Donne e pensioni, gioie e Sacconi

05/02/2009 - Clamoroso: per una volta Vittorio Feltri la dice giusta. Quando attacca il ministro del Welfare perché fa finta di non capire che la previdenza va riformata. A partire dalla parificazione delle regole per uomini e donne, in cambio di un

     
 

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Clamoroso: per una volta Vittorio Feltri la dice giusta. Quando attacca il ministro del Welfare perché fa finta di non capire che la previdenza va riformata. A partire dalla parificazione delle regole per uomini e donne, in cambio di un potenziamento di servizi e istituti contrattuali per la conciliazione di lavoro, carriera e responsabilità familiari

Il ministro Brunetta, in risposta anche a un pronunciamento della Corte di giustizia europea riguardo alle regole previdenziali dei dipendenti pubblici, ha suggerito di innalzare a 65 anni l’età pensionabile delle donne. Giulio Tremonti da Davos ha fatto riferimento a nuovi interventi sulle pensioni, facendo poi subito marcia indietro quando il ministro del welfare Sacconi ha risposto che le pensioni non si toccano. Vittorio Feltri, in un suo editoriale su Libero, ha duramente attaccato il ministro Sacconi, invitandolo ad andare in pensione (anticipata). Se usciamo per un momento dalla retorica, e riflettiamo seriamente sul tema, vedremo che – per quanto incredibile possa sembrare – hanno ragione Brunetta e Feltri.

VIVIAMO A LUNGO E VIVIAMO BENE – Cominciamo con delle buone notizie: gli italiani sono uno dei popoli con la più lunga aspettativa di vita d’Europa, oltre 2 anni in più rispetto alla media Ue : secondo le più recenti stime Istat l’aspettativa di vita è vicina ai 78,5 anni per gli uomini. Le italiane hanno un’aspettativa di vita ancora più lunga: 84 anni.. L’Italia è anche tra i paesi con la più lunga esistenza in buona salute. Secondo i dati dell’Eurostat statistical yearbook 2008, il valore dell’Healthy Life Years (Hly) italiano è tra i più alti d’Europa (oltre 70 anni). Inoltre, in Italia chi arriva ai 65 anni può aspettarsi di vivere più a lungo che altrove in condizioni di buona salute (circa 12 anni). Per questo motivo abbiamo un alta percentuale di popolazione anziana, attualmente unici in Europa con oltre il 20% di ultra 65enni.

MA ANDIAMO PRIMA IN PENSIONE – Ma siamo anche uno dei paesi con la più bassa età di pensionamento. Secondo i dati del “Transition of women and men from work to retirement“, Statistics in focus 97/2007 di Eurostat, l’età mediana effettiva di pensionamento è di oltre due anni più bassa rispetto alla media Ue. E le pensioni pesano molto più che altrove sulla spesa sociale italiana: secondo l’Ocse, circa il 14% del Pil rispetto all’8% dei paesi più sviluppati; in compenso, in caso di disoccupazione mancano i soldi per gli ammortizzatori sociali. Ci sarebbero quindi buoni motivi per portare l’età pensionabile per tutti e subito a 65 anni, agganciandola poi davvero ed effettivamente all’evoluzione dell’aspettativa di vita.

DONNE, LAVORO, PENSIONI - Il tema riguarda tutti. E allora, a costo di far arrabbiare qualche lettrice, parliamo delle pensioni femminili. Ricordiamo subito una cosa: la Corte di giustizia europea il 13 novembre 2008 ha condannato il nostro paese per le disparità di trattamento di genere. Sì, perché quello che sembra un “privilegio” è, in realtà, una discriminazione. Il pensionamento femminile precoce trova storicamente giustificazione nel maggior carico sulle donne degli impegni familiari e di cura all’interno della rete di welfare informale. Ma questo “favore” legittima e consolida il fatto sia solo la donna a doversi prendere cura dei soggetti deboli della rete familiare. Ed è anche per questo che loccupazione femminile sopra i 55 anni è una delle più basse in Europa (in Italia è attiva meno di una donna su quattro, in Europa 1 su 3). Ma non è mica una scelta: diverse indagini dell’Istat dicono che molte donne fuori dal mercato del lavoro per gli impegni familiari lavorerebbero se ci fossero flessibilità di orario e servizi che funzionano.

