Sei Nazioni, Italia mollto Malle-tt

10/02/2009 - Una botta da non dimenticare, ma anche di cui fare tesoro. E’ meglio che ce ne rendiamo conto: il torneo dobbiamo viverlo alla giornata e basta Si vede che Jonathan Davies, leggenda del rugby gallese anni ’80, è davvero imbarazzato

     
 

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Una botta da non dimenticare, ma anche di cui fare tesoro. E’ meglio che ce ne rendiamo conto: il torneo dobbiamo viverlo alla giornata e basta

Si vede che Jonathan Davies, leggenda del rugby gallese anni ’80, è davvero imbarazzato mentre analizza per la BBC la prestazione del mediano di mischia schierato sabato scorso dall’Italia contro l’Inghilterra nella prima partita del torneo delle Sei Nazioni (cfr. il video). Le parole gli escono soppesate ma dure come le pietre: “francamente non si vedeva da decenni una prova così imbarazzante da parte di un giocatore internazionale di rugby”. Cos’è stato, lo sfortunato esordio di un novellino emozionato davanti agli 80.000 spettatori di Twickenham? Oppure ci siamo forse presi una solenne ramazzata dai Maestri, da relativi parvenu del rugby quali siamo – solo da dieci anni siamo invitati a un torneo che risale al 1883?

UNADELUSIONE - Nulla di tutto questo: gli inglesi non hanno certo fornito una prova brillante (ne parleremo nel proseguo) e stiamo parlando di Mauro Bergamasco, 70 “caps” (presenze) in nazionale e titolare nel rinomato Stade Francais di Parigi, una specie di Chelsea del rugby. Mauro ha sempre giocato “flanker”, una specie di interdittore alla Ringhio Gattuso per capirci; il fatto è che l’allenatore degli Azzurri Nick Mallett alle prese con gli infortuni, invece di responsabilizzare un giovane (Toniolatti, lasciato in panchina) s’è convinto di schierare Bergamasco mediano di mischia cioè nel delicato ruolo di cerniera tra attacco e difesa, di metronomo testa veloce e piedi buoni alla Pirlo. Mauro ha accettato sicuramente per senso di responsabilità e con la sua tipica spavalda incoscienza di coprire il ruolo forse meno appariscente ma più “tecnico” e di esperienza di tutti, paragonabile al palleggiatore nel volley: poco appariscente quando fa bene ma se sbaglia se ne accorgono tutti subito. ”Non bisogna essere un grande tecnico di rugby per capire che la mossa di Bergamasco in quel ruolo si sarebbe rivelata un disastro” sintetizza l’altro commentatore della BBC Ben Dirs. “Infatti dopo nemmeno due minuti l’Inghilterra era già andata in meta”. E continua: “Avrei voluto scendere in campo e dare un abbraccio a Bergamasco per incoraggiarlo“. Un regalo del genere sarebbe già troppo per una nazionale “stitica” in attacco come la nostra; purtroppo l’improvvida scelta causerà ben tre mete e 19 punti per gli inglesi in meno di trenta minuti. Oltre ai punti subiti e allo scoramento dei compagni c’è di peggio: nel rugby moderno un passo in più o un secondo perso per trasmissione imprecisa dell’ovale si trasformano subitaneamente nell’incubo del rugbista: il cosiddetto “palla-uomo” (l’avversario che ti arriva addosso come un treno assieme alla palla passata male dal compagno). Ne fa le spese l’apertura che gioca dietro al mediano di mischia e ne riceve i passaggi: Sua Fragilità Marcato subisce nei primi minuti una raffica di placcaggi punitivi, quelli che i cinici inglesi sanno riservare agli avversari un po’ “fighetta”; finirà in infermeria prima della fine del primo tempo.

