Calderoli ha inviato alle Regioni la bozza di ddl, da discutere in parlamento a partire da metà settembre. Sorpresa: è un testo equilibrato. Anzi: a leggerlo bene sembra la fotocopia di quello presentato un anno fa dal governo Prodi. Ma allora la rivoluzione dov’è ?
Sembra che tra poco avremo il Federalismo fiscale. La bozza, che dovrà essere discussa con Regioni ed Enti locali a partire da giovedì 31 luglio prima dell’approvazione del Consiglio dei Ministri, fissa in 19 articoli la cornice entro cui il governo dovrà, “entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, emanare i decreti legislativi che attuano l’articolo 119 della Costituzione, per assicurare autonomia di entrata e di spesa di
Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”. La proposta è l’ultima di una lunga serie. Dopo l’imponente (e interessante, ma poco conosciuto) lavoro dell’Alta commissione tra il 2003 e il 2006 e quello delle Regioni nel 2007 si arrivò alla definizione di un disegno di legge di attuazione dell’art.119 Cost., proposto da Prodi. Che naufragò, assieme a lui.
IL FEDERALISMO SECONDO LA LEGA – Perché, nonostante la Corte Costituzionale abbia sottolineato in numerose occasioni l’urgenza di dare attuazione legislativa all’art. 119 della Costituzione (si veda la sentenza n. 370/03), di queste proposte non si è fatto niente. A causa di difficoltà di attuazione, e anche perché la Lega Nord si è sempre messa di traverso, strillando che non erano il vero Federalismo. E, nel programma con il quale ha ottenuto 2 mesi fa valanghe di voti nel Nord Italia, la Lega Nord aveva scritto che il vero Federalismo passava per il trattenimento della quasi totalità delle tasse incassate in loco nei territori. Basta con Roma ladrona e il Sud assistito, nessuna perequazione “privilegiata” per le funzioni essenziali (Sanità e Istruzione, ad esempio) e comunque chi non ce la fa, si attrezzi. C’è stata persino una proposta di legge, fatta dalla Regione Lombardia, presa ad esempio di vero federalismo. Dieci giorni fa circa, ne parlò brevemente il Ministro Maroni nel corso di un’intervista al Tg1. Proposta che, per inciso, come già detto qualche tempo fa era insostenibile e inapplicabile.
LA BOZZA CALDEROLI SEMBRA DI PRODI – Ma ecco che, mentre ci si aspettavano sfracelli, arriva la proposta Calderoli. Leggendola, è in gran parte condivisibile. Sparisce il federalismo in salsa lombarda. Ci sono un po’ di buone idee, ma il succo è che è previsto “il finanziamento integrale garantito, sulla base dei costi standard, delle prestazioni essenziali in materia di sanità, istruzione e assistenza e l’adeguato finanziamento del trasporto pubblico locale”, attraverso tributi propri: IRAP, o quello che diventerà, altri tributi regionali, compartecipazioni regionali all’IRPEF e all’IVA, nonché con quote specifiche del fondo perequativo. La parte residua delle spese verrà, invece, finanziata solo in parte, con il gettito dei tributi regionali e con un’adeguata perequazione.Tutto condivisbile, insomma. Il problema però è che era già stato scritto, a parte piccole sfumature, con la condivisione di tutte le Regioni italiane dal governo Prodi un anno fa. Non ci sono sostanziali novità. Sarà quindi difficile per tutti, opposizio
ne e Regioni, criticare il merito della proposta. Per questo Calderoli afferma che “non è il federalismo della Padania, perché dobbiamo fare un federalismo che vada bene da Bolzano a Palermo. Il fatto che dopo aver espresso i punti principali da giorni e aver distribuito il testo giovedì scorso non sia ancora arrivata una critica mi fa ben sperare”
DALLA SPESA STORICA AI COSTI STANDARD – Volendo essere cattivi, si potrebbe chiedere a Calderoli come mai quello che ieri, proposto da Prodi, era (secondo lui) quasi una presa in giro per il Nord oggi è il miglior federalismo per l’Italia. Ma lasciamo perdere. Perché c’è un altro punto molto importante – e condivisibile – della proposta Calderoli. Quello dei Costi standard. La proposta Calderoli prevede che attraverso un percorso graduale, che coinvolgerà tutti i livelli di governo, i fabbisogni di spesa con cui finanziare le varie funzioni assegnate non si baseranno, come oggi, sulla spesa storica, cioè gli livelli attuali di spesa, che riflettono sia i reali fabbisogni dei territori che le loro inefficienze. E un conto è farsi carico dei primi, un altro delle seconde. Quindi si definiranno dei costi più o meno omogenei a livello nazionale. Anche in questo caso, è giusto: Calderoli ha ragione. Ma anche in questo caso, questa era esattamente la proposta di Prodi e della Conferenza delle Regioni. Nessuna novità.
