Decreto legge sugli aiuti di stato, in arrivo l’ennesimo bluff

12/02/2009 - Dal cappello a cilindro di Berlusconi spunta un decreto legge sugli aiuti di stato. Integralmente copiato dalle raccomandazioni comunitarie e senza neppure un centesimo di euro. E’ così che si supera la crisi economica? Sui tavoli dei ministeri e delle

     
 

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Dal cappello a cilindro di Berlusconi spunta un decreto legge sugli aiuti di stato. Integralmente copiato dalle raccomandazioni comunitarie e senza neppure un centesimo di euro. E’ così che si supera la crisi economica?

Sui tavoli dei ministeri e delle Regioni si discute in queste ore un provvedimento normativo che sarà, secondo il presidente Berlusconi, un’altra pietra miliare nell’azione del governo contro la crisi economica. Un ennesimo decreto legge, che stavolta riguarda “l’accelerazione delle procedure di autorizzazione degli aiuti di Stato temporanei e la loro immediata operatività per fronteggiare le conseguenze della crisi finanziaria sull’economia reale“.

GLI AIUTI DI  STATO CONTRO LA CRISI - Finalmente, direte voi, il governo si muove, dopo i dati terribili sulla cassa integrazione ordinaria degli ultimi due mesi e ai ripetuti crolli della produzione industriale, per dare una mano alle affaticate imprese italiane? Non proprio. Il governo si limiterà a recepire la comunicazione della Commissione europea Un piano europeo di ripresa economica», un piano volto a favorire la ripresa dell’Europa dall’attuale crisi finanziaria, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della CE del 22 gennaio 2009. Nelle intenzioni della Ue, si tratta di varare in tutta Europa misure a breve termine per rilanciare la domanda, salvare posti di lavoro e contribuire a far rinascere la fiducia e nella scelta di puntare su “investimenti intelligenti”, attraverso una temporanea modifica degli aiuti di stato alle imprese, materia disciplinata dagli articoli 107 e 108 del trattato Ue.

UN’IDEA GENIALE - La comunicazione di Bruxelles recepita nel decreto legge in preparazione prevede misure temporanee per incoraggiare le imprese a continuare ad investire nel futuro, che riguardano gli aiuti di piccole dimensioni finanziarie (i cosiddetti “de minimis“), quelli sotto forma di riduzione del premio annuale da pagare per nuove garanzie, la concessione di prestiti a tasso agevolato, e altre minutaglie. Se vivessimo nel paese degli smemorati, saremmo lieti che la Ue lo ha “consigliato” e che il governo italiano – con decreto legge, data l’urgenza  - lo ha recepito. Se vivessimo nel paese dei creduloni, rilanceremmo le veline governative che diranno che avremo grazie a questo decreto un rilancio eccezionale dell’economia italiana. Peccato che, con due semplici click possiamo entrare nel segretissimo sito del Ministero dello Sviluppo economico, e leggerci tutto il dossier sulla disciplina sugli aiuti di stato attualmente in vigore e in particolare il recentissimo Regolamento (CE) n. 800/2008, che stabilisce la disciplina generale degli aiuti compatibili con il mercato comune, dalla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 214/3 del 9 agosto 2008, che ha valore di legge.

E DOV’E’ LA NOVITA’ ? – E scopriremmo la lieta novella: gli aiuti di Stato sono sempre esistiti. Lo ricordò appena qualche mese fa la stessa Commissione europea a Silvio Berlusconi e a quanti li invocavano a gran voce per fronteggiare la crisi. In tutta Europa sono circa 60 miliardi di euro. In Italia sono circa  6 miliardi di euro all’anno secondo l’ultimo Rapporto MET. Ma il piano straordinario, da varare urgentemente per decreto legge, è figlio di tempi straordinari, in cui si danno risposte straordinarie. Vediamole queste risposte: senza annoiare con dettagli e tecnicalità inutili, l’immensa montagna del decreto legge che il governo si appresta a varare in pompa magna partorisce un piccolissimo topolino. L’unica vera novità rispetto all’esistente è l’estensione del regime de minimis (ovvero la soglia che fa considerare un investimento “minimo” e quindi autorizzato senza preventiva richiesta a Bruxelles) a 500 mila euro fino al 31 dicembre 2010, rispetto ai 200 mila euro attualmente in vigore.

