Il commento di Marco Travaglio riguardo al suicidio assistito di Lucio Magri (un sunto è qui) offre numerosi spunti di riflessione. Li elenchiamo senza ulteriori introduzioni.
1) Le prime righe sono “io non farei”, “io non direi”. Quando finalmente leggiamo “Ma qui mi fermo” è troppo tardi. Per l’ennesima volta siamo di fronte alla regola, suggerita e poi ritirata, che gli altri dovrebbero comportarsi come ci comporteremmo noi. Pareri, certo, ma dal sapore profondamente paternalistico e moralistico.
2) L’ipocrisia del suicidio assistito e il vero nome: omicidio del consenziente. Potremmo discutere di nomi e termini, ma se siamo disposti ad arretrare e a domandarci se possiamo disporre della nostra vita, ci accorgeremmo che i due concetti si sovrappongono. L’omicidio è moralmente condannato perché, tra le altre ragioni, viola la volontà di chi è ucciso. Se a “omicidio” aggiungiamo “consenziente” questa condanna vacilla. Inoltre parliamo di suicidio assistito quando ci muoviamo in campo sanitario. La malattia terminale non è una bacchetta magica per giustificare alcunché, ma una delle condizioni in cui si può discutere se è lecito o no domandare di essere aiutato a morire. Il problema è eventualmente il coinvolgimento del medico e la sua volontà, non che non ho una malattia terminale.
3) Eutanasia, Mario Monicelli o Eluana Englaro: “non c’entrano nulla perché Magri non era un malato terminale, né tantomeno in coma vegetativo irreversibile tenuto artificialmente in vita da una macchina”. Come dicevo prima non ci sono solo le malattie terminali da considerare. Piergiorgio Welby non era un malato terminale. Ci sono molte condizioni cliniche croniche che alcuni non tollerano e non vogliono più vivere e che non possono essere considerate malattie terminale. Ce ne freghiamo di queste persone oppure vogliamo perdere un po’ di tempo a pensarci? Inoltre Travaglio sembra verosimilmente riferirsi a Eluana Englaro come “in coma vegetativo irreversibile tenuto artificialmente in vita da una macchina”. Giusto per precisione, qualora fosse rivolta a lei questa descrizione: Eluana Englaro era in una condizione che si chiama stato vegetativo persistente e permanente e non era attaccata a nessuna macchina. Aveva un sondino nasogastrico per la nutrizione e l’idratazione artificiale.
4) Suicidio assistito dal punto di vista logico: qui la logica salta del tutto. “Chi vuole sopprimere la “sua” vita deve farlo da solo; se ne incarica un altro, la vita non è più sua, ma di quell’altro” (il corsivo è mio). Quindi anche quando vado dal medico per farmi togliere le tonsille la mia vita non è più mia perché chiedo al medico di asportarle? O vale solo per la richiesta di morire? La morte fa parte della nostra esistenza e fa parte anche dell’esistenza del medico (come persona, ovviamente, ma qui prima di tutto come operatore sanitario). Quando Welby ha chiesto – ha “incaricato” – un medico ha forse regalato la sua vita al medico? E poi: se il medico è d’accordo come ne uscirebbe Travaglio? A nessuno piace crepare e sembra facile, stando seduto sul divano di casa comodamente, condannare la richiesta di persone in condizioni che è necessario conoscere prima di giudicare.




Ottima analisi! Sono stanco di sentire persone non preparate, giudicare in maniera qualunquista le azioni altrui. Stiamo parando di una vita non di un pezzo di carta con delle regolette scritte sopra. Giustamente, come dice l’artico, nessuno accetta di buon grado la morte, per cui se si arriva a gesti così estremi, bisogna prima di tutto cercare di comprendere le altrui sofferenze, prima di ergersi a difensori di una moralità medioevale, come fa Travaglio.
Veramente Travaglio critica il “suicidio assistito”, ovvero costringere un medico (che ha giurato di tutelare la vita dei pazienti) ad uccidere….
Magari leggere i testi, invece di partire subito con le accuse di “moralità medioevale”, sarebbe meglio.
Ah, “suicidio assistito” vuol dire “costingere un medico ad uccidere”? Magari leggere il dizionario, invece di partire subito con le lezioni di italiano, sarebbe meglio.
un medico che aiuta a morire i pazienti non è un medico ma un assassino,stop.
cosa cazzo lo fanno a fare il giuramento di ippocrate non si sa allora,tutta la vita con travaglio
Al punto 6) dell’articolo non ci sei arrivato, dunque.
mettiamo a priori che vivere e esssere dipendenti da degli organi che non comandiamo noi,se qualcuno lecitamente a un dottere di interrompere questo processo,poiche solo puo farlo,(per legge sempre a priori parlo),il dottore non toglie nina volonto di vivere,poiche come dice travaglio u travagliuuu,l omicidio e annientamento estinzione di un individuo,togliendo a lui la volonta di usare il suo corpo..ma si facciamo i causuisti come travaglio,il medico cade nella scelta,non nella colpa volntaria,poiche il gesto lo fa per richiesta,non per sua volonta…se crediamo alla razionalita,mettere bene è male,in cio non ha senso,ne i colpevol,e ne dire che nessuno e innocente,ancor di piu di chi giudica,con ragionamenti retorici,chi intende intenda…io non condanno niuno,almeno per me,solo chi vuol far carriera da proffesore sopra sui i giornali
Ecco, questo è uno dei tanti casi in cui mi viene spontaneo chiedere: ma perchè la gente non si fa i cazzi propri? Domanda che vale sia per Travaglio che per tutte le persone che su questo e in altri siti tentano di convincere quelli che la pensano in maniera diversa che la loro versione è quella più giusta.
