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Eluana è morta, possiamo gridare il nostro sdegno

EGOCENTRISMO MANIACALE - A dire il vero con Guzzanti siamo di fronte anche a un caso di egocentrismo un po’ maniacale, se non altro perché ha dato al suo sito il titolo sobrio e modesto di Rivoluzione Italiana. Se è comprensibile che Giuliano Ferrara abbia un ego smisurato perché commisurato alla sua panza e annessa voracità, non si capisce invece perché Guzzanti, che non è grasso, non si abboffa come un maiale e gira sobriamente in bicicletta, lo voglia a tutti i costi imitare, anzi superare. Lotta tra titani? Lotta tra nani e ballerine? Lotta per non essere da meno di una Oriana Fallaci, onde evitare che una volta passati a miglior vita – il più tardi possibile, auguriamo a entrambi – nessuno più se li fili neppure di striscio, magri ricordi svaniti e ignorati dai posteri? Come che sia, sta di fatto che solo in Italia alligna e ingrassa una fauna giornalistica così smodata e priva di misure. Strano, nevvero? Si vede che il Belpaese che prima fu di Giotto e Dante, poi del neorealismo e di Quasimodo, infine di Montanelli e Scalfari, è sempre più il regno dell’immagine e della chiacchiera. La prima degradata a spot pubblicitario, la seconda a baccano leccaculesco. Con Mentana che abbandona Mediaset in un lampo di coerenza, il ministro Sacconi che pontifica in parlamento, dove Gasparri incolpa di tutto Napolitano e Quagliarello parla di omicidio. Beh, del resto sotto quest’ultimo aspetto è imbarazzante perfino leggere la dedica del Machiavelli al famoso Principe, una leccata da fare arrossire sia un eschimese che un keniota o un apache. Figuriamoci perciò le dediche, gli auspici e gli auguri di chi non è un Machiavelli a chi non è neppure un Principe, bensì più prosaicamente solo un principale. Dal Milione di Marco Polo ai miliardi di Silvio Polo (delle Libertà sue personali). Tutti di colpo impegnati a fare la danza dei monatti attorno alle spoglie di Eluana, alla faccia dell’Articolo 2278.

Appendice

Ma quali erano le reali condizioni di Eluana? Le ha descritte il professor Giuseppe Remuzzi, coordinatore della ricerca scientifica dell’istituto Mario Negri, in una lettera al Capo dello Stato scritta poche ore prima che di Eluana si fermassero anche il cuore e il respiro.

