La Svizzera punirà ancora la destra anti stranieri?

14/12/2011 - Il partito di Blocher, noto per le sue posizioni contro gli immigrati, rischia una nuova sconfitta nelle elezioni del nuovo governo federale La Svizzera eleggerà  tra poche ore il suo nuovo governo, il Consiglio Federale. Concluso il lungo processo elettorale,

     
 

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Il partito di Blocher, noto per le sue posizioni contro gli immigrati, rischia una nuova sconfitta nelle elezioni del nuovo governo federale

La Svizzera eleggerà  tra poche ore il suo nuovo governo, il Consiglio Federale. Concluso il lungo processo elettorale, che ha visto la netta vittoria delle nuove formazioni moderate e il calo della destra anti stranieri, la Confederazione Elvetica si trova un’altra volta di fronte ad rottura dell’equilibrio istituzionale che ha garantito stabilità e benessere all’interno sistema.

LO SPETTRO DELLA POLARIZZAZIONE – L’Assemblea federale di mercoledì 14 dicembre è la prima sessione del Parlamento elvetico, e come sempre il suo primo compito è l’elezione del governo della Svizzera. Sei componenti del Consiglio Federale dovranno cercare la loro riconferma, mentre per il settimo si tratterà di una nuova elezione. La socialista Micheline Calmy-Rey, attuale presidente della Confederazione Elvetica, non si ricandida più, e verrà sostituita con ogni probabilità da un nuovo esponente del suo partito. Se per il seggio della Calmy-Rey la tradizione, la prassi e gli accordi dovrebbero assicurare un’elezione tranquilla, molto più movimenta rischia di essere la riconferma di tre dei sei esponenti del governo svizzero. La cosiddetta Concordanza, l’equilibrio tra le  maggiori forze politiche che siedono tutte insieme al governo nonostante le loro opposte posizioni, assegnerebbe ai primi tre partiti due seggi, e solo uno al quarto. La prima formazione del Paese, la destra anti stranieri e quindi anche anti italiani della Svp, è però rappresentata da un solo esponente al governo, e minaccia battaglia. A rischio è la componente del governo espressa dal partito più piccolo, ma allo stesso tempo in dubbio è la riconferma del secondo seggio per i liberali. Il partito un tempo egemone della Svizzera, che ha guidato il processo di costruzione della Confederazione, rischia così una clamorosa riduzione che cristallizzerebbe il suo declino. L’elezione del Consiglio federale sarà dunque ancora una volta tesa ed emozionante come già capitò nel 2003 e nel 2007, anche se oggi come allora l’equilibrio tornerà a dominare la politica svizzera.

MAGIA SVIZZERA – Il sistema delle istituzioni elvetiche è un piccolo miracolo di tradizione ed innovazione, che si è consolidato negli anni in maniera unica. La Svizzera è l’unico caso al mondo di democrazia concordataria: i partiti si scontrano nelle urne ma alla fine governano tutti insieme, almeno i principali attori del sistema. Anche grazie a questo patto stipulato tra le formazioni politiche, il popolo elvetico ha la possibilità di prendere decisioni come in nessun’altra democrazia contemporanea, con l’eccezione di alcuni Stati americani. In Svizzera infatti l’elettorato può essere consultato, via referendum, su praticamente ogni materia legislativa, anche quelle di natura fiscale. Grazie a questo strumento il popolo svizzero dà in ultima battuta la direzione al sistema politico, che cerca difficili punti di sintesi tra le posizioni anche diametralmente opposte che siedono al governo. Gli esempi di questa prassi sono numerosi, ma basta citare i casi di maggior dibattito per spiegare come funziona il sistema svizzero. Sulle politiche dell’immigrazione e sul processo di avvicinamento all’Unione Europea la sintesi politica tra i partiti è stata quasi impossibile, così che sono stati i referendum a decidere quali posizioni potessero diventare leggi della Confederazione. Sull’immigrazione hanno prevalso le tesi antibuoniste della destra della Svp, che ha imposto grazie alle consultazioni popolari l’espulsione per gli stranieri autori di reati oppure il divieto ai minareti. Il variegato mondo centrista  e la sinistra elvetica sono invece le forze che hanno permesso alla Confederazione di integrarsi con l’Unione Europea, dopo che proprio un referendum promosso dalla destra pose la parola fine all’integrazione nel sistema comunitario.