Uno è libero di fare della propria vita ciò che vuole, il resto è tutta fuffa.
Posso benissimo capire Lucio Magri per la sua decisione,dato che pure io soffro di depessione cronica ed ho tentato il suicidio più volte, e in un paio di occasioni quasi ce la facevo.Devo ‘ringraziare’ quelli del pronto soccorso se mi ci hanno tolto per i capelli dal coma. Si,perchè non sono proprio contentissima di vivere.A parte le difficoltà che TUTTI hanno nella loro vita,sentimentale e lavorativa, ci sono tutti questi casini fomentati da razzisti,pseudo politici e cazzoni vari che amareggiano chi come me ha già proplemi psicologici che vengono rifiutati a priori anche dai familiari,che ti trattano come un paria,figuriamoci dagli estranei.
Questo tunnel da cui vorremmo uscire ma non sempre medicine e psicoterapie hanno l’effetto voluto, e non dimentichiamoci che è facile per gli altri dire ‘Eh!Ma se non ci metti del tuo!Che diamine,un poco di forza di volontà!’,ma non è poi così semplice ma ci si prova.Io,per esempio sto’ scrivendo qui tra le altre cose,molti altri non riescono nemmeno a scendere dal letto.
Il signor Traverso forse ha parlato d’impeto,senza sapere cosa significa la problematica mentale, o forse semplicemente è un conservatore per cui certe cose sono moralmente intollerabili.
Come giornalista politico ha tutto il mio rispetto,ma su cose che non capisce farebbe meglio a stare zitto.O,almeno,a pensare un po’ prima di sparare a raffica,ad informarsi meglio anche per non offendere persone che certe traversie le hanno passate come gli Englaro e Welby.
Io non farò più ‘cazzate’,come me le hanno definite,ma posso capire chi è arrivato ad essere così spezzato dentro da uccidersi o farsi assistere per un suicidio.E questo non è proprio il caso di prendersela coi medici.
Giuro,non capisco.Se un medico ammazza un paziente con cure sbagliate o mal practis magari la scampa pure,ma se pratica un’aborto terapeutico o un suicidio assistito viene paragonato quasi a Mengele.
Forse noi siamo matti ma possiamo guarire.Voi siete stronzi e di questo non guarirete MAI.
Cara Paola, penso che tu abbia dimostrato un coraggio nell’amare la tua vita anche quando hai tentato il suicidio. Fatti aiutare a capire cosa vuoi dalla tua Vita e combatti per ottenere quello che vuoi in realtà da Te stessa. Accontentati di ottenere le piccole cose: il rispetto di ciò che sei prima di tutto e fà in modo che lo comprendano anche chi ti circonda. La sensibilità non deve essere un handicap: è un valore: falla fruttare
Cara Paola, ho sofferto di depressione, ma fortuna mia non era cronica, ma per via di quell’esperienza che é durata diversi anni posso affermare piú di altri di capire chi ne soffre. Oggi capisco che lo stato mentale delle persone oltre ad essere un pianeta soggettivo é una condizione che ritengo gestibile. L’unica cosa é che non sempre si ha la fortuna (io l’ho avuta) di trovare chi é in grado di gestirla. Ma in quei momenti in cui ho pensato davvero di farla finita, oggi posso affermare che avrei voluto essere capito e salvato, certo non in quell’istante in cui la mia unica esigenza era quella di scappare.
Come vedi nei miei ragionamenti ho cercato di evitare qualsiasi riferimento paternalistico, politico e/o religioso, ma ho accentrato le mie opinioni unicamente sulla mia esperienza personale.
Io non condanno Magri come non condanno chi ha provato a togliersi la vita, per queste persone bisogna provare pena ma non riesco (so di attirarmi critiche con questa affermazione) di provare stima per il coraggio. Sebbene io possa condividere l’estremo ricorso all’eutanasia per stati terminali o vegetativi, purtroppo non la penso allo stesso modo nei casi come quello di Magri, un grande giornalista, idealista e pensatore. Ma la sua scelta sebbene la capisco, non comprendo peró come chi ha avuto modo di intercedere abbia desistito e altrimenti preferito accondiscendere alla richiesta di un omicidio assistito. Esatto, omicidio. Nel dizionario una persona che causa la morte altrui si chiama omicida e commette quindi omicidio.
Leggo con interesse le opinioni altrui, anche diverse dalle mie. Spero che le mie vengano rispettate (anche se non condivise) allo stesso modo. Grazie.
Per me è omicidio. E considero un gran vigliaccata coinvolgere una “terza” persona nel voler affrontare una decisione estrema di cui non si ha coraggio di realizzare personalmente visto che nessuno, se si è deciso, può fermare.