Caro Presidente Napolitano

Quali sono davvero le condizioni di salute della signora Eluana Englaro ed è giusto o no sospendere alimentazione ed idratazione? Per poter rispondere penso sia necessario riferirsi alle conoscenze della letteratura medica sugli stati vegetativi. Provo a riassumerle. Chi vive in stato vegetativo è sveglio, apre e chiude gli occhi ma non ha nessuna coscienza di sé e dell’ambiente. Questo stato può durare giorni, settimane o anche qualche mese. Si chiama “stato vegetativo persistente”. Non è irreversibile, anzi, dopo un po’ qualcuno si riprende. Apre gli occhi non più a caso, in risposta a degli stimoli. Comincia ad esserci qualche forma di coscienza, magari minima, ma c’è. Questi ammalati possono essere confusi, non ricordare il proprio nome, non sapere dove si trovano, ma la percezione di sé e dell’ambiente almeno un pochino ce l’hanno. E se si proseguono le cure i giovani possono perfino raggiungere un certo grado di indipendenza. Se però dopo un trauma una persona resta in stato vegetativo per dodici mesi allora lo stato vegetativo si chiama permanente. Questa condizione è senza ritorno. La definizione di “Lancet Neurology” – che deriva dalla analisi di tutta la letteratura medica disponibile – non lascia dubbi: “stato vegetativo persistente” è quando si rimane in stato vegetativo per almeno un mese e non è irreversibile. “Stato vegetativo permanente” è quando lo stato vegetativo permane per dodici mesi. Lo “stato vegetativo permamente ” è irreversibile, sempre. Terri Schiavo è rimasta così per 15 anni, poi s’è sospeso tutto, è morta e le hanno fatto l’autopsia. Il suo cervello pesava 615 grammi, circa la metà del peso di un cervello normale. Non avrebbe mai potuto bere, né alimentarsi da sola perché i centri nervosi che governano la deglutizione erano danneggiati in modo irreversibile. Apriva e chiudeva gli occhi ma non vedeva perché di centri nervosi della visione nel suo cervello non ce n’erano più. «Non ci poteva essere nessuna forma di coscienza in quel cervello, né ci sarebbe mai potuta essere per quanto chiunque si fosse prodigato in tutti i modi possibili», ha dichiarato ai giornalisti del “New York Times2 Martin Samuels, grande neurologo di uno degli Ospedali di Harvard, alla fine del suo lavoro: «Semplicemente non c’erano neuroni». C’è chi pensa che anche in queste condizioni non si dovrebbe mai sospendere nutrizione e idratazione, fino alla fine naturale della vita, perché interrompere la vita non è mai nel potere dell’uomo. Ma la fine “naturale” della vita di Eluana Englaro sarebbe stata il 18 gennaio 1992. Allora è stato sbagliato rianimarla? Assolutamente no. Dopo un trauma della strada se c’è anche solo una possibilità su centomila di farcela, si rianima (“resuscitation” dicono gli inglesi). Per Eluana Englaro è stato così. A decidere di rianimare Eluana tanti anni fa sono stati i medici. Ed è stato giusto al momento dell’incidente stradale rianimare Eluana con l’idea di poter recuperare almeno qualcosa della funzione del suo cervello. E’ per questo che prima di sospendere le cure è prudente aspettare un anno, proprio per offrire a questi ammalati tutte le possibilità, anche se estremamente remote, di recupero. Dopo, è tutto inutile. Ogni giorno nelle rianimazioni dei nostri ospedali i medici prendono decisioni di fine vita. Ne parlano con i parenti e tengono conto – quando c’è – della volontà dell’ammalato. Ma i familiari il più delle volte preferiscono non decidere: non se la sentono, troppa responsabilità. Si affidano alle conoscenze dei medici e al loro buon senso. Fare il medico è rianimare, certo ma anche saper sospendere le cure quando sono inutili. Fa parte delle nostre responsabilità. E’ a tutela di chi non ha più speranza perché non debba subire trattamenti inutili. E di tanti che di cure intensive invece hanno bisogno per vivere. Sono quasi sempre giovani o giovanissimi; per loro, vittime di incidenti stradali o della meningite qualche volta nelle rianimazioni dei nostri ospedali non c’è posto. Questo sì che è un delitto. E lo sarà di più se si imporrà ai medici di impegnare risorse e posti, che nelle rianimazioni non bastano mai, per trattamenti futili. Ma di chi muore perché non c’è posto in rianimazione non si parla: non ne parlano i giornali e nemmeno gli uomini di Chiesa. Per quelli che muoiono perché “non c’è posto”, di decreti-lampo non se ne fanno. La ringrazio, Signor Presidente dell’attenzione e mi auguro che queste note possano essere utili per orientare i provvedimenti che il Governo sta per assumere e che Lei sarà chiamato a ratificare.

Giuseppe Remuzzi

 

15 commenti a Eluana è morta, possiamo gridare il nostro sdegno

  1. Scacco matto
    Pur credendo di avere vinto non potete immaginare quanto abbiamo perso.
    Condoglianze all’Italia e agli italiani.
    Congratulazioni prima di tutto ai radicali e per quanto mi riguarda anche a Veronesi e Ignazio Marino.
    A questi ultimi: coraggio, forti della vostra E N O I G A R affrettatevi a trapiantare nelle menti rimaste ancora inasservibili la cultura dell’eutanasia, ultima mossa per lo scacco matto al diritto di vivere.

    Corso di laurea breve in eutanasia clinica.
    I grandi progressi della medicina.
    Eluana è morta per arresto cardiaco.
    Come dire: Eluana è morta perché ha cessato di vivere.
    Pensate le hanno somministrato dei farmaci per evitare che morisse prima.
    Chissà quali scoperte ancora ci riserveranno i nostri baroni della medicina.

  2. abr

    A contrappeso di quella confessionale, trovo altrettanto abominevole l’ipocrisia di chi abbia tirato la giacchetta ad ELuana e suo padre sino in fondo per fini ideologici.

    Almeno i primi erano moralmente “sinceri”: volevano che vivesse e han provato a farcela con mezzi e mezzucci (le ispezioni, le pressioni alle cliniche …).
    Gli altri invece facevano il tifo per la morte ma in realtà pregavano perchè il caso rimanesse “VIVO” in prima pagina il più a lungo possibile.

    Fregandosene altamente del destino di ELuana persona, che sarebbe stato compiuto da mo’ se padre e gente che gli stava vicino per davvero avessero potuto agire nel silenzio del loro dolore e non sotto i rflettori e le grancasse del “caso mediatico”.

