Vittorio Feltri, campione di nuoto in stile “Libero”
17/02/2009 - CHE GRAN COMPAGNIA - Più che la compagnia di un Montanelli, sono altre quelle rivelatesi più adatte al Feltri che per beneficenza ha posato come un gran fico mondano per gli abiti di Boggi. Le firme di punta che ha
CHE GRAN COMPAGNIA - Più che la compagnia di un Montanelli, sono altre quelle rivelatesi più adatte al Feltri che per beneficenza ha posato come un gran fico mondano per gli abiti di Boggi. Le firme di punta che ha chiamato a Libero vedono infatti tra le altre il molto battagliero, forse troppo, avvocato Carlo Taormina, noto ex sottosegretario alla Giustizia di Berlusconi accusato dalla procura della Repubblica di Torino di aver fabbricato prove fasulle nel disperato tentativo di sottrarre alla galera la signora Franzoni. Vale a dire, la premurosa
mammina di Cogne che non ha commesso l’orribile delitto di “staccare la spina” a un figlio ormai cadavere da 17 anni, ma si è limitata invece al leggiadro massacro di un proprio figliolo ancora bambino e sano come un pesce, fin troppo vispo, guadagnandosi così le simpatie di mezza Italia. La stessa mezza Italia che ora invece sbraita per Eluana e sbava contro suo padre. Fa degna compagnia a Taormina Luciano Moggi, l’editorialista sportivo di Libero acclamato come inarrivabile manovratore di Calciopoli, come è stato chiamato l’arcipelago dei venduti e corrotti del pallone. La storica discesa della Juve dalla serie A alla B è un altro ineguagliabile merito della disinvoltura di Moggi.
BETULLA - Non si può non citare tra le star della penna di Libero il simpatico Renato Farina, il pensoso collega che mi ha querelato per una puntata del mio precedente blog a L’espresso, evidentemente dimenticandosi che nonostante tutto avevo pubblicamente difeso il suo diritto costituzionale a esprimere le proprie opinioni anche sui giornali. Qualche fetente del Sismi ha voluto ribattezzare Farina in modo solo apparentemente benevolo, “Betulla“, e qualche magistrato ancor più fetente anziché dargli una medaglia ha voluto indagarlo per favoreggiamento in sequestro di persona, ammesso che un immigrato musulmano – rapito a Milano dalla Cia - possa essere considerato una persona… Insomma, solo una marachella quella di Renato. E infatti l’Ordine dei giornalisti della Lombardia nel settembre 2006 lo sospende dalla professione per appena 12 mesi. Ma i fetenti dell‘Ordine Nazionale e della procura della Repubblica di Milano hanno preteso addirittura la radiazione a vita. Che Feltri però aggira molto all’italiana: Farina anziché articoli e commenti da editorialista, cioè da giornalista, scrive missive come fosse un semplice lettore e le invia a Libero come fosse un qualunque cittadino, solo che anziché nella rubrica delle lettere le missive guarda caso finiscono in prima pagina. I maligni potrebbero pensare che Farina sia l’opinionista del giornale. Buon per lui. Come che sia, è presumile che le sue missive non le scriva gratis. Buon per lui anche questo. Ma così Feltri potrebbe parere che si faccia beffe non solo dell’Ordine, il che sarebbe il meno, ma anche della magistratura, il che in un Paese civile dovrebbe essere più grave. Forse la solidarietà di Feltri deriva dal fatto che l’Ordine nazionale dei Giornalisti nel 2001 aveva radiato anche lui, reo di avere pubblicato foto di bambini vittime di pedofili. Dopo 15 mesi la radiazione s’è però ridotta a censura. “Sinite pargulos ad primas paginas venire”….
“HO CAMBIATO IDEA” – Feltri è un uomo di princìpi. Piuttosto flessibili. Prima ha cannoneggiato a lungo contro le baby-pensioni, poi è andato in pensione a 53 anni. Prima ha ululato contro le sovvenzioni pubbliche ai giornali di partito, poi s’è inventato il modo di acchiapparle anche lui facendo figurare Libero come organo di una associazione monarchica di cui in parlamento neppure i rabdomanti troverebbero facilmente traccia. Dalle pagine dell’Indipendente Feltri prima difende a spada tratta Mani Pulite, nel ’93, poi nel ’94, cioè appena un anno dopo, la trafigge un po’ sostenendo che i giudici Davigo e Di Maggio figurerebbero soci di una cooperativa edilizia in
compagnia del magistrato corrotto Diego Curtò e del costruttore molto gentiluomo disinvolto Salvatore Ligresti. Ma sono solo balle, tant’è che Feltri in tribunale viene condannato. Nel 2001 arrivano gli Angelucci custodi e con loro ali dorate Feltri spicca il volo. La angelucciana “Tosinvest editoria srl” compra Libero e garantisce investimenti per 30 milioni di euro, quattrini che trasformano finalmente il quotidiano diretto da Feltri in giornale a diffusione nazionale. Redazione anche nella capitale, la famosa Roma Ladrona che tanto piace ai famelici urlatori padani. Nel 2006 Libero chiude il bilancio con 187 mila euro di profitti per: chapeau! Intanto però nel 2005 il calendario segna invece una condanna per aver diffamato il magistrato Woodcock e nel 2006 una condanna a 18 mesi di reclusione per diffamazione del senatore Chiaromonte. Nessuno sa, eccetto i diretti interessati, quante siano le querele sparate da Antonio Di Pietro e ritirate dietro ricchi pagamenti in denaro sonante. Quattrini spesi bene, stando alle accuse e alle manette mosse dal magistrato Roberto Nespeca: Libero di Feltri è sospettato infatti di avere facilitato le grandi manovre romane dei suoi editori, reucci capitolini delle cliniche private prosaicamente interessati ad avere buoni rapporti per ottime convenzioni tra i loro 3.000 letti “ospedalieri” e l’ufficiale pagatore chiamato Regione Lazio. Dicevamo che se piove sulla pietra o sul vetro non ne nasce nulla, ma che se piove sul terreno adatto può nascerne qualcosa. Qualcosa di buono o di cattivo e perfino di velenoso come certi funghi. Come s’è visto, né Feltri né Libero sono fatti di pietra. E neppure di vetro.













