Riscaldamento globale, un altro fallimento?

10/12/2011 - La Conferenza di Durban promossa dall’Onu sembra destinata a concludersi senza un accordo Trattative a oltranza a Durban per un accordo che permetta di prolungare al prossimo decennio delle iniziative globali e vincolanti contro la lotta al riscaldamento globale, a

     
 

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La Conferenza di Durban promossa dall’Onu sembra destinata a concludersi senza un accordo

Trattative a oltranza a Durban per un accordo che permetta di prolungare al prossimo decennio delle iniziative globali e vincolanti contro la lotta al riscaldamento globale, a poco più di un anno dalla scadenza del Protocollo di Kyoto. L’ultima bozza di documento finale – discussa nel corso della notte – prevede un’intesa che riguardi tutti i Paesi e non solo quelli industrializzati, da adottarsi entro il 2015; la data di entrata in vigore e l’esatta natura giuridica restano tuttavia al momento vaghi. L’accordo conclusivo è però ancora lontano dall’essere raggiunto, ed è sempre più probabile un rinvio delle decisioni della Conferenza ad un prossimo incontro organizzato dall’Onu sullo sviluppo sostenibile. Mentre le trattative proseguono, molti partecipanti alla Conferenza di Durban se ne sono già andati.

OBIETTIVO LONTANO - L’obbiettivo prefissato della Conferenza Internazionale sul clima dell’Onu è quello di limitare il riscaldamento a un massimo di due gradi Celsius: il tempo rimasto per un accordo tuttavia è poco dato che la maggior parte dei Ministri dell’Ambiente giunti a Durban sono ormai sul piede di partenza; al momento tuttavia non vi è alcun orario definito per la chiusura dei lavori e la dichiarazione finale.L’obbiettivo prefissato della Conferenza Internazionale sul clima dell’Onu è quello di limitare il riscaldamento a un massimo di due gradi Celsius: il tempo rimasto per un accordo tuttavia è poco dato che la maggior parte dei Ministri dell’Ambiente giunti a Durban sono ormai sul piede di partenza; al momento tuttavia non vi è alcun orario definito per la chiusura dei lavori e la dichiarazione finale. Gli ostacoli maggiori restano le posizioni di Stati Uniti, Cina e India, refrattari a quantificare le riduzioni delle emissioni. Sul vertice plana di fatto lo spettro di una sospensione dei negoziati, come già accaduto nel 2000 allì’Aia e che sarebbe una soluzione “nefasta”, notano gli analisti: quando le trattative vengono riprese, mesi dopo, i governi hanno l’abitudine di rimettere in discussione gli impegni già presi.

FALLIMENTO DELLA CONFERENZA? -
In mancanza di una accordo globale il Protocollo di Kyoto rimane infatti il solo Trattato a fissare degli obbiettivi di riduzione dei gas serra per i Paesi industrializzati (ad accezione degli Stati Uniti, che non l’hanno ratificato); è difficile tuttavia che i Paesi membri vogliano mantenere i loro impegni se non saranno coinvolti anche gli Stati Uniti e i grandi Paesi emergenti, principali inquinatori; attualmente il Protocollo copre solo il 30% delle emissioni globali. L’Unione Europea, insieme a una novantina di Paesi particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici, aveva chiesto ieri delle “decisioni chiare e forti”: l’Ue avvertiva che il divario fra l’obbiettivo di limitare il riscaldamento a un massimo di due gradi e le attuali promesse di tagli alle emissioni “è semplicemente troppo ampio”. “Siamo ancora troppo lontani da dove dovremmo essere per garantire il diritto allo sviluppo sostenibile dei Paesi più vulnerabili”, si leggeva nel documento firmato oltre che da Bruxelles anche dall’Aosis, che comprende i 43 Stati insulari, e dai 48 Paesi meno sviluppati.

(Tm News)

     
 

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