“Il suicidio assistito? Ma siamo matti?”

02/12/2011 - Marco Travaglio critica il gesto di Magri In un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano di oggi Marco Travaglio critica il gesto di Lucio Magri, rintuzzato da Paolo Flores D’Arcais che invece difende il gesto del fondatore del Manifesto. Il vicedirettore

     
 

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Marco Travaglio critica il gesto di Magri

In un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano di oggi Marco Travaglio critica il gesto di Lucio Magri, rintuzzato da Paolo Flores D’Arcais che invece difende il gesto del fondatore del Manifesto. Il vicedirettore del Fatto comincia chiamandolo “l’omicidio del conseziente”:

So soltanto che non organizzerei una festicciola fra i miei amici a casa mia, con tanto di domestica sudamericana che prepara il rinfresco per addolcire l’attesa della telefonata dalla clinica svizzera che annuncia la mia dipartita. Una scena che personalmente trovo più volgare e urtante di quella del pubblico che assiste alle esecuzioni nella camera della morte dei penitenziari. Ma qui mi fermo, perché vorrei spersonalizzare il gesto di Magri, quello che viene chiamato con orrenda ipocrisia “suicidio assistito” e invece va chiamato col suo vero nome: “Omicidio del consenziente”.

Travaglio fa notare prima il punto di vista giuridico:

Dal punto giuridico c’è una barriera insormontabile: l’articolo 575 del Codice penale, che punisce con la reclusione da 21 anni all’ergastolo “ch i u n – que cagiona la morte di un uomo”. Sono previste attenuanti, ma non eccezioni: nessuno può sopprimere la vita di un altro, punto. Se lo fa volontariamente, commette omicidio volontario. Anche se la vittima era consenziente, o l’ha pregato di farlo, o addirittura l’ha pagato per farlo. Non è che sia “trattato da criminale”: “È” un criminale. Ed è giusto che sia così. Se si comincia a prevedere qualche eccezione, si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce. Se si autorizza un medico a sopprimere la vita di un innocente, come si fa a non autorizzare il boia a giustiziare un folle serial killer che magari è già riuscito ad ammazzare pure qualche compagno di cella?

E poi quello deontologico:

Dal punto di vista deontologico, altro muro invalicabile: il “giuramento di Ippocrate” ch e ogni medico, odontoiatra e persino veterinario deve prestare prima di iniziare la professione: “Giuro di… perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno…; di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione”. Non occorre aggiungere altro. Come si può chiedere a un medico di togliere la vita al suo paziente, cioè di ribaltare di 180 gradi il suo dovere professionale di salvarla sempre e comunque? Sarebbe molto meno grave se chi vuole suicidarsi, ma non se la sente di farlo da solo, assoldasse un killer professionista per farsi sparare a distanza quando meno se l’aspetta: almeno il killer, per mestiere, ammazza la gente; il medico, per mestiere, deve salvarla. Se ti aiuta ad ammazzarti è un boia, non un medico.

E infine chiude con un’esclamazione che ricorda Feltri:

Se incontriamo un tizio che sta per buttarsi nel fiume, che facciamo: lo spingiamo o lo tratteniamo cercando di farlo ragionare? Voglio sperare che l’istinto naturale di tutti noi sia quello di salvarlo. Un attimo di debolezza o disperazione può capitare a tutti, ma se in quel frangente c’è qualcuno che ti aiuta a superarlo, magari ti salvi. Del resto, il numero dei suicidi è indice dell’infelicità, non della “liber tà” di un Paese. E, quando i suicidi sono troppi, il compito della politica e della cultura è di interrogarsi sulle cause e di trovare i rimedi. Che senso ha allora esaltare il diritto al suicidio ed escogitare norme che lo facilitino? Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?

Edit: su questo pezzo Giornalettismo ha sentito l’opinione di Chiara Lalli, professoressa di Bioetica all’Università di Roma La Sapienza. Per leggerla cliccate qui.