TUTTO BENE, ALLORA? NO – Ma qui cominciano i problemi. Non tanto nell’idea dei costi standardizzati, peraltro valida indipendentemente da una eventuale scelta federalista, ma nella difficoltà di definire dei costi standard validi per l’intero territorio nazionale e per tutte le funzioni interessate, comprese quelle “protette” come la sanità. Un lavoro apparentemente tecnico, ma che richiederà tempi ben più lunghi dei 6 mesi previsti dal ddl per l’emanazione dei decreti ministeriali di attuazione. E soprattutto che implicherà una condivisione “politica” di modi e tempi. Che non è scontata, e non è solo un problema di opposizione, anzi: è un problema di maggioranza. Perché, secondo più d’uno, nel governo sul Federalismo fiscale ci sono due
velocità: Calderoli accelera, Fitto tira il freno a mano. Differenze di proposte, di linguaggio e di tempi, particolarmente evidenti nelle due audizioni, assai ravvicinate, tenute dai 2 ministri in Parlamento. Calderoli parla di qualche mese come traguardo per il federalismo fiscale, e lo scrive nel ddl. Fitto dice che servono anni. Non è una differenza da poco. E non è l’unica.
ALTRI PROBLEMI – Il ddl proposto di Calderoli ha infatti gli stessi pregi di quello di Prodi, ma ha anche gli stessi difetti: rimanda, correttamente, a una serie di Decreti di attuazione, di competenza del Governo, che dovranno chiarire tutte le ambiguità che inevitabilmente una Legge delega contiene. Gli esempi sono tantissimi. Eccone due: quantificare il significato di “adeguata perequazione”. E ancora: quali saranno, con quali basi imponibili e margini di manovra, i nuovi tributi regionali che sostituiranno l’IRAP. E altre, numerosissime, tecnicalità di cui è disseminato un provvedimento del genere, e di cui magari riparleremo. Sin d’ora, però, se si rimandano le contraddizioni, incluse quelle tra le diverse anime del Governo, la possibilità che tutto finisca in un nulla di fatto non è da escludere. Una cosa, forse, Calderoli l’avrà: un’approvazione, forse anche bipartisan, della legge delega, che gli farà cantare vittoria e dire: “Ve l’avevo detto io, che l’avrei fatto il Federalismo fiscale!”. Gli elettori del Nord si accontenteranno?






















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Calderoli ha inviato alle Regioni la bozza di ddl, da discutere in parlamento a partire da metà settembre. Sorpresa: è un testo equilibrato. Anzi: a leggerlo bene sembra la fotocopia di quello presentato un anno fa dal governo Prodi. Ma allora?…
SAI PRESENTATO DA QUEL BEDUINO DI PRODI NON AVEVA VALORE PERCHE’ NON SAREBBE MAI RIUSCITO A FARLO CON TUTTI QUI PRIMI MINISTRI CHE AVEVA AL GOVERNO !!! ORA INVECE CHE C’E’ UN GOVERNO CHE GOVERNA … SI PUO’ FARE….YESSSSSSS
@Il Passatore:
Ciao! Sai, a me piacciono più i paesi dove ci sono primi ministri e non sultani, in cui ci sono i cittadini e non i sudditi. De gustibus.
In ogni caso, la dialettica non manca (magari un po’ trattenuta) neppure nel Governo berlusconi. Se di rileggi l’articolo, ci sono dei – documentati – contrasti tra la visione di Calderoli e quella di Fitto. Siccome i decreti di attuazio0ne dovranno firmarli diversi ministri, vederemo se sarà così semplice trovare “la quadra”. Potremmo citare lo splendido spetaccolo di una manovra licenziata in “9 minuti e mezzo” ma che è stata poi scritta e riscritta fino all’ultimo secondo, oppure la edificante vicenda in corso (quella della norma anti-precari) su cui vediamo due ministri dire: Il governo non c’entra, l’ha fatta il parlamento, nenache il parlamento fosse dominato da Rifondazione Comunista…Per dire, insomma, che la dialettica c’è (per fortuna) anche nel centro destra. Io direi: vediamo come va a finire. Grazie per il tuo intervento!
