Italiani, popolo di analfabeti

27/11/2011 - De Mauro cita due studi internazionali: “Il 71% della popolazione è al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà Appena il 29% degli italiani possiede ancora gli strumenti linguistici

     
 

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De Mauro cita due studi internazionali: “Il 71% della popolazione è al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficoltà

Appena il 29% degli italiani possiede ancora gli strumenti linguistici per padroneggiare l’uso della nostra lingua nazionale. E’ quanto ha affermato il linguista Tullio De Mauro, ex ministro della Pubblica istruzione, intervenendo oggi a Firenze a un convegno del Consiglio regionale della Toscana.

IL LIVELLO MINIMO – ‘Il 71% della popolazione – ha detto De Mauro – si trova al di sotto del livello minimo di lettura e comprensione di un testo scritto in italiano di media difficolta’: il 5% non e’ neppure in grado di decifrare lettere e cifre, un altro 33% sa leggere, ma riesce decifrare solo testi di primo livello su una scala di cinque ed e’ a forte rischio di regressione nell’analfabetismo, un ulteriore 33% si ferma a testi di secondo livello. Non piu’ del 20% possiede le competenze minime per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana. Ce lo dicono due recenti studi internazionali, ma qui da noi nessuno sembra voler sentire’.

ISTRUZIONE DIMENTICATA - L’allarme e la forte preoccupazione espresse da Tullio De Mauro investono direttamente il nuovo Governo Monti, ‘che al momento sembra aver dimenticato l’istruzione’, afferma il linguista dell’Universita’ La Sapienza di Roma. ‘Il presidente del Consiglio, nel suo discorso, ha parlato velocemente di rialzare il livello della formazione dei lavoratori’. Un ammonimento, quello di De Mauro, che non chiude alla speranza: ‘Giolitti non parlava mai di istruzione, ma fece cose importanti. Non occorre parlare tanto, basta fare’.

I DATI ALLARMANTI – Dal quadro di ‘dati allarmanti’ illustrati da De Mauro, discende un indebolimento strutturale della nostra societa’, dopo la fase storica, tra anni Cinquanta e anni Ottanta-Novanta, in cui ‘il livello di scolarita’ e’ cresciuto fino ad una media di dodici anni di scuola per ogni cittadino, contro i tre anni a testa, in media, del 1951′. Il fenomeno e’ in atto, c’e’ il pericolo concreto di un analfabetismo di ritorno, una ‘regressione alfanumerica dilagante tra le persone di eta’ adulta’ e, ‘come rilevato da alcuni economisti – avverte De Mauro – e’ da collegare con il ristagno economico italiano, che non e’ stato determinato dagli ultimi governi, ne’ quelli di Berlusconi, ne’ quelli di Prodi, ma risale fino all’inizio degli anni Novanta’. La situazione e’ grave, ha osservato De Mauro, ‘piu’ grave ancora e’ che nessuno se ne stia occupando e affronti la questione seriamente, se non un gruppo di stimabili economisti, appunto, tra i quali il nuovo Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Eppure i fatti sono li’ e li’ rimangono’. (ADNKRONOS)

     
 

18 Commenti

  1. Marcello scrive:

    Buongiorno, ogni volta che mi ritrovo a leggere statistiche di questo genere rimango sorpreso e scandalizzato. Però ogni volta mi ritrovo anche a pensare che i dati di cui si parla non corrispondono alla realtà in cui vivo: quasi il 60% della popolazione sarebbe sostanzialmente analfabeta, ma nell’ambiente in cui vivo e lavoro (certo, lavorando nell’IT è previsto un livello culturale minimo) non trovo riscontro a percentuali così drammatiche. E trovo difficile pensare che un laureato possa non essere in grado di leggere e comprendere un testo mediamente complesso.

    E, allo stesso tempo, mi chiedo quale risultato otterrei io se facessi lo stesso test. Ho solamente un diploma di maturità ma ritengo di avere un livello culturale accettabile. E non mi sembra di avere problemi a comprendere testi che non prevedano l’uso di termini specialistici.

    Voi sapete se è possibile avere un’idea precisa di che tipo di test si tratta?
    Oppure se è possibile sottoporsi volontariamente (magari online) a questo tipo di test?

    Grazie!
    Marcello

  2. Enrico scrive:

    Per andare contro corrente si potrebbe cominciare eliminando gli apostrofi che non si sostituiscono agli accenti, soprattutto in articoli come questo, scritti da giornalisti professionisti che dovrebbero scrivere l’italiano in maniera corretta e senza approssimazioni.

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