FORMULA MAGICA – Il coinvolgimento dei maggiori partiti all’interno delle istituzioni è invero un lungo processo iniziato alla fine del 1800. Allora le forze liberali, che avevano promosso la nascita della Confederazione Elvetica attuale, permisero ai cattolici conservatori di entrare al governo, concludendo così l’ostilità che era culminata qualche decennio addietro nella guerra civile del Sonderbund. Il conflitto, che durò pochissimo, registrò il trionfo dei Cantoni protestanti su quelli cattolici, ponendo le basi per la nuova Costituzione federale che ancora oggi è la base delle istituzioni svizzere, per quanto sia stata molto cambiata nel corso dei decenni. Dopo l’integrazione del mondo cattolico, e del suo partito di riferimento, l’attuale Partito popolare democratico, nella dizione italiana, o CVP, partito popolare cristiano in quella tedesca, il mondo liberale subì una scissione dalla sua componente rurale e tradizionalista. Quest’anima, particolarmente legata al Canton Berna, fondò una formazione che poi nei decenni si è trasformata nell’attuale Svp, il partito di destra che per primo in Europa ha battuto i temi dell’antieuropeismo e della lotta all’immigrazione straniera. Nel corso dei primi decenni del Novecento anche la sinistra socialista, dopo che abiurò dal suo programma la dittatura del proletariato, fu integrata nel governo svizzero. La legge proporzionale per l’elezione dell’Assemblea nazionale, la Camera bassa del Parlamento elvetico, favorì questo processo. Il governo, il Consiglio federale, viene eletto ogni quattro anni alla prima seduta delle Camere, che però, caso abbastanza unico, non lo possono sfiduciare. L’elezione dei setti componenti del Consiglio federale avviene in modo individuale, così che la prassi impose una suddivisione, definita formula magica, che assegnava due posti in esecutivo ai liberali, due ai socialisti e due ai cattolici, mentre solo un seggio spettava alla destra. La formula magica ha retto per molti decenni, ma la polarizzazione del sistema, e l’impetuosa crescita della SVP, imposero una revisione, attribuendo al partito di Blocher, la prima formazione politica della Svizzera, il secondo seggio che spettava ai cattolici, diventati nel corso degli anni il quarto gruppo parlamentare.  Una scelta dettata dal rispetto della Concordanza, che imponeva una suddivisione rispettosa delle forze in campo.

ROTTURA DELL’ARMONIA – L’arrivo di Blocher in governo, avvenuto nel 2003, non fu però indolore. Il miliardario che aveva rotto l’equilibrio storico della politica svizzera aveva suscitato tanta passione intorno a lui, ma anche parecchia ostilità. Il comportamento della Svp, che durante gli anni della sua crescita si era posizionata come l’unica vera opposizione al sistema, da posizioni viepiù conservatrici, non cambiò di molto quando arrivò al governo con due esponenti. Nel 2007, quando il governo dovette tornare al Parlamento per essere rieletto, la sinistra e il centro cattolico si organizzarono per buttare fuori l’odiato Blocher dal Consiglio Federale, eleggendo un esponente del suo stesso partito per rispettare la concordanza. Grazie a questo coup parlamentare, che provocò una fortissima frizione tra i due partiti egemoni del centro, liberali e cattolici, arrivò al governo Eveline Widmer-Schlumpf, esponente moderata della Svp figlia di un membro del Consiglio Federale, Leon Schlumpf. La Svp di Blocher non accettò questa sconfitta, e chiese alla sua esponente di dimettersi. La Widmer-Schlumpf però non accettò il diktat, e promosse una propria formazione parlamentare, che poi è diventata una nuova formazione conservatrice, il BDP, il partito borghese democratico. L’elezione del 2007 era stata commentata da molti osservatori come la fine della concordanza, ma l’elettorato elvetico si è mosso in maniera opposta. Nelle ultime elezioni infatti hanno trionfato le nuove forze centriste, lo stesso BDP della Widmer-Schlumpf e gli ecologisti liberali, e sono state penalizzate le forze più polarizzanti del sistema, la destra della Svp, e la sinistra dei Verdi e dei socialisti. L’elezione di domani dovrà trovare una nuova sintesi istituzionale alla volontà del popolo svizzero, e questa appare ancora molto incerta.

