche dato indicativo: 1.500 i dipendenti Pirelli licenziati (circa il 15% del totale) solo nel settore pneumatici, oltre ai 600 lavoratori (su 1.437) nella divisione “Pirelli Real Estate” (braccio immobiliare del gruppo). Benetton chiuderà in tronco un intero stabilimento, quello di Piobesi, vicino Torino. La Brembo, quella dei freni, manderà tra marzo e maggio a rotazione in cassa integrazione più di 1.000 lavoratori, la De Agostini ha aperto le trattative per licenziare 237 persone. Nel tessile, la multinazionale Hugo Boss ha avviato le procedure per la mobilità dei 59 dipendenti nel suo stabilimento in provincia di Macerata, la Ratti, importantissima azienda tessile del comasco, fa viaggiare i suoi impianti al 50%  e ha chiesto e ottenuto la cassa integrazione per 520 dipendenti di tutti i reparti (per 12 mesi e a rotazione). La società di call center “Conversa” di Napoli ha deciso di chiudere direttamente i battenti, lasciando a piedi i suoi 151 dipendenti. In questo quadro, c’è la geniale trovata dello Stato italiano che, tagliando i fondi per i lavoratori socialmente utili mette a rischio altri 20.000 posti di lavoro in tutto il sud.

MA IL GOVERNO VIGILA! - Sicuramente il presidente Berlusconi e il ministro Tremonti avranno chiaro cosa sta succedendo, e la loro pervicace prudenza avrà mille ragioni. Forse per questo siamo l’unico paese che non vara un piano contro la crisi, anzi. Il [[decreto anticrisi]] ha un effetto recessivo (chiede più soldi all’economia di quanto non ne dia sotto forma di spesa pubblica), il pacchetto di aiuti all’acquisto di beni durevoli appena varato non solo serve a poco, ma prevede il ridicolo stanziamento di 300 milioni di euro all’anno (in Francia 5 miliardi, per esempio). Il decreto legge sugli aiuti di stato che pare sia in preparazione somiglia a uno scherzo di carnevale e la storia dell’accordo governo regioni per gli [[ammortizzatori sociali]] va approfondita (lo faremo tra qualche giorno), ma rischia di essere un altro mezzo bluff (basta leggere con attenzione le testuali parole di Berlusconi e Fitto in conferenza stampa).

COSA CI VUOLE – Sono mesi che in queste pagine (e comunque, in numerosa e autorevole compagnia) chiediamo riforme strutturali. Ci stiamo rassegnando a non vederle. Ma l’inazione ora non è più prudenza, ma ignavia. A questo punto, la priorità è la crescita, costi quello che costi: un aumento immediato del Pil nominale e del tasso di crescita potenziale dell’economia italiana. Con effetti positivi sul risanamento dei conti pubblici (oltre all’importantissimo effetto algebrico di cui si è detto poco sopra) e la loro sostenibilità a lungo termine. E con effetti sulla sostenibilità sociale, perché la crescita di reddito e occupazione rende accettabile anche l’eccessivo carico fiscale italiano, e meno necessaria quella spesa sociale che nelle fasi difficili risulta invece essenziale. Come? A partire dalla “retail therapy” proposta da Oliver Blanchard, cheif economist del FMI, ovvero un mix di incentivi alla rottamazione, investimenti pubblici veloci in infrastrutture, estensione degli ammortizzatori sociali: tutte cose che noi facciamo finta di fare, ma non facciamo davvero. Aggiungendo la “corporate therapyproposta da Giovanni Ajassa per le imprese del made in Italy che, anche nel mezzo della tempesta,  continuano a “tenere” nell’export: secondo molte previsioni, nel 2009 le nostre esportazioni si ridurranno in volume ma terranno molto più di quelle degli altri sul versante “prezzo” (si vedano le previsioni Ue sulle nostre ragioni di scambio). I dati Istat sull’export confermano che anche a dicembre 2008 l’Export in diverse aree geografiche continua ad aumentare! Allora, se proprio dobbiamo dare una mano a qualche impresa, ripartiamo da loro. Ma cari Berlusconi e Tremonti, smettetela di dormire. Non tutto è perduto, ma è ora di muoversi sul serio.

