“Ebreo o non ebreo”: l’app choc non esiste più

24/11/2011 - “Juif ou pas juif” è scomparsa dallo store di Apple, ma la LICRA chiede di più Un’applicazione per iPhone e iPad desta scalpore: “Juif ou pas juif” offriva la possibilità di consultare un vastissimo database di personaggi famosi per scoprire

     
 

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“Juif ou pas juif” è scomparsa dallo store di Apple, ma la LICRA chiede di più

Un’applicazione per iPhone e iPad desta scalpore: “Juif ou pas juif” offriva la possibilità di consultare un vastissimo database di personaggi famosi per scoprire se avessero o meno origini giudaiche. Apple è conosciuta per utilizzare severi criteri di selezione delle applicazioni che vengono accettate e pubblicate sullo Store, criteri che questa volta sembrano non aver soddisfatto i molti che si sono sentiti offesi. Grazie alle segnalazioni, l’applicazione è stata ritirata in tutto il mondo. La Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (LICRA) chiede però un intervento più radicale.

SENTENZA DEFINITIVA - La saga legata all’applicazione “ebrei o non ebrei” ha letteralmente avvelenato Apple per due mesi per completare. Quest’oggi le associazioni antirazziste hanno abbandonato le intenzioni di ricorso dinanzi al tribunale di Parigi poiché il controverso giochino è stato ritirato dagli App Store di tutto il mondo. Pubblicata lo scorso 9 agosto, l’applicazione francese “Juif ou pas juif” proponeva una lista di 3500 persone di origine o fede ebraica. Il 14 settembre la Apple ha rimosso dalla vendita l’applicazioni in Francia, eliminazione successivamente estesa a tutta l’Europa il 18 ottobre, a seguito di un breve ritorno online sull’App Store francese. Nonostante ciò, “Juif ou pas juif” era ancora disponibile altrove.

LE COLPE - L’eliminazione totale ottenuta oggi non è opera di Apple, ma dello sviluppatore del software, Johann Levy. Me Stéphane Lilti, a nome di quattro associazioni antisemite (l’Unione degli studenti ebrei di Francia (UEJF), J’accuse, SOS Racisme e il Movimento contro il razzismo e per l’amicizia fra i popoli), ha dichiarato: “Sono lieto che il signor Levy si sia pentito in ritardo e abbia saggiamente deciso di ritirare l’applicazione”. L’avvocato, che ha consigliato l’abbandono del procedimento legale, ha sostenuto che ricorso alla Corte “ha avuto effetto positivo”. La Corte Distrettuale di Parigi ha atteso questa mattina il ritiro delle accuse anche da parte della Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (LICRA), ponendo fine a tutti i processi legati all’applicazione. La LICRA, però, chiede ad Apple che rimuova forzatamente l’applicazione anche a chi l’ha acquistata e installata precedentemente. Una curiosità: pare che Johann Levy, quando ha progettato l’applicazione, temesse che potesse sembrare troppo “pro-ebrei”. Chissà invece cosa ne pensa ora.

     
 

4 Commenti

  1. biomirko scrive:

    gli ebrei provano vergogna e si incazzano se li si chiama ebrei… aveva davvero ragione il “dottore”, cito:
    “Si potrebbe definire l’ebreo come un’incarnazione deviata del complesso d’inferiorità. Non lo si può colpire più profondamente che descrivendolo con la sua effettiva essenza. Chiamalo mascalzone, farabutto, mentitore, criminale, assassino e omicida. Tutto ciò lo toccherà appena, internamente. Guardalo calmo e severo per un breve tempo e digli: «tu sei proprio un giudeo!» e ti accorgerai con stupore come nello stesso istante egli diverrà insicuro, imbarazzato e consapevole della propria colpa.”
    (Joseph Goebbels)
    :-)
    non aveva tutti i torti il vecchio Joseph…. eh???
    S.H.!

  2. bimbominkia scrive:

    La curiosità per il diverso, sta alla base di questa applicazione della Apple, tanto più che una persona col cognome Levy, indica per lo meno una ascendenza ebraica. Il problema non sta in questo, ma se tutto ciò puo essere o è gia, in fieri, fonte di discriminazione. Se il solo fatto di sollecitare la curiosità, intorno a una componente identitaria, possa costituire in se discriminazione.
    Ora, se la parola ebreo, nel suo aspetto denotativo, trasmigra nei ruoli ( un pittore ebreo, un prete ebreo, un omosessuale ebreo ) questa resta nel suo aspetto connotativo, nel definire una differenza e nello stesso tempo, nel costituire una possibile fonte di discriminazione e quindi di razzismo ( quell’ ebreo di Marc Chagall-pittore, quell’ ebreo di Jean-Marie-Lustiger-prete, quell’ebreo di Ed Koch-omosessuale ).
    In questo caso la differenza semantica, apporta una differenza che sta alla base di quella curiosità all’apparenza imbelle, che è invece sottilmente razzista anche in senso positivo.
    In questo si veramente discriminante, tra chi nell’elenco può starci e chi magari vorrebbe starci, ma non essendo ebreo o ebrea, deve starsene fuori.

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