     
 

279 Commenti

  1. Roberto Bellassai scrive:

    La mia impressione è quella che è venuta fuori la parte borghese cattolica di Travaglio,la sua parte condizionata di Cattolico,di conseguenza del suo moralismo,un suo aspetto,una sua sottopersonalità,quella di un politico provinciale,e non di respiro oggettivo,plurale,rispetto ad altre sue posizioni sui vari argomenti della politica che tratta con molto discernimento rispetto al potere,infatti,Travaglio,che io stimo,non ha fatto i percorsi politici e culturali di Lucio Magri,di persone che politicamente si sono disfatte in vita della retorica cattolico borghese,che insiste sempre sulla sacralità della vita,vista sempre da un solo punto di vista,non tenendo minimamente conto del soggetto,della volontà del soggetto e della sua determinazione! L’aspetto condizionato e condizionante di Travaglio, parla nella maniera incardinata e identificata con i principi della Chiesa Cattolica,in maniera autoritaria, e in concorso con chi in Italia,continua a pensare di avere il monopolio sul vivere e sul morire!

  2. Carmen scrive:

    Vabbe’, sembra chiaro che alla fine di ogni discussione qui rimangano a parlare soltanto i nazi-atei, e questo perché evidentemente loro non hanno un cazzo da fare. Io ho esposto le mie posizioni in modo esauriente e non ho bisogno di ripetere 100.000 volte le stesse cose. Come già in passato i nazi-atei penseranno che chi ha avuto l’ultima parola ha avuto ragione, mentre invece una stronzata detta per ultima è soltanto una stronzata come le altre. Dunque ve la lascio l’ultima parola, e cioè nel vostro caso l’ultima stronzata. Vedo soltanto che si continua a parlare di cattolici, di cattolici e di cattolici, e di portarla insomma sempre sul piano religioso, come è del resto nelle finalità di tutta la polemica, la quale nasce e raccoglie nicchie di consenso soltanto in funzione anticattolica. Qui oramai c’è chi maledice i cattolici, chi dice che qualche cattolico “si salva”, sempre e comunque parlando dei cattolici come di un’anomalia da spiegare, mentre invece la vera anomalia sono i nuovi naziskin del XXI secolo, che a differenza di quelli del XX secolo sono a sinistra. Oggi i naziskin sostengono che un medico dovrebbe uccidere una persona con la depressione, e riempiono di improperi chi la pensa diversamente. Proprio una bella roba. Complimenti a voi e a tutta la vostra dabbenaggine. Vi faranno credere ogni cosa senza avere da voi mai uno straccio di reazione morale o intellettuale. Il vostro problema è che vi mancano gli anticorpi culturali, e non posso risolvervelo io questo problema.

    • Moreen scrive:

      E nessuno te l’ha chiesto! Guarda, ognuno può dire la sua. Se ti stanno sul cazzo le persone solo perché non credono nel tuo Dio è un problema tuo, ma nazista lo dici a chi veramente lo è! Non ho mai impedito a nessun cattolico di andare in chiesa o leggere la bibbia e mai lo farò! Ok? Ora, ti posso fare una domanda? Se mai dovesse capitarti un incidente, che ti dovesse lasciare paralizzata dalla testa ai piedi, dimmi, quanto tempo riusciresti a rimanere serena, senza pensare al suicidio? Hai scritto di avere 23 anni. Riusciresti a sopportare per una settantina di anni, di venire accudita come una poppante ogni santo giorno? Doverti farti imboccare e pulire il culo ogni cazzo di volta? Se si, tanto di cappello, ma purtroppo non tutti hanno questa sopportazione mentale!
      Poi credi che legalizzando il suicidio assistito, parta un suicidio di massa? Credi che uno si svegli la mattina e dica: “Tò! Mi è venuta un pochino di febbre! Vado a suicidarmi!”?
      Ovviamente spero che tu non ti debba ritrovare mai veramente a dover compiere una decisione simile, perché non è facile decidere di rimanere in vita, nonostante il dolore, come non è facile decidere di farla finita! Se una persona la si può salvare ben venga, anzi, bisogna sempre fare il possibile. Ma se questa persona non ce la fa più, ed è cosciente di quello che fa, bisogna rispettare il suo volere!
      Ora, ce la fai a rispondere, senza darmi della naziskin di sinistra, per favore? Come puoi pretendere il rispetto se sei la prima ad insultare indistintamente tutti, solo perché la pensano diversamente da te? Non è il caso di infuriarsi così…ognuno qui dice il suo parere e sarebbe bello farlo civilmente senza azzannarsi la gola!