UNO SCAMBIO UTILE E VANTAGGIOSO PER TUTTE – Le donne occupate con carichi familiari lavorano complessivamente in media molto più degli uomini occupati, ma guadagnano di meno ed accumulano una ricchezza pensionistica inferiore, compensata dal “regalino” che ne possono fruire mediamente per un periodo più lungo. Chi si oppone all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne teme che ci sia il danno (l’innalzamento) e la beffa (nessuna modifica su altri fronti). Ma fissare stessi criteri di pensionamento non significherebbe risparmiare sulla pelle delle donne: i risparmi servirebbero per finanziare misure volte a riequilibrare i carichi familiari e aiutare la carriera femminile. Oltre a un impegno maggiore gli uomini, e a misure che eliminino le discriminazioni di genere del mercato del lavoro (accesso, forme contrattuali, possibilità di carriera). E soprattutto, rafforzando le politiche di conciliazione, cioè i servizi di cura per la prima infanzia e per le persone non autosufficienti, o tempi scolastici che tengano conto del fatto che entrambi i genitori – o l’unico genitore presente – lavora: uno dei principali torti della riforma Gelmini era proprio quello della riduzione dell’orario nella scuola elementare.

I CONTRIBUTI FIGURATIVI – Ma soprattutto i soldi risparmiati potrebbero servire a finanziare un maggiore riconoscimento economico del lavoro di cura, sia adeguando le indennità dei congedi che con contributi figurativi più sostanziosi di quelli attuali. Ora solo il congedo di maternità è coperto da contributi figurativi calcolati sulla retribuzione effettiva (ma solo per chi ha un lavoro regolare!), mentre il congedo genitoriale copre solo il 30% dello stipendio e dà luogo a contributi figurativi ridotti, ancorché riscattabili o integrabili con versamenti volontari, solo per 6 mesi e solo per chi ha almeno 5 anni di contributi. Per non parlare del lavoro di cura per persone non autosufficienti: per un figlio non autosufficiente si ha diritto ad un congedo di 2 anni, non remunerato e con contributi figurativi limitati, mentre in caso – frequente – di assistenza ad anziani i contributi figurativi coprono al massimo soltanto i 25 giorni annuali di permesso consentito, e solo in caso di convivenza. Una vergogna.

MOLTO DA FARE SULLE PENSIONI - E’ vero che il risparmio non sarebbe enorme, ma servirebbe a trovare più soldi per le politiche di conciliazione. E darebbe il segno che in Italia si vuole davvero cambiare lo status quo. Mentre invece il ministro Sacconi non vuole toccare le pensioni. Ma ne avrebbe di cose da fare, e con effetti finanziari anche più consistenti di questi. Una simulazione de La Voce mostra ad esempio che prevedendo riduzioni attuariali delle pensioni maturate dal 2010 in poi per chiunque vada in pensione prima dei 65 anni previsti dalla riforma Dini applicando i fattori di correzione recentemente aggiornati alla sola quota retributiva della pensione. Oppure, spostando gradualmente in avanti la finestra di uscita nell’intervallo 59-67 anni a partire dal 2011, applicando la riduzione attuariale solo alle prestazioni di coloro che escono dalle forze di lavoro prima dei 67 anni, ed è massima (23%) a 59 anni. Stavolta Feltri ha ragione: ministro Sacconi, se è stanco e non ha voglia di fare neppure questo, vada in pensione.

     
 

16 Commenti

  1. Penelope scrive:

    completamente d’accordo.
    Le diverse età pensionabili sono un’abile “inculata” per far gravare sulle femmine tutti i doveri familiari (mocciosi, nipotini, vecchietti antipatici e bavosi).
    Il tutto mentre l’ometto lavora e guadagna quasi un terzo in più (facendosi di solito l’amante di 20 anni più giovane)

    Sinceramente penso che la nostra sia tutta una società da riformare.. e non basterà una riforma pensionistica.

    C’è chi ancora pensa che il ruolo della donna sia figliare e pulire casa, non dimentichiamolo.

    Tanto per farvi ridere, il famoso tempo pieno lo può avere chi si iscrive prima. Indovinate chi ha tempo per fare file chilometriceh? Le casalinghe :D Qua c’è un’intera classe di figli-di-casalinghe che usufruiscono del tempo pieno.. mentre questi “angheli del focolare” passano il tempo al bar, dal parrucchiere, aperitivo…mentre le mamme che lavorano devono barcamenarsi con babysitter e nonnetti in pensione. Sì le casalinghe mi stanno abbondantemente sul cazzo. Le m anderei tutte in miniera!!! Sono la rovina di questo paese. Insieme alle loro famiglie “perfette”.

