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«5 ragioni per cui fallirà ISIS»

ISIS sta per fallire? Ne è convinto l’arcivescovo Behanan Hendo della città siriana di al-Hasska, che spiega come i terroristi miliziani del califfato siano in ritirata e come l’organizzazione guidata da al-Baghadi sia prossima al collasso. Nelle settimane scorse si sono moltiplicate le brutte notizie per l’ISIS, e Die Welt elenca cinque motivi per cui lo Stato Islamico possa fallire a breve.

  • 1. ISOLAMENTO INTERNAZIONALE. Più di sessanta Paesi sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’intervento internazionale contro l’ISIS. In Iraq le milizie sciite dell’esercito sono addestrate dai militari iraniani. I Peshmerga del Kurdistan ricevono armi e addestramento militare da numerosi Paesi occidentali ed europei. In Siria le truppe curde dell’YPG hanno formato una milizia anti ISIS che combatte assieme alle truppe cristiane MFS e a milizie formate da numerosi cittadini. Queste alleanze sul territorio sono inferiori militarmente all’ISIS, ma possono essere efficaci quando ricevono il supporto dell’aviazione degli altri Paesi. Die Welt cita come esempio la distruzione di un quinto delle capacità militari dell’ISIS realizzata dalla Giordania dopo il rogo del suo pilota
  • 2. DEBOLEZZA MILITARE.  Le capacità militare dell’ISIS sono sopravvalutate. Quando l’organizzazione terrorista ha conquistato un terzo dell’Iraq in poche settimane durante l’estate del 2014 i jihadisti dell’ISIS sembravano inarrestabili. In realtà questa clamorosa avanzata fu facilitata significativamente dalla scelta dei nemici di non combattere l’ISIS. A Mossul l’esercito iracheno, diviso per scontri etnici tra sunniti e sciiti, preferì abbondare i suoi avamposti piuttosto che contrastare l’arrivo dei guerriglieri dello Stato Islamico. Anche l’avanzata nel Nord della Siria fu nettamente favorita dal ritiro tattico delle truppe curde, che preferirono evitare uno scontro eccessivamente sanguinoso. L’ISIS ha dimostrato di essere forte sul campo, grazie all’innesto delle migliaia di foreign fighters arrivati dai Paesi esteri così come per merito di ciò che resta dell’esercito iracheno di Saddam Hussein. Le milizie del califfato non hanno però i mezzi per fronteggiare l’aviazione delle potenze straniere, come dimostrato in questi mesi di bombardamenti sulle loro posizioni in Siria e Iraq.
  • 3. GLI ALLEATI SCAPPANO VIA. In Irak l’ISIS ha potuto contare finora sul supporto delle tribù arabe e dei rivoltosi sunniti, che ci contrapponevano al governo prevalentemente sciita di Baghdad. Sotto il premier Nuri al-Maliki l’establishment sunnita legato al precedente regime di Saddam Hussein ha subito numerose discriminazioni così come violenze. Ciò ha favorito i sentimenti di vendetta che hanno spinto alla collaborazione con l’ISIS. Il nuovo premier iracheno Haidar al-Abadi sta seguendo una linea più moderata, volta alla pacificazione delle diverse etnie che compongono il suo Paese. Nell’offensiva di Tikrit le truppe erano formate da militari sunniti e sciiti, uniti per combattere l’ISIS. I militari statunitensi stanno addestrando i sunniti per riconquistare anche Mossul. La rottura del legame tra tribù sunnite e ISIS è la chiave per poter isolare sul terreno i guerriglieri del califfato islamico.
  • 4. CONFLITTI INTERNI. L’ISIS è stata indebolita in questi mesi dai conflitti interni all’organizzazione di al-Baghdadi. Le milizie hanno subito dure perdite, visto che si calcola la morte di 8500 persone, tra cui numerosi comandanti e figure di vertice dello Stato Islamico. Da quando sono stati bombardati i campi petroliferi si sono ridotte drasticamente le fonti di entrata dell’ISIS, che erano arrivate fino a un milione di dollari al giorno. L’organizzazione è costretta a reclutare sempre più giovani in modo forzoso, e all’interno delle sue truppe ci sono scontri su ideologia e strategia militare. Molti guerriglieri provenienti dall’Europa preferiscono tornare a casa, ma vengono tenuti all’interno del califfato come prigionieri. Il fronte interno oscilla in un momento in cui ISIS continua a subire sconfitte militari, mostrandosi poco preparata a fronteggiare offensive più forti.
  • 5. FOLLIA RELIGIOSA. I jihadisti dell’ISIS avanzano nel nome di Allah e vogliono imporre la Sharia attraverso punizioni corporali, crocifissioni e decapitazioni. La maggioranza dei musulmani sottoposti al dominio dell’ISIS si sta allontanando dalla follia dell’ISIS. In questo modo di indebolisce il legame con le popolazioni locali sunnite di Iraq e Siria, che aveva favorito l’ascesa dell’organizzazione di al-Baghdadi.

Photocredit:  Kutluhan Cucel/Getty Images