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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 28 luglio 2008 alle 12:46 dallo stesso autore - torna alla home

Calderoli ha inviato alle Regioni la bozza di ddl, da discutere in parlamento a partire da metà settembre. Sorpresa: è un testo equilibrato. Anzi: a leggerlo bene sembra la fotocopia di quello presentato un anno fa dal governo Prodi. Ma allora la rivoluzione dov’è ?

Sembra che tra poco avremo il Federalismo fiscale. La bozza, che dovrà essere discussa con Regioni ed Enti locali a partire da giovedì 31 luglio prima dell’approvazione del Consiglio dei Ministri, fissa in 19 articoli la cornice entro cui il governo dovrà, “entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, emanare i decreti legislativi che attuano l’articolo 119 della Costituzione, per assicurare autonomia di entrata e di spesa di legaqg6 Federalismo Fiscale: ritorno al futuro o viaggio nel passato?Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”. La proposta è l’ultima di una lunga serie. Dopo l’imponente (e interessante, ma poco conosciuto) lavoro dell’Alta commissione tra il 2003 e il 2006 e quello delle Regioni nel 2007 si arrivò alla definizione di un disegno di legge di attuazione dell’art.119 Cost., proposto da Prodi. Che naufragò, assieme a lui.

IL FEDERALISMO SECONDO LA LEGA – Perché, nonostante la Corte Costituzionale abbia sottolineato in numerose occasioni l’urgenza di dare attuazione legislativa all’art. 119 della Costituzione (si veda la sentenza n. 370/03), di queste proposte non si è fatto niente. A causa di difficoltà di attuazione, e anche perché la Lega Nord si è sempre messa di traverso, strillando che non erano il vero Federalismo. E, nel programma con il quale ha ottenuto 2 mesi fa valanghe di voti nel Nord Italia, la Lega Nord aveva scritto che il vero Federalismo passava per il trattenimento della quasi totalità delle tasse incassate in loco nei territori. Basta con Roma ladrona e il Sud assistito, nessuna perequazione “privilegiata” per le funzioni essenziali (Sanità e Istruzione, ad esempio) e comunque chi non ce la fa, si attrezzi. C’è stata persino una proposta di legge, fatta dalla Regione Lombardia, presa ad esempio di vero federalismo. Dieci giorni fa circa, ne parlò brevemente il Ministro Maroni nel corso di un’intervista al Tg1. Proposta che, per inciso, come già detto qualche tempo fa era insostenibile e inapplicabile.

LA BOZZA CALDEROLI SEMBRA DI PRODI – Ma ecco che, mentre ci si aspettavano sfracelli, arriva la proposta Calderoli. Leggendola, è in gran parte condivisibile. Sparisce il federalismo in salsa lombarda. Ci sono un po’ di buone idee, ma il succo è che è previsto “il finanziamento integrale garantito, sulla base dei costi standard, delle prestazioni essenziali in materia di sanità, istruzione e assistenza e l’adeguato finanziamento del trasporto pubblico locale”, attraverso tributi propri: IRAP, o quello che diventerà, altri tributi regionali, compartecipazioni regionali all’IRPEF e all’IVA, nonché con quote specifiche del fondo perequativo. La parte residua delle spese verrà, invece, finanziata solo in parte, con il gettito dei tributi regionali e con un’adeguata perequazione.Tutto condivisbile, insomma. Il problema però è che era già stato scritto, a parte piccole sfumature, con la condivisione di tutte le Regioni italiane dal governo Prodi un anno fa. Non ci sono sostanziali novità. Sarà quindi difficile per tutti, opposizioprodibellojt8 Federalismo Fiscale: ritorno al futuro o viaggio nel passato?ne e Regioni, criticare il merito della proposta. Per questo Calderoli afferma che “non è il federalismo della Padania, perché dobbiamo fare un federalismo che vada bene da Bolzano a Palermo. Il fatto che dopo aver espresso i punti principali da giorni e aver distribuito il testo giovedì scorso non sia ancora arrivata una critica mi fa ben sperare

DALLA SPESA STORICA AI COSTI STANDARD – Volendo essere cattivi, si potrebbe chiedere a Calderoli come mai quello che ieri, proposto da Prodi, era (secondo lui) quasi una presa in giro per il Nord oggi è il miglior federalismo per l’Italia. Ma lasciamo perdere. Perché c’è un altro punto molto importante – e condivisibile – della proposta Calderoli. Quello dei Costi standard. La proposta Calderoli prevede che attraverso un percorso graduale, che coinvolgerà tutti i livelli di governo, i fabbisogni di spesa con cui finanziare le varie funzioni assegnate non si baseranno, come oggi, sulla spesa storica, cioè gli livelli attuali di spesa, che riflettono sia i reali fabbisogni dei territori che le loro inefficienze. E un conto è farsi carico dei primi, un altro delle seconde. Quindi si definiranno dei costi più o meno omogenei a livello nazionale. Anche in questo caso, è giusto: Calderoli ha ragione. Ma anche in questo caso, questa era esattamente la proposta di Prodi e della Conferenza delle Regioni. Nessuna novità.

TUTTO BENE, ALLORA? NO – Ma qui cominciano i problemi. Non tanto nell’idea dei costi standardizzati, peraltro valida indipendentemente da una eventuale scelta federalista, ma nella difficoltà di definire dei costi standard validi per l’intero territorio nazionale e per tutte le funzioni interessate, comprese quelle “protette” come la sanità. Un lavoro apparentemente tecnico, ma che richiederà tempi ben più lunghi dei 6 mesi previsti dal ddl per l’emanazione dei decreti ministeriali di attuazione. E soprattutto che implicherà una condivisione “politica” di modi e tempi. Che non è scontata, e non è solo un problema di opposizione, anzi: è un problema di maggioranza. Perché, secondo più d’uno, nel governo sul Federalismo fiscale ci sono due calderolidecentefh5 Federalismo Fiscale: ritorno al futuro o viaggio nel passato?velocità: Calderoli accelera, Fitto tira il freno a mano. Differenze di proposte, di linguaggio e di tempi, particolarmente evidenti nelle due audizioni, assai ravvicinate, tenute dai 2 ministri in Parlamento. Calderoli parla di qualche mese come traguardo per il federalismo fiscale, e lo scrive nel ddl. Fitto dice che servono anni. Non è una differenza da poco. E non è l’unica.

ALTRI PROBLEMI – Il ddl proposto di Calderoli ha infatti gli stessi pregi di quello di Prodi, ma ha anche gli stessi difetti: rimanda, correttamente, a una serie di Decreti di attuazione, di competenza del Governo, che dovranno chiarire tutte le ambiguità che inevitabilmente una Legge delega contiene. Gli esempi sono tantissimi. Eccone due: quantificare il significato di “adeguata perequazione”. E ancora: quali saranno, con quali basi imponibili e margini di manovra, i nuovi tributi regionali che sostituiranno l’IRAP. E altre, numerosissime, tecnicalità di cui è disseminato un provvedimento del genere, e di cui magari riparleremo. Sin d’ora, però, se si rimandano le contraddizioni, incluse quelle tra le diverse anime del Governo, la possibilità che tutto finisca in un nulla di fatto non è da escludere. Una cosa, forse, Calderoli l’avrà: un’approvazione, forse anche bipartisan, della legge delega, che gli farà cantare vittoria e dire: “Ve l’avevo detto io, che l’avrei fatto il Federalismo fiscale!”. Gli elettori del Nord si accontenteranno?

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