L’ENNESIMO GIOCO DELLE TRE CARTE – Nel testo del piano anticrisi europeo non c’è altro. Ma la cosa grave è che il governo si è limitato a recepire parola per parola gli orientamenti e i suggerimenti della Commissione, senza metterci nulla di suo. Non un’idea in più, una specificazione, un dettaglio. Qualcosa che faccia sembrare che il governo italiano ha idee  per fronteggiare la crisi. Anzi, a ben vedere una differenza c’è: la Commissione con il suo piano esorta lo stanziamento di risorse aggiuntive per queste misure temporanee. Ovviamente, con risorse nazionali, perché l’ammontare delle risorse europee è fissato da tempo e Bruxelles non ha fonti proprie di entrata. Invece nel testo del decreto legge che circola si stabilisce (all’art.10) che le amministrazioni provvedono agli adempimenti contenuti nel presente decreto, senza nuovi o maggiori oneri, avvalendosi delle proprie risorse umane, strumentali e finanziarie. Quindi, senza un solo centesimo di euro in più. Se si vorrà dare questa minestra riscaldata  si dovranno ridurre altri tipi di aiuto di stato, oppure ridurre i potenziali beneficiari dei provvedimenti. Alla faccia della norma anti crisi!

GOVERNO BOCCIATO – Basterebbe per bocciare il provvedimento. Ma non è tutto. Non basta la sgradevole sensazione che manchi una strategia italiana su cosa ha senso fare ed è fattibile in funzione anti-crisi, qualcosa che non sia il copia incolla di provvedimenti altrui,  che sia diverso e aggiuntivo dalle cose che normalmente si fanno. C’è dell’altro. Uno degli aspetti cruciali per fronteggiare la crisi è la tempestività. Chiunque abbia chiesto un aiuto di stato (anche in regime de minimis, più semplice) sa che dal momento della domanda a quello della concessione dell’aiuto passa – quando va bene – un anno. Soluzioni più “rapide” come una riduzione delle tasse o almeno il credito d’imposta sarebbero più efficaci. Inoltre, se proprio si vuole seguitare a sprecare soldi nell’aiutare industrie non competitive, erogando sussidi a largo raggio bisognerebbe cominciare a porsi il problema della loro effettiva efficacia e pertinenza. Per esempio, una maggiore selettività rispetto alla dimensione di impresa, allo scopo dell’aiuto, alle tipologie di investimento dei regimi di aiuto, che solo così possono svolgere – ammesso che ci riescano – una funzione di utilità pubblica. E per chiudere con un po’ di semplice buonsenso, si continuano ad erogare contributi a fondo perduto senza preoccuparsi di “mantenere” almeno una parte di quelle risorse per il futuro (quando difficilmente potremo disporre ancora di tutti questi soldi “europei”), ad esempio destinandole a fondi rotativi. Anche solo questo potrebbe sembrare una parvenza di politica industriale. Meglio dedicarsi al gioco delle tre carte, sperando che passi la nottata e qualcun altro all’estero vari per noi qualcosa di utile per la nostra economia.

     
 

4 Commenti

  1. Non capisco l’indignazione: il governo Berlusconi ricalca la prassi italiana in tema di recepimento delle direttive comunitarie.
    Ricalca anche lo spreco di retorica che ne circonda l’adozione e il silenziatore mediatico sui loro contenuti, ma se questo è il nocciolo del problema, allora è un problema vecchio di venticinque anni. Siamo di fronte all’ennesimo mancato miglioramento, purtroppo, ma non a una involuzione

  2. Comicomix scrive:

    Falkino non ha tutti i torti: non c’è molto di nuovo sotto il sole…
    A parte il fatto che questa è una situazione non ordinaria, e (dal mio punto di vista) dopo 25 anni, in una situazione così difficile, l’ennesimo mancato miglioramento è un’involuzione (ulteriore).

    E sulla retorica (accoppiata al nulla) sinceramente berlusconi è imbattibile. Davvero straordinario.

    Un sorriso onnicomprensivo (e anche onnivoro)
    ^_^

  3. loska scrive:

    Va detto che in periodo di crisi magari fare qualcosina di più… u,u

  4. Falkenberg scrive:

    “A parte il fatto che questa è una situazione non ordinaria, e (dal mio punto di vista) dopo 25 anni, in una situazione così difficile, l’ennesimo mancato miglioramento è un’involuzione (ulteriore).

    In effetti hai ragione riguardo al fatto che sia una involuzione, ma allora è stata condivisa anche dai governi precedenti – purtroppo.
    NOn concordo sulla paranoia da emergenza: fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di mostrarsi attivi è pericoloso: riscjiamo una replica degil anni ’30, con l’iperattivismo governativo che ha portato al protezionismo ed a politiche che hanno ritardato la riprsea. L’unica cura per una depressione è … una depressione. Se lo avessimo accettato negli ultimi cicli, avremmo evitato di creare il mostro con cui adesso ci confrontiamo.

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