SCHIERAMENTI IN CAMPO – La versione corretta della formula magica, proposta tra il 2003 e il 2007, imporrebbe il sacrificio della Widmer-Schlumpf per concedere un secondo seggio al partito più grande della Svizzera. Questo scenario ha però al momento un solo sostenitore all’interno del Parlamento, ovvero i liberali, probabilmente timorosi di un eventuale attacco della destra al loro secondo mandato.  Il problema dei liberali è la minima anzianità dei loro esponenti del Consiglio Federale, un dato che in realtà accomuna la gran parte dei sei membri che domani si ripresentano davanti all’Assemblea.

La più anziana in governo è la cristiano democratica Doris Leuthard, la cui riconferma non dovrebbe essere in dubbio, e sul suo mandato si apriranno le votazioni. Il momento decisivo delle elezioni del Consiglio Federale arriverà subito dopo, quando si voterà per Eveline Widmer-Schlumpf. La rappresentante del BDP può contare sull’appoggio di sinistra e centro, con la significativa eccezione dei liberali. I rapporti di forza usciti dalle ultime elezioni dovrebbero però consentirle una storica riconferma, favorita anche dalla notevole popolarità personale. L’esito della seconda elezione deciderà probabilmente l’andamento delle successive. Nel caso la Widmer-Schlumpf perdesse, la Svp potrebbe attaccare tutte e due le formazioni che al momento possono contare su due seggi, i liberali e i socialisti. Allo stesso tempo la Widmer-Schlumpf, il cui partito è alleato con i popolari della CVP, potrebbe attaccare gli altri consiglieri federali nel caso di sconfitta. Al momento nulla appare scontato, a parte la riconferma di Doris Leuthard e Simonetta Sommaruga, esponente socialista, il cui seggio non sarà attaccato dalla destra, che si concentrerà invece sul successore della Calmy-Rey. Al momento tutto è possibile, anche se per la Svp strappare un altro mandato in governo sarà oltremodo complicato. Il vertice del partito è stato umiliato nelle elezioni senatoriali, collezionando sconfitte tanto nette quanto sorprendenti, come il clamoroso flop di Toni Brunner nel Canton San Gallo, roccaforte della destra che però ha preferito mandare a Berna un senatore socialista piuttosto che il presidente del partito che conquista oltre un terzo delle preferenze in quasi tutte le consultazioni.  La scelta di Bruno Zuppiger come principale candidato per la riconquista del secondo mandato si è rivelata infatti un boomerang, dato che l’esponente zurighese si è ritirato dopo che sono emerse sue malversazioni.

