Dal cappello a cilindro di Berlusconi spunta un decreto legge sugli aiuti di stato. Integralmente copiato dalle raccomandazioni comunitarie e senza neppure un centesimo di euro. E’ così che si supera la crisi economica?
Sui tavoli dei ministeri e delle Regioni si discute in queste ore un provvedimento normativo che sarà, secondo il presidente Berlusconi, un’altra pietra miliare nell’azione del governo contro l
a crisi economica. Un ennesimo decreto legge, che stavolta riguarda “l’accelerazione delle procedure di autorizzazione degli aiuti di Stato temporanei e la loro immediata operatività per fronteggiare le conseguenze della crisi finanziaria sull’economia reale“.
GLI AIUTI DI STATO CONTRO LA CRISI - Finalmente, direte voi, il governo si muove, dopo i dati terribili sulla cassa integrazione ordinaria degli ultimi due mesi e ai ripetuti crolli della produzione industriale, per dare una mano alle affaticate imprese italiane? Non proprio. Il governo si limiterà a recepire la comunicazione della Commissione europea Un piano europeo di ripresa economica», un piano volto a favorire la ripresa dell’Europa dall’attuale crisi finanziaria, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della CE del 22 gennaio 2009. Nelle intenzioni della Ue, si tratta di varare in tutta Europa misure a breve termine per rilanciare la domanda, salvare posti di lavoro e contribuire a far rinascere la fiducia e nella scelta di puntare su “investimenti intelligenti”, attraverso una temporanea modifica degli aiuti di stato alle imprese, materia disciplinata dagli articoli 107 e 108 del trattato Ue.
UN’IDEA GENIALE - La comunicazione di Bruxelles recepita nel decreto legge in preparazione prevede misure temporanee per incoraggiare le imprese a continuare ad investire nel futuro, che riguardano gli aiuti di piccole dimensioni finanziarie (i cosiddetti “de minimis“), quelli sotto forma di riduzione del premio annuale da pagare per nuove garanzie, la concessione di prestiti a tasso agevolato, e altre minutaglie. Se vivessimo nel paese degli smemorati, saremmo lieti che la Ue lo ha “consigliato” e che il governo italiano – con decreto legge, data l’urgenza - lo ha recepito. Se vivessimo nel paese dei creduloni, rilanceremmo le veline governative che diranno che avremo grazie a questo decreto un rilancio eccezionale dell’economia italiana. Peccato che, con due semplici click possiamo entrare nel segretissimo sito del Ministero dello Sviluppo economico, e leggerci tutto il dossier sulla disciplina sugli aiuti di stato attualmente in vigore e in particolare il recentissimo Regolamento (CE) n. 800/2008, che stabilisce la disciplina generale degli aiuti compatibili con il mercato comune, dalla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 214/3 del 9 agosto 2008, che ha valore di legge.




Non capisco l’indignazione: il governo Berlusconi ricalca la prassi italiana in tema di recepimento delle direttive comunitarie.
Ricalca anche lo spreco di retorica che ne circonda l’adozione e il silenziatore mediatico sui loro contenuti, ma se questo è il nocciolo del problema, allora è un problema vecchio di venticinque anni. Siamo di fronte all’ennesimo mancato miglioramento, purtroppo, ma non a una involuzione
Falkino non ha tutti i torti: non c’è molto di nuovo sotto il sole…
A parte il fatto che questa è una situazione non ordinaria, e (dal mio punto di vista) dopo 25 anni, in una situazione così difficile, l’ennesimo mancato miglioramento è un’involuzione (ulteriore).
E sulla retorica (accoppiata al nulla) sinceramente berlusconi è imbattibile. Davvero straordinario.
Un sorriso onnicomprensivo (e anche onnivoro)
^_^
Va detto che in periodo di crisi magari fare qualcosina di più… u,u
“A parte il fatto che questa è una situazione non ordinaria, e (dal mio punto di vista) dopo 25 anni, in una situazione così difficile, l’ennesimo mancato miglioramento è un’involuzione (ulteriore).
”
In effetti hai ragione riguardo al fatto che sia una involuzione, ma allora è stata condivisa anche dai governi precedenti – purtroppo.
NOn concordo sulla paranoia da emergenza: fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di mostrarsi attivi è pericoloso: riscjiamo una replica degil anni ’30, con l’iperattivismo governativo che ha portato al protezionismo ed a politiche che hanno ritardato la riprsea. L’unica cura per una depressione è … una depressione. Se lo avessimo accettato negli ultimi cicli, avremmo evitato di creare il mostro con cui adesso ci confrontiamo.