Non dimentichiamoci che il suicidio assistito avviene in cliniche appositamente studiate, che nessun medico viene costretto a lavorare lì. Chi ci lavora lo fa per sua scelta, lo fa perché appoggia un’idea. Non si può parlare di “costringere una terza persona” ma di “una persona competente che ti aiuta nel tuo percorso”
Continuo a non capire perchè si parla di GIUDICARE LE AZIONI ALTRUI….nonm i sembra che nessuno sti giudicando nessun altro….mi preoccupo invece quando le singole decisioni vengono espanse, allrgate a contesti più ampi. Mi preoccupo quando un evento dalla risonanza mediatica viene addirittura esaltato, forse è in quel medesimo isatnte che si sta giudicando chi la pensa contrariamente….eslatare una cosa significa giudicare negativamente il suo opposto. Io non sono per l’accanimento terapeuitco, ma credo che in una società civile e soprattutto UMANA sia un obbligo morale naturale, un richiamo che tutti dovremmo sentire, quell odi aiutare chi è in difficoltà…..e non venitemi a dire che uno che sta bene enon ha problemi ma vuole suicidarsi non è in difficoltà per si negherebbe che l’acqua bagna o che il sole scalda. I bambini non is suicidano e ppure sono le stesse persone che smettono di amare la loro stessa vita una volta preda delle influenze di altre persone o dello stress e o della schiavitù da ideologie o appartenenze. Già questo dovrebbe farci capire che il suicidio è contro natura, xchè non contemplato dalla stessa natura all’atto della creazione della vita. Termino dicendo che gli animali non si suicidano, seguono il loro istinto di sopravvivenza e quando si affezionano al loro padrone (uomo) sarebbero capaci di dare la vita, noi non siamo più capaci neanche di dare un po’ nel nostro quotidiano per aiutare qualcuno ad uscire dallo stato depressivo…….
Mi spiace ma non è vero, ci sono animali che si lasciano morire, in particolar modo proprio quelli più affezionati all’uomo che quando perdono il loro padrone non vogliono più vivere senza di lui, indipendentemente dal fatto che ci siano altre persone a dar loro amore.
In natura non esistono animali che provocano lo sterminio selezionato della sua stessa specie, quindi il genocidio non esiste?
Secondo me quando in discussioni come questa si usano questo tipo di argomentazioni si vuole semplicemente banalizzare la questione.
gli animali non si suicidano, si lasciano morire. ti piace di più se la mettiamo in questo modo? Se vuoi ti posso raccontare anche una ventina di storie di “suicidi” di animali.
Concordo con Travaglio solo sul fatto che un medico dovrebbe prima di tutto e in ogni modo cercare di curare il paziente, e nel caso di depressione o di malattie che costringano ad una vita di privazioni, senza scopi e interessi cercare di dare quella spinta affinchè questi torni ad apprezzare la vita. Partendo però dal presupposto che l’individuo ha preso la sua decisione non vedo come suicidarsi possa essere diverso dall’essere assistito, come lo stesso risultato possa essere tollerato o meno a seconda della tecnica con cui si raggiunge, lanciarsi dalla finestra di casa propria schiantarsi su un marciapiede e magari morire dopo un anno di sofferenze per se e per i propri cari ha forse qualcosa di diverso dal suicidio assistito? si qualcosa c’è di diverso, c’è un maggiore rispetto per la dignità della persona, c’è la sicurezza dell’assanza di dolore, c’è la vicinanza dei propri cari e magari il loro tentavi di farti cambiare idea. Sul medico che salva e non uccide ci sarebbe da discutere, l’aborto è una pratica non tollerata dal giuramento di Ippocrate ma legale e praticata in Italia, i veterinari che giurano su quel testo sopprimono quotidianamente in Italia cani ormai vecchi che non riescono più a muoversi o ad alimentarsi autonomamente, ma l’art. 544-bis del Codice Penale punisce con la reclusione fino a 18 mesi “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale” e non mi sembra ci siano tutti questi veterinari nelle patrie galere.
Mai sentito dire che un cane si è lasciato morire rifiutando cibo e acqua dopo aver perso il padrone a cui era affezionato?
Giusto cercare di aiutare e confortare psicologicamente chi si trova in condizioni da desiderar la morte… il problema è che non sempre l’aiuto dato puo’ far cambiar le cose e in questo caso bisogna saper rispettare le altrui volonta’.
Chi ha studiato bioetica (io l’ho fatto) sa quanto sia difficile, complesso e spinoso schierarsi su certe tematiche.
Travaglio ha ragione, e anche la Lalli. In questi temi ci sono argomentazioni davvero efficaci a sostegno di una tesi, ed anche a sostegno di quella opposta.
Tuttavia credo che, nonostante i generosi sforza della Lalli, le argomentazioni giuridiche e sul giuramento di Ippocrate che fa Travaglio, nella loro semplicità, siano ineludibili. (e mi associo a Travaglio anche riguardo al fatto che concedere eccezioni a tali regole significherebbe andare verso un punto di non ritorno).
Ivano, che in Italia sia illegale è fuor di dubbio. Che illegale voglia dire inaccettabile, invece, no.
