Vi faccio vedere come muore l’industria italiana
07/12/2011 - Il gioiello Fincantieri mette in cassa integrazione 3.600 lavoratori In principio era un gioiello, un’azienda sana, una fabbrica di utili. Oggi è un gigante costretto a mettere sul lastrico, o quasi, i propri dipendenti. Il tracollo della Fincantieri, che oggi
Il gioiello Fincantieri mette in cassa integrazione 3.600 lavoratori
In principio era un gioiello, un’azienda sana, una fabbrica di utili. Oggi è un gigante costretto a mettere sul lastrico, o quasi, i propri dipendenti. Il tracollo della Fincantieri, che oggi annuncia di essere intenzionata a mettere in cassa integrazione circa 3.600 lavoratori, assomiglia molto alla caduta di altre aziende a capitale pubblico che di questi tempi cadono nel baratro della crisi.
IL SEGNO DELLA CRISI – Il complesso cantieristico controllato da Fintecna, la finanziaria del Ministero dell’Economia, si ritrova infatti oggi a vivere lo stesso destino della Finmeccanica del dimissionario Guarguaglini, l’industria della difesa e dell’aeronautica che per anni, oltre agli scandali per le frodi, ha prodotto anche efficienza, innovazione, commesse ed utili, ma che oggi, nel 2011, si vede capitolare in Borsa, in un solo giorno poche settimane fa ha perso il 20% del proprio valore, e chiudere il bilancio d’esercizio in perdita. Ma in Fincantieri è anche una questione di lavoro, non solo di conti in rosso. E, per questo, l’azienda cantieristica si addice meglio al ruolo di realtà produttiva ed economica simbolo della perdità della capacità di creare ricchezza di cui è protagonista il nostro Paese.
ORGOGLIO ITALIANO – La storia della Fincantieri cantieri navali italiani spa, azienda realizzatrice della della SSCV 7000, la più grande piattaforma semisommergibile mai realizzata, e della Grand Princess, al momento del varo la più grande nave passeggeri al mondo, è una storia di successi e di orgoglio italiano. Fino a poco tempo fa. Gli anni ’90, ad esempio, durante i quali la Fincantieri realizzò transatlantici per la inglese PeO e l’Holland America Line, sono stati gli anni di grandi commesse. Gli anni 2000 hanno rappresentato una fase di ristrutturazione, ma anche di crescita costante. Un decennio fa si cominciava a pensare ad una privatizzazione. C’erano ordini per sette miliardi di euro, una consolidata leadership nella costruzione di navi da crociera e 70 milioni di euro di utile. Ed un programma di navi militari, poi, che arrivava fino al 2015. Ma la scadenza del primo gennaio 2004, quando i contributi europei alla cantieristica sarebbero stati aboliti del tutto, lasciava intendere che il futuro sarebbe stato meno roseo. Era il 2002. Si pensava all’ipotesi di una collocazione in Borsa dell’azienda o all’ingresso nell’orbita Finmeccanica. Si iniziava a parlare di “flessibilità”. E i 9.500 dipendenti distribuiti du otto stabilimenti cominciavano a tremare. Soprattutto quelli di Palermo e Castellammare di Stabia.
2007/2010, DALL’UTILE ALLA PERDITA - Tutto sommato, però, si resisteva. Erano i tempi del testa a testa con la Alstom. La più piccola Fincantieri teneva il confronto. I conti restavano in nero, il portafoglio ordini ampio, le commesse appetibili. Nel 2007 Fincantieri era ancora una vetrina perfetta del made in Italy, prima al mondo nelle navi da crociera, con il 45% del mercato, e nei traghetti, con il 32%. Chiudeva il bilancio in utile per il sesto anno consecutivo, con fatturato in crescita, e, soprattutto, un’occupazione stabile: 9mila dipendenti diretti, 18mila lavoratori esterni. Su un fatturato di 2,2 miliardi di euro, a quei tempi gli utili ammontavano mediamente a 50-100 milioni, a seconda delle commesse. Dal 2008 in poi, però, il peso della crisi si fece sentire. Gli utili calarono ad 8 milioni di euro. Nel 2009 il bilancio fu chiuso con una perdita di 64 milioni. Il 2010 a quota -124 milioni.
2011, I GUAI - Il resto è storia di questi mesi. E’ il maggio 2011 quando l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono dalla sera alla mattina dà l’annuncio della possibilità di chiusura del cantiere genovere di Sestri dove lavorano 760 operai. Bono parla di un piano “duro ma coraggioso e necessario alla salvezza dell’azienda”. Il programma prevede il taglio di 2.500 dipendenti e i catenacci ai cantieri di Sestri e Castellammare. Le manifestazioni dei lavoratori degenerano in scontri e ferimenti. Il governo convoca le parti. L’azienda tira dritto. Il sindaco di Genova Marta Vincenzi si schiera di fianco ai lavoratori dicendosi pronta allo sciopero generale. Mentre l’Europa, attraverso il vicepresidente della Commissione Antonio Tajani si dimostra disponibile ad offrire il Fondo europeo di aggiustamento alla globalizzazione e a mettere sul piatto alcune decine di milioni di euro a sostegno dell’occupazione.
