La Coca Cola finanzia il dittatore con 13 mogli?
02/01/2012 - Accuse alla multinazionale che opera in Swaziland: dagli Usa dicono “tutto regolare” Lo stabilimento della Coca Cola in Swaziland, piccolo stato circondato interamente dal Sudafrica, è di nuovo al centro della polemica e dell’attenzione degli attivisti dei diritti umani. Una
Accuse alla multinazionale che opera in Swaziland: dagli Usa dicono “tutto regolare”
Lo stabilimento della Coca Cola in Swaziland, piccolo stato circondato interamente dal Sudafrica, è di nuovo al centro della polemica e dell’attenzione degli attivisti dei diritti umani. Una nuova accusa lanciata dallo Swaziland Democracy Campaign accusa il gigante che produce la bibita più nota al mondo: “State facendo affari con la gente sbagliata”, che poi sarebbe l’uomo che dello Swaziland è re, ultimo monarca assoluto d’Africa, l’uomo con 13 mogli e che ogni anno ha diritto a sceglierne un’altra in un gran ballo in cui tutte le vergini si presentano a seno nudo: Mswati III.
LA BEVANDA E IL DITTATORE – “Alla fine della giornata”, dice il responsabile della campagna per lo Swaziland citato dal Guardian, “la Coca Cola non contribuisce all’economia dello Swazi in nessun modo. Questi profitti non aiutano lo Swazi medio, mentre il re diventa ogni giorno più ricco. Il re sta spremendo il paese, fortificandolo ogni giorno di più e dandogli il potere necessario per schiaciare l’opposizione. Nessuno dovrebbe fare affari con il regime dello Swaziland”, continua Mary Pais Da Silva, “bisognerebbe portare gli affari altrove”. E sebbene la Coca Cola precisi che non un dollaro dell’attività nel paese finisca nelle tasche di Mswati III, è ben vero che una singola azienda, appunto la Coca Cola, contribuisce per il 40% al Pil dell’intero paese; un paese che è stato più volte all’attenzione degli attivisti per i diritti umani, principalmente per le azioni del contestato re. “Con una fortuna di almeno 100 milioni di dollari, regna su uno dei paesi più poveri al mondo, con moltissime persone che vivono nella povertà più assoluta”; ovviamente “i partiti politici sono banditi e gli attivisti regolarmente arrestati, imprigionati e torturati”.
LO STABILIMENTO DELLA DISCORDIA – Secondo gli attivisti, ora bisognerebbe che la Coca Cola facesse in modo da dirottare parte degli utili delle sue attività verso il popolo Swazi: “Dovete iniziare a supportare il movimento democratico”, dice Lucky Lukhele, dello Swaziland Solidarity Network, che propone di agire come ai tempi del boicottaggio dell’Apartheid sudafricano: “Il re sta distruggendo l’economia del paese, per cui bisogna comportarsi come allora. O si sta con la gente, o con il sovrano”, spiegano gli attivisti. In effetti moltissime sono state le denunce in passato, arrivate anche in Italia: il principale atto di accusa riguardante lo stabilimento di Mapatsa, dove si lavora la canna da zucchero per produrre il concentrato base per le bevande dell’azienda di Atlanta, fu pubblicato su Pambazuka News da Peter Kenworthy: “Quando vi aprite una Coca Cola, passate un momento a ringraziare i lavoratori dello Swaziland”. Da parte dell’azienda, ovviamente, muro di gomma a tutte le accuse.
Re Mswati III non riceve alcun profitto o dividendo dalla Conco Swaziland [l'affiliata locale della Coca Cola]. La Conco, come tutte le altre fabbriche di The Coca Cola Company, è totalmente posseduta da TCCC. Attraverso la Coca Cola Africa foundation, stabilitasi anche in Swaziland nel 2001, la popolazione ha giovato di contributi provenienti da TCCC al loro welfare riguardo la gestione dell’acqua, la salute, l’educazione e l’avviamento all’impresa.
Così parla un portavoce del gigante di Atlanta. La situazione non accenna a cambiare.