Dunque fammi capire: pagare e prendere mazzette è illegale (o no?) però non è inaccettabile? E’ questo il senso oppure ho capito male io? grazie.
Hai capito male.
Non potendoti fare un disegnino, ti facciamo un altro esempio: in alcuni Paesi la pena di morte è legale; la consideri quindi accettabile?
Non tutte le leggi sono giuste!
Complimenti a Riccardo e alle sue ottime argomentazioni.
Ammiro Travaglio quando fa il cronista giudiziario, lo detesto quando pretende di argomentare in merito a cose per le quali non ha nessuna preparazione in questo caso di bioetica.
Gentile sig. Lalli, su un paio di punti posso essere d’accordo con lei. Sul resto stenderei un velo pietoso. Che è meglio…
@Ivano
1. le argomentazioni giuridiche di cui parla Travaglio riguardano l’Italia e non la Svizzera
2. sul giuramento di ippocrate vi sono numerose contraddizioni le principali sono state esposte dalla Lalli
3. se hai studiato bioetica dovresti sapere che esiste: bioetica cattolica, bioetica laica e teorie bioetiche vicine a quella laica o vicine a quella cattolica
ad esempio la teoria utilitaristica che si riferisce al tentativo di massimizzazione della qualità della vita che può essere classificata e valutata dal soggetto interessato è piu’ vicina al pensiero della Lalli.
Quest’articolo è davvero becero. Cara Chiara Lalli, sei un’imbecille. 1) Spero approvino la legge così appena tua figlia viene lasciata dal moroso va ad ammazzarsi nell’ASL sotto casa; 2) Le strutture sanitarie non riescono nemmeno ad aiutare quelli che VOGLIONO vivere; 3) Quelli che vogliono ammazzarsi possono saltare dal Pincio, se proprio vogliono, o, se hanno paura di venire fermati sul più bello, possono venire da me: ABITO AL SETTIMO PIANO!!!
Che trollata inutile
grande stupidaggine che schrivi! non hai capito niente!!!!
ahahahha, carlo datte foco.
Ehm, no.
1) Il primo punto è un’opinione. Quindi conta ben poco, tanto più che non c’è nemmeno l’ombra di qualcvosa che assomigli a un’argomentazione per giustificarla. Dicesi carta straccia. Il paragone con la figlia non calza nemmeno, ma lì siamo già ai margini della schizofrenia.
2) Aiutare una persona a vivere è molto più difficile che aiutarla a morire. Le terapie per molte condizioni cliniche si possono protrarre per periodi lunghi e con procedure complesse e faticose. Il problema è quindi tecnico. L’unico ostacolo al suicidio assistito è invece solo di natura legale.
3) Quelli che vogliono ammazzarsi ma sono ridotti a uno stato vegetativo non possono buttarsi dal settimo piano perché non hanno più nemmeno la capacità di stare seduti sul loro letto in ospedale, altrimenti forse l’avrebbero già fatto.
Troll ritardato. Accendi il cervello e spegni la pancia prima di produrre la tua diarrea dialettica. Mi spaventa pensare che il tuo voto vale quanto il mio, in una cabina elettorale.
non possono esserci eccezioni sulla regola che vieta IN OGNI CASO di procurare la morte -consenziente o meno che sia- a terze persone, poichè si andrebbe da eccezione a eccezione.
sopratutto in un paese incivile, disonesto e colluso come l’italia, i casi di eccezione si allargherebbero a macchia d’olio.
ipotizziamo che venga resa lecita tale pratica, dopo un po avverrebbe che:
1) voglio morire e giacchè è un mio diritto pretendo che a uccidermi sia il mio caro nipote
2) mia nonna è incapace di intendere e volere, io faccio le sue veci (e mi cucco l’eredità) e chiedo il suicidio assistito
3) ho ucciso mia moglie, me l’ha chiesto lei, ho anche una lettera firmata di suo pugno (estorta a suon di botte)
4) mio cugino voleva essere cannibalizzato
e potrei continuare per mesi a fare esempi.
il punto è che questa società di merda si basa solo sulle apparenze e sui profitti, le persone sole vengono lasciate sempre piu sole e poi arrivano esimie teste di cazzo che si permettono di dire “ah ma se uno vuole morire è un suo diritto essere accontentato…” ma porco cane, e aiutare queste persone ad avere un esistenza migliore, no?
detto ciò una persona che chiede la morte è sicuramente in una condizione psicologica tale, da non essere in grado di prendere decisioni, e chi si erge a paladino dell’etica chiedendo legiferazioni in merito, è solo un esibizionista supponente e spocchioso/a che si arroga il diritto di -sulla base delle propria morale- di decidere cosa sia o non sia etico o retorico.
aprire una clinica per il suicidio assistito eviterebbe proprio il generarsi di tutti i casi che hai menzionato. Proprio perchè non è il primo che passa ad ammazzarti, ma un’ equipe di specialisti. Certo, se è per l’eredità, si può sempre corrompere tutta la clinica..
non eviterebbe nulla, bensì allungherebbe a macchia d’olio il propagarsi di eccezioni, un costo giudiziario enorme per la comunità, oltre al fatto che darebbe il suo bel contributo all’intasamento dei tribunali.
aggiungo, da quando ha aperto la dignitas, solo 2 cittadini svizzeri svizzeri hanno fatto uso della struttura, la leadership appartiene ai tedeschi, poi a seguire inglesi e italiani… questi dati facciano ben riflettere sulla vita di merda che abbiamo nell’europa comunitaria.