    Le atroci sofferenze di Eluana? Vorrete dire le nostre atroci paure! Nessuno può dire dove fosse e cosa provasse da 17 anni a questa parte, mentre tutti l’usavano senza vergogna, da una parte e dall’altra.

    I suoi desideri? Come mai il padre ha aspettato per 17 anni che tornasse dal limbo dov’era? O c’è qualcuno che ne vuole sapere più di lui?

    Pardon, dimenticavo: per i centralisti laico-democratici non c’è amore familiare che tenga, l’individuo è di se stesso nella misura in cui è protetto (anche nei confronti di se’ stesso) non da una Confessione ma dallo Stato Onnipotens Democraticus.
    Quindi macchè amore paterno, valgono solo le Tavole della Legge e quelle della Scienza, cioè quello che afferma il primo giudice sfigato “competente” (per territoriomica d’altro) e qualche minus quam merdam con laurea in medicina.
    Una mera sostituzione di Poteri Forti sopra l’individduo, schiacciato dalla sua paura folle della sofferenza e della morte alimentata af arte e senza sforzo nel vuoto pneumatico di questi tempi; cambi aolo il nome del Dominus, nulla di nuovo sotto il sole.

    A proposito di scienza che ci “libera”, cinquanta anni fa Eluana sarebbe stata sepolta poco dopo il suo incidente stradale; chi tema le agonie porlungate i limbi oscuri e gli accanimenti terapeutici, mediti, mediti sul serio.

  3. quoto Abr. Che mai come in questo caso, anche se non lo sa, ci ha preso ben più che in pieno.

  4. cordapazza

    ma povero machiavelli, tirato per i capelli per fare un esempio che, secondo me, non ci azzecca proprio…

  5. Sul caso Englaro tutti hanno perso. Dignità, credibilità, una buona occasione per stare zitti.

    Politica, media, preti, medici, l’opinione pubblica.

    Tutti.

  6. pietro

    Su una singola cosa sono poco d’accordo con ABR, sul fatto che le affermazioni di un giudice competente o di un laureato in medicina siano una forma di prevaricazione dei “poteri forti” sull’individuo.
    Di fronte a problemi concreti di una certa complessità il singolo individuo è normalmente assolutamente indifeso, e l’alternativa è tra affidarsi a persone che per studi , esperienza e impegno continuo hanno, entro i limti della fallibilità umana, i mezzi per affrontarli ( giudici e medici ) oppure affidarsi a filosofi in preda a delirio di onanismo intellettuale e politici le cui conoscenze del problema sono pari a zero, e agiscono in base a pure strategie di conservazione del cadreghino.
    quando c’è da riparare un rubinetto si chiama un idraulico, non una ex soubrette o un dentista.
    Non vedo perchè in casi decisamente più complicati le competenze specifiche debbano valere di meno.
    Ogni decisione comporta responsabilità, il pericolo di sbagliare e fare danni maggiori, e questo vale molto di più nel campo della medicina, ma oggettivamente, come so per esperienza personale fortunatamente breve, occupare un letto di terapia intensiva signifca negarlo a chiunque ne possa aver bisogno improvvisamente, i morti per mancanza di posto in reparti del genere sono una cosa molto più comune di quel che si pensi, e decidere che casi ragionevolmente irreversibili debbano esere curati ad oltranza significa ridurre la possibilità di salvare la vita ad altre persone, ma come dice Giuseppe Remuzzi nella lettera, sono morti dei queli non importa niente a nessuno.

  7. gloria

    @Abr”A contrappeso di quella confessionale, trovo altrettanto abominevole l’ipocrisia di chi abbia tirato la giacchetta ad ELuana e suo padre sino in fondo per fini ideologici.” VERISSIMO

  8. Abr mi piaceva di più quando parlava di tette.

    Quale ipocrisia? E quale ideologia, visto che intanto, nell’arco parlamentare, non tutti i partiti hanno fatto lo stesso baccano cavalcando l’onda. Lascio voi dire chi si è comportato meglio e peggio.

    Al di fuori di partiti e ideologie c’è stato il gran ciarlare dell’”opinione pubblica”, nel quale mi ci son buttato pure io. Ma se permetti, trovo assai meno ipocrita chi auspicava per Eluana la stessa fine rapida e dignitosa che desidererebbe per sé stesso in quelle condizioni, rispetto a quei fulminati sulla via di Udine – magari con una storia di aborti in famiglia alle spalle (allora, Silvio?) – che si facevano promotori della “cultura della vita contro quella della morte”.
    Ipocriti e falsi come una banconota da tre euro.