Colpo di scena a pochi giorni dall’elezione del Consiglio federale: Bruno Zuppiger, il più quotato dei due candidati ufficiali dell’UDC, si ritira sull’onda delle rivelazioni pubblicate dalla “Weltwoche”, secondo cui lo zurighese avrebbe utilizzato a fini personali parte di un’eredità di cui era esecutore. L’annuncio è stato fatto dallo stesso Zuppiger in una conferenza stampa al termine di una riunione straordinaria del Gruppo parlamentare UDC. Zuppiger ha ringrazio il partito e il Gruppo parlamentare per la fiducia accordatagli ed ha precisato di aver deciso di ritirare la propria candidatura stamane, dopo aver incontrato il capogruppo Caspar Baader, il presidente dell’UDC Toni Brunner e Christoph Blocher. Dopo la pubblicazione dell’articolo – ha aggiunto – la mia candidatura non aveva più senso: per non danneggiare il partito mi ritiro. Baader e Brunner hanno ammesso di aver commesso un errore di valutazione: assieme a Blocher erano stati informati il 30 novembre, alla vigilia della designazione da parte del gruppo UDC dei candidati ufficiali. Dopo aver discusso con il diretto interessato avevano ritenuto di trovarsi di fronte a un caso concluso e risolto. Ora, alla luce dei nuovi elementi pubblicati dal settimanale, si sono resi conto di aver preso una cantonata. Secondo l’edizione odierna della “Weltwoche”, il consigliere nazionale zurighese avrebbe approfittato in passato di un’eredità di una sua dipendente deceduta di cui era l’esecutore testamentario. Invece di far confluire le somme a due associazioni di pubblico interesse (la sezione zurighese della Lega contro il cancro e Pro Senectute, stando a notizie di stampa), come auspicava la defunta, per parecchi anni Zuppiger non avrebbe versato alcun denaro. In un’intervista trasmessa ieri sera al “Telegiornale” della RSI Zuppiger ha ammesso che nella sua azienda è stato compiuto “un errore”. Alla domanda se la metà dell’eredità (circa 100’000 franchi) sia stata trasferita su un conto intestato a lui stesso, l’esponente UDC ha ribadito che c’è stato uno sbaglio. Non ho intascato nemmeno un franco. Ho ripagato tutto e con gli interessi, perché la vicenda è durata un certo tempo. Ho risolto tutto in modo pulito”, ha dichiarato al “Telegiornale”, precisando che le parti avevano convenuto di mantenere il più stretto riserbo sulla vicenda.

L’affaire Zuppiger ha inoltre mostrato un sopito conflitto all’interno della Svp. Il settimanale che ha pubblicato le rivelazioni, Weltwoche, è infatti molto vicino a Blocher, il leader indiscusso del partito, e certo ha stupito tutti che il siluro per affondare l’esponente più autorevole della destra per il secondo seggio del Consiglio Federale sia partito da una realtà editoriale così vicina al suo stesso partito.

PROBLEMA ETNICO – Il governo svizzero ha come propria regola non scritta un’equa rappresentanza delle diverse componenti etnico-linguistiche che formano la Confederazione Elvetica. La principale, e dominante, è la componente svizzero-tedesca, che di solito è rappresentata  almeno da cinque esponenti in governo. I romandi, gli svizzero-francesi, e gli svizzero –italiani sono invece poco rappresentanti. Se gli elvetici di lingua francese riescono sempre ad avere un proprio esponente in Consiglio Federale, molto più problematica è invece la situazione per l’altra minoranza latina. Gli svizzeri di lingua italiana, ticinesi ma non solo, non hanno più una rappresentanza in governo da ormai dodici anni, e la situazione non cambierà nei prossimi quattro anni. I socialisti ticinesi avevano provato a candidare Marina Carobbio, ma la sua corsa è stata subito stoppata dai veti dei socialisti romandi, che reclamavano un proprio rappresentante al posto della Calmy-Rey. Ancora meno tutelati sono gli svizzeri romanci, che però costituiscono una piccola minoranza linguistica all’interno del più grosso Cantone Svizzera tedesca, e sono tutto sommati rappresentati dalla loro concittadina grigionese Widmer-Schlumpf. Dalle urne del Parlamento dovrà dunque uscire una nuova sintesi politica ed etnica che dovrà garantire il piccolo miracolo svizzero, esperimento unico al mondo di democrazia diretta e multiculturalità il cui successo permane al di là di ogni crisi. Mentre l’Europa è in grave affanno, l’economia elvetica continua a mostrare numeri positivi, nonostante la crisi del suo maggior partner commerciale. A suo modo, un’altra prestazione unica.

     
 

1 Commento

  1. Fabrizio Pellegrini scrive:

    Complimenti per l’articolo!
    Estremamente dettagliato, equilibrato e sufficientemente sintetico.
    Inutile soffermarsi invece sulle differenze tra il sistema di rappresentanza italiano e svizzero, altrettanto inutile evidenziare lo scostamento tra i due sistemi Paese in termini economici, sociali e culturali.

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