E’ quando si ricevono commenti come quello di Grazia Cinque – così si firma – all’articolo “Sbatti l’uomo nero in prima pagina” (di Maddalena Balacco) che si capisce che il giornalismo è un mestiere fondamentale in qualsiasi democrazia, ma soprattutto in Italia. Scrive la signora, che ha evidentemente letto con attenzione quanto da noi pubblicato prima di aprire la boccuccia di rosa:
ma possibile che non si possa piantarla con questa difesa sempre e comunque degli extracomunitari? Se delinquono, delinquono. Gli italiani, se delinquono, delinquono. Se scrivo che un bergamasco ha violentato una donna italiana, nessuno fa una piega. Se dico che un rumeno ha violentato una donna italiana, tutte le sinistre a gridare al razzista. Basta! Devono andare in galera, italiani, comunitari ed extracomunitari. Senza che i giudici (di sinistra pure loro) li mettano fuori con giustificazioni che gridano vendetta al cielo, come quella che la sig.a Reggiani è morta per colpa sua perchè ha resistito! E comunque, qui siamo – per quanto? – ancora in Italia. E’ così strano occuparsi prima dei connazionali? E poi degli altri? Ma già, il comunismo era internazionalista….
Ecco, non c’è che da sperare che il commento sia finto. Perché per rispondere alla prima accusa basta leggere questo contenuto linkato nell’articolo: “17 gennaio, un branco di tre stupratori violenta in un’auto una ragazza. minorenne; metà novembre, due fratrelli stuprano una tredicenne; 20 gennaio, uomo di 70 anni violenta una quattordicenne. Li avete visti sui giornali? Ne sapete qualcosa del primo “branco”, come lo chiamano i nostri reporter? E’ un branco nostrano, di Sassari, sono tutti italiani. E i due fratelli? Anche loro italiani, anche loro sardi, di Sassari. Ci deve essere un problema con questi sassaresi. L’anziano stupratore è italiano pure lui, stavolta di Cosenza. Ne sapete qualcosa? Niente, nulla, nessuna notizia è rimbalzata sulle prime pagine o anche solo nelle pagine interne dei nostri quotidiani“. Ci siamo spegati? Se non ci siamo spiegati bene, basterebbe dare un’occhiata a questo rapporto dell’Istat (peraltro segnalato nei commenti): “Negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila (5,4%). Sono le giovani dai 16 ai 24 anni (16,3%) e dai 25 ai 24 anni (7,9%) a presentare i tassi più alti. Il 3,5% delle donne ha subito violenza sessuale, il 2,7% fisica. Lo 0,3%, pari a 74 mila donne, ha subito stupri o tentati stupri. La violenza domestica ha colpito il 2,4% delle donne, quella al di fuori delle mura domestiche il 3,4%. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel casodegli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno“. Per capirci ancora meglio, è bene che si sappia anche questo: i partner responsabili sono della maggioranza degli stupri. Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini non partner. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. 
Se ancora non fosse chiaro, allora ci basti citare gente insospettabile, come il ministro dell’Interno Roberto Maroni: “Non confondere le emozioni con il fenomeno: i reati e anche quelli a sfondo sessuale sono in calo. In pochissimo tempo i risultati ci sono stati: non c’è oggi un’emergenza sicurezza. Nel 2008 rispetto al 2007 sono diminuiti i reati dell’11 per cento, del 12 per cento sono diminuite le rapine. È diminuito anche il numero di reati contro le donne, di violenza sessuale, del 9 per cento. Se ne fa un gran parlare a causa di episodi terribili, ma non confondiamo l’indignazione e l’emozione“. Più limpido di così, è impossibile. E per fortuna che esiste gente come Mauro (Mthrandir), nei commenti, a farci comprendere che il mondo vale la pena viverlo ancora: “Grazia, vediamo se riusciamo a spiegarci. Il fatto non è tanto che lo stupratore sia rumeno o rovigotto: il reato è lo stupro, non la provenienza geografica. Questo era il senso del pezzo. Facile, come bere un bicchiere d’acqua. Inoltre, vado a citarti: “Se scrivo che un bergamasco ha violentato una donna italiana, nessuno fa una piega.” Ti sembra normale? Ecco, a me no. Il problema, forse, sta tutto lì: perchè, a parità di stupro, la gente si stranisce se è rumeno, ma se è bergamasco no. Anzi, se mi permetti di sottolineare un tuo piccolo autogol (”E’ così strano occuparsi prima dei connazionali? E poi degli altri?”), il tuo ragionamento porterebbe esattamente nella direzione opposta a quella da te desiderata: ci si dovrebbe incazzare prima col bergamasco (connazionale) e poi col rumeno (altri). Non trovi?“. C’è solo da aggiungere che per la signora la cosa più scandalosa sembra sia questa: che gli immigrati stuprino le NOSTRE donne. Sottintendendo: noi, al limite, potremmo pure. Alla fin fine sono nostre, no?
