|

“Il Giubileo 2015? Papa Francesco è un dono di Dio, ognuno faccia la sua parte”

Papa Francesco, il Giubileo del 2015 e la sfida che la città di Roma dovrà affrontare per l’organizzazione dell’Anno Santo: abbiamo intervistato Monsignor Luigi Moretti, Arcivescovo di Salerno dal 2010, già arcivescovo vicegerente per la Diocesi di Roma e membro del Comitato Centrale del Grande Giubileo del 2000. In particolare, Monsignor Moretti fu presidente del Comitato Romano per il Giubileo, trovandosi al centro dell’organizzazione dell’Anno Santo del 2000. Una voce dunque massimamente qualificata per aiutarci a capire cosa voglia dire l’indizione di un anno santo straordinario e quanto sia complicato, per la Chiesa e per le Istituzioni, organizzare l’evento più importante della Cristianità.

Monsignor Luigi Moretti, vescovo di Salerno
Monsignor Luigi Moretti, vescovo di Salerno

PAPA FRANCESCO, IL GIUBILEO, ROMA E LA CHIESA: INTERVISTA A LUIGI MORETTI

Eccellenza, secondo lei perché Papa Francesco ha sentito di dover indire un Giubileo straordinario, proprio ora?

E’ una scelta legata al suo magistero, basata sul dono grande dell’amore di Dio che è misericordia: Francesco ci vuole dire che l’amore misericordioso di Dio rimette l’umanità in un disegno nuovo.

Lei pensa che il pontificato di Francesco sia una discontinuità all’interno della storia della Chiesa?

Si può intendere in entrambi i modi; quel che vedo è che il Papa sta cercando di riportare la Sede di Pietro alla sua sorgente originaria liberandosi di tutto ciò che era una sovrastruttura. Questo ovviamente mette in crisi un sistema di modalità di vita e di pensiero per chi chi vive l’esperienza religiosa; il Santo Padre tenta di dare all’uomo la possibilità di recuperare una sorgente che altrimenti sarebbe persa. Per tutto questo e per molto altro, secondo me Francesco è un grande dono di Dio all’umanità.

Che differenza c’è fra questo Giubileo e quello del 2000?

Certamente c’è un contesto nuovo; nel 2000 eravamo al passaggio del millennio e Giovanni Paolo II da subito, appena fu eletto, visse il suo pontificato col compito di traghettare la chiesa nel terzo millennio; quello era un evento annunciato molto tempo prima, una scadenza prevista, che suscitò molte aspettative a tutti i livelli sia nel mondo ecclesiale che in quello secolare; fu il culmine di un attesa che diventò celebrazione. La risposta dei fedeli fu evidente, e impattò grandemente sulla realtà socioeconomica, politica, delle relazioni in tutti gli uomini. Quella di quest’anno invece è un’esperienza che in qualche modo è una sorpresa, annunciata in un tempo relativamente breve e questo ci impone di ricollocarci in una diversa prospettiva. Sarà un grande momento di rinnovamento interiore, di rigenerazione, avrà un forte aspetto penitenziale, sarà una grande gioia. Sarà un’esperienza vissuta nel cuore delle persone.

GIOVANNI-PAOLO-II-SANTO

Concretamente, cosa significa per la Chiesa organizzare un Giubileo? Quali sono le fatiche, gli impegni, i pesi da portare?

Significa concretizzare la proposta: ci si deve chiedere come far vivere appieno il momento ai pellegrini che vengono invitati a Roma o nei santuari preposti per le celebrazioni, bisogna passare dalle parole ai fatti. Roma, che è la città del Giubileo, dovrà riuscire ad accogliere un numero di pellegrini superiore alla media rispetto al flusso in arrivo  tutti i giorni dell’anno, o in occasione di eventi comunque importanti. Serve una grossa organizzazione che deve girare nel miglior modo possibile; per questo, nel Giubileo del 2000 si colse l’occasione per rifare il volto alla città, si cantierarono interventi strutturali finalizzati all’Anno Santo ma visti anche nella prospettiva di poter rimanere. di andare anche oltre. Interventi che questa volta non mi sembra siano all’ordine del giorno, per evidenti ragioni di tempo.

Per quel che può vedere, Roma in questi anni è migliorata o peggiorata? La città secondo lei è pronta per un evento del genere? 

Dal 2000 ad oggi ci sono stati altri eventi straordinari eventi, come la morte di Giovanni Paolo II, le beatificazioni, la santificazione di papa Wojtila e di Giovanni XXIII, con afflussi anche superiori a quelli del Giubileo, e Roma se l’è cavata molto bene. Ora non è ancora disponibile il calendario delle celebrazioni, ma credo che Roma abbia in sé la capacità di accoglienza. Vede, non conta tanto quante persone arrivano in città, ma la qualità delle persone che vengono a Roma: abbiamo visto recentemente come 4-5mila persone possano creare confusione e danneggiamenti, mentre ad esempio in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù sono arrivati in città 2 milioni di giovani, che sono una marea di gente, e non c’è stato un fiore calpestato.

Papa Francesco annuncia un Giubileo straordinario
Lapresse-REUTERS/Stefano Rellandini

Che consiglio darebbe a chi porterà la responsabilità di organizzare il Giubileo? 

Ognuno si prenda la sua parte di responsabilità e la finalizzi al bene comune, non entrino in gioco altre preoccupazioni strumentali, nei rapporti fra le istituzioni e le persone. Nella misura in cui c’è la volontà di perseguire lo stesso fine, l’evento riuscirà.

Mentre parliamo a Tunisi ci sono degli ostaggi rapiti dai miliziani dell’Isis. Che senso acquista un anno santo della Misericordia in questo periodo storico? Crede che Roma debba avere paura degli attentati e del terrorismo?

Questo, chiaramente, non lo so. Di certo noi viviamo un tempo in cui nessuno ha la sicurezza garantita in tutto e per tutto. Ma allo stesso tempo è un tempo che ci chiede un impegno diffuso, dove l’attenzione è al massimo. Siamo chiamati a cominciare a vivere, a sapere che dobbiamo vivere questo tempo affrontando anche le difficoltà che porta con sé.