^_^
anch’io prefrerisco paesi dove ci sono I ministri e non sultani. Ma purtroppo questo è un paese dove il popolo vuol essere (ed ha voluto) essere servo e non l’amministratore di se stesso tramite i mezzi di una normale democrazia.
Il capo supremo li metterà in riga in un attimo. Loro servono solo (Calderoli e c.) a firmare in fretta e furia le leggi che gli fanno comodo e lo rendono intoccabile.Di altro non mi risulta si occupino un gran che.
E cosa ci si aspettava da uno che fa una legge elettorale e poi dice di aver scritto una porcata? Ma nonostante tutto vuole andare al voto con quella legge…
Ma tanto il Popolo Dei Lobotomizzati sarà contento e felice di avere questa legge! =D
ed il debito pubblico come lo mettiamo ? lo ripartiamo federalmente o semplicemente ce lo teniamo nazionale ?
Perchè tanto tra un po non ci sarà più niente da privatizzare per abbatterlo, e comunque le privatizzazioni fatte fin qui NON HANNO PORTATO AD ALCUN ABBATTIMENTO, senza che la Corte dei Conti abbia fatto obbiezzioni sulla destinazione (illecita)dei corrispettivi incassati:il che la dice lunga sulla volontà/possibilità del Governo centrale di abbatterlo
Se lo ripartissimo federalmente almeno in parte andrebbe pagato: vuoi che la Lombardia non vorrebbe farci una bella figura??’
@enrico brenda:
L’impressione che danno è questa. Non saprei dire se la Lega (An non esiste più, ormai) si accontenterà di una cosa che, obiettivamente, dal suo punto di vista, è troppo poco. Oppure, se proverà il colpaccio (magari in cambio della riforma della giustizia) con i decreti ministeriali di attuazione. La presenza di Fitto agli affari regionali, in questo senso, non mi sembra (sempre dal punto di vista della lega) rassicurante…
@Delio:
Io sul fatto che il “popolo leghista” sia così contento di vedersi preso in giro ci andrei cauto. A meno di non fare una brillante operazione di marketing politico, o di dare forme “speciali” di autonomia a Lombardia e Veneto (ipotesi prevista nel ddl Calderoli) penso che non saranno così entusiasti
@Piero Cicchetti:
La ripartizione del debito pubblico, se il modello federalistico che passa è questo, non crea quasi nessun problema. Perchè rispetto alle ipotesi “dure e pure” della prima ora leghista, questo è uno zuccherino..
@tutti:
^_^
La speranza della Lega credo sia che una parte dell’opposizione voti a favore, ed e’ da qualche settimana ormai che la Lega manda segnali all’opposizione, sanno che una riforma federale vera sarebbe osteggiata da tutti, cosi’ una speranza c’e’. Il problema e’ che sono sempre piu’ convinto che i maggior poteri alle Regioni servono alla Lega per fare a livello regionale quello che la Dc faceva a livello nazionale.
un poco alla volta
quando il progetto è rivoluzionario e non si può avere tutto subito, almeno ci si avvicina allo scopo, si tacita l’ elettorato e si continua a gozzovigliare e sfamare coi privilegi del potere
altrimenti si butta tutto all’ aria e non si ottiene nulla, anzi, si perde l’ ottenuto
pax magna et satolla virtute
e la pancia?
@LKV:
Sì, lo penso anch’io. D’altronde, difficile che si dica no ad un progetto molto simile a quello che l’allora sindaco di Roma salutò favorevolmente
@CICERO CICERONIS:
A me il gradualismo piace, sono convinto che non si possa fare una cosa “rivoluzionaria” come il federalismo fiscale a colpi di accetta. La domanda però è anche: perchè quello che ieri era una proposta inaccettabile oggi diventa il sogno realizzato? Sarebbe bello che qualcuno lo chiedesse a Calderoli e soci. Per sapere cosa ne pensano. ^_^
@Gregorj:
Sono ancora in odore di licenziamento (Giornalettismo potrebbe sfruttare la norma anti-precari…^_^) oppure mi hai perdonato per hello Maiello?
@tutti:
Un sorriso solare
[...] “Per qualcuno è una sorpresa: E’ un testo equilibrato, che somiglia molto a quello presentato un anno fa dal governo Prodi… [...]
Perequazione di qui , aiuti europeidi la , credo che rimarrà tutto come prima con un leggeero mmiglioramento
La vera rivoluzione sta nel riformare la costituzione e farla divenire federale