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La dismissione del patrimonio dello Stato salverà l’Italia? Probabilmente no, visto che le aste vanno spesso deserte. Oppure si vende...

La dismissione del patrimonio dello Stato salverà l’Italia? Probabilmente no, visto che le aste vanno spesso deserte. Oppure si vende a prezzi stracciati

C’è un capitolo della strategia del governo Berlusconi per salvare l’Italia dal suo opprimente debito pubblico intitolato: “Dismissione e valorizzazione del patrimonio dello Stato”. Sarebbe a dire, vendita complessiva dei beni immobili e mobili detenuti dalle amministrazioni pubbliche centrali e locali per fare cassa. Non male l’idea, vista l’incredibile quantità di case, fabbricati, strutture varie che lo Stato nelle sue varie articolazioni detiene e che sono spesso improduttive: i calcoli ci dicono che la valutazione complessiva del patrimonio immobiliare è di 500 miliardi di euro. Una boccata d’ossigeno non indifferente per le casse dello Stato.

VENDERE E COMPRARE – Quale è il problema? E’ che, fino a quando non si hanno i soldi della vendita in mano, non si può dire di avercela veramente fatta. Nel senso che per vendere qualcosa ci vuole chi se la compra: altrimenti, sono belle parole, proiezioni, speranze più o meno realistiche. La lettera che Silvio Berlusconi ha mandato all’Unione Europea, il famoso documento d’intenti con cui l’esecutivo voleva rassicurare le istituzioni di Bruxelles, parlava chiaro in materia: Palazzo Chigi prevede di ricavare dalle dismissioni almeno 15 miliardi nello spazio dei prossimi tre anni, il che vuole poi dire 5 miliardi all’anno. E siccome per fare previsioni del genere bisogna avere i dati in mano, ci siamo un po’ addentrati nel mondo degli acquirenti delle aste pubbliche, degli esiti degli incanti e degli effettivi ricavi che lo Stato percepisce dalle alienazioni mobiliari ed immobiliari. Si scopre che – a conti fatti – è un mistero come il governo possa affermare di voler guadagnare così tanto dalle alienazioni , dal momento che molte delle aste immobiliari vanno sistematicamente deserte; e, in molti casi, c’è gente che acquista case per quattro spicci in più rispetto alla base d’asta. Siamo, dunque, in un mondo di speculatori, di acquirenti occasionali o seriali, di grandi affari ma anche di aste deserte. E di immobili, dunque, che rimangono sulle spalle di Pantalone.

LE ASTE DEGLI ENTI – Principali detentori del patrimonio pubblico immobiliare fruibile per i privati – insomma, in breve, le case – sono gli enti previdenziali, che acquistano una grande quantità di immobili a garanzia, ovviamente, delle pensioni degli italiani: sono le famose case degli enti, quelle abitate da milioni di italiani. E proprio alle agenzie delle pensioni statali – dunque l’Inps e l’Inpdap – bisogna rivolgersi per capire la quantità e i frutti delle operazioni di alienazione dello Stato. Quanti soldi, insomma, arrivano al settore pubblico (si tratta infatti di due enti non privatizzati) da questo tipo di operazioni? Innanzitutto c’è da dire che praticamente ogni due mesi lo Stato mette in vendita fra i 50 e gli oltre 250 lotti immobiliari: appartamenti, case, palazzine, fabbricati, strutture, ma anche terreni e altri valori immobiliari; ed è noto come sia ampiamente possibile realizzare i buoni affari, visti soprattutto i prezzi decisamente concorrenziali che lo stato propone. Prendiamo l’asta più recente, quella dell’Inpdap, conclusasi il 2 novembre 2011. Ad essere messi in circolazione sono appunto oltre 250 lotti, in tutt’Italia. Case nella periferia romana, nell’hinterland milanese, lotti nel pieno centro di Bologna, sobborghi di Padova, case presso la Darsena veneziana: insomma, ce n’è di ogni tipo. In alcuni casi anche in zone centralissime: non che importi, una casa è sempre una casa. Può andare bene per iniziare una vita, o per affittarla a qualcuno che ha quest’esigenza ed ottenere una bella rendita: insomma, conviene sempre.

INIZIANO I SALDI – E conviene davvero. Da una veloce ricerca risulta che i prezzi che lo Stato propone sono concorrenziali, in massima parte pari alla fascia bassa del valore di mercato proposto dagli intermediari immobiliari. Ad esempio, una casa alla periferia di Brescia costa intorno ai 100mila euro: nella stessa zona si può arrivare a pagare anche 400mila euro per un quadrilocale; una casa al Labaro, estrema periferia romana, viene aggiudicata per oltre 200mila euro, ma la base d’asta era ben minore: e un trilocale in zona ne costa anche 300mila. C’è chi ha comprato una casa alla Barona, periferia milanese, per poco più di 100mila euro, ben conveniente se si guardano i prezzi degli immobili; insomma, parliamo di offerte, forse non offertissime, ma con ribassi più che dignitosi soprattutto se si considera l’attuale mercato immobiliare italiano in sofferenza: dati Istat dimostrano che nel primo trimestre 2011 le compravendite immobiliari hanno mostrato un netto segno negativo. D’altronde mentre infuria la crisi non si può pretendere che la gente abbia i soldi per comprarsi casa: certo, se sapesse che lo Stato mette in vendita gli immobili a prezzo competitivo, probabilmente qualcuno si farebbe avanti.

SUL GROPPONE – L’inchiesta di Report dell’altroieri ha riportato uno degli elementi di valutazione di questo problema : che lo Stato venda case, non si sa. E questo fa sì che, come vedremo fra un attimo, una gran quantità di aste vada deserta.

CLAUDIA DI PASQUALE
Perchè vanno tutte queste aste deserte?
GILBERTO DI CAVE – PRESIDENTE ASS. NOTARIATO DISMISSIONI IMMOBILIARI
Perchè non c”è interesse di acquirenti che poi vogliono comprare. Non è stata fatta nemmeno un’attività pubblicitaria, un’attività di far conoscere queste aste. I tempi sono stati molto brevi.

Già. Perché non solo le case sono a basso costo rispetto al prezzo di mercato (e come pensa dunque il Tesoro di risolvere i problemi del debito pubblico vendendo sottocosto? Non che dispiaccia agli acquirenti, ma questo rimane un mistero), ma molte di esse non vengono neanche vendute: ed è stato ancora Report a farci vedere come gli immobili sfitti vengano, invece, consegnati sottobanco dai funzionari degli enti (si sa, una volta che ha le chiavi in mano, per sfrattare l’occupante illegittimo bisogna votarsi ad un qualche santo). I dati parlano chiaro: nell’asta Inps del 2009, l’ultima disponibile con in vendita immobili a Roma, Genova e Torino, il tasso di aste andate deserte è quasi del 30%. Nessuno ha offerto nemmeno la base d’asta; stesso discorso per le ultime aste Inpdap: in quella più recente, già citata, su 250 lotti in vendita sono andate deserte quasi la metà delle offerte. Non è andata meglio ai due precedenti tentativi dell’ente che gestisce il sistema previdenziale dei dipendenti pubblici: alla tornata di giugno, con 40 immobili in vendita, sono andate deserte (o annullate) quasi la metà delle proposte; clamoroso il caso di maggio 2011, sempre asta Inpdap, con 280 lotti messi in vendita: ne sono stati aggiudicati solamente 63. Tutto il resto è andato deserto: e parliamo di offerte molto interessanti su Bologna (case, forse piccole, a 6mila euro); alla periferia di Reggio Calabria, intere palazzine a Vicenza, Venezia e Treviso. Che lo Stato voleva vendere e che gli sono rimaste sul groppone.

GRANDI AFFARI… – Insomma, come dicevamo all’inizio, per vendere il patrimonio pubblico ai privati danarosi, e risolvere così il problema del nostro debito, bisognerà pure che qualcuno queste case le compri: forse da adesso in poi andrà meglio, ma per ora andiamo veramente male. Intere offerte pubbliche che rimangono all’Inps o all’Inpdap; prezzi molto bassi e dunque inadatti a risolvere nel breve periodo i problemi dell’indebitamento italiano: se da queste dismissioni dovrebbero saltare fuori 5 miliardi all’anno, qualcosa davvero non va. Lo stato non ci guadagna: e dietro le medie, dietro i numeri, ci sono altri dati tutti da scoprire. Ad esempio nell’ultima asta Inps, facendo una media artimetica, si scopre che lo Stato ha saputo vendere gli immobili con un rialzo medio del 30%. Ovvero, guadagnando un terzo del prezzo di mercato. Ma a questa media si arriva sommando colpi molto ben riusciti da parte del venditore, e casi di immobili praticamente regalati. La casa di Corso Corsica a Torino, zona Lingotto, è stata venduta al doppio del suo valore: un buon affare, indubbiamente.

…E REGALONI – La casa di piazza san Giovanni Bosco a Roma, zona omonima, è stata venduta con un rialzo dell’1%. Pochino: insomma, estremi molto distanti. E andando ad indagare ancora di più i dati disponibili si scopre che c’è persino chi ha comprato una casa offrendo sei euro (ripetiamo: sei euro) più della base d’asta. Come è possibile? L’unica spiegazione è che sia stato l’unico offerente. O è molto fortunato, o sapeva che l’asta sarebbe andata deserta: e si ritorna, così, al problema della pubblicità delle aste sollevato da Report. C’è qualcuno che sa quando vengono messi all’asta i beni, che se li compra per due spiccioli e poi, probabilmente, li mette a reddito magari comprandosi altre case: vere e proprie speculazioni immobiliari perfettamente legali. E c’è chi forse potrebbe giovarsi di una casa a prezzo accessibile, aiutando nel contempo lo Stato ad incassare qualcosa, e che non può perché non sa.