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Pensioni, ecco le regole per padri e figli

Gli effetti della riforma Fornero

Luisa Grion su Repubblica analizza ancora gli effetti della riforma Fornero. Il grafico qui sotto riepiloga le nuove caratteristiche del sistema previdenziale italiano:

Ed ecco la spiegazione di Repubblica:

La regola della nuova previdenza sarà questa: le speranze di vita aumenteranno, quindi donne e uomini – al termine della vita lavorativa – in media potranno godere della pensione per un numero di anni superiore agli attuali. Ma questo «regalo» avrà un costo: se padri e figli – grazie alle nuove norme – andranno in pensione più o meno alla stessa età, le entrate sulle quali potranno contare saranno decisamente diverse: i figli al confronto dei padri avranno assegni inferiori in media del 25 per cento rispetto ai genitori. Un gap m it i g at o solo dal contributo garantito dalla previdenza integrativa, obbligatoria per le prossime generazioni. Con la riforma Fomero, rispetto, alla situazione attuale, nessuno «vince», ma le nuove norme garantiscono un minore squilibrio generazionale Se non sulle entrate (aspetto legato alle difI l caso di chi ha il contributivo pieno, 20 anni di anzianità e più di 15 mila curo: andrà via 2 anni prima degli altri Raddrizzato solo in parte lo squilibrio tra generazioni. I giovani hanno lo strumento della previdenza integrativa Tra gli autonomi, sarà maggiormente penalizzato chi ha un’età di 40 anni e ha iniziato a lavorare a 32: avrà il 31% del proprio reddito ferenze fra sistema di calcolo retributivo e contribuitvoeall’aumentodelleaspettativedi vita), almeno sull’età.

I padri e le madri rimarranno al lavoro più a lungo:

E’ la novità più evidente della riforma Fornero. I tempi del lavoro si allungano. I dipendenti del settore privato andranno in pensione a 66 anni già dal prossimo anno, per arrivare nel2050 al limite anagrafico dei quasi 70 anni. Stesso punto di arrivo per le donne che cominceranno a salire la scala dell’innalzamen-to anagrafico già dal prossimo anno, quando, per andare in pensione dovranno avere almeno 62 anni (66 se dipendenti pubbliche). Più annidi lavoro anche per gli autonomi. rea i noti non:nbsu La pensione integrativa obbligatoria li aiuterà a moderare il dislivello, ma comunque sia, l’assegno dei giovani sarà inferiore a quello dei loro genitori. Due sono le variabili che peseranno sul calcolo: non potranno avvalersi del sistema retributivo (che basandosi sulle buste paga garantisce una pensione più alta) e poggeranno solo del contributivo. E poi ci si aspetta che possano vivere più a lungo e quindi il tasso di sostituzione inciderà più pesantemente sulla loro previdenza: si tratta della cosiddetta «tassa sulla speranza di vita».

E i figli?

II figlio che oggi ha trenta anni, che ha cominciato a lavorare solo lo scorso anno, andrà in pensione alla stessa età del padre, ma con un assegno pari al 56 per cento dello stipendio. Facendo icalcoli su una busta paga di 2000 euro la sua pensione si potrà stimare di 380 euro al mese più bassa rispetto a quella del padre. Guardando alle previsioni è comunque obbligatorio far notare che le stime effettuate tengono conto delle condizioni attuali: negli anni le variabili potrebbero cambiare, a partire dal tasso di crescita del Pil che incide anche sulla rivalutazione dei contributi versati. I quarant’anni di contributi versati dal prossimo anno non basteranno più per andare in pensione a qualsiasi età. Già dal 2012 ce ne vorranno, per gli uomini, almeno 42 (41 anni e un mese per le donne). Ciò vuol dire che per chi oggi ha cinquant’anni la pensionedi anzianità è ancora possibile, ma solo se ha cominciato a lavorare presto: non varrà, per esempio, per i laureati che avranno versato contributi solo dopo il titolo. La differenza pesa: il cinquantenne al lavoro da quando aveva 20 anni va in pensione a 64 anni e due mesi, grazie appunto all’anzianità, ma il coetaneo che ha cominciato a lavorare tre anni dopo andrà in pensione a 67 anni e 6 mesi.

E poi c’è la regola del 63:

La riforma Fomero prevede che sia possibile andare in pensione anche a «soli» 63 anni, purché siano stati versati almeno venti anni di contributi e che la pensione maturata sia non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Tale norma vale solo per chi poggia totalmente sul sistema contributivo, quindi non è applicabile a chi alla fine del 1995 avesse già qualche annodi lavoro alle spalle calcolato con il metodo retributivo (riforma Dini). Ciò può far scattare il paradosso del quarantenne (visibiledalletabelle): il nato nel 1971 che ha cominciato a lavorare a 23 anni andrà in pensione più tardi del coetaneo che ha cominciato a lavorare a26 (69 anni e3 mesi contro i 66e10). Questo perché la sua è una pensione pro-rata (retributiva per gli annidi lavoro effettuati prima del 1996, contributiva per quelli dopo) e non potrà quindi avvalersi della”regola de163″,utilizzabile dal suo coetaneo che – avendo cominciato a lavorare più tardi, potrà invece farci conto. Ciò che perderà in età lo recupererà però in euro: il suo assegno, grazie anche quel «pezzetto» di retributivo sarà pari al 71 per cento dello stipendio contro il 59 del colleg