OPERAI A CASA - Oggi l’ultimo salasso. Dopo il varo della Oceania Riviera, se non ci sarà nulla da costruire, la Fincantieri chiederà la cassa integrazione straordinaria per i 741 dipendenti di Sestri. La cifra è stata ufficializzata ieri ai sindacati e fa parte di un piano che prevede di lasciare a casa a stipendio ridotto 3.670 lavoratori. Se sarà possibile ridurre il numero dei dipendenti in cassa integrazione tutto dipenderà dalle prossime commesse. E’ ovvio che la congiuntura economica mondiale abbia avuto un peso determinante sulla produzione della cantieristica navale: è a questo che si aggrappano i manager dell’azienda pubblica. Il carico di lavoro dell’azienda – in assenza di domanda – non è in grado di saturare l’enorme capacità produttiva di tutti gli stabilimenti del gruppo. Trend e anomalie contro i quali possono poco i piani industriali. La prima versione del piano Fincantieri, sempre rimasto al livello di bozza, risale ad un anno fa. Sei mesi la versione ufficiale, quella che scatenò proteste, fu presentata ai sindacati ma ritirata poche settimane dopo. Lo studio di analisi del mercato della cantieristica commissionato dal ministero dell’Economia alla società di consulenza di Roland Berger non ha donato ai dipendenti soluzioni positive. oggi arriva la sentenza definitiva.
LA REAZIONE DEI SINDACATI – “Valuteremo come reagire a far salvi i diritti dei lavoratori che attraverso gli idonei ammortizzatori sociali potranno raggiungere l’età pensionabile, dato che bisogna tener conto anche degli effetti della riforma pensionistica presentata dal governo”, fanno sapere ora i sindacati. Parla Mario Ghini, segretario nazionale Uilm. E avverte il governo: “l’esecutivo dovrà fare sentire la propria presenza anche rispetto a nuove commesse che sarebbero dovute arrivare in diversi siti cantieristici”. Cos’altro aggiungere?













sull’astrico… cos’è, una svista?
L’Industria Italiana ..” quella delle GRANDi Imprese di vecchio stampo” nate sul finire del 1800 inizi del 1900 di FAMIGLIA…sono state SVENDUTE con soci compiacenti famigliari in MULTINAZIONALI ..preso contributi vari ITALIANI e deciso da soci..la chiusura..lasciando a casa SENZA stipendi tanti Lavoratori..in particolare i più penalizzati sono i Lavoratori PRECARI sotto contratti di cooperative..interinali ..e varie forme contrattuali..queste MULTINAZIONALI non più solo a capitale Italiano presi i contributi italici..ora traslocano dove conviene costruire..sfruttare..dove c’è mercato e finanziamenti di banche..ma anche CONTRIBUTI ad aprire..pertanto si riprendono ancora nuovamente finanziamenti di altre Nazioni..un marasma continuato che se vede questo l’agenzia Standard & Poor’s NON solo toglierà all’Italia una sola A ma le toglierà in un colpo solo anche le atre tre A..sotto declassata ! Autoaffondata l’Industria Italiana grazie alla male politica ad i mal governi penalizzando ancora oggi di più tutto in tutti gli ambienti RISCHIO TOTALE che le banche sanno bene tre banche Italiane sono a rischio fallimento (dai rai tre stamattina..) PRECARIATO e DISOCCUPAZIONE FORZATA fanno il resto CREANO RISCHIO fanno vedere l’Italia che è in VERO rischio per chi qui vuole investire..io stesso se fossi un investitore NON lo farei in Italia ma nel BIC ( Brasile India Cina) qui sono a rischio le pensioni i rincari sono SICURI a danni degli ONESTI uno STATO allo sbando dove illegalità evasioni fiscali mafie signoraggio massoni illuminati tangenti etc. viene ancora premiato ma L’Europa il Mondo non ne può più di questo PESSIMO fare ITALIANO compresi noi (tanti) ITALIANI ! L’italia è da punire per super sfruttatamento e danni esisteziali fatti ad i Lavoratori precari e disoccupati FORZATI danni perpetuati alle famiglie danni esistenziali continui si faccia intervenire su questo il Tribunale dell’Unione Europea inoltre “quando” si lavora con il precariato in Italia si violano continuamente le leggi articoli tusl 626/94-81/2008 con continui infortuni e mort sul lavoro ain alta percentuale con i contratti PRECARI che si riversano sui prodotti made in Italy..mettendo altre persone a rischio infortuni! E si violano anche gli stessi Articoli della Costituzione Italiana 1-4 e 36 nonchè violati sono gli Articoli della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ! Questo deve saperlo L’Unione Europea e il MONDO e l’Agenzia STANDARD& POOR’S !!!L’Italia é a RISCHIO TOTALE per noi Italiani e il Rischio è esteso agli Stranieri investitori..l’Italia è in una FARSA per farsi pagare i debiti..non riuscendo ad avere fatto per prima..quello fatto dai GRECI…fa continuamente danni ad i soliti..agli onesti Italiani a Precari e Disoccupati FORZATI e così proprio NON potrà farcela altro che salva Italia..SALVATEVI e andate ad investire in altro e per chi può trasferisi di persona in Brasile..Rep.Domenicana India etc. non a caso il DENARO ITALIANO è qui da tempo presente..in paradisi fiscali..si sta meglio che in Italia…certamente..anche FISICAMENTE.
Morando