Parla la ragazza che si è inventata lo stupro dei rom
14/12/2011 - Intervista di Repubblica alla sedicenne di Torino Dopo la lettera su Facebook, la sedicenne di Torino che ha inventato lo stupro dei rom scatenando un quasi pogrom parla con Vera Schiavazzi di Repubblica, per raccontare la sua versione della storia
Intervista di Repubblica alla sedicenne di Torino
Dopo la lettera su Facebook, la sedicenne di Torino che ha inventato lo stupro dei rom scatenando un quasi pogrom parla con Vera Schiavazzi di Repubblica, per raccontare la sua versione della storia che ha sconvolto la città:
A casa di Sandra, che giovedì 8 dicembre si è inventata lo stupro, sabato ha confessato e domenica si è scusata: con i rom, con la madre, il padre, i quattro fratelli e l’intero quartiere.
«Mi sono scusata con una lettera e su Facebook – conferma – ma non è vero che mi vergogno, potete scriverlo per favore?».
Possiamo scriverlo. Ma il fatto resta. Perché raccontare una bugia così grossa? Non hai pensato alle conseguenze?
«No, lì per lì non ci ho pensato. Non sono stata io a mandare la gente a bruciare le baracche. Ero sconvolta, ho visto mio fratello e non me la sono sentita di dirgli la verità. Poi, una volta detta la prima bugia ho dovuto andare avanti per un po’, era difficile fermarsi…».
Perché hai descritto i tuoi finti aggressori come due persone che potevano arrivare dal campo nomadi qui vicino?
«Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere, quasi tutti hanno avuto un furto in casa. È normale che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo alle baracche dei rom, dove c’erano donne e bambini. Quando sono uscita dal garage (il luogo dove Sandra aveva passato il pomeriggio di giovedì insieme al fidanzato, di tre anni più grande, ndr) e ho incontrato mio fratello c’erano due ragazzi del campo in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così».
Perché eri sconvolta? E perché tanta paura che i tuoi sapessero la verità?
«Di solito non racconto bugie. Perfino quando ho iniziato a fumare sono andata da mio padre a dirglielo, anche se sapevo che non sarebbe stato contento. Ma quel giorno non ero preparata, non lo avevo mai fatto prima, anche il mio ragazzo era spaventato. Non c’è stata nessuna violenza, io l’ho fatto per amore, ma lo spavento sì. E io avevo promesso di non farlo prima del matrimonio, lo avevo promesso spontaneamente, mi sentivo una stupida… non è vero che avevo paura delle botte e neppure che mia madre mi obbliga a andare dal ginecologo. Ma è vero che in famiglia siamo tutti d’accordo che certe cose non vanno bene. I miei non sono contenti della storia con questo ragazzo, avrebbero voluto che lui si presentasse a casa, che dicesse le sue intenzioni. Anche per questo avevo promesso…».
Sei religiosa?
«Sì. Come i miei. Andiamo in chiesa, siamo credenti, mi piace che in casa ci siano queste immagini (indica un quadro in cucina con il volto di Gesù). Ma non sono bigotta, sono una ragazza come tutte le altre, mi piace la musica e mi piace Facebook, e uscire con le amiche e guardare le vetrine in centro. Cerco di comportarmi onestamente, soprattutto per rispetto ai miei, ho fatto uno sbaglio, e lo sto già pagando molto caro».
Che cosa ti sta capitando?
«Tutti parlano di me, siamo stati minacciati, non posso uscire di casa senza essere guardata a vista. Le mie amiche si sono arrabbiate, e le posso capire, e anche per la mia famiglia ci sono un sacco di problemi. Non era così che speravo per la mia prima volta…Mi sono già scusata, che altro devo fare? Sparire? Darmi fuoco?».
Come ti immagini il futuro?
«Ho fatto tre anni di scuola, mi sono diplomata. Mi piacerebbe poter lavorare. Mia mamma, le zie (le indica, intorno al tavolo ndr) mi hanno già perdonata, mi piacerebbe non deluderle più. Mi piacerebbe che tutti si dimenticassero di me, che del mio sbaglio non si parlasse più. Ma forse è impossibile ».













@ Mi VERGOGNO DI ESSERE DONNA, a parte il fatto che non sei una donna (e ci vuol poco per capirlo) sei divorato vivo dai rancori accumulati in una vita durante la quale hai trombato poco e male, e si capisce anche troppo bene. Ma vabbè. Il punto è che questa bimbetta sta già pagando (e parecchio) la stronzata che ha fatto. Quella che non pagherà, invece, è quella famiglia di merda.
@mi vergogno di essere donna, troll oppure caso clinico da reparto di igiene mentale che sia, non diamo peso ai suoi cazzeggi.
Ma cosa avete da urlare.. @Mario, intanto se la gente generalizzasse di meno, questi piccoli potrebbero essere inseriti più facilmente nelle scuole, l’ istruzione è un metodo eccezionale per l’ integrazione, poi non tutti i rom rubano e rapiscono i neonati, questi sono luoghi comuni,come i comunisti che mangiavano bambini. Non si può accusare un popolo intero per la colpa di alcuni. Non lamentiamoci poi, se all’ estero descrivono noi italiani come “tutti” mafiosi,corrotti, perché la logica è la stessa che stai usando tu. E anche nel caso dei bambini rom che commettono reati, non hanno la concezione fino in fondo di ciò che fanno.