Mentana cacciato da Mediaset, sicuri che abbiano sbagliato?

12/02/2009 - Con una lettera inviata a Libero, il cui direttore Vittorio Feltri l’aveva attaccato pesantemente il giorno prima, Enrico Mentana dice la sua sulla vicenda che l’ha portato alle dimissioni da direttore editoriale di Mediaset. In questo sunto comparso sul Corriere,

     
 

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Con una lettera inviata a Libero, il cui direttore Vittorio Feltri l’aveva attaccato pesantemente il giorno prima, Enrico Mentana dice la sua sulla vicenda che l’ha portato alle dimissioni da direttore editoriale di Mediaset. In questo sunto comparso sul Corriere, si legge: “Se Mediaset vuol cacciarmi comunque, che lo faccia: basta che non si nasconda dietro i cavilli“. Mentana spiega «come sono andate davvero le cose» e come le ha vissute «in prima persona». Il giornalista racconta che la sera della morte di Eluana non chiese lo spostamento in prime time di Matrix al posto del Grande Fratello ma che fece tre proposte: “Aprire nel programma (il Grande Fratello, ndr) una o due finestre del Tg5; oppure inserire attorno alle 22 dieci minuti di Matrix; o infine chiudere il Grande Fratello non alle 24, com’era previsto, ma un’ora prima, così da trasmettere una puntata di Matrix in grado di essere seguita da un pubblico meno sparuto“. Tutte e tre furono bocciate, spiega Mentana. Da qui le dimissioni.

Non sono inquadrabile tra gli adepti della tv del dolore, né mi sono accanito con trasmissioni su trasmissioni intorno al caso di Eluana: anzi – ci tiene a sottolineare Mentana nella lettera a Feltri -, negli oltre tre anni di vita di Matrix me ne sono occupato una sola volta, venerdì scorso, quando la vicenda era diventata un affare di Stato per lo scontro tra governo e Quirinale”. E continua: “Non ho mai sentito, né quella sera né dopo Confalonieri o Pier Silvio Berlusconi. Mi ha chiamato, invece, il direttore del personale, per preannunciarmi che l’azienda riteneva concluso il rapporto di lavoro con me, a causa delle mie dimissioni da direttore editoriale. Per la verità – chiarisce il giornalista – la mia qualifica contrattuale è di direttore ad personam, quindi è evidente che la qualifica editoriale non ha alcun contatto con il mio ruolo operativo di responsabile e conduttore di Matrix. Ma se Mediaset vuol cacciarmi comunque, che lo faccia: basta che non si nasconda dietro i cavilli. I soldi non sono un problema – scrive Mentana - la forma sì. E anche la sorte di chi sta lavorando con me al programma, e ha appreso della sua sospensione da una lettera di due righe”. E alla fine, Chicco annuncia che non è d’accordo per passare a Sky, come si malignava in giro. 

Ora, a parte tutte le questioni di metodo, forse è interessante anche  questo ragionamento di Lakeside Capital sulla querelle. Nel quale prima di tutto si fa notare il record d’ascolti per la programmazione alternativa (il Grande Fratello), e si commenta: “forse non è proprio chi dirige la programmazione Mediaset ad avere scarsa sintonia con il Paese. Se poi gli italiani preferiscono il GF9 perchè sono ignoranti ed indifferenti, o snobbano gli speciali dell’informazione perchè intelligenti e rispettosi, o semplicemente perchè Adam Smith aveva ragione, è un’altra questione“. E poi ci si chiede giustamente che tipo di informazione aggiuntiva pretendeva di apportare Mentana al circo mediatico appena approntato a reti quasi unificate subito dopo la notizia della morte di Eluana: Vespa in studio con la Roccella in un profluvio di lacrime e speciali su Mediaset di Studio Aperto e del TG4, e l’Infedele di Gad Lerner su La7. Certo, acca’ nisciuno è fesso, e si capisce benissimo che dietro la scelta della direzione c’era anche la volontà di lasciar fare ai Tg più allineati sulla questione Englaro, visto che Mentana (a torto) è visto come un “comunista“. Ma alla fin fine, ci siamo persi davvero qualcosa a parte la replica in salsa magari più frizzante di Porta a Porta? E, posto che è difficile condannare qualcuno per aver scelto di guardare un canale invece che un altro, non sarà che la scelta per il Grande Fratello, dopo la conclusione della vicenda, fosse anche un modo per dire che qualcuno si era anche stufato del circo mediatico costruito attorno a un caso personale e privato, nel quale magari l’impressione che i media ci sguazzassero con mucho gusto era diventata tale da dare disgusto al telespettatore? Ad un certo punto, magari qualcuno si sarà pur detto: e basta, su, è morta, così avrà voluto Dio (se davvero esiste); perché dovete continuare a fare tutta questa pornografia virtuale? A questo punto, mi vedo quella reale e ammiro la sesta di Cristina. Sicuri che sia davvero così in torto?

***

E’ una di quelle notizie che fanno bene al cuore, oltre che al morale. “Italy may be able to force Internet providers to block access to Web sites including Facebook Inc., the world’s largest social-networking site, if they incite or justify criminal behavior, according to an amendment to a bill passed by the Senate“. Bloomberg sta parlando della legge per bloccare l’accesso a siti web come Facebook, se incitano al o giustificano il comportamento criminale, approvata al Senato il 5 febbraio e ora in discussione alla Camera. E il motivo – gravissimo – che giustifica questo provvedimento? “Italian prosecutors began looking into Facebook groups dedicated to convicted Sicilian Mafia bosses Bernardo Provenzano and Salvatore Riina last month to verify whether they were used to send coded messages to mobsters“. Nel testo del ddl infatti si legge : “In caso di accertata apologia o incitamento, il ministro dell’Interno dispone con proprio decreto l’interruzione dell’attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, applicando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti“. Insomma, il ministero – come si spiega più sotto – può pretendere dai provider la rimozione di pagine dai siti come Youtube o Facebook dopo una semplice “investigazione” (senza quindi, par di capire, che il ‘presunto colpevole’ – a questo punto chiamiamolo direttamente così – sia chiamato prima a difendersi), e le pene per chi le promuove o le scrive materialmente arrivano a cinque anni di galera. In pratica il governo si arroga un potere che nei paesi democratici, di solito, è esercitato solo dall’autorità giudiziaria e mai dal governo. In più, la legge prevede anche una pena per i provider: “Should Internet providers including Fastweb SpA, Telecom Italia SpA or Tiscali SpA fail to follow the ministry’s order to black out the pages or sites, they may face a fine of as much as 250,000 euros“. Duecentocinquantamila euro non a caso: non c’è dubbio su chi sceglierano, i provider, posti davanti a un abbonamento adsl da magari venti euro al mese, e un quarto di milione di multa. “Una censura preventiva delle opinioni” – dice Marco Paolini, responsabile dell’Europa per Youtube nell’articolo di Bloomberg, e paventa il rischio-chiusura per intere piattaforme. Il Silicon Alley Insider, ancora più drammaticamente, scrive  di “ritorno ai periodi oscuri” per l’Italia (e qui un po’ il giornale fa pensare: perché, erano periodi illuminati, prima di oggi?), e poi commette una forzatura: utilizzando la medesima fonte (Bloomberg), dice che il senatore Giampiero D’Elia, l’avvocato che ha introdotto l’emendamento, avrebbe dichiarato che “Facebook è un sito indecente“, mentre il parlamentare aveva invece detto che era indecente che Facebook facesse togliere dal suo sito le foto delle mamme che allattano a non le pagine che inneggiano ai delinquenti. Il che non è che sia del tutto privo di logica, a dire il vero. Anche se la storia è finita in maniera diversa.

Ecco però che sia il Silicon Alley Insider che il più autorevole Bloomberg ci hanno venduto una calla: “chiudere delle pagine internet” non significa chiudere un interno sito, in special modo un sito come Facebook o Youtube. Insomma, sembra proprio che il nome del sito popolare sia stato “tirato dentro” a forza per fare un titolo un po’ più sexy. Anche se rimane che soltanto in un paese di matti una procura della Repubblica avrebbe il coraggio di uscirsene con una frase del tipo: “Non siamo più ai tempi del sasso in bocca. E se fino a qualche anno fa c’erano ancora capi mandamento di Palermo che nei loro salotti parlavano di contattare giornalisti importanti per sostenerli in una campagna propagandistica, perché dobbiamo escludere che i mafiosi oggi non sfruttino mediaticamente tutte le possibilità?. I mafiosi si muovono nel mondo globale a grande velocità, sono sempre i più svelti ad adattarsi alle novità“. Insomma, se il procuratore di Palermo Pietro Grasso evitasse di immaginare scenari fantascentifici nei quali Cosa Nostra utilizza Facebook per far girare messaggi privati e comunicare con il pubblico, quando esistono sia le email che i giornalisti in vendita, forse ad eccessi del genere non si arriverebbe.

A proposito, pare che in Sardegna stiano un pochino arrabbiati per il digitale terrestre. Chi sa se qualcuno ne aveva già parlato

Vignetta di Mauro Biani

     
 

15 Commenti

  1. Parcobuoi scrive:

    Ma davvero credete che le dimissioni di Mentana siano solo lo spazio di informazione lasciato vuoto su canale 5? Il problema secondo me è stata la puntata con Dipietro e quella con Genchi. Mentana non è allineato alla linea del Presidente del Consiglio nonchè maggior azionista della società in cui lavorava. Il problema di fondo è questo. Qualcuno vuol dirmi chi c’è nel panorama televisivo oltre Santoro a essere “contro” Berlusconi? Vi siete mai chiesti perchè Costanzo è stato ridimensionato con il suo Costanzo Show? Forse perchè più sensibile a tematiche sociali e quindi (secondo molti) di sinistra? Fatevi domande e cercate le risposte. Cercatele!

  2. cordapazza scrive:

    Ma sono io la sola a ridere allo spettacolo? Il “non allineato” (ahahahah) Mentana che ha sempre fatto il giochetto di smarcarsi, continuando a mangiare però, mentre ora lo hanno aspettato al varco con un “a ‘bbello, stavolta ti smarchi ma non mangi più!”.
    La solita manfrina che andrà a finire a tarallucci, vino e volemose bene

  3. AG scrive:

    Cordapazza, non sei la sola a ridere. A parte che il TG5 di mentana ha sempre avuto una linea fintamente super-partes ma in realtà con sempre la parola, l’aggettivo o l’allusione che portava quasi subliminalmente il discorso a favore di certe tesi care al Capo.
    Semplicemente Mentana non fa ascolti con Matrix e quindi sono stati tutti ben felici della conclusione, Mediaset per liberarsi di un oneroso contratto, Mentana che si può rivendere su un certo mercato come un altro giornalista-martire.

  4. EssEmme scrive:

    Basta! Impedite ad AG di dire cose intelligenti, cosa comunque nuova per lui, altrimenti mi prende a male sapere che anche questa volta sono d’accordo con lui!

  5. cordapazza scrive:

    appunto, AG e d EssEmme..
    Mentana: la Quiete prima della tempesta in un bicchier d\’acqua!

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