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Pino Daniele e la notte in cui sono morte le agenzie

Pino Daniele è morto nella notte tra domenica 4 gennaio e lunedì 5. In piena notte, tra le due e le tre. E mentre i Social ne parlavano, lo ricordavano e lo piangevano, la grande informazione italiana, semplicemente, dormiva.

Mente i giornali, ancor prima di aver raggiunto le edicole, erano già vecchi, Repubblica, Corriere ed Ansa, hanno bucato per circa tre ore e mezza quella che era la notizia più importante non del giorno, ma di cui parleremo ricordando questo 2015 tra 12 mesi.

È stata la notte dei piccoli: di Soundsblog, di Fanpage, dei siti locali napoletani. Mentre le corazzate, dormivano.

L’Ansa ha dato la notizia alle 5.20, Repubblica (ma non c’è scritto 24 ore su 24 sul sito?) alle 5.45. Quando sono andato a letto, il Corriere ancora non diceva nulla.

[Edit: il responsabile di Repubblica.it Giuseppe Smorto, ieri sera, ci ha scritto su Twitter che “Repubblica non si è mai fermata” e che è “aperta 24 ore”. Qui il link al tweet: https://twitter.com/giusmo1/status/552246037310881793]

Eppure su Twitter Pino Daniele scalava maledettamente la classifica dei trend, mentre i suoi fan lo omaggiavano, lo ricordavano, piangevano.

Sui Social, iniziando da Instagram, la notizia si divulgava, a partire dal ricordo di Eros Ramazzotti. E poi Laura Pausini, i Tiromancino, Fiorella Mannoia.

Il dubbio di un hoax, certo, ma con la dura realtà che nel tempo si faceva strada, “costringendoci” a pubblicare la notizia che non avremmo voluto dare.

È stata – lo diciamo facendo un’analisi – una piccola caporetto dei big dell’online e delle agenzie, soprattutto. Ad iniziare dall’Ansa, che ha battuto la notizia dopo il suo stesso sito web.

Eppure… Cosa costerebbe ad un grande giornale assicurare un turno – anche di una persona – la notte? Certo, si sa, il lavoro notturno costa, ma ormai – almeno per i big – essere sempre sul pezzo, è un’esigenza non più procrastinabile.

Eppure, paradossalmente, su quella notizia sono arrivati prima quelli che – siamo pronti a scommetterlo – le garanzie del lavoro notturno o dei festivi pagati tre volte tanto, non le hanno. Ma che sul web, sui Social, purtroppo o per fortuna, ci “vivono”, lo hanno sempre acceso, sempre connesso.

Un messaggino sulla chat redazionale di whatsapp (si, quando diciamo che non si stacca mai, intendiamo anche questo), o l’iniziativa di un singolo, oppure una mail inviate nella notte sperando che il collega che si occupa di musica sia colto da insonnia proprio quella sera. In qualche modo si fa. In qualche modo, chi si adegua, arriva. 

Ci siamoti collegati questa notte dal divano di casa, facendo zapping tra rai news e skytg24, sperando in un “fascione” con una smentita o una conferma. Alla fine arriva Rai News 24 verso le 4,30. A SkyTg24, prima delle 6, non si schioda dalle repliche nemmeno se scoppia la terza guerra mondiale. 

Ecco, l’informazione ha cambiato i propri ritmi. Sono ritmi ossessivi, folli, dalla cadenza pazzesca. Ma sono i ritmi dell’informazione ai tempi dei Social. Un flusso continuo. Inarrestabile. Fermarlo, non è pensabile, ci si può solo adeguare.

Insomma, abbiamo passato una notte davanti ai monitor, ad aspettare, a cercare conferme, riscontri, scrutando tweet e status che smentissero ciò che non avremmo voluto raccontarvi.

Il tutto senza che un’agenzia battesse una notizia, lanciasse un take. Senza che i grandi siti internet facessero un titolo. Twitter e i social hanno ucciso le agenzie; già lo sapevamo. 

Stanotte è arrivata “solo” la conferma.