Credo che mi sfugga qualcosa..tutti e 4 i casi che hai elencato non potrebbero esistere con una clinica per il suicidio assistito. Nello specifico:
1) non può essere il tuo nipote a ucciderti, a meno che non lavori già all’interno della clinica. (sai, non è sufficiente entrare in “territorio clinica” per uccidere, o farsi uccidere da, qualcuno);
2) il suicidio non lo puoi chiedere facendo le veci di qualcun altro, quello è omicidio;
3)ho ucciso mia moglie: torna al punto 1
4) tuo cugino voleva essere cannibalizzato quindi sei andato a rubare il corpo all’obitorio e te lo sei mangiato? O l’hai ucciso tu? mi pare che entrambi i casi si escludano da soli dal discorso.
Ti spiace spiegarmi, quindi, secondo quale teoria queste eccezioni aumenterebbero a macchia d’olio con una clinica per il suicidio assistito?
Piccola nota: CLINICA PER IL SUICIDIO ASSISTITO non è uguale a RENDERE IL SUICIDIO UN DIRITTO OVUNQUE.
E poi, vuoi anche dare un significato al dato sul numero degli svizzeri che ne hanno fatto uso, o vuoi dare informazioni a casaccio? Sono brava anche io a creare correlazioni causa-effetto a casaccio, per esempio potrei dirti che solo due svizzeri ne hanno fatto uso perché evidentemente sono soddisfatti di come li fa vivere il loro stato, della libertà che hanno..da cosa deduco che hanno più libertà? Hanno le cliniche per il suicidio assistito ^^
Esimio Nicholas,l’aggettivo spocchioso,che non avevi mai sentito prima e che usi nel tuo intervento,lo hai fraudolentemente saccheggiato ad un mio commento di un paio di giorni .fa,nel quale così definivo i nordici,intervenuto in una tua distriba con tale Vale T
in compenso conosco il termine “argomentare”, evidentemente a te oscuro.
scendi dal pero; la tua supponenza non mi sfiora ^*
Non ho stima per Travaglio, o meglio ho grande stima dell’autore, del tecnico della parola, non dell’assetto umano che ci sta dietro. Non condivido il suo articolo che trovo cialtrone, e condivido molti dei punti di questa analisi. Tuttavia qualcosa si elude, e qualcosa lo elude anche Travaglio, il che forse fa parte della sua depressione – che non mi sorprenderebbe affatto veder diagnosticata. Non credo che parlare di queste cose in termini esclusivamente razionali ed etici sia esaustivo: ci sarà sempre una vendetta del sentimento, non so dire meglio e forse sono approssimativa anche io. Finchè non si esplicitano le reazioni sentimentali a queste cose, e si decide come collocarsi rispetto ad esse, non si va nè in qua nè in la. Dire che vanno sospesi i giudizi è certamente utile, ma se dici solo questo ti metti nella posizione di tradire le tue premesse. Allora io capisco una cosa di Travaglio, che il suicidio assistito ha qualcosa che colpisce il suo sentimento – se si fosse sforzato di scrivere di questo allora sarebbe stato gran meglio.
Zaub, ora non ho abbastanza tempo, ma ti risponderò sul sentimento. Magari con un post a parte. La questione merita sia per il caso specifico che in generale.
grazie per l’articolo, ho trovato imbarazzante oltremodo anche io Travaglio, soprattutto sul punto 6, e altro. Fra l’altro la depressione è qualcosa di personale non solo paragonabile ad una malattia gravissima (SI MUORE di depressione) ma che NESSSUNO può capire o giudicare se non ci passa. Quindi Travaglio parla di “patologie” ufficiali o meno, come se il dolore personale sia classificabile da una medicina che non ha neanche trovato una cura per il raffreddore (e non è una battuta, non esiste cura), figuriamoci per i mali dell’anima.
Il suicidio assistito non è opera del medico, ho visto un documentario, il medico ti da la medicina, devi fare tutto da solo, dopo che hai avuto moltissimo tempo di pensare se lo vuoi fare veramente. E un itero abbastanza lungo e non cosi semplice come sembra.
Completamente daccordo. Travaglio ha toppato di brutto. Comincia a capitare con allarmante frequenza
“Dal punto di vista pratico, gli impedimenti alla legalizzazione del “suicidio assistito” sono infiniti. Che si fa? Si va dal medico e gli si chiede un’iniezione letale perché si è stanchi di vivere? O si prevede un elenco di patologie che lo consentono? E quali sarebbero queste patologie? Quasi nessuna patologia, grazie ai progressi della scienza medica, è di per sé irreversibile. Nemmeno la depressione. Ma proprio una patologia passeggera può obnubilare il libero arbitrio della persona che, una volta guarita, non chiederebbe mai di essere “suicidata”. Qui di irreversibile c’è solo il “suicidio assistito”: ti impedisce di curarti e guarire, dunque di decidere consapevolmente, cioè liberamente, della tua vita. E se poi un medico o un infermiere senza scrupoli provvedono all’iniezione letale senza un’esplicita richiesta scritta, ma dicendo che il paziente, prima di cadere in stato momentaneo di incoscienza e dunque impossibilitato a scrivere, aveva espresso la richiesta oralmente? E se un parente ansioso di ereditare comunica al medico che l’infermo, prima di cadere in stato temporaneo di incoscienza, aveva chiesto di farla finita?”