E come dimenticare Feltri direttore del Borghese che per vendere più copie iniziò ad allegare le videocassette dei film con Moana Pozzi, spacciandole per le versioni “integrali”, quando invece erano quelle “edulcorate” che di tanto in tanto trasmettono su TeleNuovo la notte tardi.
quella andrebbe ricordata come un merito, semmai.
che uomo…
Ma merito di cosa? Uno era convinto di prendersi un pornazzo vero e proprio e poi si ritrovava un film dove non si andava al di là di leccamenti e sfoggio integrale di grazie femminili!!
Scherzi a parte, una delle cose più vergognose di Feltri direttore di Libero fu quando allegò la bandiera italiana al suo quotidiano. Un’operazione di uno schifo unica.
E che dire dell’incontro tra Feltri e Alberto Stasi, il presunto omicida di Garlasco?
Scrive Feltri su libero di domenica scorsa, il 15 febbraio, ( http://www.libero-news.it/articles/view/514979): “Ecco perché quando, arrivato a Mortara (con Cristiana Lodi inviata di Libero che ha narrato dalla A alla Z il giallo di Garlasco senza pregiudizi e senza farsi addetta stampa della Procura), entro nel ristorante San Michele e mi imbatto in Alberto Stasi rimango deluso. Mi aspettavo di incontrare un essere diabolico, il famoso biondino dagli occhi di ghiaccio ritratto nella fotografia riproposta mille volte, imperturbabile nella sua spietatezza, e invece mi trovo davanti un giovanottino dal sorriso imbarazzato, pallido, magro, media statura. Gli manca lo zainetto per essere uguale a tanti studenti appena usciti dalla Bocconi”. E ancora: “D’altronde mi riuscirebbe difficile dire a bruciapelo: scusa Alberto, spiegami come fa uno con la tua faccia da ragazzo perbenino ad essere un assassino così lucido da non commettere un errore; soprattutto ad aver ucciso”.
Il giorno dopo, lunedì scorso, la notizia che la difesa di Stasi sarebbe stata smontata:
la bicicletta sarebbe stata accuratamente lavata, prima di essere sequestrata; il dispenser di sapone nel bagno della villetta riporta tracce del giovane, ma anche di Chiara (è stato rinvenuto il suo Dna, ma non le sue impronte).
E quale sarebbe lo smontaggio ?
Lavare una bicicletta che sarà usata contro di te ? Lo avrei fatto anch’io, non siamo mica nel mondo ideale in cui la giustizia lavora per la verità. Il primo che becchi, lavori solo su quello e con l’obiettivo di produrre un rinvio a giudizio comunque. Non siamo mica a discutere di massimi sistemi, c’è un sentenzificio che deve risolvere casi e persone che se ne debbono difendere se possono, tutto qui.
Se poi il problema Stasi è farne un capo d’accusa per Feltri, sai le risate a prendere i giornalisti che brindavano per la condanna a Tortora. Andiamo.
Tutto questo cincischiare su giornalisti servi e giornalisti liberi. Almeno da un giornalista oramai fuori dai giochi e vicino all’età in cui finita la diplomazia per sopravvivere ci si aspetterebbe uno sguardo meno retorico e più realista.
La vecchiaia serve a dire la verità anche su se stessi o a regolare vecchi conti.
Cioè, è utile o può essere il solito dejavù.
Feltri è un giornalista di un\’abilità stilistica impressionante, la scuola di Montanelli si vede tutta. In quanto a idee va bè, io leggo ogni tanto anche i suoi editoriali e mi sembra che dica sempre ciò che pensa senza peli sulla lingua e quando ne ha da dire anche alla destra gliene dice. La situazione di Libero per quello che riguarda inciuci coi partiti e dipendenza politica mi pare poco diversa da tutte le altre testate (compresi corriere e Repubblica). In Italia il giornalismo è mercenario. Felri scrive in una maniera chiara e pulita pur condendo spesso i suoi articoli con sottile (più o meno) ironia.