Le nuove tasse sui conti correnti

Ecco come cambia il bollo sui depositi Il bollo sui depositi cambia. E a pagarne le spese sarà chi ha...

Ecco come cambia il bollo sui depositi

Il bollo sui depositi cambia. E a pagarne le spese sarà chi ha in banca più di 5mila euro. Le nuove regole sui conti correnti investono la maggior parte degli italiani, tranne i meno abbienti e i più furbi che sanno come nascondere i soldi. Il come lo spiega il Corriere della Sera:

Più bollo sui conti correnti delle aziende, zero bollo sui conti correnti con giacenze basse. Fisco invariato per tutti i conti intestati alle persone fisiche su cui transitino più di 5 mila euro l’anno. Un mini prelievo sugli investimenti all’estero che si aggiunge a quello sugli investimenti in patria. Il nuovo articolo 19 della manovra ha riordinato ulteriormente la materia improvvisamente incandescente delle marche da bollo, che in qualche caso si vestono da tassa patrimoniale. Con qualche novità. Il governo che non pagherà più le pensioni in contanti (sopra i 500 euro verranno accreditate con bonifico) doveva levare il Fisco di torno agli anziani costretti ad aprirsi un conto corrente che, a rigor di norma, dovrà essere gratuito (anche sul fronte delle commissioni bancarie) per i meno abbienti.

Ed ecco quindi la regola che sancisce la scomparsa del bollo (34,2 euro) dai conti che abbiano in giacenza non più di 5.000 euro:

Per tutte le famiglie che invece utilizzano il conto per risparmi più corposi—e che quindi superano questa giacenza—il bollo resta quello che già si paga ora: 34,2 euro. Una tassa che viene applicata da molti anni (1972 è la data del primo decreto) al rendiconto annuale sia dei conti bancari che di quelli postali. A pareggiare i conti dei pensionati e dei redditi minimi— a cui il bollo viene levato— sono invece chiamate le aziende piccole e grandi. I conti correnti intestati a «soggetti diversi dalle persone fisiche», infatti, dal 2012 pagheranno un bollo annuale di 100 euro, mentre fino al 31 dicembre 2011 il balzello sarà pari a 73. Dal 2014 non ci sono tetti per lamini patrimoniale che colpirà gli investimenti finanziari, sostituendo il super bollo ideato durante l’estate da Giulio Tremonti e indirizzato nella versione sdoganata dal precedente governo solo ai depositi titoli.

E poi c’è 1,5 per mille:

Come già previsto dalla prima versione del decreto firmato da Monti, a partire dal 2012 tutti gli strumenti e i prodotti finanziari (fondi, polizze, titoli e così via, compresi i buoni postali fruttiferi) pagheranno una tassa annuale pari all’1 per mille del loro valore di mercato, che nel 2013 salirà all’1,5 per mille. Il nuovo super bollo ha però un minimo (34,2 euro), ma non ha più il massimo che era stato fissato a 1.200 euro. In altre parole: se ho 30 mila euro di Bot pagherò comunque 34,2 euro nel 2012. E se possiedo 1,5 milioni di fondi, polizze e altro ancora pagherò 1.500 euro l’anno prossimo. Nella lista delle esenzioni figurano solamente i buoni postali fruttiferi con un valore di rimborso inferiore a 5 mila euro, i fondi pensione e i fondi sanitari. L’altra novità è una tassa sulle attività finanziarie detenute all’estero da «persone fisiche» che risiedono in Italia. Una fotocopia della mini patrimoniale sugli investimenti in patria (un per mille nel 2012, 1,5 per mille nel 2013) con la differenza che si applicherebbe l’un per mille già nell’anno in corso. Si calcola sul valore di mercato, nel luogo dove i capitali sono detenuti «anche utilizzando la documentazione fornita dall’intermediario estero». Chi però versasse una patrimoniale nel luogo dove tiene gli investimenti può dedurla dalla nuova tassa «fino a concorrenza del suo ammontare».