Dietro la proposta delle emissioni di eurobond per finanziare grandi opere infrastrutturali si cela la possibilità di scaricare il costo dei vizi di alcuni paesi sulle economie più virtuose. In vista di un assalto alla eurodiligenza
In tempi straordinari si cercano soluzioni straordinarie. A volte però si approfitta della straordinarietà del contesto per far passare dei progetti osceni. L’oscenità di solito risiede nell’abuso della fiducia politica o del portafoglio della collettività. Se finora ragionando in termini
nazionali questo si è tradotto nel migliore dei casi in un assalto alla diligenza del bilancio pubblico, ragionando adesso in un’ottica europea si sta cercando di costruire la diligenza europea per poi assaltarla. Cercando di guardare le proposte per quello che sono, senza lasciarsi prendere in giro dalle belle parole, la sempre più realizzabile proposta degli Eurobond (l’11/2 si avrà un voto importante in tal senso) rientra nella suddetta oscena fattispecie.
L’IDEA RICORRENTE DEGLI EUROBOND - Nel 2003, durante il semestre di presidenza italiana dell’Ecofin, Tremonti fece in qualche modo propria l’idea degli Eurobond già proposta da Delors nel 1993, riuscendo a far fronte insieme alla Francia contro una BCE, spalleggiata dalla Germania, troppo concentrata sull’inflazione e troppo poco interessata alle problematiche della crescita. L’idea riguardava l’emissione di titoli di debito pubblico europeo, gli Eurobond, per il finanziamento di investimenti di portata, chiaramente, europea. Si parlava di emissioni dall’1% fino al 5% del PIL UEM (dai 90 ai 450 miliardi di euro, per capirci). Le ragioni della “sussidiarietà” e della “solidarietà” tra Paesi sarebbero andate a giustificare il progetto, reso economicamente appetibile dallo stimato minor costo del debito “europeo” rispetto alle singole emissioni nazionali. L’idea fu ripresa ancora da Tremonti nel semestre europeo dell’Italia all’inizio del 2008. Tra le altre trovate, a ottobre del 2008, quando si cominciava ovunque a capire che la crisi finanziaria USA era in realtà un cataclisma per tutti, fu proposta la creazione del FEST, Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria, un grosso contenitore di fondi gestito dalla Banca Europea per gli Investimenti da utilizzare per proteggere il sistema finanziario ma pure per qualsiasi altro utilizzo utile a contrastare l’incipiente disastro economico. Le dimensioni proposte avrebbero dovuto rivaleggiare con i piani di salvataggio USA, con finanziamento chiaramente da realizzarsi attraverso emissioni di titoli pubblici sovranazionali, insomma sempre Eurobond, e sempre confidando in un tasso di raccolta più basso rispetto alla media del momento (cosa che, nella fallacia logica dei proponenti, avrebbe assicurato contro l’insorgere di perdite). A fine gennaio del 2009 torna sui giornali la proposta degli Eurobond per finanziare gli investimenti in Europa, sempre con un’asse Italia-Francia avversa allo schieramento BCE-Germania, sempre con la retorica della solidarietà tra Paesi, e sempre con la giustificazione di un più basso tasso sulla raccolta (stimato in un punto percentuale di risparmio) rispetto alle emissioni pubbliche attuali.
MA LA UE NON E’ UNO STATO SOVRANO – L’idea avrebbe un fondamento se l’Unione Europea prevedesse una qualche autonoma autorità fiscale, un proprio bilancio, una propria autonomia impositiva, nonché una potestà legislativa ben separate da quelle nazionali, e non un’accozzaglia di enti che risentono ancora in modo determinante delle posizioni nazionali quando addirittura non ne sono direttamente espressione. Un ente che ha la propria autonoma e indipendente capacità finanziaria può disporre di questa, e può farsene forte quando vuol indebitarsi sul mercato finanziario attraverso l’emissione di titoli. Nella UE invece c’è per ora giusto un sotto-insieme di Stati, la UEM, che ha accentrato la gestione della propria moneta nella BCE. Poter “gestire” la moneta non è la stessa cosa di disporre di una responsabilità fiscale, c
he invece dovrebbe emergere indipendentemente dalla valuta di emissione del proprio debito. Gestione della moneta e “irresponsabilità” del proprio debito sono solo gli ingredienti principali di una decadente monetizzazione di qualsiasi assurda spesa si decida di fare (posso decider qualsiasi spesa, tanto il debito non è mio, e i soldi mal che vada me li stampo); ma c’è tanta gente che confonde risparmio reale con emissione di moneta, figuriamoci se si capiscono certe cose.
LA GERMANIA GARANTISCE PER TUTTI - Quello che si vede dentro il progetto è la volontà di creare un “solidale” veicolo portatore di fondi da poter assaltare, di cui i garanti di fatto sarebbero le economie più forti, tipo la Germania, ed i prenditori Stati come l’Italia la cui reputazione è quella che è non a caso. Non stupisce che proprio la Germania si metta contro questa proposta, rivelando cosa si nasconde anche stavolta dietro termini come “solidarietà” e “sussidiarietà“: pagare gli errori di altri soggetti che, ed è qui il problema, non impareranno comunque la lezione. Negli effetti si tratta di aumentare l’offerta di titoli sul mercato, costringendo i tassi a salire (a meno di non creare dal nulla altri soldi che, come ricordato sopra, risparmio vero non sono); per quanto un titolo “intestato” alla sola Germania possa eventualmente essere più appetibile di uno garantito “anche” dalla Germania (oltre che dall’Irlanda, dall’Italia… mi vien da ridere) come gli Eurobond, l’emissione di questi ultimi drena liquidità dai primi costringendoli all’aumento del rendimento (nozione minimissima di teoria di Portafoglio).






















sei il solito demagogo: in realtà lo fanno per il nostro Pene.
ne sono sicùlo
Non lo fanno per il nostro pene, ma per il nostro culo. Lo vogliono a tutti i costi.
Parafrasando: la seconda frase più pericolosa oggi in Europa sarebbe “Sono della UE e sono qui per risolvere i vostri problemi”. La prima è la solita, ma a troppi europei piace compiere atti contro natura coadiuvati dall’ispettore delle finanze.
capisco la necessità di usare un termine intuitivo, ma gli Eurobond esistono già dagli anni ‘60 e sono una cosa ben diversa
http://en.wikipedia.org/wiki/Eurobond
Questa è la terminologia che puoi trovare sui quotidiani che 3monts usa, non mi ero posto il problema. sulla rete in effetti il termine è usato in entrambi i sensi.
chiaramente non sono la stessa cosa. come li chiamiamo, EUbound?
[...] di debito europeo”, come quegli Union Bond di cui si è già parlato (qui, e qui). La necessità di indebitarsi per adempiere alla contribuzione al Fondo Metafisico [...]