Economia

Contro la crisi poco poco, anzi niente

SE NON AUMENTA IL REDDITO DISPONIBILE… – Il settore auto è certamente un settore strategico della nostra economia. Per questo settore però, come è stato detto qui, sarebbe meglio prevedere interventi che rendano più appetibile la permanenza in Italia della produzione, più che incentivi al consumo. E comunque  i settori in crisi sono molti. Gli ultimi i dati delle richieste di Cassa integrazione ordinaria e le chiusure che s’annunciano in giro per l’Italia indicano che stanno andando in crisi – oltre all’automotive – anche la ceramica, la siderurgia, i mobili e il tessile. Il governo nel decreto ha infatti inserito anche aiuti a mobili ed elettrodomestici legati alle ristrutturazioni edilizie. Ma così facendo si rischia di tappare un buchino oggi per vederne altri 100 domani, quando gli  euro da “regalare” saranno esauriti. Perché se si apre la corsa agli aiuti di Stato settoriali, i cui effetti finirebbero per annullarsi a vicenda, si rischia davvero di compromettere la sostenibilità del debito pubblico che il ministro Tremonti dice di voler salvaguardare. Allora anziché puntare sugli aiuti sarebbe meglio varare misure di sostegno del reddito disponibile, a partire dall’estensione degli ammortizzatori sociali e da una riduzione del carico fiscale per famiglie e imprese. Su Giornalettismo l’abbiamo scritto molte volte, ora comincia a dirlo anche la presidente di Confindustria. Meglio tardi che mai.

 

Il commento

di Pino Nicotri

L’altalena continua e per l’Italia non è delle più divertenti. Anche perché nel frattempo la tedesca Merkel e il francese Sarkozy mettono a punto piani di rilancio dell’Europa senza far sapere nulla a Berlusconi né tenerlo in conto, cosa che sarebbe comprensibile e accettabile se non si trattasse – ahinoi  - del nostro capo di governo. Forse lo snobbano perché è arrivato al punto di dire che – per l’Italia – un calo del Pil anche del 2% “non è un dramma”, dopodiché però ha pensato bene di dirottare le attenzioni sul dramma Englaro, degradandolo a sagra nazionale vescovile: tutti in processione dietro il papa, Casini, Feltri, Ferrara e il cilicio della Binetti, in attesa che arrivino Renato Farina e Paolo Guzzanti, più Oriana Fallaci in seduta spiritica. Il Fondo Monetario Internazionale non si occupa invece di tragedie private e ribatte il tasto secondo il quale Prodotto interno lordo italiano nell’anno in corso andrà giù del 2,1%, anziché solo dello 0,2% stimato lo scorso ottobre. Non è un dramma, certo, ma può diventarlo a ritmo accelerato anche perché se fino a ottobre il Fondo prevedeva per l’Italia un +0,3% per il 2010, cioè per l’anno prossimo, ora è passato a prevedere invece un ribasso, anche se solo dello 0,1%. Teniamo presente che gli economisti del Fondo sono passati dal prevedere fino a ottobre una crescita mondiale del +3% nel 2009 e del 4,2% nel 2010 a una stima recente decisamente più modesta: quest’anno il Pil mondiale crescerà solo dello 0,5%, il livello più basso dalla Seconda Guerra Mondiale, e nel 2010 del 3%.