A quel punto la persona in questione potrebbe obiettarci qualcosa del tipo che noi non è che ci siamo spiegati poi così bene, e che dobbiamo argomentare meglio. E a noi a quel punto verrebbe da replicare come farebbe Pietro Di Giorgio: “Potremmo scegliere argomenti peggiori o interlocutori migliori; preferiamo i secondi. Arrivederci“. …ma non esageriamo. D’altronde, la signora in questione forse è solo un troll. Voglio dire: è qualcuno che sta scherzando, credo. O forse…? Non è che la maggior parte degli italiani la pensa così, vero? Ditemi di no. Vi prego.

Ah! Il diritto a stuprare le NOSTRE donne ce lo abbiamo solo noi! Solo noooooi, solo noooooi, a stuprar le nostre donne ce pensiamo solo noi.
Vè, t’ho fatto pure er coretto.
Sul resto stendo un velo pietoso, io ormai ci rinuncio, c’è gente che parte a macchinetta come legge “immigrato”, ma offende la sua intelligenza, mica la mia.
la verità, per me, è che i troll sono la maggioranza degli italiani
definire la maggioranza troll significa però, non contrastarla ed accettare un dato di fatto
emarginare una maggioranza equivale a mettersi in minoranza e perdere contatto con una realtà, pur spiacevole, ma maggiormante incontrollabile e irrevertibile
ve dovete popolarizza’ diceva er capo covete esse popolari pe’ capire e contrastare con la lingua del popolo
che sono io
Er core, co’ certi italiani è er core che ce frega
@ troll
guarda che io penso davvero che Grazia Cinque fosse un troll, ovvero Dinophis
Io sono perplesso sulla possibilità di considerare “buone” le parole di Maroni. E mi spiego subito prima di far rizzare troppi capelli.
Il trend negativo di reati può essere (dò il beneficio del dubbio) uno specchietto per le allodole che invece nasconde un problema ben più grave. L’idea dell’impunità crescente (costruita anche dai mainstream media) porta a non compiere alla vittima di un reato qualsiasi quel gesto così duro e difficile quale è la denuncia.
Conseguentemente i reati potrebbero non essere affatto diminuti, poichè quello che registra il ministero degli interni è solo il numero minore di denunce.
Sono io che penso male? Purtroppo i dati del Viminale sono sempre stati “usati” per giustificare cose che i numeri non dicevano: nel periodo 2003-2005 si faceva notare che “gli sbarchi diminuivano”; quello che non si diceva era che il numero degli ingressi aumentava, perchè in quel triennio si preferiva passare per Trieste. Adesso chi passava da Trieste è per lo più comunitario, quindi quasi tutti gli ingressi arrivano da mare. Chiaro?
Quoto articolo e replica, come si dice, mi pare, in questi casi
EssEmme: obiezione che potrebbe anche essere corretta, ma che in realtà riguarda qualsiasi momento storico (almeno italiano). Ovvero che si rinunci a denunciare perché reputato “inutile” non è legato ad una particolare “campagna mediatica” congiunturale ma ad una sfiducia radicata nell’apparato “giustizia” o “stato”.
Francamente è da quando sono nato che sento sempre dire “la legge aiuta i delinquenti” o “solo gli onesti vanno in galera”. Semmai cambiava la “definizione” di “delinquente impunito”.
Quanto ai numeri bisognerebbe sempre avere i dati completi per valutare appieno ogni conclusione. Per fare un esempio “neutrale”: affermare che oggi nel campionato italiano si sbagliano più rigori di vent’anni fa è giusto e sbagliato nello stesso tempo. Nel senso che in termini assoluti gli errori sono aumentati, ma venendone battuti di più in termini relativi se ne sbagliano di meno.
@rado
Giustissimo quello che dici. C’è sempre un doppio legaccio che viene dall’avere “dati concreti e approfonditi” per una lettura davvero neutrale, e allo stesso tempo un bisogno di carpire – in questo caso più che mai obbligato – il segno dei tempi dato dall’effetto emotivo.
Quanto è cresciuta nel corso degli anni – benchè se ne parli sempre in questi termini – la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni? Quanto pesa in termini di incidentalità nello scegliere o meno di denunciare la paura che ciò sia inutile ai fini di “ricevere giustizia” o che – peggio – una denuncia possa peggiorare la propria situazione di vittima?
Proprio in considerazione di tutto ciò, trovo che non si possano fare proclami con la leggerezza dell’attuale titolare degli interni.
