Mentre nello Yemen le donne reagiscono con convinzione ad una recentissima imposizione dei capi religiosi, quella di restare segregate nelle proprie case, negli States ci si prepara per il go-topless day: Petto libero per tutti “perché uomini e donne pari sono”, e organizzano parate di protesta per il prossimo fine agosto, a torso nudo naturalmente.
C’è un filo ideale che lega gli Stati Uniti allo Yemen. Da una parte del mondo ci sono donne che vogliono poter passeggiare libere per le strade in topless, dall’altra un gruppo di coraggiose che osano mettere in discussione una fatwa appena appena confezionata dai religiosi musulmani. Le prime non comprendono perché l’uomo possa stare a petto nudo pressoché ovunque mentre loro si beccano multe, sdegno sociale e quant’altro capita; le seconde non accettano che venga illegittimamente d’ un tratto preclusa al genere femminile ogni attività al di là fuori dalle mura domestiche.
Che si sia davanti al tribunale dello Stato o a quello di Allah, uomini e donne pari sono davanti alla legge. Eppure no. Non sembrerebbe. È questione di cultura. L’ accezione varia a seconda del luogo e della sua storia ma una costante sembra ripetersi, pur con l’avanzare dei secoli: l’insoddisfazione femminile, la sensazione e, ahimè, la consapevolezza, di essere considerate o trattate sempre un gradino sotto.
LAGGIÙ NELLO YEMEN… – Alcuni capi religiosi musulmani sabato scorso si sono inventati o reinventati una sorta di proposta di legge, il “The Letter of Yemen’s Clerics on Women’s Quota”. Hanno stabilito che le donzelle non possano fare politica, candidarsi, assumere una qualche leadership in un qualunque ramo della società e, udite udite, uscire di casa. Fuori si contagerebbero con gli uomini e sarebbero esposte ad atti peccaminosi, relazioni clandestine, adulterio, nascita di bimbi. Sarebbe interessante vedere anche da quelle parti le gotoplessday women , l’organizzazione che scuoterà gli Stati Uniti il prossimo fine agosto con una maratona di tette al vento in segno di protesta, anche da quelle parti. Ma anche le musulmane, sotto il velo, sanno il fatto loro.
La Yemeni Women’s Union (YWU), un gruppo che si spreca difendere i diritti delle donne, ha infatti subito reagito alla fatwa con un documento in cui si denuncia che il decreto religioso è in realtà volto a sminuire ed umiliare il valore e l’ importanza del ruolo delle donne nella costruzione della società, non certo a proteggerle o rispettarle…
LA PASIONARIA – A capeggiare l’associazione c’è una tale Ramziah Al Eryani, la stessa che tempo fa si è schierata contro un altro culturale vizietto dello Yemen, quello di mutilare i genitali femminili. La donna, tra le più fortunate del Paese, una che ha studiato e sa destreggiarsi bene, è una che potrebbe candidarsi e beccare un sacco di voti, una che potrebbe sedersi tra quel 15 per cento dei seggi parlamentari promessi dal Presidente Ali Abdullah Saleh alle prossime elezioni nel mese di aprile 2009. Un soggetto pericoloso, per certi versi. “La fatwa discriminatoria dei religiosi va dunque contro le stesse disposizioni del presidente, ma anche contro l’ Islam” – asserisce la Ramziah – “contro il corano che stabilisce la parità dell’uomo e della donna. Vogliamo dire loro che questo atto è decisamente contro la democrazia, contro i diritti umani, contro la società civile e contro il sistema pluripartitico.” La Ramziah ha le idee chiare e lo spirito da vera combattente, non c’è che dire. C’ è da credere che ce la farà e non solo in questa battaglia. C’è da sperarlo perché da lei e da quelle come lei dipende la sorte del suo Paese e non solo per vendere profumi e fare le artigiane o le parrucchiere. Da uno studio sovvenzionato da una banca tedesca per lo sviluppo (German Development Bank) risulterebbe, tra l’ altro, che le poche donne dello Yemen che hanno usufruito dei fondi sociali per apprendere un qualunque mestiere sono dedite prevalentemente a questo genere di attività e sono comunque più emancipate e socialmente più integrate rispetto alle altre, quelle che restano in casa.