Per l’Italia quindi si tratterà di tre anni consecutivi di contrazione del Prodotto interno lordo: -0,6% nel 2008, -2,1% nel 2009 e -0,5% nel 2010. Non è un bel risultato. E a parlare di deriva argentina o comunque di pericolo di declino è stato lo stesso ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, mister Spogli, un cognome che pare diventato un pronostico. Nell’abbandonare l’incarico di ambasciatore in Italia Obama infatti ha in mente altri nomi – Spogli ha dichiarato che il nostro Paese “è a rischio declino”. Dà fastidio che lo dica solo ora, mentre se ne va, e non prima, quando magari poteva anche fare qualcosa di utile per noi anziché pestare l’acqua nel mortaio blaterando di “nuova Europa”, composta dai Paesi zerbino degli Usa per la guerra in Iraq, al posto dell’”Europa vecchia e superata”, con in testa la solita Francia e a ruota la Germania. Paesi, questi due, che sono i padri fondatori dell’euro e il suo asse portante. E Paesi che sul piano dell’iniziativa politica ed economica si stanno da fare ben più dell’Italia, come dimostra l’annuncio che la Merkel e Sarkozy presenteranno un piano di rilancio per l’intera comunità europea. Piano del quale nessuno sa nulla, men che meno a Roma. E questo oltre a essere fastidioso rischia di essere allarmante. Non è un mistero infatti che la Francia e la Germania ci caccerebbero volentieri fuori dall’euro assieme alla Grecia, eventualità che se finora non s’è realizzata è soprattutto perché quando la moneta comune europea è stata inventata nessuno ha pensato a specificare anche come si fa a uscirne  o a buttarne fuori qualcuno. Quello che preoccupa i due grandi Paesi europei d’Oltralpe è il fatto che l’andamento del debito pubblico italiano non è dei migliori: il rapporto deficit-Pil tornerà sopra il 3%. Il debito pubblico italiano salirà quest’anno al 108,2, dopo essersi attestato al 105,7 nel 2008. Per il 2010 l’Fmi prevede un debito pari a 109,7.

7 commenti a Contro la crisi poco poco, anzi niente

  1. gloria

    bello questo articolone doppio con commento:2 is better than 1

  2. RITA

    Non per allarmare nessuno, ma FVG, diverse ditte nella mia stessa via a Dicembre calo fatturato, -30% a gennaio -50%, facendo una piccola statistica personale sulla via (ci troviamo a mangiare in mensa e parliamo tra segretarie) la percentuale di calo è mooooooolto ottimistica……………..
    In compenso come contraccolpo, le banche hanno iniziato a ridurre pesantemente fidi e concessione di mutui, le ditte più grosse allungano i pagamenti e le piccole schiattano…………….
    Gli aiuti del governo sono una tantum inutile, ritardatari, e sparsi in modo assurdo………., in compenso gli aiuti che dovrebbero essere concessi per legge alle ditte sono continuamente “ritardati” (esempio pratico la mia ditta partecipa ogni due anni al Vitrum a milano, i contributi concessi per il 2007 e già assegnati non sono mai arrivati, in compenso noi stiamo già pagando gli anticipi per la fiera del 2009)

  3. Aggiungerei che tutto questo senza verificare uno straccio di piano industriale.
    Il fatto che si compreranno auto più piccole vuol dire solo una cosa. Aiutare le fabbriche Fiat collocate all’ estero con relativa penalizzazione dei siti industriali italiani. A Pomigliano dopo mesi e mesi di cassa integrazione al momento non c’è nessun piano di sviluppo. Stiamo parlando di 5000 persone più un grossissimo indotto.
    Una bomba ad orologeria, praticamente.
    Al momento, il nostro Governo anzichè sollecitare un’audizione in Parlamento per i vertici Fiat ha pensato bene di mandare la Polizia a manganellare gli operai che manifestavano per il loro diritto al lavoro.
    Ecco in mano a chi siamo

  4. RITA

    Altro piccolo commento, non si arriva a fine mese, ma perchè devo cambiare auto, tv, o quant’altro impegolandomi con rate e non essendo sicura che domani il posto di lavoro ci sia ancora ????
    Se gli introiti dell’erario stanno calando, con cosa si paga poi la cassaintegrazione (che è in aumento!!!) ???
    Invece di parlare sempre della povera Eluana (che tra l’altro essendo compaesana del papà approvo in pieno il suo comportamento avendo visto la vita che ha fatto ) non si parla un po dei costi della politica (se mettessero mano alla politica e riducessero i conti basterebbe come due finanziarie medie ) ?????

  5. ugo

    Ambe, se lo dicono loro siamo a posto allora!:-D
    bell’articolo votato in pieno!

  6. renato

    …comunque se Francia e Germania fanno un piano di rilancio senza comunicarlo all’Italia (e anche al resto degli altri paesi della comunità) saremo messi fuori in buona compagnia: pessimo giornalismo tutte le notizie per dimostrare una tesi anche se non suffragata dall’accaduto. Sono stanco di questo giornalismo che non fa cronaca ma vuole fare, nel migiore dei casi, opinione se non ideologia e nella carta stampata con i soldi pubblici (grande scandalo di cui nessuno mai parla).

  7. 2 miliardidi pacchetto sono 2 miliardi di troppo.

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