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Corruzione a Roma, ora le mazzette arrivano nelle sigarette: “Fumi?”

Roma, i corruttori mettevano le mazzette nei pacchetti di sigarette e poi offrivano, con disinvoltura: “Fumi?”. Andrea Borsci, grande accusatore e gola profonda della corruzione in Campidoglio, ed egli stesso agli arresti per corruzione, racconta che così i funzionari capitolini e dei Municipi dialogavano fra di loro e con gli imprenditori destinatari o pronti a pagare per far “andare tutto senza problemi”.

ROMA, CORRUZIONE E MAZZETTE NELLE SIGARETTE

I funzionari capitolini, secondo Borsci, si dividono in tre categorie: “Quelli che richiedono cifre precise, quelli che lasciano decidere la somma al richiedente, quelli che non chiedono ma accettano il regalo”. Era il 2013, scrive il Messaggero nella cronaca di Roma, quando “Borsci si presentò di fronte agli inquirenti e con tono indignato tracciò una mappa dell’illegalità dilagante all’interno del XIV municipio. Peccato che avesse dimenticato di precisare che, in molti casi, fosse stato proprio lui a fare da tramite tra impresari e tecnici del Campidoglio, raccogliendo le bustarelle e smistandole a chi di dovere”. Ora è ai domiciliari per corruzione: Borsci è un intermediario, riceve denaro da imprenditori e lo usa per comprare funzionari comunali. Un soggetto “pienamente coinvolto nel sistema, si muove con capacità e agilità perseguendo un proprio fine di lucro”, scrive il Gip. “Per ritirare un progetto bisogna bussare con i piedi, nel senso che bisogna pagare”, disse Roberto Biagini, immobiliarista e costruttore: “Io prendo i contanti e li do a Borsci, che li mette in un pacchetto di sigarette”.

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CONTINUA L’INCHIESTA VITRUVIO

Continua dunque l’inchiesta Vitruvio, che approfondisce i collegamenti fra il XIV Municipio della Capitale, il X dipartimento del comune e alcuni costruttori privati interessati ad ottenere con velocità le autorizzazioni richieste. Ad incastrare i protagonisti dell’inchiesta le intercettazioni, che dimostrano un copione “sempre uguale: impresari edili che allungano bustarelle a tecnici del Campidoglio, e ispettori della Asl che in cambio acconsentono ad insabbiare abusi edilizi nei cantieri. Anche i vigili urbani sono della partita, come dimostrano gli arresti di ieri: cinquemila euro al casco bianco Paolo Carbonari “per non rivelare gli abusi esistenti in un cantiere di via Guglielmi” realizzato dal costruttore Roberto Biagini, “convinto che il casco bianco non si sia presentato per un controllo ma per ricattare e ottenere soldi, cosa che poi, effettivamente, sarebbe successa. Uno dei tanti, secondo gli inquirenti, “a conoscenza del sistema e che avrebbe cercato di trarne vantaggi”.