  3. Dana scrive:

    @Carmen, anche tu hai stancato con la tua demagogia, la tua prepotenza verbale è un segnale della tua debolezza. Hai sempre bisogno di consensi per mantenere alta la tua autostima e non accetti critiche o pareri contrari,anzi ne esci pazza se ne ricevi. Non fare confusione tra anticristiano e anticlericale,nazista e comunista. E come ti ho già consigliato in precedenza, vivi e lascia vivere, che non sei l’ epicentro del forum.

  4. marco scrive:

    Se uno si vuole suicidare c’è un metodo molto semplice e indolore: tubo di scappamento e garage chiuso. Ma per non si obblighi lo Stato a dover accettare questo abominio. Carmen ha ragione, non c’entra la religione, ma la razionalità. Se una cosa è curabile il compito dello Stato è quello di rimuovere le cause che portano alla scelta del suicidio (cause quasi sempre sociali) ma non di assecondare esso dicendo “vabbene come vuoi, ora ti uccido, non hai speranza”.
    Poi visto che si parlava di “relativismo etico” faccio notare come questo concetto stia diventando sempre più assoluto e quindi contradditorio. Dove sta scritto che “libertà individuale” sia un valore sacro? (sacro nel senso di assoluto). SI dice sempre “ah ma basta non far male agli altri e poi si può fare tutto”. A parte che il concetto di “far male” cambia da persona a persona, per me una cosa può far male per altri no ecco perchè la morale la si stabilisce comunitariamente e democraticamente, non è detto che sia oggettiva o che l’abbia decisa Dio, ma meglio averne una che non averne nessuna. Poi anche il concetto che “far male è sbagliato” potrebbe essere messo in discussione dicendo “dove sta scritto? per me far male è giusto”. No, invece i relativisti sono talmente arroganti che non solo pretendono di stabilire sia dove inizia il relativismo sia dove finisce. E poi ripeto, nel caso specifico non si nega nessuna libertà, se uno si vuole suicidare lo faccia per conto suo col tubo di scappamento, se non ci riesce vuol dire che non è convinto e che ha bisogno di un supporto morale dello Stato che dica “dai, ci penso io visto che non hai il coraggio di farlo”

  5. carlita scrive:

    Travaglio…omicidio del consenziente è 579 e dice tutt’altro…informati quantomeno -_-

  6. le ultime lettere di jacopo ortis scrive:

    trovo, che giudicare una persona che arrivi ad uno stadio di suicidio, sia vergognoso, e poi cosa centra la chiesa, mica i preti hanno una vita come gli altri,che arrivano a40 anni senza lavoro laureati, senza possibilità di un futuro, e poi si meravigliano che una persona vada in depressione, o che persone che perdono il posto di lavoro e poi si danno fuoco, perchè non possono mantenere la famiglia, o i giovani che non trovano soluzioni nel poter vivere un vita dignitosa, di chi è la colpa se non di uno stato indifferente, che se frega della gente dei loro problemi, ricordandosene solo alle elezioni? Quando una persona perde la dignità umana del vivere vuio che non vada in depressione cronica, i pischiatri sono solo pagliativi, non risolvono i problemi alla radice,il suicidio assistito no è quello il problema, bisogna fare i conti con la vita di ogni singolo individuo, se un figlio chiede pane quale padre da un serpente.
    I suicidi sono sempre più in aumento, perchè la vita non è uguale per tutti, la vita da la vita toglie.
    Ma la dignità umana dove inizia e poi finisce?

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