Roberto Caminiti risponde a Striscia La Notizia sulla sperimentazione animale
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Roberto Caminiti risponde alle bufale di Striscia La Notizia sulla sperimentazione

Il professor Roberto Caminiti, ordinario di Fisiologia umana all’Università “La Sapienza” di Roma, ha risposto con Pro-Test Italia a Striscia La Notizia, all’inviato Edoardo Stoppa ed a Gianluca Felicetti, presidente della Lav, Lega Anti-Vivisezione, sulla sperimentazione animale e sulla ricerca scientifica condotta nel suo laboratorio spiegando i meccanismi nell’impiego degli animali, nello specifico macachi, impiegati nello studio delle neuroscienze. 

Roberto Caminiti risponde a Striscia La Notizia sulla sperimentazione animale
Il Professor Roberto Caminiti

 

IN COSA CONSISTE LA RICERCA – Il professor Caminiti spiega che nel suo laboratorio, che nella denuncia di Striscia La Notizia veniva definito come un posto in cui vengono tenute le scimmie in gabbie «troppo piccole» con «un perno nel cranio» per «esperimenti celebrali», vengono compiuti esperimenti per studiare «le funzioni nervose superiori. Si tratta di una ricerca fondamentale, nel senso che è una ricerca di base che ha un impatto su quella che viene chiamata ricerca applicata». Le parole di Caminiti servono anche come chiarimento a Striscia, visto che l’inviato della trasmissione, Edoardo Stoppa, non era riuscito ad avere spiegazioni dal Professore.

«HA APERTO LA STRADA ALLA BRAIN COMPUTER INTERFACE» – Nel video viene proposto un esempio dei test compiuti dalle scimmie nel laboratorio. MA prima si pongono due domande. La prima è sul perché vengano usate proprio le scimmie, il professor Caminiti risponde:

«La ricerca sui primati ha aperto la strada alla cosiddetta Brain Computer Interface, del controllo nervoso delle protesi artificiali. Ha aperto altresì la strada alla stimolazione intracranica, usata per combattere i sintomi della malattia di Parkinson, sono ancora fondamentali per la sindrome da immunodeficienza nella scimmia, nei modelli di molte malattie degenerative. Il campo d’applicazione è vastissimo».

«NON SI POSSONO USARE ALTRI METODI» – Alla seconda domanda, sulla possibilità che possano essere usati metodi alternativi come quelli in vitro o in silico, il Professore risponde sicuro:

«No, perché non si puo’ studiare l’intelligenza o la tossicodipendenza su una fettina di tessuto. Coloro che ritengono di poter sostituire questi studi con modelli computazionali o matematici non sanno neanche di cosa parlano»

 

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L’ESPERIMENTO – Parlando dell’esperimento, i primati dovranno muovere dei joystick isometrici per guidare dei puntini colorati su uno schermo e condurli in un cerchietto bianco. Ogni volta che riusciranno nel compito verranno premiati con un sorso d’acqua o con un po’ di succo di frutta. Questo esperimento, continua il professor Caminiti, serve a

«far svolgere agli animali compiti singoli o in un contesto di cooperazione. In questo caso si vuole studiare l’effetto del contesto sociale sulle azioni che ciascuno di noi compie»

GLI IMPIANTI IN TITANIO ED IL FUTURO DELLA RICERCA – Per rendere i test più efficaci, serve anche un intervento chirurgico per montare delle camere di registrazione. Nello specifico, prosegue il Professore:

«È necessario l’impianto di un ferma-testa in titanio e di una camera di registrazione. Questi impianti servono a registrare l’attività nervosa in animali addestrati in compiti specifici e sono totalmente tollerati, tanto da non creare fastidi agli animali»

Questa tecnologia al momento è la più diffusa ma si stanno studiando metodi alternativi che diano gli stessi risultati:

«si stanno studiando diversi metodi d’approccio ed è la prova che si possono sviluppare altri metodi rispetto agli attuali. Ciò è però possibile grazie alla pratica sperimentale e da chi queste cose le fa e non da chi le pratica dall’esterno»