Il ministro che vuole privatizzare l’acqua

06/01/2012 - di

Nonostante il referendum Passera ci pensa Nel maxidisegno di legge che sarà pronto per l’ultima decade di gennaio ci sarà una sorpresa imprevista, secondo Franco Bechis di Libero. La parte dei servizi pubblici implementerà anche le leggi europee sulla liberalizzazione

Nonostante il referendum Passera ci pensa

Nel maxidisegno di legge che sarà pronto per l’ultima decade di gennaio ci sarà una sorpresa imprevista, secondo Franco Bechis di Libero. La parte dei servizi pubblici implementerà anche le leggi europee sulla liberalizzazione dell’acqua. Nonostante il risultato del referendum, la strada stretta della legislazione è stata imposta da Corrado Passera, ministr dello Sviluppo:

Come si ricorderà il precedente governo aveva interpretato la direttiva inserendolo nella legge dell’ex ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi (elaborato insieme al collega di governo Raffaele Fitto), e poi il testo è stato abrogato a furore di popolo con il referendum del giugno scorso. Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rendeva obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione delle acque, ma non ha impedito in sé la liberalizzazione del settore. L’unico vero problema derivava dal quesito che impediva di inserire in bolletta la remunerazione del servizio e la manutenzione delle infrastrutture, ma su questo punto Passera ha coinvolto una squadra di giuristi e di tecnici per vedere come sbloccare le opere pubbliche di cui ha bisogno il settore aggirando in sostanza il muro referendario. La formulazione del testo è assai delicata, ma il riferimento alle direttive europee secondo il ministero dovrebbe mettere al riparo da contestazioni.

In ogni caso le norme sui servizi pubblici, acque comprese, saranno centrali nel disegno di legge sulle liberalizzazioni anche a costo di rischiare ricorsi di fronte alla Corte Costituzionale:

Il vero rischio nell’immediato però è di natura politica. Quei referendum erano nella forma limitati alla gestione delle acque, ma nella sostanza hanno messo paletti complessi ai servizi pubblici locali più in generale. L’intenzione del governo di non rimanere imbrigliati lì è evidente, ma il referendum oltre alle varie associazioni che lo avevano promosso, aveva una chiara natura politica che ora potrebbe essere di intralcio nelle aule parlamentari. Antonio Di Pietro e la sua Italia dei Valori erano stati fra i promotori, e qui poco cambia perché tanto di fatto in questomomento sono all’opposizione del governo di Mario Monti insieme alla Lega Nord. In extremis però, soprattutto per calcoli politici interni, alla filosofia referendaria era arrivato anche l’appoggio ufficiale del Partito democratico di Pier Luigi Bersani.

Non ci sarà un decreto legge, in ogni caso:

Un atteggiamento che allora divise il partito e sorprese molti osservatori, perché fra il 2006 e il 2008 alle liberalizzazioni fu legato proprio il nome di Bersani, che all’epoca sedeva su una parte della poltrona ora occupata dal superministro Passera. Nello stesso provvedimento, oltre ai servizi pubblici locali, saranno inserite ulteriori norme sulla liberalizzazione delle professioni, dei taxi, delle farmacie (in sostanza ribaltando lo stop subito in Parlamento dal decreto salva-Italia), dei benzinai e del commercio, con la già annunciata deregulation degli orari dei negozi. Gli stop parlamentari di dicembre avevano fatto infuriare Passera, che ora cerca la rivincita giocando la partita preventivamente sul piano comunicativo per avere l’appoggio della opinione pubblica. Sarà difficile però immaginare provvedimenti di questo tipo in un decreto legge, perché i presupposti costituzionali di necessità e urgenza potrebbero mancare. Sarà quindi quella squisitamente politica la partita davvero decisiva da giocare

24 Commenti

  1. biancaneve scrive:

    la volontà popolare va rispettata ma anche i nostri soldi , perchè i consiglieri che fanno parte del consiglio di amministrazione della multiservizi prendono tanti e tanti soldi e spesso non sono competenti, ma solo politici? perchè li dobbiamo pagare con i nostri soldi?

  2. nicholas scrive:

    passera è da sempre uno dei compari occulti di soru, sin dai tempi di telecom, passando dalla abnorme e fittizia crescita di tiscali, per finire agli investimenti immobiliari sulle cose della sardegna, dopo aver opportunamente modificato il piano regolatore in merito, in quanto soru illo tempore era il governatore della sardegna.
    è fù proprio durante il suo mandato di governatore che soru istituì il gestore unico dell’acqua in sardegna; il nome di questa ridicola azienda è abbanoa. è un azienda pubblica a partecipazione privata, l’azionariato di maggioranza appartiene al fratello di soru. tale azienda ha quadruplicato le tariffe, non ha cambiato un solo tubo poichè secondo le norme fatte ad hoc tale onere spetta ai comuni, e infine pur non essendocene bisogno ha ridotto la pressione delle acqua al punto di lasciare in piena stagione turistica, interi paesi senza acqua per una settimana, un disservizio assurdo e ingiustificato, tant’è che l’allora sindaco di stintino, assediato dai turisti disperati, decise con un ordinanza d’urgenza di sequestrare le chiavi delle condotte e aumentare la pressione delle acque.
    inutile puntualizzare che il buon soru lasciò senz acqua tutti i maggiori centri governati dalla parte politica a lui avversa.

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