  9. E’ il progresso dei progressisti.
    Dare ad un genitore (solo uno dei due peraltro) il diritto di vita su un bambino che ancora non è nato
    Dare ad un genitore il diritto di mettere a morte la propria figlia.

    Bello. Come nella roma antica. Mi piace. Però loro, almeno per coerenza, poi mettevano a morte anche qualche colpevole ogni tanto, per migliorare la statistica.

  10. Ho fatto un articolo molto simile, partendo dalle dichiarazioni dei vari politici, a dei fatti, alle guerre e per finire con storia della cultura cristiana. Condivido tutto quello che avete scritto.

  11. Per Eluana

    FALSO! Con quale coraggio interpreti cosi il catecchismo della Chiesa Cattolica? Sei per caso un catecchista? Allora prima vada a chiedere la giusta interpretazione a un teologo/catecchista. Il caso di Elunana NON ERA accanimento terapeutico!

    Per l’addendum “Per poter rispondere penso sia necessario riferirsi alle conoscenze della letteratura medica sugli stati vegetativi. Provo a riassumerle. Chi vive in stato vegetativo è sveglio, apre e chiude gli occhi ma non ha nessuna coscienza di sé e dell’ambiente. Questo stato può durare giorni, settimane o anche qualche mese.”

    FALSOOOOO… guarda cosa dice questo paziente che SI E SVEGLIATO E CAPIVA E SENTIVA TUTTO. NO ESISTE LA CERTEZZA SCIENTIFICA DI CHE NON CI SIA COSCIENZA: http://www.youtube.com/watch?v=_1akLDqCrJE

  12. “Chiesa Cattolica: difendiamo la vita dal concepimento alla nascita” (cit.)

    < < E da oggi novità: anche dalla morte corticale in poi! >>

    P.S: coso, catechista si scrive con una C sola. Chiedi al tuo insegnante di italiano di fiducia! (poi torna pure a improvvisarti neurologo-rianimatore su internet, se proprio devi :D )

  13. pietro

    Certi commenti sono proprio l’esempio di quanto in Italia l’ignoranza in campo medico sia abissale.
    La medicina ha ampi margini di incertezza, non esiste niente di “scientifcamente certo” anche perchè la frase in sè è un ossimoro, la scienza è dubbio continuo e ricerca della verità, la Verità infusa l’hanno solo i fanatici.
    Una domanda poi volevo fare a ABR, è veramente così ingenuo da pensare che i vari Berlusconi Sacconi e compagnia bella fossero moralmente “sinceri”?
    Ricordando la storia dell’aborto AL SETTIMO MESE DI GRAVIDANZA della attuale moglie di SB non credo proprio.

  14. Livia

    Non conosco l’autore dell’articolo
    Esprimere la propria opinione è un diritto.
    Fare i tuttologi/ghi è pericoloso.
    Trovomeschino usare il dolore di tante
    persone per vomitare un comizio politico!!!???
    C’è un momento per ridere, ballare, vivere, piangere, morire e ………..tacere!!!!
    Solo Dio può leggere nel cuore degli uomini.
    Prego perchè ora Eluana e i suoi cari possano avere la pace, il conforto e il rispetto che meritano e che possano ritrovarsi un giorno in Paradiso.

  15. Dio muore in clinica.

    Chi sono io?

    Nasce una vita e nel fiore della giovinezza si spegne.
    Un’altra vita percorre un lungo cammino nell’arco di un secolo.
    Milioni e milioni, miliardi e miliardi di vite, come miliardi e miliardi di stelle,
    si accendono e si spengono ogni secondo lasciando piccolissime
    scie luminose nell’universo senza tempo.
    Allora ti viene da dire: questi siamo noi?
    NO?
    Questo sono io, tu, eluana!
    Io microcosmo, io macrocosmo, io eterno, io infinito.
    Io non creato.
    Io emanato “ a sua immagine ( di Dio) e somiglianza “.
    E dunque, IO matrice, IO esistente, IO preesistente, IO causa, IO principio,
    IO DIO.
    Nell’equilibrio e per l’equilibrio, nell’armonia e per l’armonia, sono sempre IO.
    Io che vivo, io che decido, io che scelgo.
    Io e sempre IO.
    Io nel dolore, io nella gioia, io nella compagnia, io nella solitudine.
    Solitudine è trovarsi in una stanza chiusa al buio.
    La chiave per vincerla è nella toppa.
    Basta girarla e aprire la porta.
    Non è necessario uscire, la luce entra lo stesso.
    Ricordati! Io vivo perché tu vivi. Io sono perché tu sei.
    Il mondo esiste perché tu esisti.
    Sostituisci “IO” con “TU” e saprai quanta responsabilità hai?

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