Il commento di Maroni mi rende veggente sul prossimo cambio di (dis)informazione di una certa rete televisiva, e non parlo di Fede: sono 10 gg che ci bombarda con la violenza sulle donne in aumento, da domani mi diranno che il trend dei crimini sessuali è in calo. E’ già stato fatto alla vigilia di Natale dopo il discorso del Presidente del consiglio i consumi per loro sono magicamente aumentati rispetto all’anno precedente.
La violenza è violenza e punto. Quando lo capiremo tutti ma proprio tutti forse potremmo anche cominciare a cercare una soluzione.
Possibile che tutto sia strumentazlizzato siamo davvero un popolo di troll che si fa solo strumentalizzare?
la maggior parte degli italiani lo fa per il Lulz di dire cazzate allora… si spiegano molte cose
Una sola domanda: premettendo che reputo le argomentazioni della donna quando scade nel discorso le nostre donne e pensiamo prima agli italiani, ma nella risposta c’è una cosa che non mi torna:
“Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel casodegli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%)”
ma questi risultati da dove cazzo escono? Mi spiego meglio, se un reato non è denunciato (e supponendo che non ci sia una perquisizione delle vagine a tappeto da parte della guardia di finanza) da dove cavolo escono queste percentuali (il 91.6% in particolare è bellissimo, ricorda la battuta di Luttazzi su Berlusconi, la crescita del Pil e le percentuali con la virgola)
Insomma se non sono denunciati, siamo realmente sicuri che la percentuale sia così alta e su cosa ci basiamo per dirlo, quali basi matematiche o statistiche o sociologiche ci sono?!
Questo genere di studi, cercano di fare un’approssimazione su una sorta di dati di secondo livello. Un po’ come per il numero di immigrati senza permesso di soggiorno in Italia, che si usano le proiezioni Caritas dei loro alloggi e delle loro mense. Nello stesso modo si usa utilizzare come statistiche il numero di donne che chiedono aiuto a enti e organizzazioni senza però denunciare alla polizia la violenza subita. Sono certamente delle approssimazioni, che non hanno la certezza statistica, e come tali vanno prese. Allo stesso tempo non possono essere ignorate, e sono l’unico polso su una situazione sicuramente difficile.
scusa ma se una donna va da un organizzazione per farsi aiutare, l’organizzazione, fatti i dovuti accertamenti, non dovrebbe denunciare il fatto alle autorità competenti?
Quello che commette lo stupro sia un familiare o uno sconosciuto potrebbe essere pericoloso non solo per la vittima in questione, ma per altre potenziali vittime (altri membri della famiglia, altre ragazze o sconosciute). Le organizzazioni di questo tipo non dovrebbero fare riferimento agli enti appositi? E in quel caso non si ha una denuncia?
scusate se interrompo il dibattito, e non volevo rovinare l’idillio, ma la metodologia seguita dall’Istat è scritta qui: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/nota_metodologica.pdf
Grazie Greg, resta il fatto che tali associazioni, proprio per raggiungere il loro scopo primario – ovvero aiutare la donna a superare la violenza – non sono tenute a denunciare nulla. Ovvio che cercheranno di convincere le vittime a farlo, ma non è la cosa più importante rispetto al recupero della persona violata.
L’obbligo di denuncia scatta solo se la donna si presenta in ospedale, fa parte di quei casi di legge (assieme alle ferite di armi da fuoco) in cui il medico è obbligato a presentare il referto alle autorità di polizia. (fra poco anche in caso di immigrato senza permesso di soggiorno, ma questa è un’altra storia).
Scusate la precisazione dopo il triplice fischio di Alessandro, ma credo che sia corretto anche dare questo genere di informazioni. Da tali condizioni ho presunto (male) che si affidassero a questo genere di dati.
Credo che il problema sia stato lo slittamento semantico della discussione: sia nell’articolo che nel commento di Grazia Cinque si scriveva di violenza sulle donne per parlare di immigrazione e razzismo.
Grazia Cinque è stata oltremodo maleducata nella sua risposta, ma il rischio che criticare l’esposizione mediatica di certi fenomeni rishcia di portare ad una tremenda conseguenza inattesa: se il problema fosse l’aderenza della copertura mediatica alle statistiche, la soluzione quale sarebbe, imporre quote razziali ai tiggì quando parlano di stupri? Si arriverebbe semplicemente a ridurre lo spazio mediatico dato ad una pratica disgustosa, da condannare sempre. Avremmo dei media meno razzisti, ma tornerebbe il silenzio su pratiche abominevoli.
Il problema fondamentale è che non si parla a sufficienza di violenza sessuale; che, soprattutto, non venga mai stigmatizzata abbastanza, nella società ancor prima che nei media. Questo è il vero punto dolente: non serve che si parli meno degli stupratori di Guidonia, serve che in prima pagina ci finiscano anche gli italiani che si comportano in maniera altrettanto bestiale.
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