Chiara Dossi Protocollo Chiara
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Il Protocollo Chiara è realtà: niente visite fiscali ai malati gravi

CHI E’ CHIARA DOSSI –

Chiara Dossi è un’eroina normale, una donna coraggiosa, una leonessa che, alle prese con il linfoma di Hodgkin, malattia feroce e implacabile, non si è mai arresa. Neanche di fronte all’ottusità della burocrazia dell’Inps. E ora ha vinto, ora lei ha cambiato le cose. Ora non ci saranno più visite fiscali per i malati gravi.

ChiaraDossi

IL PROTOCOLLO CHIARA, LA STORIA –

La storia parte da Arco di Trento, il 30 maggio scorso. Chiara Dossi è uscita da pochi giorni da un durissimo ciclo di chemioterapia. Ha il linfoma di Hodgkin ed è così debilitata dalla cura che i postumi la tengono in casa. Si alza a fatica, vomita spesso, “anche l’anima” come confessa al Corriere della Sera, non sente il campanello che suona. Ma non è il postino, né un testimone di Geova. E’ l’Inps, per la visita fiscale.

La burocrazia non conosce pietà, Chiara riceve la comunicazione per cui deve presentarsi a Trento. Perché alla scampanellata alla sua porta non ha reagito andando ad aprire. Era troppo impegnata a soffrire. E’ fuori di sé e reagisce prima con un post su facebook che viene condiviso, con indignazione, da tantissime persone e diventa virale, poi andandoci a Trento, piena di rabbia e voglia di cambiare le cose. A dispetto anche dei medici, che la scongiurano di evitare lo sforzo. “Cinquanta minuti in auto, con un linfoma che non mi dà tregua e tu mi ordini di venire da te a giustificarmi se non ti ho aperto la porta? Dovevo andare, anche se i dottori mi dicevano “non puoi andare nelle tue condizioni”. Io rispondevo solo “vado a dirgliene quattro, voglio proprio vederli in faccia quelli”. E sono partita”. E “quelli” hanno accolto la sua furia. “Quelli”, fortunatamente non erano burocrati ottusi e disumani, “quelli” già il giorno dopo, forse impauriti dalla sua veemenza o più probabilmente coinvolti dalla sua passione, erano dalla sua parte. “Forse li ho spaventati con Facebook, forse ho trovato le parole giuste per spiegarmi. Tutto è cambiato, come per magia, e ora mi sembra incredibile che sia stata io a cambiare le cose, che d’ora in poi nessun medico busserà alla porta di un malato grave per una visita fiscale”.

 

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Mentre combatte la guerra più difficile, Chiara, sorriso irresistibile e occhi che ti inchiodano, ora più di prima, ha trovato il tempo di dedicarsi a una battaglia di civilità e umanità, per se stessa e per tutti. E ora, almeno in Trentino, l’aberrazione di ritrovarsi nel baratro kafkiano di un controllo medico e fiscale che può trovarti senza forze nemmeno per aprire la porta, cesserà. Merito di questa sociologa 38enne che, come ha testimoniato l’attenzione dei media locali, ha saputo con forza e ironia combattere per i suoi diritti, e non solo.

IL PROTOCOLLO CHIARA PRESTO DIVERRA’ LEGGE –

E pazienza se per ora, come fanno notare Zanotelli e Zappaterra, dirigenti Inps che hanno preso a cuore la vicenda di Chiara, questa conquista varrà solo per i dipendenti pubblici. In Trentino il documento approvato in merito è stato chiamato proprio “protocollo Chiara” e presto diverrà un provvedimento nazionale, perché la sua storia è arrivata fino ai palazzi della politica romana ed è in preparazione un decreto legge. Per ora in Trentino il protocollo evita i controlli medici domiciliari ai pazienti con malattie gravi documentate (come i malati oncologici) e il cui stato avanzato della malattia o le terapie salvavita in corso o particolarmente debilitatanti impediscono loro di lavorare. E la legge nazionale servirà ad estendere questa valutazione, che verrà operata dai medici e non da un software come accaduto oggi.

Tutto grazie a Chiara Dossi, direttrice e presidente di una cooperativa sociale, che ha scoperto il suo incubo personale il 18 febbraio, grazie al fratello medico che ha capito dai sintomi cosa stava accadendo. E lei ha combattutto, da subito, con l’adorabile gatto Palmiro: nulla l’ha piegata: una trombosi, un’infezione, problemi polmonari. “Anche per questo mi sono arrabbiata: e se avessi voluto fare una passeggiata per riprendermi dopo giorni di dolori infiniti in seguito alla chemio? Come possiamo ritrovare un po’ di normalità, se non possiamo permetterci neanche di uscire?”. Marco Zanotelli l’ha chiamata, da subito ha voluto trovare una soluzione. E allora da Trento ad Arco c’è andato lui, a casa di Chiara, per studiare come risolvere la situazione. E alcuni deputati trentini portavano la questione in Parlamento, nelle stesse ore. “Per me – dice Chiara al CorSera – è stata una lezione di vita, ho capito che se noi cittadini imparassimo a dialogare con le istituzioni forse sarebbe tutto più sempolice. Il mio caso è la dimostrazione che esiste un punto di incontro fra buona politica, società civile e amministrazione pubblica. E ora quella che era partita come una storia bruttissima è diventato qualcosa di bello, che mi ha fatto sentire capita e umanamente sostenuta”. Già, perché Chiara su Facebook ha ricevuto appoggio e parole meravigliose. Perché il suo esempio gentile e fiero è qualcosa di unico, la dimostrazione che il mondo si può cambiare, basta non arrendersi. Grazie, ragazza coraggiosa.