Il vero problema di Silvio: Mediaset

08/11/2011 - Il consiglio di famiglia di ieri era la priorità. E il motivo è facilmente intuibile Ieri in molti si sono chiesti se fosse opportuno andarsene a Milano a un pranzo di famiglia nel pieno della crisi internazionale. Beh, dal punto

     
 

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Il consiglio di famiglia di ieri era la priorità. E il motivo è facilmente intuibile

Ieri in molti si sono chiesti se fosse opportuno andarsene a Milano a un pranzo di famiglia nel pieno della crisi internazionale. Beh, dal punto di vista della famiglia Berlusconi era ben più che opportuno: era necessario. Perché nello tsunami politico derivato dalle dimissioni del Cavaliere potrebbe finire per soffrire di più la cosa più cara a Silvio: le sue aziende.

Ettore Livini su Repubblica ci racconta con la consueta perizia quello che potrebbe succedere nell’immediato:

La posta in gioco è molto alta su diversi fronti. Il capitolo più delicato nell’immediato è — come ovvio — il destino di Mediaset. Finita non a caso ieri sull’ottovolante in Borsa (fino a una chiusura piatta) non appena si sono sparse le voci sull’addio del Cavaliere. Le tv di casa Berlusconi — protette dall’ombrello del conflitto d’interessi, dalla Gasparri e da una curiosa predisposizione dei grandi inserzionisti privati a privilegiare gli spot sui network di Cologno — hanno surclassato negli ultimi anni le performance della Rai. Regalando ai loro soci, Silvio compreso, una pioggia d’oro di dividendi. Nel 2000, per dare un’idea, gli spot garantivano a viale Mazzini una cifra pari al 60% di quella incassata grazie alla pubblicità da Mediaset. Oggi la percentuale è scesa al 40%. La raccolta di Publitalia ha regolarmente surclassato quella della Sipra. Salvo il 2006 e il 2007, gli anni del governo Prodi, quando Saxa Rubra — guarda caso — è riuscita a tenere il passo della rivale.

Cosa rischiano Canale 5 & C. in caso di crisi di governo?

Il timore dell’ala catastrofista di Arcore (quella guidata da Marina, non a caso uscita allo scoperto sempre più spesso negli ultimi mesi in difesa del padre) è chiaro: una riedizione di quella riforma Gentiloni che imponeva un tetto più severo alla raccolta di pubblicità del Biscione. Un colpo che rischia di essere quasi mortale per un gruppo già alle prese con i guai di Endemol — il produttore de “Il Grande fratello” in cui Mediaset ha perso quasi 500 milioni — l’offensiva di Sky e i segni di stanchezza della tv generalista. La Borsa ha già fiutato aria di guai, tanto che da inizio anno i titoli di Cologno hanno perso il 47%, bruciando 1,1 miliardi dei risparmi di Arcore. Questa voragine rischia però di allargarsi ancora di più se la società rimarrà orfana degli “aiutini” confezionati a intervalli regolari dal governo del suo socio di riferimento negli ultimi tre lustri: senza leggi salva Rete 4, sovvenzioni per i decoder, Iva anti- Murdoch e aste gratuite per le frequenze digitali — dicono gli analisti — far quadrare i conti del Biscione sarà molto più difficile. L’altro argomento caldissimo sul tavolo del summit di Villa San Martino è stato, con ogni probabilità, la delicata questione della spartizione ereditaria dell’impero del premier.

Anche perché il tutto va ad incrociarsi con il divorzio da Veronica Lario e le questioni ereditarie:

Il Cavaliere su questo fronte ha le mani legate dalla legge italiana che allo stato privilegerebbe i figli di secondo letto. Una volta non sarebbe stato un problema: la legge, se guidi il governo, puoi sempre cambiarla. E Berlusconi — nella miglior tradizione della real casa — ha affidato anche in questo caso la soluzione dei suoi problemi a una norma ad hoc (la famigerata anti-Veronica) infilata alla chetichella nell’ultimo decreto di stabilità. Un intervento a gamba tesa sulla “legittima” destinato a riportare nelle sue mani ogni decisione sulla redistribuzione delle quote in Fininvest. Il cammino della 41esima legge ad personam del suo regno, però, rischia di fermarsi su un binario morto in caso di dimissioni. Rimescolando le carte di una partita, quella dell’eredità di famiglia, che da un paio di anni è una spina nel fianco del Cavaliere. Non c’è da stupirsi, insomma, se il pranzo di ieri ad Arcore ha rischiato di andare di traverso a qualcuno.

L’importante, in casi come questi, è annacquare i dispiaceri di oggi ripensando alla tante gioie degli ultimi 17 anni:

Nel 1994, quando Silvio Berlusconi è sceso in politica, nelle casse delle holding di famiglia c’erano 162 milioni di liquidità. Ora, un dividendo alla volta, la dinastia brianzola ha depositato in banca la bellezza di 1,2 miliardi, moltiplicando per sette la propria ricchezza. Non solo. Sotto il cappello della Fininvest e delle altre società personali del Cavaliere è stato raccolto un patrimonio che tra tv, ville da sogno, vulcani artificiali, polizze, calciatori e libri Mondadori vale qualcosa come 4 miliardi di euro al netto dei debiti e degli stanziamenti per le Olgettine. La torta è grande. Difficile, anche in caso di dimissioni, che qualcuno resti a becco asciutto.

     
 

6 Commenti

  1. Per Berlusconi Mediaset soni i capelli di Sansone. Senza di lei non avrebbe mai superato il 3% di voti.

  2. Satana scrive:

    Quando si dice entrare in politica per spirito di servizio alla patria.

  3. felixone scrive:

    come ci ha fatto pagare milioni di multa per mantenere rete 4 attiva potrebbe benissimo prendersi tutti i soldi dello stato per rinnovare mediaset e le altre aziende che fanno capo alla sua famiglia. chi l’ha votato sarà contento, e alle prossime elezioni, tornerà a fare quello che gli viene ordinato dalla tv, perchè ormai siamo schiavi della maggioranza che esegue gli ordini che vengono dati attraverso i canali mediaset, e per noi pochi che ci rifiutiamo c’è una forma di razzismo da seconda guerra mondiale, se fosse per loro non avremmo nemmeno la possibilità di pensarla diversamente. Ci vuole una presa di posizione SUBITO!

  4. ARA scrive:

    ……Non avevo dubbi! Io alle favole non credo già da un pezzo!!

  5. rita scrive:

    Berlusconi lo ha sempre detto che si è sacrificato solo per il bene degli italiani……

  6. Michele T. scrive:

    Gli Italiani alla scoperta dell’acqua calda…

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