Dai test nucleari alle danzatrici nude: l’uomo che si credeva Dio

19/12/2011 - La propaganda nella vita del “caro” leader Kim Jong Il Anche dopo la sua morte il leader coreano che si è spento sabato scorso, all’età di 69 anni, durante un viaggio in treno, ha dato dimostrazione della potenza della propaganda

     
 

di

La propaganda nella vita del “caro” leader Kim Jong Il


Anche dopo la sua morte il leader coreano che si è spento sabato scorso, all’età di 69 anni, durante un viaggio in treno, ha dato dimostrazione della potenza della propaganda nel suo regime autoritario. “E’ morto di fatica”, ha affermato piangendo una donna vestita di nero in tv annunciando alla popolazione la fine di King Jong Il, dal 1994, dopo la successione al padre King Il Sung, alla guida della Corea del Nord, una delle realtà più chiuse e misteriose del mondo.

NIENTE ICTUS - Non un malore, non una malattia, non un incidente. Ma solo la “fatica” ha stroncato Kim Jong, fanno sapere gli organi di stato, che in Corea del Nord controllano praticamente ogni aspetto della vita economica e sociale, dall’alimentazione ai grandi mezzi di comunicazione. E manca ogni riferimento all’ictus che ha colpito il sovrano nel 2008. Ripercorrere la storia di King Jong Il equivale a tuffarsi nel passato dell’Unione Sovietica o della Germania nazista. Tutto è riconducibile al lui, il grande leader, al supremo. L’economia è pianificata e chiusa. E non è ammesso intercedere tra il dogma che autarchico e nazional-socialista e il popolo che, nolente o volente, quella verità, l’ha fatta propria.

LA PROPAGANDA - La tv di Stato, oggi, propone le lacrime della gente della Corea del Nord che piange il suo dio terreno. Ma sono immagini di repertorio che piombano nelle menti della gente ignara del trucco. E’ la stessa tv di Stato che non può parlare dei rumors che volevano il sommo essere un dissoluto donnaiolo alcolizzato, ma si limita ad inneggiare alle paranoie di King Jong Il e dei suoi gerarchi, e della loro ossessione militarista. Gli schermi della Corea hanno salutato “un grande erede della causa rivoluzionaria del Juche e il leader eccezionali del partito, dell’esercito e del popolo”. Già, il Juche, la filosofia forgiata dal padre di King Jung Il, King Il Sung, per reggere il paese mescolando stalinismo e autosufficienza. (Foto da qui)

I TIMORI DELL’OCCIDENTE – Atteggiamenti che l’Occidente spesso ridicolizza, così come ridicolizza il dittatore per il suo aspetto goffo, la bassa statura e il busto tozzo, al punto da parodiarlo come una marionietta. Ma atteggiamenti che hanno fatto tremare l’Occidente. L’alone di mistero che ha circondato le attività di Kim Jong Il e della sua Corea ha consentito al tiranno di traghettare il suo regime totalitario in un centro di forza militare capace di sollevare l’allarme dei grandi del mondo. I test nucleari del 2006 e del 2009 di Pyongyang hanno spinto le potenze mondiale a lavorare, ma invano, per la ripresa di un dialogo tra le due Coree.

I MISTERI - Gran parte della vita di Kim Jong Il è avvolta nel mistero. A partire dalla nascita. Secondo la leggenda diffusa dal regime il “caro” e “grande” leader, così lo definiscono i coreani, nacque nel 1942 sul monte Paekdu, e la sua venuta al mondo fu accompagnata da un doppio arcobaleno e dal volo di una rondine. In realtà nacque un anno prima in maniera spartana, in Siberia, in un campo di resistenza all’invasione giapponese. Il padre divenne capo supremo della Corea del Nord nel dopoguerra e condusse il paese nella drammatica guerra con la Corea del Sud allineata con gli Stati Uniti durante la quale persero la vita 4 milioni di persone. Un numero elevato di morti che colpirà il Paese anche sotto la guida Kim Jong. Nel corso degli anni ’90, quando inondazioni e cattiva gestione delle risorse, causarono gravi carestie che tolsero la vita a 2 milioni di persone e determineranno una forte fuga di cittadini verso la più rassicurante Repubblica Popolare Cinese.

GLORIFICATO IN MONUMENTI – Anche in quel caso il leader non ebbe dubbi su chi scaricare responsabilità del disastro. Incolpò il maltempo, pur sapendo che era il sistema a vacillare. Governava un’economia che non funzionava informandosi bene su tutto quanto accadeva al di fuori della sua porta. Guardava la Cnn, ma travisava le informazioni. A raccontarlo, al Corriere della Sera era Madeleine Albright, segretario di Stato con il presidente Clinton, il politico occidentale che con Kim Jong Il aveva trascorso più tempo. “E’ stato allevato e istruito in un sistema totalmente chiuso, marxista, e crede alla sua stessa propaganda – diceva la Albright -. Vive in un mondo del tutto irreale dove, come suo padre prima di lui, viene glorificato in monumenti”.

DOPPIA MORALE - E’ la doppia morale di un integerrimo comandante del più grande esercito del mondo, che annuncia programmi missilistici e nucleari, ma si mostra opaco e sfuggente se si parla di vita privata e affetti. Scompaiono sigari, cognac e danzatrici che si esibiscono nude, che qualcuno vicino a Kim Jong  ha raccontato essere entrate nella vita del dittatore. Il culto della personalità nasconde la povertà e la distruzione delle capacità produttive del Paese. Eleva l’uomo a divinità. Lo proclama destinato al cielo. Poi nel momento della fine, lo piange come ogni comune mortale. Dimenticando le promesse. Ma il popolo non se ne ricorda. E non può. Si continua con altri annunci. Apettando che salga al potere l’erede. E, c’è da giurarci, la propaganda stupirà di nuovo.

     
 

1 Commento

  1. Jericho's walls scrive:

    Mah?! E poi ancora… mah?!
    E’ storia antica che nei paesi in cui comandano i comunisti, quando qualcuno degli stessi “governanti”, o delle alte gerarchie, comincia a dare fastidio o comunque ad essere d’intralcio, solitamente veniva colpito da una delle quanto mai provvidenziali “polmoniti russe” che in poco tempo lo rendeva al Creatore.
    Ciò che ci deve veramente preoccupare è però chi si metterà al suo posto. Certamente uno dei figli; il che significa la prosecuzione genetica di quella stirpe di pazzi imbecilli, alla guida di un paese che da decenni, ma facendo finta di nulla altrimenti quando va bene è galera, guarda alla Corea del Sud con molta invidia e molte speranze inconfessabili.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie

Miri Regev

L’uomo nero fa paura a Israele

13:25 Il razzismo della destra non si sfoga più solo contro i palestinesi, ma anche con vere e proprie aggressioni organizzate contro gli immigrati AFRICANI CONTINUA