UN BRUTTO COLPO -Dopo venti minuti” ha confessato candidamente coach Mallett a fine partita “ho pensato di sostituire Mauro, ma non l’ho fatto per rispetto e per non ridurmi le opzioni in panchina“. E’ vero che l’ex coach del Sudafrica si è fatto pienamente carico dell’errore, ma poche volte avevo sentito un allenatore dire in pubblico cose così sottilmente devastanti nei confronti di un suo professionista. Tant’è che il Mauro cacciato a fine primo tempo si rintana negli spogliatoi e non esce a vivere il resto della partita coi compagni, cosa che nel rugby succede solo in caso di ricovero in rianimazione. Del resto la nostra Federazione centralista e esterofila ha sempre lasciato interpretare al Mallett non il ruolo di Selezionatore quanto quello di Demiurgo del rugby italico – vedi la probabile realizzazione delle sue indicazioni per l’adesione italiana alla Celtic League e conseguente smantellamento di campionato e club italiani. Anche nella scorsa edizione del Torneo il nostro Demiurgo, scontento di quanto passava il convento nel ruolo di apertura, tentò di forgiare l’”homo novus” sui muscoli dell’aquilano Masi, centro-attacco titolare del Biarritz.Altra sputtanescion lunga quanto l’intero torneo, prima di vincere l’unica partita grazie a Andrea Marcato che fa l’apertura “in pectore”, per scaricare infine Masi come fosse l’ultima delle reclute. Abbiamo descritto i retroscena, i dettagli della gara giocata li trovate su RightRugby. A Twickenham l’Italia perde pesante, 36-11, contro una Inghilterra che non fa vedere nulla di trascendentale ma che non deve fare nulla di più grazie alla rendita procurata dai nostri errori. Non è sono il mediano improvvisato e subito nel pallone: subiamo pesantemente gli inglesi anche in rimessa laterale (sei perse su tredici lanciate dai nostri contro zero perse su nove degli inglesi), un fondamentale in cui la preparazione specifica e l’affiatamento sono tutto. Essendo il nostro reparto più o meno quelli da anni, trattasi evidentemente di altro dettaglio trascurato dallo staff di Mallett. Il bello è che anche l’anno scorso al Flaminio l’Inghilterra uscì con una risicata vittoria grazie a Wilkinson e a un paio di rimesse rubate: che i nostri si siano persi il dvd di quella partita?

CHE TRISTEZZA - Sia come sia, pur col morale sotto i tacchi e senza avere le caratteristiche per recuperare tre mete a chicchessia fossero anche i Pacific Islanders, una volta sostituito il mediano con uno non eccelso ma “vero”, la falla è statatappata mal’acqua entrata nel bastimento azzurro era troppa da svuotare, ma i nostri se la sono giocata alla pari per tutto il secondo tempo, subendo due mete (una nel “garbage time” finale) e segnandone una con Mirko fratello di Mauro il migliore dei nostri. Eliminando quei primi trenta minuti disgraziati la cui colpa ricade sullo staff e non sul singolo giocatore, il risultato vero di Inghilterra – Italia sarebbe un più equo 17-11. Negli altri due confronti della prima giornata del Sei Nazioni, l’Irlanda dopo sei anni batte la Francia per 30 a 21 e il Galles fa il corsaro in Scozia, 13-26. I campioni uscenti del Galles confermano il ruolo di favoriti, la Scozia riesce a rimanere in campo – un Murrayfield come sempre esauritissimo – nei primi venti minuti in cui si difende con ordine e negli ultimi dieci in cui tenta in tutti i modi di rientrare in partita ma senza riuscirci. In mezzo, appena s’incrina il muro difensivo per una espulsione temporanea, i Dragoni fruttano il “power play” grazie alla solita sapiente velocità di ricircolo palla in fase d’attacco e a un pack che al confronto di quello scozzese pare mostruoso – e in effetti il numero otto Powell un po’ lo è, regge il paragone con Chabal. L’altra gara, al Croke Park di Dublino davanti a 82.000 spettatori, è bellissima: due squadre che si affrontano con armi diverse – la cavalleria francese, i bulldozer irlandesi – ma a viso aperto. Vince la squadra mentalmente e difensivamente più solida ma i francesi fan vedere sprazzi di autentico rugby-champagne, saranno la mina vagante del torneo in grado di mettere in difficoltà chichessia. Quanto agli irlandesi, il nuovo coach Declan Kidney ha saputo infondere finalmente la calma dei forti e non fosse per l’ultima giornata in cui renderanno visita ai Dragoni gallesi, ci sarebbe da scommettere su di loro per la vittoria del torneo. Del resto con quel pack di demolitori e quei trequarti così fisici – O’Driscoll, Bowe, Kearney, lo stesso O’Gara … Saranno i prossimi visitatori al Flaminio nel fine settimana che viene. Fanno realmente paura ma non diciamo nulla, l’Italia deve vivere il suo Sei Nazioni alla giornata.