Ai critici di Travaglio, chiederei di rispondere o confutare queti dubbi ‘pratici’ da lui espressi (che l’autore dell’articolo, molto furbescamente, non ha citato..)
Magari a nessuno è venuto in mente che, a differenza di noi che ci scorniamo da perfetti sconosciuti a commentare questi blog (credendoci poi chissà che cosa), l’articolo di Travaglio voleva esprimere solamente il SUO punto di vista senza alcuna pretesa di essere nè contestualizzato nè diventare Bibbia. E’ una sua opinione, un suo pensiero così come noi, da queste pagine, anzichè produrre il nostro di pensiero ci si limita a dire “bravo Travaglio” o “hai toppato Travaglio”. Posso capire la posizione (peraltro non pienamente condivisibile da me) della signorina o signora Chiara Lalli che da giornalista evidentemente scalpita nel criticare un collega per avanzare i propri argomenti (e d’altronde il mestiere è mestiere, che altro altrimenti?). Ma da qui a voler fare le pulci a come uno la pensa ce ne corre! Magari poteva essere più obbiettiva nel formulare propri giudizi ed il proprio modo di vedere prendendo spunto non da ciò che dice di Travaglio ma ragionando anche lei sul “suicidio assistito” di Magri. Così avremmo avuto – da persone un pò più qualificate di noi – un ulteriore contributo alla notizia. Anche perchè criticare esclusivamente Travaglio (alcune cose le penso anche io e allora cosa sono: un imbecille o uno fuori dal coro, forse?) vorrebbe dare ragione a Paolo Flores D’Arcais visto che sul Fatto di oggi – 2 dicembre – le uniche due voci contrapposte sono le loro. E anche su quest’ultimo ci sarebbe fin troppo da dire. Ma la Lalli, pur non citandolo, sembra ignorarlo del tutto e dargli, di contro, ragione. Un pò fazioso mi pare alla fine, solo perchè non concorda con lui. E tutte le opinioni sono giuste e sbagliate al tempo stesso perchè non esiste una verità in assoluto ma che almeno non siano demonizzate solo per tirare la copertina sempre più corta a coprirsi i piedi.
complimenti: hai appena scritto il nulla in 21 righe; hai altre ovvietà da proporre o per oggi ritieni di aver dato abbastanza?
grazie, detto da te è un complimento…
Certa gente non può accontentarsi di saltare dal balcone come un pezzente qualsiasi, necessita di una cerimonia. E via con i dibattiti inutili.
Non ho capito, va bene se si butta da un balcone ma se decide di farla finita in un altro modo ti dà fastidio?
Magari la comparativistica della sfiga la eviterei, ecco. Perchè è altrettanto raccapricciante.
Libertà di morire, quando senti che la vita non ti appartiene più e ti è nemica !
Il dibattito è praticamente inutile. Il suicidio assistito per chi soffre di depressione è una barbarie, perchè vuol dire solo assecondare la malattia fino alle sue estreme conseguenze (malattia che determina spesso ideazioni suicidarie), senza cercare di far guarire il paziente. Dire che di depressione si muore, come hanno scritto, è dire una cosa inesatta, così come dire che la depressione è inguaribile. La depressione è normalmente guaribile; poi possono variare i tempi di guarigione della malattia, che possono essere anche molto lunghi.
Non è assolutamente lecito per lo Stato proporre ai malati di depressione come alternativa possibile alla cura il suicidio assistito o meno; non stimao parlando di malati terminali!!! Ho visto persone depresse con depressioni gravissime, che sono guarite completamente e che non hanno più idee di questo tipo…chissà cosa gli sarebbe successo con leggi di questo tipo? forse avrebbero chiesto allo Stato di fare quello che loro non si sentivano di fare? bella roba…
Per i fautori delleutanasia p totalmente sbagliato e controproducente accostare questo caso a quello di Welby…bisognerebbe capire definitivamente che c’è giustamente una repulsione da parte della società e che l’eutanasia non è applicabile in caso di malattie psichiche che non sono malattie terminali e che , in ogni caso, coartano la vlontà del paziente che non è completamente libera. Le ideazioni suicidarie non sono decisioni prese in piena consapevolezza e lucidamente, come piacerebbe ai fautori del libero arbitrio anche in questo caso, ma idee determinate dalla depressione stessa, che spariscono quando si guarisce. I malati di depressione vanno aiutati e nel vero senso della parola, non assecondati in decisioni determinate esclusivamente dalla malattia e non da libere scelte!
Perchè dobbiamo dare per scontato che chi sceglie di morire sia una persona malata di depressione?
La depressione si può curare, e questo l’abbiamo capito..vogliamo andare oltre?