GO TOPLESS DAY – C’è dunque da sperare che la fatwa sia delegittimata. Perché uomini e donne pari sono, in Yemen come negli Stati Uniti. Lo ammetto però, la storia che dall’altra parte del mondo scalda invece le go topless day non mi convince allo stesso modo. Ma è questione di cultura credo. Fossi di una qualche splendida ed incorrotta tribù aborigena vi starei scrivendo, non so, con le tette nude accarezzate dal sole, senza sentirne il peso sociale. Certo forse non avrei il computer.
Manca sempre qualcosa a noi donne. Non so se riusciranno nella loro nobile impresa ma di sicuro accenderanno i riflettori su di una verità. Qualche differenza c’è, almeno a livello toracico. “Gli uomini posso stare a torso nudo. Questo deve essere consentito anche alle donne che devono avere i loro stessi diritti costituzionali! O quantomeno gli uomini devono coprirsi il petto anche loro.” Esordisce così la madre spirituale di gotopless.org, sul curatissimo sito e sullo space del movimento che ha organizzanto, per il prossimo 23 agosto, una giornata nazionale di topless libero. In diverse città degli Stati Uniti, tra cuiNew York, Washington DC, Los Angeles, Miami e Honolulu migliaia di ragazze si denuderanno il petto in segno di protesta, con un grande ritrovo conclusivo previsto a Denver il 26.
























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Mentre nello Yemen le donne reagiscono con convinzione ad una recentissima imposizione dei capi religiosi, quella di restare segregate nelle proprie case, negli States……
Il peso sociale delle tette, dallo Yemen agli States : Giornalettismo…
Mentre nello Yemen le donne reagiscono con convinzione ad una recentissima imposizione dei capi religiosi, quella di restare segregate nelle proprie case, negli States ci si prepara per il go-topless day: Petto libero per tutti “perché uomini e donne…
finalmente un articolo pienamente conforme alla linea editoriale!
-_-”’
…E sperando che sia un belvedere sinuoso!
almeno, in quel caso sfilerà anche l’arte…
Dietro le quinte giornalettistiche: organizzazione del montaggio degli articoli.
-_-’
Dopo attenti studi sono giunto alla conslusione che le tette sono un’ottima proxy della donna che le contiene, quindi assolutamente favorevole.
Direi che negli States vado a protestare anch’io, e vengo con una macchina fotografica.
su un aggregatore mi hanno appena bannata perché hanno considerato una foto qui dentro vietata ai minori, Come volevasi dimostrare….:)Gli ho risposto che la guerra, le celebrità, i pettegolezzi e tutto il resto sono porno per me , non una donna a torso nudo
in linea editoriale ho dell’ altro, che rasenta l’ artistico ed il filosofico
poi le dico direttore
ma già lo so che che mi riammerranno all’ aggregatore e poi mi ribanneranno in quel caso
> Direi che negli States vado a protestare anch’io, e “vengo” con una macchina fotografica.
Attento ai verbi equivocabili.
Scusate, ma avete visto chi e’ il loro “spiritual leader and founder”? :-O
Zadig ti riferisci a lui?il profeta?
http://it.rael.org/rael_content/rael_bio.php?prophet
( oggi finalmente hanno accettato la mia amicizia sullo space..se so qualcosa in più lo scrivo qui)
eheh…inizio a pensare che non sia stata io a trovare loro ma loro ad aver trovato me :0!!! l’ ho sempre detto che sono un’ extraterrestre. A parte questo volevo portare due casi limite di lotta delle donne per ottenere qualcosa, tette a parte;)
http://laist.com/2008/08/26/shirts_off_equal_rights_for_topless.php
Ecco poi cosa è successo quel 23 di agosto. Mi son ricordata di guardare solo ora