Nell’audizione in Senato l’a.d. Rocco Sabelli ha dichiarato che il nuovo vettore ha perso il 7% dei clienti. Ma i numeri dicono che in realtà la voragine è molto più ampia. E il pareggio del bilancio potrebbe diventare un’utopia
Il diavolo si nasconde nei dettagli. Durante l’audizione di Roberto Colaninno e Rocco Sabelli in Senato sulla Nuova Alitalia, l’attenzione di tutti si è concentrata sulla dichiarazione del presidente di via della Magliana a proposito delle sue preferenze aeroportuali (“Io sono un appassionato di Francoforte, a Malpensa non ci sono mai venuto. Vivo a Mantova, e da là andiamo tutti a Francoforte, e siamo tutti contenti“), che hanno fatto infuriare i leghist
i. Che ci hanno visto l’ennesima bocciatura per l’hub internazionale per il destino del quale si sono battuti allo stremo. L’ovvia reazione del Carroccio e il battibecco che ne è seguito hanno sviato in qualche modo l’attenzione da un altro dato altrettanto importante: “Nelle prime tre settimane di vita della nuova Alitalia gli aerei hanno viaggiato con un tasso di riempimento medio intorno al 43%” ha dichiarato invece l’amministratore delegato Sabelli, spiegando che “l’anno scorso nello stesso periodo il tasso di riempimento era di circa il 50%, combinando le due compagnie che sono state integrate nella nuova compagnia“. Il cosiddetto load factor (ovvero, il coefficiente di riempimento degli aerei), quindi, è in continuo detrimento rispetto ai numeri delle due ‘vecchie‘ compagnie, ovvero Alitalia ed Air One.
QUESTIONE CONGIUNTURALE? – Una situazione di certo spiegabile con le ambasce che hanno preceduto il varo della nuova compagnia, e la disaffezione dei clienti per un vettore che sembra essere sempre in agitazione continua dal punto di vista sindacale. Così come il varo dell’alta velocità ferroviaria sulla Roma-Milano e la crisi economica possono aver contratto la domanda, visto che il costo delle tratte più remunerative della Nuova Alitalia viene comunque percepito come ‘troppo costoso‘ per la qualità del servizio che viene offerta. C’è anche però da ricordare che, per quanto riguarda l’ex azienda di Carlo Toto, essa era già “famosa” nelle statistiche per risultare sempre con un load factor inferiore – e di molto – alla media del settore. D’altro canto, i sindacati avevano già fatto notare in più occasioni che, nonostante il battage pubblicitario dell’esordio, molti aerei della compagnia viaggiavano semivuoti.
I NUMERI MENTONO?- Ma forse c’è di più: l’Anpac aveva indicato pochi giorni fa un coefficiente di riempimento pari al 39% mentre l’altroieri, alla Commissione Territorio della Regione Lombardia, il Presidente della Sea Giuseppe Bonomi ha dichiarato che gli aerei Alitalia che volano su Malpensa hanno un coefficiente di riempimento del 30% e quelli che volano su Linate del 40%. E proprio in base a questo dato è possibile effettuare qualche inferenza: “I valori corrispondono a un dato medio per Alitalia nei due aeroporti Sea del 37% – dice il professor Ugo Arrigo, docente di economia dei Trasporti all’Università di Milano - E’ difficile pensare che il load factor dei voli Alitalia che non toccano Malpensa e Linate sia tale da portare il 37% di Mila
no al 43% medio. Si tratta ovviamente di un’ipotesi“. Ma il coefficiente di riempimento di Alitalia ed Air One nel gennaio 2008 era davvero al 50%? “No, era molto più alto. Nel periodo in esame quello di Alitalia è stato del 64,6% (67,0% nel gennaio 2007) e quello di AirOne del 48,5%. Per l’insieme delle due compagnie il load factor è stato pari al 62,6%“.



E il bello è che c’è chi ancora sostiene che l’Italia ha fatto un affare…
A dopo!
la citazione parafrasata di Mies van der Rohe rende benissimo l’idea del tutto:-)
io amo l’italia e volo alitalia
un nuovo miracolo italliano
quell’uomo (berlusca) è forte davvero
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