     
 

18 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    Abr, non capisco l’accusa di benaltrismo. Hai elogiato uno che dice che non bisogna drogare i mercati e poi droga i mercati. Fossi stato benaltrista, ti avrei chiesto dov’è finita la lotta agli speculatori brutti,sporchi e cattivi. Siccome sono buono, faccio semplicemente notare che tra il dire e il fare c’è di mezzo la campagna elettorale. Adesso puoi rispondermi nel merito, se ci riesci?

  2. abr scrive:

    greg., mi tratti non da oggi come fossi l’uffico stampa del decuius.
    Per domande biased rivolte ad investigare la sua coerenza coi suoi principii, rivolgiti pure a lui.
    Quando invece vorrai discutere con me che sul Corriere non scrivo, se m’avanza tempo a tua dispo.
    ciao, Abr

  3. Gregorj scrive:

    abr, quando tu eviterai di elogiare il decuius per ciò che dice quando ciò che fa è l’esatto contrario, io eviterò di ricordartelo. ;)

  4. Tess scrive:

    scusate ma io l’unico chiagni e fotti che continuo a vedere è sempre quello della Marcegaglia nonostante lo spargimento di soldi a pioggia per le imprese

  5. Comicomix scrive:

    @abr:

    Io non so se il liberismo che tu propugni possa davvero funzionare. So che negli USA ci ha provato Reagan a fare una cosa di questo tipo, ma non si può dire che gli esiti di lungo periodo siano stati soddisfacenti.

    Certo non mi piace neppure il “piano” Veltroniano scopiazzato da Obama (e, peraltro, senza una chiara indicazione di dove reperire le risorse: lo trovo demagogico, e a me la demagogia di sinistra piace quanto quella di destra, cioè per nulla.

    Credo che, senza pregiudizi ideologici, servano un mix di misure (ne ho parlato più volte, non vorrei essere noioso…).

    Sinceramente (su questo punto siamo in dissenso, ovvio) quella declinazione di laissez faire alla Tremonti di cui parli (stiamone fuori il piu’ possibile) a me non sembra realistico liberismo, ma ignavia o insipienza.

    Confida nelle capacità “imprenditoriali” del nord-est e di altre aree dinamiche (marche) di tirarsi fuori da solo dalla crisi, agganciando il treno della ripresa tedesca, quando ci sarà, per me è troppo poco. Perchè il prezzo da pagare è troppo alto, e perchè il “corpaccione molle” del resto del paese ne uscirà peggiorato, indebolito, e anche “incattivito”.

    Mentre l’Italia ha bisogno di CAMBIARE

  6. Zamax scrive:

    @ Gregorj
    Abr è di cattivo umore, come me. Gli irlandesi, dopo un primo tempo da vacanze romane, si sono incazzati neri e sono passati tambureggianti sui cadaveri dei nostri eroici rugbysti. Poi noi del Milan abbiamo perso il derby solo perché il Berlusca, con una delicatezza d’animo che in questi tempi di vacche magre per tutti gli va riconosciuta, ha creduto suo dovere morale pagare l’arbitro meno del petroliere rosso Moratti.E nonostante la nostra olimpica sportività, che tutto il mondo ci riconosce, hanno voluto anche prenderci per il culo con il fallo di mano “involontario” di Adriano.

    P.S. Non capisco la strategia di Alitalia: adesso licenzia anche le hostess bbbone. Se al posto di Colannino c’era Richard Branson della sanculotta col cappio faceva un’icona della compagnia.

    P.S. 2 – Notizie semicatastrofiche dal Giappone: a forza di stimoli gli è venuto un infarto…

  7. Zamax scrive:

    “Se al posto di Colannino c’era Richard Branson della sanculotta col cappio faceva un’icona della compagnia”
    Correggo:
    “Se al posto di Colannino ci fosse stato Richard Branson della sanculotta col cappio avrebbe fatto un’icona della compagnia”
    Ecco la nefasta influenza della TV in italo-romanesco. Per fortuna che fra poco cambierà la musica: in TV si parlerà in italo-rumenescu. ;-)

  8. anco61 scrive:

    forse la soluzione la si puo’ trovare ma costa alle tasche di qualcuno che sta seduto su poltrone medio imbottite e molto imbottite se mettevamo le casalinghe a governarci ci scommetto che non saremmo mai arrivati a questa crisi e hai nostri manager delle grandi industrie smettetela di prendervi stipendi da favola senza nessuna responsabilità e tirando in ballo gli aiuti statali x risolvere i vostri problemi e ricattare xchè se no licenziate non andate proprio da nessuna parte siete pagati così bene che le soluzioni dovreste trovarvele da soli

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