Economia

Geronzi alla riscossa in Mediobanca

28 luglio 2008

Malgrado il caldo, negli ambienti di piazzetta Cuccia l’atmosfera è rovente: il redde rationem contro quelli che “se la comandano troppo” è quasi in via d’arrivo. Con un obiettivo preciso: diventare centrali

In questi giorni d’estate c’è chi si sta scannando. D’altronde, si sa, i banchieri son gente strana. Chissà cosa deve essere passato per la testa a Cesare Geronzi: pretende di cambiare la corporate governance della “sua” Mediobanca, che ha adottato da un anno appena il cosiddetto “duale“. Un sistema di governo d’azienda importato dalla Germania, che consiste nella “suddivisione in due diversi organi delle attività gestionali e di controllo di una società, tramite un Consiglio di sorveglianza, al quale sono demandate le funzioni di controllo e che determina le linee guida e di indirizzo della società, e un Consiglio di gestione, che si occupa dell’amministrazione e società uniformandosi alle linee guida formulate dal Consiglio di sorveglianza”. Già da qui si capisce cosa sta succedendo: i due amministratori delegati, Alberto Nagel e Renato Pagliaro, se la “comandano troppo”, secondo Geronzi. Approfittando delle difficoltosa proprietà decisionale in capo al presidente. Ad esempio, alla partita Alitalia la Mediobanca non ha partecipato. Facendo soltanto trasparire l’idea di “partecipare, ma solo quando tutto - soci, modifiche legislative e piano industriale – sarà sul tavolo, con la benedizione del governo”.

UH LA PASSERA! – E così, il caso via della Magliana se lo sta gestendo con grande protagonismo – e tutti i benefici d’immagine e d’accreditamento che ne derivano – l’Intesa di Corrado Passera. Che pare proprio aver sostituito Mediobanca nel suo ruolo di “camera di compensazione” del capitalismo italiano, oltre che di finanziatore. E questo uno come Geronzi non lo può mica accettare. Perché lui è tornato lì unicamente per quello scopo, e anche chi lì ce l’ha mandato (Alessandro Profumo con la sua Unicredit) non può essere contento che la banca guidata dal prodiano Bazoli gli contenda la leadership italiana instaurando ottimi rapporti con l’esecutivo. Alitalia era una cosa da Mediobanca, da tutti i punti di vista. Di qui la notizia del ritorno al passato sulla governance, che si potrebbe interpretare così: Geronzi vuole maggiori poteri per sé e più rapidità decisionale, il duale lo sta rallentando se non bloccando. Profumo lo appoggia, e persino Piergaetano Marchetti di Rcs, che ha messo su l’attuale sistema, pare essersene già stufato. Gli azionisti, quelli “pesanti”, sembrano essere con il presidente. Ma che se ne fa Geronzi di un cambio di governance? Ci sono due ipotesi.

PRIMA IPOTESI – Geronzi, allo scopo di favorire Berlusconi, vuole cambiare la governance di Mediobanca per entrare in Alitalia. Non ha intenzione di lasciarsi scappare la preda, vuole essere della partita. Dall’inizio, così nessuno potrà accusarlo di essere corso in soccorso del vincitore. Se alla fine tutto dovesse rivelarsi un affare, avrebbe fatto il miracolo di aver ragione mentre il management, più abituato a guardare l’affare dal punto di vista strettamente industriale, aveva toppato. Se perde tutto, alla fin fine son soldi dei suoi azionisti. E in ogni caso Silvio apprezzerà. D’altro canto, lui può curarsi solo il premier, nel governo: con Tremonti deve essere equidistante rispetto al governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, visto che i due si sono subito punzecchiati (ha cominciato Giulio, ovviamente).

SECONDA IPOTESIGeronzi dà ormai per persa Alitalia - e non è che gliene freghi poi tanto – e non entrerà se non con quote minoritarie: anche avviandolo ora, il cambio di governance ha necessità di tempo per essere attuato. Quindi, tanto vale usare il vettore per porre sotto pressione il management, spiegandogli che o gli obbediscono o si prenderà a forza parte dei loro poteri. E infatti Pagliaro e Nagel fanno sapere che hanno dalla loro Bankitalia. Via Nazionale, sempre perplessa sui poteri di Geronzi, “potrebbe mandare un’ispezione”, dicono i giornali (non è che si capisca poi benissimo su cosa, ma la notizia (?) colpisce lo stesso). Ma il ruolo di Mediobanca non è quello di “vivere di retail”, come sembrano essersi fissati a fare i suoi due amministratori delegati; è una banca d’affari soprattutto, e ha permesso la nascita del suo mito perché ha salvato la Fiat e il 90% dei grandi capitalisti italiani, non certo perché ha aperto i conti correnti. Questa è l’ipotesi più probabile. Ma il fattore Silvio non è da sottovalutare.

5 commenti a Geronzi alla riscossa in Mediobanca

  1. Pingback: ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo!

  2. matusalemme

    diceva TOTO a livella accumula tutti sono del parere che i morti ricchi pur di non scomparire si fanno imbalsamare dopo aver imbalsamato noi a chiacchere

  3. morti? I protagonisti stanno benissimo, ne te preocupe…

  4. ricchiuti

    “E’una banca d’affari soprattutto, e ha permesso la nascita del suo mito perché ha salvato la Fiat e il 90% dei grandi capitalisti italiani, non certo perché ha aperto i conti correnti”.
    A me Geronzi, umanamente, d’istinto fa simpatia.
    Quanto al virgolettato, è sacrosanto.
    Se Geronzi intende rimettere a cuccia i ragionieri del retail, ridando slancio alla natura di MedioBanca, credo vada appoggiato.
    Mediobanca o è Mediobanca, o non è.

  5. Pingback: Die Linke o morte, l’inutile telenovela a sinistra del PD : Giornalettismo

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>