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pubblicato il 6 febbraio 2009 alle 10:29 dallo stesso autore - torna alla home

Nell’audizione in Senato l’a.d. Rocco Sabelli ha dichiarato che il nuovo vettore ha perso il 7% dei clienti. Ma i numeri dicono che in realtà la voragine è molto più ampia. E il pareggio del bilancio potrebbe diventare un’utopia

Il diavolo si nasconde nei dettagli. Durante l’audizione di Roberto Colaninno e Rocco Sabelli in Senato sulla Nuova Alitalia, l’attenzione di tutti si è concentrata sulla dichiarazione del presidente di via della Magliana a proposito delle sue preferenze aeroportuali (“Io sono un appassionato di Francoforte,  a Malpensa non ci sono mai venuto. Vivo a Mantova, e da là andiamo tutti a Francoforte, e siamo tutti contenti“), che hanno fatto infuriare i leghist113626516 8aa04d9f30 Alitalia dimezzata e senza passeggeri: un altro miracolo italianoi. Che ci hanno visto l’ennesima bocciatura per l’hub internazionale per il destino del quale si sono battuti allo stremo. L’ovvia reazione del Carroccio e il battibecco che ne è seguito hanno sviato in qualche modo l’attenzione da un altro dato altrettanto importante: “Nelle prime tre settimane di vita della nuova Alitalia gli aerei hanno viaggiato con un tasso di riempimento medio intorno al 43%” ha dichiarato invece l’amministratore delegato Sabelli, spiegando che “l’anno scorso nello stesso periodo il tasso di riempimento era di circa il 50%, combinando le due compagnie che sono state integrate nella nuova compagnia“. Il cosiddetto load factor (ovvero, il coefficiente di riempimento degli aerei), quindi, è in continuo detrimento rispetto ai numeri delle due ‘vecchie‘ compagnie, ovvero Alitalia ed Air One.

QUESTIONE CONGIUNTURALE? – Una situazione di certo spiegabile con le ambasce che hanno preceduto il varo della nuova compagnia, e la disaffezione dei clienti per un vettore che sembra essere sempre in agitazione continua dal punto di vista sindacale. Così come il varo dell’alta velocità ferroviaria sulla Roma-Milano e la crisi economica possono aver contratto la domanda, visto che il costo delle tratte più remunerative della Nuova Alitalia viene comunque percepito come ‘troppo costoso‘ per la qualità del servizio che viene offerta. C’è anche però da ricordare che, per quanto riguarda l’ex azienda di Carlo Toto, essa era già “famosa” nelle statistiche per risultare sempre con un load factor inferiore – e di molto – alla media del settore. D’altro canto, i sindacati avevano già fatto notare in più occasioni che, nonostante il battage pubblicitario dell’esordio, molti aerei della compagnia viaggiavano semivuoti.

I NUMERI MENTONO?- Ma forse c’è di più: l’Anpac aveva indicato pochi giorni fa un coefficiente di riempimento pari al 39% mentre l’altroieri, alla Commissione Territorio della Regione Lombardia, il Presidente della Sea Giuseppe Bonomi ha dichiarato che gli aerei Alitalia che volano su Malpensa hanno un coefficiente di riempimento del 30% e quelli che volano su Linate del 40%. E proprio in base a questo dato è possibile effettuare qualche inferenza: “I valori corrispondono a un dato medio per Alitalia nei due aeroporti Sea del 37%dice il professor Ugo Arrigo, docente di economia dei Trasporti all’Università di Milano -  E’ difficile pensare che il load factor dei voli Alitalia che non toccano Malpensa e Linate sia tale da portare il 37% di Milaalitalia Alitalia dimezzata e senza passeggeri: un altro miracolo italianono al 43% medio. Si tratta ovviamente di un’ipotesi“. Ma il coefficiente di riempimento di Alitalia ed Air One nel gennaio 2008 era davvero al 50%? “No, era molto più alto. Nel periodo in esame quello di Alitalia è stato del 64,6% (67,0% nel gennaio 2007) e quello di AirOne del 48,5%. Per l’insieme delle due compagnie il load factor è stato pari al 62,6%“.

I CONTI DELLA SERVA – Ecco quindi che appare molto più chiaro che la perdita di passeggeri subita da Alitalia è ben più ingente: 20 punti percentuali in meno. Ma anche prendendo per buoni i dati dichiarati in Senato, e pesandoli, ci si accorge di altro: “Rispetto al gennaio 2008 Alitalia e AirOne hanno complessivamente tagliato i voli nazionali del 33% e quelli internazionali del 54%. I voli totali offerti sono pertanto diminuiti del 42%. – dice ancora Arrigo - posta uguale a 100 l’offerta AZ+AP di gennaio 2008, i passeggeri di allora erano 63, i posti offerti nel gennaio 2009 sono stati 58 e i passeggeri 25. L’offerta di posti si è quindi ridotta del 42%, la domanda del 60% e il load factor è passato dal 63 al 43%“. Insomma, con il piano Fenice, perlomeno finora, ci hanno perso tutti: l’offerta è diventata della metà e i passeggeri si sono ridotti a un quarto di quelli portati da Alitalia ed Air One insieme. “Oggi un’Alitalia dimezzata trasporta solo i due quinti dei passeggeri di una volta“, conclude Arrigo. Se le cose andassero avanti così, il punto di pareggio del bilancio per il primo anno di vita costituirebbe un’utopia. Non male per quello che è stato presentato come un piccolo miracolo imprenditoriale all’italiana.

(pubblicato anche da Liberal)

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