Possiamo provare a delimitare alcuni confini certi, e dentro questi ognuno si muove come vule?
1) il medico – per Costituzione, non per Ippocrate – deve curare il malato e assecondare la sua volontà ed autodeterminazione. Su questo punto non si discute, è così per Costituzione, se poi vogliamo cambiare Costituzione, la Lalli deve scrive un altro editoriale. Vi prego di leggere l’articolo 32 Cost. Al centro c’è il malato, l’individuo, non il medico.
2) (purtroppo, aggiungo io) in Italia assistere qualcuno nel suicidio è reato. Quindi la sua ammissibilità in termini giuridici è esclusa. Possiamo discuterene in termini morali, ma ognuno avrà i suoi giudizi. Tuttavia, si può modificare il Codice penale, e sarebbe – per giurisprudenza costante, e parlo da giurista – una modifica in linea con la Costituzione, ammettendo in condizioni ben stabiliti e di supporto al paziente di accompaganare il malato verso la morte. BASTA VOLERLO POLITICAMENTE;
3) esistono – e sono ammesse legalmente, magari osteggiate, ma esistono – palliativi che attenuano il dolore. Queste per chi non vuole suicidarsi, ma non vuole nemmeno contorcersi nel dolore, potrebbero essere estese. La medicina le consente, sono efficaci e naturali. Poi si può essere contrari, ma la strada del dolore come espiazione, lasciamola seguire a chi la condivide, non imponiamola a nessuno.
4)valutazione tra il morale e il giuridico: la vita è degna di essere vissuta secondo i propri criteri. non si può dire: la Englaro era malata si capisce il gesto, Magri era solo stufo di vivere (e lo stesso vale per Monicelli) e quindi loro sono meschini o autoomicidi. La salute non può intendersi solo come benessere fisico. e soprattutto la morte è parte della vita e viceversa. la vita e l amorte sono mie, come la libertà
5) Il punto più importante: per chi è contrario al suicidio, propongo: eliminiamo la sofferenza quotidiana, lottiamo per una società migliore, che aiuti le donne a non abortire e non che gli vieti di abortire, proviamo a non considerare gli anziani come dei vecchi di merda che pesano, aumentiamo i livelli di assistenza sociale. Incentiviamo la socielità tra i ragazzi, la sessualità, riduciamo i modelli competiti. Mi fermo ma avete capito a cosa alludo. Il punto è che su questi argomenti gli editoriali di Travaglio latitano e anche molti commenti.
riflettiamo su cosa sia la causa e cosa l’effetto.
ola.
m.
“WINE IS FINE BUT WHISKEY’S QUICKER,SUICIDE IS SLOW WITH LIQUOR.TAKE A BOTTLE,DROWN YOUR SORROWS.THEN IT FLOODS AWAY TOMORROWS”. OZZY OSBORNE”SUICIDE SOLUTION,BLIZZARD OF OZZ,1980″
Anche quest’articolo riporta grandi inesattezze però. L’analogia con Piergiorgio Welby ad esempio. Egli era affetto da distrofia muscolare ed era tenuto in vita da un respiratore artificiale per mezzo di tracheostomia. Non era un malato terminale? No, teoricamente avrebbe potuto sopravvivere a lungo, immobile attaccato alla macchina, così come lo era Eluana Englaro. La legge ha dato ragione al medico che gli staccò il respiratore, in quanto secondo l’articolo 32 della Costituzione Italiana “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. In questo caso Magri avrebbe potuto rifiutare degli antidepressivi che gli sarebbero stati prescritti per la patologia che soffriva. Ma non chiedere un suicidio assistito! In questo caso, ci piaccia o meno, è “istigazione al suicidio”, punibile per il codice penale dall’articolo 580: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, e’ punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. E’ per questo che Magri è andato in Svizzera. Non bisogna fare confusione fra eutanasia e suicidio assistito.
P.S. Travaglio fa un grossolano errore: nel suo articolo parla di “omicidio del consenziente”, ben distinto dal suicidio assistito e, proprio per tale ragione punito da un altro articolo: il 579 del c.p.
La mia psicologa aveva capito senza che glielo esplicitassi che stavo meditando il suicidio.
Ci sono dettagli rivelatori, sottili, ma che qualche bravo professionista riesce a captare in tempo. Mi ha “blindato” e mi ha detto: “Lei signora ora va a casa e io aspetto la sua telefonata dopo che il medico le ha prescritto degli antidepressivi”. E così ho fatto. Mi sono curata, con la psicoterapia e con i farmaci.
Se avessi fatto un salto dal ponte tutti si sarebbero stupiti: “Ma come? Era così solare…”… Questo per dire che le dinamiche della mente sono tanto complesse quanto a volte nascoste ai più. Di sicuro salvandomi la mia psicologa mi ha posto davanti ad altri anni di sfida con la vita, le disillusioni, ma anche la felicità, le soddisfazioni che sono venute dopo, ecc.
Se però uno è anziano come Magri o condannato da una malattia incurabile onestamente devo dire che prima bisogna trovarsi nei loro panni. Senza giudicare, ma eventualmente cercare di capire quanto sia grande la sofferenza che li ha spinti a tanto.
