That’s the way, i like it

04/02/2009 - Al sentir quella parola, stranamente si destò la super-bona. “Bucato ? Hai una casa ?“, “Come no, avere residenza è un obbligo di legge“. L’abbronzato si mostrò interessato. “E come fai con l’affitto deh rabbì ?“, “Eh, sottoscrizioni alle mie

     
 

di

Al sentir quella parola, stranamente si destò la super-bona. “Bucato ? Hai una casa ?“, “Come no, avere residenza è un obbligo di legge“. L’abbronzato si mostrò interessato. “E come fai con l’affitto deh rabbì ?“, “Eh, sottoscrizioni alle mie spalle degli ex nemici al desk, Sgherrani uno che in vita sua s’è sempre vantato di pagare le tasse pensa te. Lui non vuole che sappia, io non ho voglia di dirgli grazie, ancora non m’hai detto che ti serve”. “Te l’avevo accennato in segreteria, rabbino”, “Tu ce l’hai, abbronzato, e con una musichetta che nun se po sentì, <<l’amore di una donna che ama solo te>> o il tè ? bleah“, e dal gran ridere Rabbino spruzzava maionese. “Che sei un puttaniere e lo sarai se ti dice ancora bene“, guardando come un geologo senza sentimenti la Bebben.  “Mi deve qualcosa, segnorita, gli ho salvato il culo con il quarto potere, uso accorto del quarto potere, una campagna stampa bene orchestrata. E aggratis“. Il fotografo, sentendo lamentarsi qualcuno per i soldi, trovò tutto d’un fiato il coraggio. “Ci devi fare l’immagine, la voglio con un significato pop e di cultura e questa è la specialità tua, voglio te perché sei un amico e sei in bolletta e quindi posso fidarmi e a basso costo perché non è un di più ma ci puoi mangiare. Guadagno e risparmio“. Rabbino non s’era proprio impressionato: un altro si sarebbe alzato. Lui, manco ci pensava, c’era ancora il secondo da sbafare. “Mi fai scrivere da Signorini ?“, “Si, con lo pseudonimo chè dietro facciamo intendere ci sia un altro, un vecchio polmone ma ancora va in televisione“, “Parlami di come tu e questa dovete venire in macchina, che così non parlo e mangio“. Il photo-coso parlava a raffica, come tutti gli uomini che hanno troppa fica per una vita intera e quindi cercano di farsele tutte, le frasi, per non perder l’abitudine. Gli aveva insegnato lui a conquistarle tutte, giocare lo stesso gioco loro, la schizofrenia, funziona, loro la schizofrenia la chiamano onestà se non amore e dalle torto. Le tre s, le esse esse, no sesso sicuro ma come far sentire una donna, sei la mia bambina ma sotto sotto anche se resisto la mia mammina, sei la bambina ma la streghetta, sei geloso e mentre fai il muso guardi le altre, sei unica e sei in gioco, diversa ma eguale, sei la più bella ma se io voglio la più brutta, la più sola rassicurandola sull’esser comunque la più stronza. Loro, l’esaurimento e la perdita di autostima li chiamano l’amore della loro vita. Tutto il loro folle amore. Lo soffia il cielo.

