Interni

Se guardi in faccia un rom

6 febbraio 2009

Un viaggio fra quelli che la gente vede come delinquenti sempre pronti a rubare, uccidere, stuprare. Per dimostrare che più di qualcuno forse si sbaglia.

Ottanta anime nel fango. Tra topi, umori e miasmi. Ottanta storie, dimenticate come il popolo ramingo e invisibile della cui sofferenza sono testimonianze vivide, pulsanti. Ottanta volti. Vivi. Unici. Umani. «Non si può capire nulla dei rom e della loro vita finchè non si ha il coraggio di guardarli in faccia», mi spiega Gianluca mentre scivoliamo giù dalla Casilina tra le lamiere accartocciate di uno sfasciacarrozze e il putrescente groviglio di una mini-discarica improvvisata, imboccando il sentiero melmoso che ti sospinge gibboso verso il campo. Mentre scendiamo, un giovane uomo viene su lasciando un solco sottile sul fango con una vecchia bicicletta inzaccherata. Si avvicina, lo inquadro meglio: capelli corti e ben pettinati, occhi scuri, carnagione olivastra, addosso porta un normalissimo giubbotto nero e un passabile paio di jeans, ai piedi degli scarpini di una marca tra le più boicottate e venerate del pianeta. Si chiama Daniel. Saluta Gianluca come un vecchio amico e subito gli chiede, in un italiano tanto sgangherato quanto efficace: «Hai portato la medicina per mio figlio?». È la prima della serie quasi interminabile di richieste, sollecitazioni e raccomandazioni che collezioneremo durante la nostra visita al campo: dopotutto, Gianluca e l’associazione per cui lavora, la onlus Popica (“birillo“, in rumeno: il perché scopritelo su www.popica.org), sono qui anche per questo. Per dire ai rom che non sono invisibili. E per dirlo nella maniera più esplicita possibile: cercando di risolvere, quando possibile, i loro problemi. Che sono infiniti.

ALLOGGI DI SFORTUNA - Qualche giorno fa, a meno di un chilometro da qui poliziotti e militari della folgore hanno provveduto allo sgombero delle decine di rom che si erano installati in un fazzoletto di terra al limitare di villa De Santis, lungo via dei Gordiani, periferia est di Roma. «Gli uomini sono stati caricati su un pullman della polizia e condotti all’ufficio immigrazione per l’identificazione - racconta un altro operatore di Popica, Christian - Le donne e i bambini hanno preso a vagare, in colonna, con sacchi sulle spalle, alla ricerca di un nuovo posto dove stare. Alla fine, dopo alcuni giorni, siamo venuti a sapere che sono stati ospitati alla ex Fiera di Roma, sulla Cristoforo Colombo. Troppo lontano per permettere ai bambini di raggiungere gli istituti dove avevano iniziato l’anno scolastico». Alla faccia dell’integrazione. E le baracche? Le ho viste prima di arrivare al campo con Gianluca. Le hanno abbattute, a calci probabilmente perché quell’ammasso scricchiolante di legna, vetri e detriti non è lavoro da ruspa. Sgombero sì, bonifica manco per niente, insomma. Ma questa è un’altra storia. È invece una vicenda sinistramente simile a quella degli sgomberati di villa De Santis, quella dei rom rumeni che Popica Onlus sta cercando di aiutare. Anche loro, infatti, hanno ricevuto dalle forze dell’ordine un preavviso di sgombero. In realtà, sono loro stessi i primi a voler lasciare il campo dove, ormai da qualche mese, hanno eretto quelle casette improvvisate, pulite e riscaldate a gas ma prive di acqua ed elettricità, che in un italiano improbabile chiamano «baracchini». Il perché, lo capisci appena metti piede dentro al campo, quando insieme ai visetti innocenti dei bambini e agli sguardi incuriositi dei più grandi, ti accoglie un formicolante andirivieni di ratti. Grassocci, numerosi e spavaldi, abitavano la piccola discarica abusiva che i rom hanno in parte ripulito per costruire le loro baracche e non hanno la minima soggezione davanti alle persone. «Sono così grossi», commenta imbarazzato Ion, il ragazzo del campo che parla bene l’italiano e che collabora con gli operatori di Popica nella mappatura delle famiglie insediate nel campo, operazione necessaria (qui non è arrivata la Croce Rossa con il suo censimento) per poter pianificare gli interventi e per inserire i bambini nei programmi di vaccinazione, assistenza medica e scolarizzazione. Ion lo troviamo nel largo spiazzo ingombro di ciarpame che precede le baracche. Insieme ad altri uomini, sta caricando degli oggetti metallici su un vecchio camion. «È questo il loro lavoro – mi spiega Gianluca - Raccolgono e rivendono il ferro e l’alluminio. Uomini e donne. Altro non possono fare, perché nemmeno nei cantieri dove si lavora a giornata sono disposti ad assumere un rom. Eppure, queste persone sono cittadini rumeni, comunitari a tutti gli effetti». Con un lavoro regolare, potrebbero ottenere un permesso di soggiorno e uscire dall’illegalità. Ma prima di quel lavoro, c’è un muro alto così di pregiudizi atavici e di montante intolleranza, che li condanna a un’esistenza precaria, sfuggente. Da reietti.

11 commenti a Se guardi in faccia un rom

  1. gloria

    concordo,gran bel pezzo

  2. Rumlader

    Perchè non teli porti a casa te.visto che meli sono trovati in casa per rubare e hanno narcotizzato anche la gatta.

  3. gloria

    @rumlader
    sai che la mia vicina di casa usava avvelenarmi tutti i gatti che osavano entrare nel suo giardino confinante con il mio?
    ed una volta beccai un bel ragazzo biondo che tentava di rubare in casa mia. Ero bimba. Conservo ancora quel ricordo tramautico.

  4. gloria

    ah, l’ho dato stupidamente per scontato.La mia cara vicina di casa era italianissima

  5. C’è da rimanere sgomenti per tutto, e proprio in queste ore che mi metto nei panni di un padre che è continuamente violentato e tormentato. Sono senza parole e ammutolito dalla violenza e dalla volgarità che si sta vivendo in questo Paese…

    Il Blog | Attualità | Psicologia

  6. Grazia

    Un meraviglioso ritratto di ciò che è davvero un campo Rom in Italia.Potessimo arrivare con la stessa chiarezza e immediatezza anche ai TG nazionali, si potrebbe mostrare anche l’altra faccia della medaglia e a quel punto non sarebbero così scontate le reazioni disumane delle folle inferocite…

  7. Grazia, il problema è che i TG nazionali hanno cose ben più importanti da illustrarci, come le tette di quella del GF oppure i servizi sulla moda della Parodi.

  8. Michele

    Ringrazio la redazione di Giornalettismo per aver dato spazio a questo pezzo.
    E’ un tentativo di stimolare la riflessione e il senso critico davanti a problemi che crediamo di conoscere attraverso i giornali, ma di cui in realtà ci sfuggono i termini reali.
    Resta il problema di come proporre certi contenuti sui grandi media, ma se è vero come si dice che il futuro è nella rete, che esistano siti aperti e coraggiosi come Giornalettismo è sicuramente un discreto punto di partenza.
    Un saluto a tutti e alla prossima
    Michele

  9. Dinophis

    Nausea.
    Non me ne voglia l’autore di questo pezzo, scritto bene e con le migliori intenzioni. Il problema è che alle volte mi sa che le intenzioni sono TROPPO migliori. Una storpiatura, e non solo linguistica.
    Dico io: se guardi in faccia un mafioso credi di trovarti di fronte un barbaro? No, sembra una brava persona. Magari tanti lo sono pure, perfino. Leggiti i dieci comandamenti del mafioso, non sono così differenti da quelli della chiesa. Però magari oltre alle belle parole ogni tanto bisognerebbe anche dar retta a quella sciocchezzuola che sono i fatti.
    Gloria ha ragione, delinquere delinquono tutti. Ma non è un segreto che vi siano comunità particolarmente dedite alla delinquenza, così, per cultura, più che per necessità. Dico per cultura, perchè sinceramente non mi è mai capitato di incontrare un rom in un posto di lavoro. Chissà perchè.
    E poi, giusto per aggiungere qualcosa, di questa brava gente, a cui il mio sindaco sta regalando case per 3 milioni di euro, si parla di queste brave persone qui http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=44949&sez=NORDEST o di queste qui http://www.oggitreviso.it/rapina-alla-festa-destate-arrestato-colpevole-12273
    Giusto per guardare le cronache soltanto degli ultimi giorni.
    Due parole sincere? Mi ha rotto il cazzo questa storia, è difficile essere obiettivi, quando si vuol essere buoni? E dire: in effetti ci son parecchi delinquenti, tra questa gente, però voglio accoglierli lo stesso. Ecco, mi basterebbe questo, almeno. Un po’ d’onestà.

  10. ginod

    se ne devono andare lontano, molto lontano

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>