     
 

8 Commenti

  1. Rado il Figo scrive:

    Segnalo:
    - errore nella prima riga: \”cui fae tesoro\”
    - dubbio di traduzione: \”un giocatore internazionale di rugby” per caso deriva da \”an international rugby player\”? In inglese (e francese) si usa \”international\” nell\’accezione italiana, nel caso specifico, di \”nazionale\”. Sarebbe più corretto tradurre \”un [giocatore] nazionale di rugby
    - \”flanker\” quelle rare volte che si usa nel calcio sta per \”giocatore di fascia\” (giacché \”ala\” ormai non si usa più). È così anche nel rugby?

    Domanda: in cosa consisterebbe il parallelo fra Stade Français e Chelsea?

  2. Gregorj scrive:

    quale errore nella prima riga? Io non vedo nessun errore! :O

    (grazie, rado)

  3. Rado il Figo scrive:

    De nada.

  4. abr scrive:

    Rado, il paragone dello Stade col Chelsea e’ indirizzato al pubblico “profano” per far capire che Mauro Bergamasco e’ titolare in un club:
    a) uno dei piu’ rinomati dle mondo
    b) che si caratterizza per una certa aura di “mondanita’ ” e di internazionalita’ oltre che per la caratura del team.
    Prova ne sia il famoso calendario (dei campioni dello Stade).

    Altro paragone che va molto di moda e’ ad esempio definire l’altra squadra francese, il Tolosa, come “il Real Madrid del rugby”.

  5. france scrive:

    potete dire qll k volete ma mauro è, e resterà sempre il migliore…è stato solo un errore di mallet k doveva sapere k lasciandolo giocare come flanker avremo avuto qualke possibilità in più…viva mauro…the best…4 ever…

  6. abr scrive:

    e’ esattamente quello che sostiene l’articolo: Mallett ha lanciato allo sbaraglio un professionista, reo solo di aver coraggio incosciente e ligio al dovere. Idem con Masi l’anno prima.Non si fa cosi’.

    Il punto e’ che la federazione s’e’ fatta l’idea che il rugby in Italia vada ricreato da zero, giocatori inclusi (vedi import di argentini e equiparait vari), e Mallett rientra in tale piano rifondarolo: e’ pagato non per fare il selezionatore ma il demiurgo, per andare a fare micromanagement fino a dire ai Bergamasco in che ruolo debbano giocare.

  7. Rado il Figo scrive:

    ABR: io sono proprio un “profano del rugby”. E per questo non capivo l’accostamento. Dire che il Tolosa è il Real Madrid del rugby è un accostamento che riesco a cogliere, ma mi sfugge la nomea del Chelsea nel calcio. Ovvero: per cosa è famoso quel club? Per Abramovich (quindi dovevo pensare che anche lo Stade Français ha un nababbo con infinite risorse come presidente?) e basta che io sappia. Non di certo per i successi internazionali, fermi a due Coppe delle Coppe ed una Super Coppa (ammesso che esistano tornei del genere nel rugby). Tutt’al più posso immaginare un club che solo di recente si è affacciato alla ribalta internazionale, un po’ come il Parma 20 anni fa.

  8. abr scrive:

    Ecco Rado, proprio quello:lo Stade Francais come il Chelsea ha un presidente estroso, non così spendaccione ma non certo tirato come quello del Toro, è squadra ricolma di campioni, ha preso un ottimo allenatore …. ma il suo palmares continua a piangere.

    Anche quest’anno nonostante le premesse/promesse lo Stade è stato estromesso dalla “Champions league” del rugby (la Heineken Cup) nella prima fase.
    Sorry per il ritardo nella risposa, ultimamente sono un po’ “fuori” (della Rete, immerso nel reale e i suoi casini).

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