  2. Comicomix scrive:

    @penelope:
    “Sinceramente penso che la nostra sia tutta una società da riformare.. e non basterà una riforma pensionistica.”

    Sì, hai ragione…ci sono un sacco di coase da fare. ma quelle del superamento della visione arcaica della donna (fattrice a angelo del focolare) è perticolarmente importante, per motivi sociali ed anche economici.

    Mi permetto invece di dissentire sulle casalinghe: Perchè un’altra cosa che andrebbe (FINALMENTE) affrontata è il tema del valore del lavoro “casalingo”. Che in questa curiosa società che “misura” tutto”, non viene mai “misurato” adeguatamente. Ancora una volta, a scapito delle donne (che se ne accollano il peso maggiore)

    Un sorriso semplice

    C.

  3. Penelope scrive:

    il valore del lavoro casalingo.. mah guarda. A me le casalinghe han fatto sempre una pena immensa. Non tutte, ovviamente. C’è persona e persona e ovviamente tutto dipende dal neurone che ti ritrovi.
    Però sto notando che le casalinghe (che io chiamerei propriamente Le Mantenute) odierne sono più che altro delle scansafatiche assurde che odiano tenersi i marmocchi a casa e fanno DI TUTTO per tenerli vicino e ciucciarseli. Queste donne perfette (solitamente grandi devote e pettegole) demandano tutto alla società.. asilo scuola campetto comunale. I figli li fanno per mostrarli come orecchini ai matrimoni; quando rompono li scaricano sulla società.
    Queste sono, ahimè, le casalinghe che vedo io.
    Le donne che lavorano devono fare, invece, i doppi turni. Pochi diritti, molti doveri. A cominciare dalla cura della prole e della casa.
    Sono veramente pochi gli uomini che “aiutano” in casa.
    Ma in questa frase sta tutto il problema. Gli uomini non devono aiutare le donne. Le faccende devono essere compito di entrambi. Perchè entrambi si vive in quella casa, la si sporca, la si occupa. I figli si fanno in due e le responsabilità dovrebbero essere equamente divise.
    La differenza genitoriale dovrebbe finire con l’allattamento. Un uomo non ha il seno per allattare, ma una volta svezzato può dargli il biberon.
    Quando si parla di lavoro casalingo, si dovrebbe pensare a una cosa che riguardi tutti indistintamente, non solo le mantenute del bar di fronte (che quando le vedo mi vien voglia di scaricar loro addosso una raffica di mitra).
    Ma è anche vero che, francamente, non voglio sulle spalle dello stato della gente che obiettivamnte non produce.
    Curare la famiglia è un dovere a prescindere dal mestiere che si fa e anche dal sesso.

    Sì, c’è molto da riformare inq uesta italia se stiamo ancora a parlà de casalinghe.

  4. Comicomix scrive:

    @penelope:
    “Le faccende devono essere compito di entrambi. Perchè entrambi si vive in quella casa, la si sporca, la si occupa. I figli si fanno in due e le responsabilità dovrebbero essere equamente divise.”
    Sacrosanto!

    Io invece conosco casalinghe che sono persone eccezionali, che non si risprmiano mai. Ma non è questo il punto. Il punto è che il lavoro di cura e di organizzazione della vita domestica va “considerato” (anche economicamente) esattamente come il lavoro “fuori”.

    Anche perchè questo significa che le donne che lavorano fanno 2 lavori, di cui uno completamente gratis.

    :-)

  5. Adolfo Gattini scrive:

    Quel commercialista da strapazzo (con la erre moscia) che percepisce uno stipendio mensile a quattro zeri pagato dagli italiani va dicendo al mondo intero di essere fiero del paese Italia. Anche io sono fiero del mio paese, MA NON CERTO DI QUESTO GOVERNO ILLEGALE CHE LO RAPPRESENTA e, a differenza di questo parassita con la erre moscia, dopo aver dato tanto non percepisco nulla cioè una misera pensione di € 460.00 con 45 anni di lavoro e quasi 30 di contributi versati; poiché la “casta” a cui lui appartiene, nel tempo ha svuotato e snaturato tutti i valori fondanti per i quali l’INPS è stato creato, azzerando (dolosamente) di fatto il principio ad ogni lavoratore di percepire una pensione decorosa al termine del ciclo lavorativo. Sono semplicemente disgustosi.

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