Il problema di Travaglio è l’eccessiva specializzazione. Si era talmente in specializzato in farabbuttismo berlusconiano comparato, che adesso che Lui non è più al governo, si sente come un idraulico nel deserto di Gobi.
Non ha ancora trovato un nuovo bersaglio contro il quale sparare cazzate, e procede un po così, a cazzodicane.
Non sono affatto d’accordo per diversi motivi: innanzi tutto la morte è una condizione irreversibile, ed è impensabile che una scelta così ardua, alla quale non si può porre rimedio, possa esser presa da una persona in condizioni psichiche non ottimali, quali sono quelle dovute alla depressione: in secondo luogo perché trovo semplicistico ed egoista pensare che la nostra vita sia solo nostra: noi siamo quello che siamo soprattutto perché, nel bene o nel male, la nostra vita è condizionata da quella di tutti gli altri, almeno se crediamo di far parte di una collettività… anche quando uno racconta semplicemente una barzelletta, cede parte della sua vita, del suo vissuto, della sua conoscenza, e dona momenti di emozione, esattamente come chi commette una rapina; in un caso gioia in un altro dolore, ma in ogni caso condiziona, sebbene magari in minima parte, la vita altrui, facendola crescere per poter a sua volta dare ad altri… un braccio malato o stanco non può chiedere all’altro braccio di tagliarlo via dal corpo, perché ne verrebbe meno per l’esistenza del corpo tutto.
E quand’è che io, raccontando una barzelletta, ho firmato un contratto-capestro con il resto della società, barattando qualche emozione con la proprietà sul mio corpo e sulla mia vita?
Avere una vita sociale non significa vendere l’anima (e il corpo) alla società!
La mia vita è solo mia, non dei miei cari, non dei miei amici, non di Pincopallo.
P.S. Quand’anche volessimo bollare la scelta di esercitare il dominio su se stessi senza curarsi del parere altrui come “egoista”: embè?
Da quando le leggi devono proibire i comportamenti egoistici che però non provocano danni (fisici o economici) a terzi?
Abbiamo forse una legge per proibire alla gente di mollare la fidanzata storica per mettersi con una ragazza più formosa? Obblighiamo forse per legge i figli a passare a trovare i genitori anziani?
Tutte queste discussioni si possono ridurre a una sola domanda.
La vita di un uomo appartiene a lui o no?
Se rispondo sì, accetto anche il sucidio assistito, perchè in questo caso è giusto anche poter scegliere “come” farlo.
Se rispondo no, non accetto il S.A. Ma in questo caso apro subito un’altra serie di interrogativi,
A chi appartiene la vita di quell’uomo? (a Dio, allo Stato, alla sua famiglia?)
Come costringerlo a rispettare il volere del “proprietario”?
Quali eventuali altre scelte spettano al “proprietario”?
Quanto livore nelle 10 considerazioni (non sempre esplicitate, quasi a voler far numero con il nulla) in risposta all’articolo di Travaglio. Io l’ho letto in maneira critica e anche se non mi sento di condividere tutto il contenuto dell’articolo ne approvo la considerazione di fondo, detta in parole povere per non risultare prolisso: un medico non può aiutare a morire una persona che soffre per un male irreversibile che ne calpesta la qualità della vita e la rende inumana. La depressione NON è un male irreversibile. Ergo è assurdo e inumano il medico che accetta di offrire la morte a chi consapevolmente la sceglie, quando il primo sa che la condizione del “paziente” è suscettibile potenzialmente anche di guarigione. La deontlogia medica è tutta qui.
errata corrige!
La mia frase al centro del mio commento era da intendersi così:
“un medico non può aiutare a morire una persona che soffre per un male NON irreversibile …
altrimenti tutto il mio discorso perderebbe senso
L’errore di Travaglio è quello di confondere suicidio assistito (che qui in Svizzera, a certe condizioni, non è punibile) con l’eutanasia (che invece è illegale anche qui ma non in Olanda per esempio). Il caso della Englaro non è paragonabile, non essendo cosciente non avrebbe potuto suicidarsi
Concordo al mille per cento con Chiara Lalli. D’altra parte Travaglio ha atteggiamenti e pensieri tipici del pretino intollerante.
Non bisogna essere vigliakki né tantomeno promulgatori gratuiti di saggezza stupida e becera, come fa Travaglio.
Immaggiono colui che come gesto estremo si fà saltare il cervello con un proietile o colui che salta giù dal decimo piano.
Immaginate i figli, i cari, la moglie o un genitore. Avete veramente provato ad immaginare ??? Con quale credo potrebbero affrontare il domani ??
Allora mi verrebbe da gridare: Travaglio 6 un vigliaccooooooo…………. !!!!
Taci per favore, su determinati temi devi tacere.
Togliersi, defilarsi da questa vita seguendo il suicidio assistito e senza dubbio il modo + silenzioso , carino e indolore ( x tutti).
Si và via in punta di piedi, sicuramente in maniera meno traumatica.
6 lucido; bevi il tuo ultimo cocktail.
Porti alla bocca il calice con le tue mani.
E ti sembra poco????
Saluti a tutti voi
Diego