Rialzò la testa solo per gustarsi l’amico tutto sudato, come prevedeva, dallo sforzo di aver usato la lingua italiana. Gli mancava solo accendersi una sigaretta, e sapeva che ora avrebbe accelerato per uscire a farsi pure quella. “Avrei voluto fare il lenone per avere sotto mano e paga le donne che mi amano, mica il giornalista come la Pompini, quella è una giornalista, un impiegato praticamente. Una parentesi continua“. “La sfotti più vecchio rabbì ?“, “noo, quelle erano battute di merda ma perché giocavo a perdere per il rinnovo del contratto, o un aumento non ricordo, la mia coscienza ha ruttato, accetto“. Niente mano: il rabbino siglava solo col primo contante. “E mi paghi un tanto al kg, come sempre“. Strizzò l’occhio alla muchacha, ora sua socia: “E vabbè.Volevo cantare le gesta della banda bonnot, arrivai troppo tardi. M’accontento di voi due contro la borghesia“. “Bravo rabbino“, s’entusiasmò il foto-minchia, “stai già entrando nella parte. Pensa, carina, che genio, pensa che per me ha fatto a pugni con il giudice wight, com’è che scrisse, “si decida, o è un uomo e dunque ascolta o è una isola”, ahaha con gli altri in cella il ridere“. “Paga tu il conto che te la rimorchio fuori“. Rabbino e l’argentina poi si misero a cantare. Mezzo affamato mezzo svaccato, ripensò mentre fingeva di sentirla bene a una figura di sfigato, onesto, un galantuomo che aveva sfidato e poi battuto con la penna. Lo chiamavano “Facchetti“. Il brindellone, ora lo rispettano tutti solo perché è morto. Ripensò a quell’ultima battuta, il necrologio in sua morte, “nella bara così magro che misero nessuno, era così onesto che fino all’ultimo pur di non sfigurare accettava di sparire“, le risatine sotto i baffi dei colleghi riprovati. “Perché piangi ? E’ per me che canto, caro“, “Ma che stai a dire, non lo conosci proprio“, interruppe un’emozione il sor Sorbona. “Per pulirsi gli occhi da una lacrima di freddo, pulisce di grasso i vetri degli occhiali. E’ solo un attimo, ma se sa di storzellare la montatura infilandoci il dito“, giurano e lo giurerebbero, “piange sul serio”. “Mi conosci bene“, rinforcò la vita quel rabbino, “e allora sai ora che dobbiamo fare“. Pure troppo bene. Si incamminarono a casa del divo per prendere il pattuito. Lei aveva voglia. “Come ci definiresti , come coppia intendo ?“. “Romanzo Criminale, proprio“. “Che belle parole“, “Sei un assassino con gli occhi da bambino“, (“ma vaffanculo”), “oppure boh, con questo grande e immenso bisogno di soldi d’amore che ci ho, contenta ?“. “Ne hai altre che mi sto eccitando ?“, “E come no, serviti“. Il foto-scopper gli aveva fatto scivolare una busta nella tasca. Con un extra. Ed il Rabbino cominciò a ridare. S’era messo a declamare Paint it black di Jagger, come Manfredi in quel film, parlare solo coi testi delle canzoni. “Dai, dammi della stronza o della strega“, “Se, ti piacerebbe“, “Ce ne fossero come te“, “Ce ne fossero troppi sarei disoccupato“. La lingua di Fabri nell’orecchio, lei che vuole prima scaldarsi con delle buone parole. “Dimmi qualcosa di carino“, il rabbino senza girarsi, “Sei una puttana“. Fabri a ridere, “vero amore, sei così calda, la mia buttanazza“. “Mica te devi offendere“, riprese l’ex grande promessa, “è l’ambizione di tutti oggi più che mai, mica ti servirà un motivo pure ?“.

Tu e me non fa differenza, chichitita, io straccione tu straccia cazzi, siamo stracci che solo a volte volano, quando qualcuno ce lo spinge dal di dietro, poi diventiamo troppo sporchi e dunque pesanti. Anche allora abbiamo un valore. Il soprammobile che risolve le serate“.

Vive la difference” le sollevò la microgonna coso, Sorbona , giusto per darsi un tocco di classe che il francese è la lingua dell’ammore, tanto bebben non conoscendo bene l’italiano non aveva capito un cazzo. Ma il rabbino credette di aver fatto colpo. Si mise in posizione, s’abbassò la lampo. E quell’altro se la chiavò.

     
 

2 Commenti

  1. Tess scrive:

    La cit. finale è di Zucchero ?

  2. ricchiuti scrive:

    Yes

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie